Il titolo la dice lunga sul tenore e sui contenuti di questo libro. “ Il Mondo al contrario ” vuole infatti provocatoriamente rappresentare lo stato d’animo di tutti quelli che, come me, percepiscono negli accadimenti di tutti i giorni una dissonante e fastidiosa tendenza generale che si discosta ampiamente da quello che percepiamo come sentire comune, come logica e razionalità. “ Cosa c’è di strano? Capita a tutti, e spesso ” – direte voi. Ma la circostanza anomala è rappresentata dal fatto che questo sgradevole sentimento di inadeguatezza non si limita al verificarsi di eventi specifici e circoscritti della nostra vita, a fatti risonanti per quanto limitati, ma pervade la nostra esistenza sino a farci sentire fuori posto, fuori luogo ed anche fuori tempo. Alieni che vagheggiano nel presente avendo l’impressione di non poterne modificare la quotidianità e che vivono in un ambiente governato da abitudini, leggi e principi ben diversi da quelli a cui eravamo abituati.
Basta aprire quella serratura di sicurezza a cinque mandate che una minoranza di delinquenti ci ha imposto di montare sul nostro portone di casa per inoltrarci in una città in cui un’altra minoranza di maleducati graffitari imbratta muri e monumenti, sperando poi di non incappare in una manifestazione di un’ulteriore minoranza che, per lottare contro una vaticinata apocalisse climatica e contro i provvedimenti già presi e stabiliti dalla maggioranza, blocca il traffico e crea disagio all’intera collettività. I dibattiti non parlano che di diritti, soprattutto delle di chi asserisce di non trovare lavoro, e deve essere mantenuto dalla moltitudine che il lavoro si è data da fare per trovarlo; di chi non può biologicamente avere figli, ma li pretende; di chi non ha una casa, e allora la occupa abusivamente; di chi ruba nella metropolitana, ma rivendica il diritto alla privacy .
Il libro non aggiunge niente alla comune ideologia conservatrice di destra. Questo volumetto potrebbe essere firmato Salvini o Lollobrigida. A partire dalla nota introduttiva, l'autore mette le mani avanti, sollevandosi da ogni responsabilità, in quanto prevede una tendenza alla scorretta interpretazione dei suoi pensieri. Il testo pecca subito di presunzione. Lo scopo dichiarato infatti è "il trionfo della saggezza e delle verità oggettive". In realtà fin dalle prime pagine, e per l'intero libro, dà informazioni faziose, se non false. Molte le tesi disonoranti che si pongono l'obbiettivo di forgiare per bene l'immagine di un mostro da combattere. • Sostiene che in Italia, qualora un immigrato stuprasse una ragazzina, l'ordinamento giuridico arriverebbe a concedergli l'attenuante dell'ignoranza. A detta dell'autore, lo stato metterebbe in conto che lo stupratore non conosca le leggi italiane, pertanto potrebbe non sapere che lo stupro sia un reato. Quando mai è successa una cosa del genere? Questa è un'accusa gravissima. • Si lamenta che in Italia sia difeso il diritto di essere giovani scapestrati, quindi sarebbe garantito il diritto di occupare le proprietà private per fare i rave party. • Sostiene che le femministe attribuiscano alla maternità la colpa della disparità di genere. Ovviamente non cita neppure un nome, perché nessuna femminista ha mai manifestato per colpevolizzare la maternità. • Dice anche che in Italia ci sono soltanto meno di 60 casi di discriminazione omofoba, quindi ogni rivendicazione di protezione è immotivata.
Se già alla base mette sulla bocca del suo avversario ideologico delle parole che l'avversario non ha mai pronunciato, il libro non può avere nessuna attendibilità. Alcuni dati sono chiaramente tratti dalle pagine social dei gruppi di disinformatori.
Nei vari capitoli, tra le idee condivisibili si possono menzionare: • L'innocuità degli OGM, spesso visti come minaccia. • L'idea della necessità di diversificare i canali di approvvigionamento dell'energia. Condivisibile anche il discorso sul nucleare. • La legittima difesa. • La necessità di difendere il proprietario della casa piuttosto che l'occupante abusivo.
