La mia storia con questa serie inizia una notte di circa sette anni fa quando lessi tutto d’un fiato il primo libro. Ne rimasi così affascinata e coinvolta che non vedevo l’ora che si facesse giorno per mandare un messaggio all’autrice per dirle quanto mi avesse colpito e stregato la sua storia. Subito dopo obbligai tutte le mie amiche lettrici a leggere quel libro così particolare perché volevo parlarne con qualciuno visto che non riuscivo a staccarmene. Non ero e non sono molto social ma da quel momento in poi non mi sono mai lasciata sfuggire quasi nulla di questa autrice così eclettica e peculiare, capace di scrivere storie sempre diverse le une dalle altre e in grado di dare personalità e vita anche ad un carciofo. Ci sono voluti anni e tanti altri libri ma alla fine, con la lettera “E” si è chiusa anche questa serie i cui libri che la compongono hanno in comune tra loro solo il genere “suspense” e quindi, ogni libro può essere letto in qualsiasi ordine senza il timore di perdersi qualcosa. Tornando a questa storia, anche se mi costa fatica, eviterò del tutto di parlare di quanto accade nel libro per non rivelare dettagli che vi rovinerebbero la lettura e poi, penso che possa bastare già la trama a farvi capire quanto sia l’ambientazione che i peronaggi siano molto particolari. Non dimenticate che dietro tutto c’è un grande lavoro di ricerca e lo si nota in ogni minimo particolare. Quello che non posso fare a meno di dire è che con “Edrina” la serie si è conclusa con il botto, uno di quelli forti, di quelli che sono così potenti da far tremare il terreno nel raggio di svariate centinaia di metri.
Leggere Edrina, per me, è stato come assistere ad uno spettacolo pirotecnico fatto di mille variazioni di colori, con suoni che hanno diversa intensità, è stata la sorpresa quando nel cielo buio si accende una luce dopo l’altra e tu la segui rapita convinta che dopo un altro scoppio ci sarà un certo tipo di luce e, invece, ti ritrovi a guardare un fuoco che sale molto più in alto degli altri e si riversa nel buio con una luce completamente diversa per poi cadere in un modo che mina la certezza che avevi avuto fino a quel momento e tu sei lì a guardare mentre ti si accendono dentro altre mille aspettative che verranno rispettate tutte mentre nel cielo inizia un nuovo balletto di luci, di colori e di suoni. Naike Ror ha raccontato la storia perfetta, dove nulla è quello che sembra e tutto segue un ritmo incalzante e allo stesso tempo quasi ancestrale. Un uomo potente e deciso a cui nessuno osa dire di no, una donna forte e volitiva decisa a riprendere in mano le redini del suo destino, due culture diverse, lo stesso tipo attività criminale, vendette, missioni, onore, e odio sono gli ingredienti base di un cocktail dal sapore unico, che inebria, che stimola la mente a cercare di capire, che ti da modo di fare congetture che verranno prontamente disattese perchè la realtà è molto più grande e potente. Mi sono innamorata di tutti i personaggi, nessuno escluso perché è impossibile non farlo per quanto sono reali tutti loro, con i loro lati oscuri e quei piccoli sprazzi di luce che ti fanno capire che sono capaci di amore. “Edrina” è un continuo susseguirsi di montagne russe, tra picchi vertiginosi e brevi vallate. Ho impiegato meno di quarantotto ore per leggere più di cinquecento pagine e, come sempre, arrivata alle ultime battute avrei voluto fermarmi e centellinare ogni singola parola per far durare tutto ancora di più.
Ci sarebbero tante parole per descrivere questo libro perché forse bellissimo non basta a rendere l’idea, quindi, vi invito a leggerlo per trovarne altre da condividere con me e con il resto delle lettrici.