Un tempo premiare il merito - misterioso amalgama di talento e impegno - pareva la via maestra per combattere la disuguaglianza, antidoto perfetto contro il nepotismo e i privilegi di classe. Oggi, al contrario, tanti intellettuali, studiosi e politici pensano che sia fonte di discriminazione, selezione, umiliazione dei deboli, e ingaggiano una stupefacente battaglia contro il merito. Nella vita di tutti i giorni non abbiamo alcun problema a scegliere il cuoco più bravo, il chirurgo più esperto, la scuola migliore per i nostri figli, o ad ammirare l'artista più originale, il calciatore che segna più goal, la scienziata che fa una grande scoperta. Perché, non appena si parla di studenti e studentesse, tutto cambia? Perché la parola "merito" nel mondo della scuola e dell'università scatena ogni sorta di paure, accuse, luoghi comuni, pregiudizi? E se invece proprio il talento fosse il più egualitario dei doni, visto che può posarsi su una reggia come su un tugurio? In questo suo nuovo e appassionante libro, Ricolfi ripercorre la storia delle idee sul merito, dagli ideali che hanno ispirato la Costituzione, passando attraverso le teorie filosofiche e i romanzi distopici del Novecento, fino alla recente e deleteria confusione tra merito e meritocrazia. E mostra quanto retrograda, infondata e lontana dal comune sentire sia la battaglia contro il merito. Sostenere i capaci e meritevoli - a partire dalle ragazze e dai ragazzi dei ceti popolari - è il gesto rivoluzionario che può rimettere in moto l'ascensore sociale. Un gesto che era in cima ai pensieri dei Padri costituenti, ma che finora nessuna forza politica ha avuto il coraggio di far proprio.
Luca Ostilio Ricolfi (Torino, 1950) è un sociologo italiano.
Al 2011, è professore ordinario di Psicometria presso la Facoltà di Psicologia dell'Università di Torino, responsabile scientifico dell'"Osservatorio del Nord Ovest", direttore della rivista di analisi elettorale Polena e membro dell’EAS (European Academy of Sociology). È inoltre editorialista di La Stampa e tiene una rubrica su Panorama.
Ha scritto testi universitari di statistica e numerose opere di saggistica riguardanti l'analisi della scena politica italiana (tratto da wikipedia)
Saggio chiaro e ben strutturato, con delle argomentazioni chiare a favore del merito (e contro la meritocrazia - un controsenso solo all'apparenza). La ricostruzione della storia della filosofia del merito è accurata e spiegata in maniera brillante. In coda, l'autore tenta anche di dare la propria ricetta per la "rivoluzione del merito" che auspica fin dalle prime pagine: una proposta interessante, che però sconta dei vizi di forma (es. individuazione dei meno abbienti in base all'ISEE - siamo ancora sicuri che sia un indicatore affidabile?) tipici del passaggio dalla filosofia alla pratica. Possiamo anche fidarci degli indicatori di merito, bisogna solo stare molto attenti a come questi vengono calcolati.
Utile la parte iniziale di descrizione delle differenze tra meritocrazia e merito e delle proposte egualitarie Completamente inutile la proposta finale se non accompagnata da una profonda riforma della scuola che andrebbe equiparata a quelle di stampo anglosassone eliminando le medie ed eliminando le distinzioni superiori permettendo ad ogni ragazzo/a di seguire le proprie inclinazioni con corsi elettivi, fatto salvo per corsi obbligatori come la matematica (oltre al fatto di considerare l’inserimento tra le materie obbligatorie programmazione e statistica)