Però l'autore ritiene che il freno al progresso sugli OGM sia voluto dagli ambientalisti. Di solito invece a lamentarsene sono i complottisti, che vedono i governi intenti ad avvelenare la popolazione. Di questo non ne parla perché questa gente vota tutta a destra. Addirittura offende gli ambientalisti, ma con un sotterfugio. Infatti li definisce "gretini", appellativo coniato dai circoli complottisti di destra, per riferirsi ai sostenitori di Greta Thumberg, con chiaro richiamo al termine italiano "cretini". L'autore sostiene che alcuni paesi siano lontani da qualsiasi sensibilità legata alla tematica ambientalista, perciò anche se l'Europa dovesse ecologizzarsi, gli altri continuerebbero a inquinare. A questo punto a lui sembra più logico fregarsene e inquinare anche noi, perfino col carbone.
Il libro è caratterizzato da profonde contraddizioni. In un punto scrive che i paesi dove non c'è uno spirito ambientalista sono quelli più poveri, subito dopo afferma che più un paese inquina, maggiore è la sua crescita economica. Da un lato fa notare a Greta Thumberg che dovrebbe ringraziare il progresso, senza il quale non sarebbe nata in un ospedale, dall'altro dice che la natura bisogna farla muovere senza intervenire, dovesse pure significare lasciare Catania sotto le colate dell'Etna. Nell'arco di poche righe però ci ripensa e invita a mobilitarsi nella costruzione di dighe per combattere le alluvioni del nord Italia. 'Sta natura la dobbiamo lasciare libera di distruggere, tranne le zone dove vive lui?
Le contraddizioni non mancano neppure quando espone le sue tesi di carattere sociale. Già dall'introduzione si può leggere un velato rimprovero alle minoranze, le quali si sarebbero permesse di persuadere la maggioranza a percepirle come comunità da tollerare. Secondo l'autore le minoranze "prevaricano il sentire comune", che proprio perché comune, sarebbe oggettivamente giusto. Qui già si parte con un problema di base. Se le minoranze non si fossero occupate di far notare alla società il pregiudizio che relegava queste al rango di pericoli, starebbero ancora sotto totale discriminazione. L'autore ambisce che qualcuno abbia il coraggio di reprimere tutto quello che non si allinea al modello da lui etichettabile come "normale". È il classico caso di paranoia del conservatore che vive l'ansia e la fobia del diverso, ed è convinto che ci sia qualcuno che "odia la normalità". Vorrebbe che ogni mutamento si invertisse, per riportare la maggioranza a essere unica voce sentita. Paradossalmente accusa i difensori della diversità di "pensiero unico". Addirittura è infastidito dalla grammatica corretta. Nel senso che "ingegnera", per esempio, lo trova una forzatura. Bisognerebbe dire "ingegnere" se si vuole essere "normali". In realtà la grammatica tradizionalissima prevede un genere maschile e uno femminile. Quindi cade nell'ennesima contraddizione quando scrive che i progressisti vogliono cancellare le differenze tra uomo e donna. In realtà è lui a pretendere che una donna abbia un nome maschile.
L'autore palesa un egoismo e un menefreghismo per tutto ciò che non può riguardare la sua persona. Parla di certi disagi ridimensionandoli, così da persuadere il lettore che la soluzione ideale sia ignorare la questione. Sappiamo bene come funziona questo processo. Cioè, a lui non importa niente del bagno in cui una trans dovrebbe indirizzarsi, quindi sostiene che, qualora i politici se ne occupassero, sarebbero da considerare dei perditempo. Tuttavia lui solleva la discussione dalla parte di chi vuole vietare alle trans di entrare in un bagno femmminile. Quindi non è vero che l'argomento è di nessuna importanza. Più realisticamente sa che censurare la problematica porterebbe le trans a non risolvere un disagio, e lui, a quanto pare, trarrebbe giovamento proprio da questo.
