Mirko ha sette anni e sette nomi. Ogni nome una storia, una vita, un sogno, un destino che gli ha donato sua madre Annarita. Per lui ha inventato una lingua capace di trasportarli in un universo mitico e fiabesco. Insieme, hanno creato una fortezza di storie e di parole per difendersi dal più terribile dei la realtà.
Attraverso l’infanzia nel pittoresco quartiere romano di Città Giardino – punteggiata dalle visite dell’elegante nonna materna, del bizzarro nonno ungherese e dal rapporto difficile con il padre – la voce narrante muta con l’arrivo della sorellina e con il sofferto trasloco a Latina. Con lo stesso sguardo svagato e favoloso di Annarita, Mirko trasforma le ansie in una narrazione picaresca che sfida le trappole dell’adolescenza, la scoperta dell’amore, e del dolore più grande. Finché, inesorabile, la realtà non s’insinua tra le mura di casa, portando con sé il fantasma dell’età adulta e della fantasia che si sfalda come le nuvole.
Tra le inevitabili macerie dell’esistenza resta però intatto l’obelisco della madre a testimoniare una storia meravigliosa e a tramandare le splendide illusioni di una vita.
Mirko Zilahy, dopo il successo nel thriller, accorda la voce a un registro letterario e scopre una gamma di colori, stili e sensazioni che lo proietta nella grande tradizione del romanzo familiare e di formazione. Nostra signora delle nuvole è un libro poetico, commovente, universale, che racconta la vita di un uomo e della sua famiglia attraverso gli occhi colmi di stupore di un bambino, e la storia d’amore tra una madre e i suoi figli attraverso la letteratura, l’immaginazione, l’irrealtà. La storia di un destino scritto nelle nuvole.
Mirko Zilahy è nato a Roma nel 1974. Laureato in Lingue e Letterature Straniere, ha conseguito un PhD in Italian presso il Trinity College di Dublino dove ha insegnato Lingua e Letteratura italiana. È cultore di Lingua e Letteratura inglese presso l’Università per Stranieri di Perugia. Ha pubblicato saggi su autori irlandesi e interventi su scrittori italiani contemporanei. È traduttore letterario dall’inglese (Fazi, Nutrimenti, Rizzoli, minimum fax, Longanesi) editor e consulente editoriale. Nel 2014 ha tradotto Il Cardellino di Donna Tartt per Rizzoli. Il suo romanzo d'esordio È così che si uccide è uscito a Gennaio 2016.
Era da un po’ che volevo leggerlo. Poi quando ho visto che compare nella prima decina della long list dei libri candidati al Premio Strega 2024 (proposto da Roberto Ippolito), mi sono detta “Ok, è il momento!”
L’autore in questa sua autobiografia parla della madre Annarita, sua roccia, suo punto di riferimento, che ha perso troppo presto.
“Gesùcomefaccioadesso.
Come faccio con questo spettro enorme che già mi gonfia il petto, come faccio a ritrovar la lingua della madre senza quella potenza? Come farò a dir loro con questa voce, diomio, che non saremo più dentro quell’idioma tutti insieme, che tra le rovine delle grandi mura raccatterò frammenti d’intonaco per ricostruire, come certi dialetti estinti, un organismo bleso, un universo di segni incongrui e balbettati? Perché le ultime sillabe della nostra lingua, mamma, si sono sbriciolate nei singulti delle tue urla bestiali, e il verbo s’è fatto polvere.”
Con questo libro l’autore prova a elaborare quel lutto che ancora sanguina nonostante siano passati tanti anni.
“Sono passati quasi venticinque anni e per qualche strano gioco del destino ora io abito il tuo sogno. Se sono qui è perché mi sono fatto carico del tuo e chi lo sa se è successo lì, accanto al tuo ultimo letto, ma è accaduto, in qualche modo. Assisterti nella scomparsa mi ha cambiato la vita, naturalmente. Di più, è stata una catastrofe, un rivolgimento. Forse un’assunzione di compiti, di doveri, persino di sogni. I tuoi desideri mi abitano come spettri emotivi, desideri espressi incompiuti, saette e stringhe di linguaggio che mi folgorano e mi guidano come se fossi, letteralmente, posseduto. Non so se ringraziare per questo dono. Ma mi sono assunto la responsabilità di un grande sogno. Il sogno di una madre morta troppo presto.”
Nostra signora delle nuvole è un libro a tratti poetico e sul finale struggente.
Dà voce a tutti coloro che hanno perso i propri genitori troppo presto.
Ci sono libri che quando arrivi all'ultima pagina, già hai voglia di rileggerli da capo e "Nostra signora delle nuvole" è uno di quelli. In parte romanzo di formazione pieno di echi di capolavori della letteratura internazionale, in parte catartica autobiografia che cerca di venire a patti con una perdita ancora troppo straziante. La prosa è come sempre curatissima, ma questa è la cifra dell'autore, e diventa pura poesia contemporanea nel capitolo che precede l'ultimo corsivo. Un romanzo bellissimo con un finale commovente che non può lasciare indifferenti. Assolutamente da leggere!
Mirko ha sette anni e sette nomi. Ogni nome una storia, una vita, un sogno, un destino che gli ha donato sua madre Annarita. Per lui ha inventato una lingua capace di trasportarli in un universo mitico e fiabesco. Insieme hanno creato una fortezza di storie e di parole per difendersi dal più terribile dei mostri: la realtà. Mirko Zilahy dopo i thriller ci regala un romanzo commovente, pieno di sentimento e di amore. Ci fa conoscere attraverso gli occhi di un bambino la sua storia, dall'infanzia all'adolescenza, alla prima gioventù. Gioia ma anche sofferenza, fino al dolore più grande. Mi sono commossa leggendo questo libro che mi ha trasmesso una bellissima sensazione. Bellissimo il rapporto con mamma Annarita e grande l'amore che trasmette, amore oltre l'infinito, oltre le nuvole al quale ha dato appuntamento qui, tra le pagine di questo libro... Qui di nuovo insieme e per sempre❤️ "Non piangete il mio corpo.... Invece sotto l'eterna volta celeste siate sereni perché presto, in una qualunque notte d'estate, io entrerò in questo mondo che ora abbandono, e in un soffio spalancherò porte e finestre e scivolerò tra le lenzuola per accarezzarvi ancora. E allora, a ognuno sussurrerò per sempre, tra le creste di una brezza invisibile: "Amore mio ". Eccezionale Mirko Zilahi de Gyurgyokai
"Non importa dove andiamo. Noi siamo come una pianta nel vaso. Il vaso lo prendi, lo sposti e ciccia. La casa ce l'ha sempre con sé perché sono le radici che tengono insieme la terra, non il contrario". Per una volta il commissario Enrico Mancini cede il passo alla poesia. Sì, perché Mirko Zilahy abbandona temporaneamente il thriller per raccontarci, proprio come se fosse un romanzo, la storia della sua infanzia, della sua famiglia e del suo cognome. Ed è un romanzo molto riflessivo, quasi un diario intimo, di forte crescita (anche interiore), intrisa di dolore per le perdite che il piccolo Mirko è costretto ad affrontare, anche se la più crudele di tutte la subirà in età giovanile. Nostra signora delle nuvole è scritto in modo impeccabile e con una prosa molto curata e particolare: si tratta di una favola nella favola (leggetevi il bellissimo passo di pag. 244). Le battute finali del libro, amare e commoventi ma, paradossalmente, piene di speranza, valgono da sole il prezzo del biglietto… [https://lastanzadiantonio.blogspot.co...]
Ci vuole coraggio, immenso e sfrontato, per aprire al mondo una parte così intima e importante della propria vita. Ci vuole cuore, per sintonizzarsi su onde così alte, così acute. Ci vuole una forza e una sapienza prepotenti per trasformare realtà e immaginazione, e renderle quasi fossero due lenti sovrapposte tra noi e il mondo. Ci vuole conoscenza e talento per farsi artisti del linguaggio e dipingere a colpi di parole il cielo più bello del mondo…
Un memoir non necessario (se non per l'autore...). Francamente l'abuso dell'autofiction sta assumendo i contorni di una vera a propria piaga della letteratura. Non me ne voglia il povero Zilahy che è evidente abbia molto "sentito" e sofferto quest'opera, però forse questo scritto avrebbe giovato di un buon editing che mi pare qui sia stato assente. Peccato.
Non ci vedo benissimo e gli occhi, anche se non piango, sono due secchi pieni d'acqua perciò mi muovo meno possibile per non farli traboccare ora che sto dritto non è vero che tutto è fermo. Tutto balla sulla superficie grigia della strada. #quote
"Non piangete il mio corpo perché l'aspro sale delle lacrime ci muta in torbidi cumololembi. Invece, sotto l'eterna volta celeste siate sereni perché presto, in una qualunque notte d'estate, io entrerò in questo mondo che ora abbandono, e in un soffio spalancherò porte e finestre e scivolerò tra le lenzuola per accarezzarvi ancora. E allora, il cotone tiepido sulla vostra pelle dolce, a ognuno sussurrerò per sempre, tra le creste di una brezza invisibile:" Amore mio". Una commovente, delicata, emozionante storia, che racconta il legame speciale, unico e toccante tra Mirco Zilahy e la sua mamma. Il ricordo di una donna forte, coraggiosa, che inventa mondi e parole fantasiose per aiutare i propri figli a imbarcarsi nelle vicissitudini della vita. Consigliatissimo!
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È una storia, una famiglia, un viaggio avventuroso di crescita, traslochi, di cambiamento e di dolore. I protagonisti cercano la libertà, cercano il riscatto cercano in qualche modo, non senza difficoltà e con enormi perdite, di trovare un posto nel mondo. Ci riusciranno, in un modo o nell'altro, con le radici salde nel terreno ma la testa e i pensieri sempre tra le nuvole.