Ad un certo punto parla di "difensori della famiglia tradizionale" presentandoli come vittime. L'autore dimostra di non riuscire a rendersi conto che i cosiddetti "difensori della famiglia tradizionale" lottano contro chi non vuole affatto negare l'esistenza della "famiglia tradizionale"; semmai si tratta di gente che chiede il riconoscimento anche di quegli agglomerati familiari di tipo diverso, pur volendo mantenere i nuclei tradizionali. Vannacci cita la frase "la tua libertà finisce dove inizia quella di un altro", ma è incredibile come non capisca che il suo modo di pensare sia proprio quello di chi pretende di ostacolare la libertà altrui, pur vivendo da libero. Arriva a ritenere le famiglie arcobaleno alla stregua del cannibalismo. Il cannibalismo è praticato dagli umani e non è accettabile, quindi, a suo dire, le famiglie arcobaleno sono da ritenere allo stesso identico modo inaccettabili.
Nel capitolo sulla comunità LGBT (che già dal titolo prende in giro usando i simbolo ++++) insinua che i gay dovrebbero essere pressoché invisibilizzati nella società, in quanto nei fatti rappresentano solo un'esigua percentuale della popolazione. Se in 100 film ci sono 12 personaggi non etero, si sente scombussolato e insofferente. Sia mai che su 1000 personaggi ce ne siano una dozzina LGBT. Secondo lui è una sovrarappresentazione che ha una sorta di losco scopo di persuasione alla non "normalità" e alla fluidità. Addirittura sovverte il quadro sociale e arriva a considerare gli LGBT dei privilegiati, indignandosi quando viene dato asilo a un gay originario da uno dei 73 paesi che condannano l'omosessualità a morte. Qualsisi cosa facciano gli omosessuali è ostentazione. Se una coppia etero si bacia alla cerimonia del proprio matrimonio è normale, ma se una coppia gay fa la stessa identica cosa, sta ostentando. Dimostra di snervarsi in quanto la parola italiana "omosessuale" non gli basta, l'anglicismo "gay" sarebbe fastidioso. Ha piuttosto nostalgia di quando si potevano usare tutti quei termini offensivi come fr*cio, c*lattone e tutta una lista di parolacce che non si risparmia di elencare. Proprio in questo capitolo rivendica la libertà di manifestare odio e disprezzo.
L'autore non ha coscienza della sua posizione ideologica. Scrive: "Forse spaventa ancora il primato educativo dei genitori e l'eventualità che i valori tradizionali di Patria, famiglia, onore, rispetto e merito dilaghino nelle menti degli infanti ancora prima che queste siano contagiate dai DISPREZZATORI DELLA DIVERSITÀ", ma è proprio lui un disprezzatore della diversità!
Il libro è in toto espressione del paradosso dell'intollerante. Nel capitolo sulla multiculturalità è palese l'incapacità di Vannacci di rendersi conto che il problema di cui parla è provocato esattamente da quelli che ragionano come lui. Le società multietniche non funzionano solo laddove ogni comunità si rifiuta di accettare le altre, ponendosi come lo standard del buon senso. È lui stesso a scrivere "chi me lo farebbe fare di congregarmi con chi non la pensa come me, con chi ha abitudini e costumi diversi, con chi ama ciò che io detesto e che, per giunta, non ha alcuna intenzione di trovare un punto di incontro al fine di rendere serena e pacifica la convivenza?".
L'idea di patria che ha è quella tipicamente propinata dall'Italia, che cerca di indirizzare la popolazione verso la credenza che la storia dei veneti sia identica a quella dei siciliani da millenni, che Garibaldi e Romolo siano antenati di sangue di ogni singolo italiano. Peccato che sia tutto falso. L'Italia è il frutto di una multiculturalità che col tempo è stata omologata, a scapito della vera identità storica dei vari gruppi originari. Non siamo certo tutti figli dei latini, anzi perlopiù siamo discendenti di persone conquistate e costrette e cambiare cultura, lingua e religione. Lui difende le "origini", ma non quelle vere, bensì quelle risalenti all'epoca cristiana, quando in realtà la Chiesa aveva attuato un processo continentale di cancellazione delle identità. In altre parole l'autore difende nel passato ciò che dice di temere e odiare nel presente. Naturalmente non manca il consueto processo di retrodatazione dell'identità. Cristoforo Colombo era lontano anni luce dal nostro concetto di "essere italiano". Il noto navigatore in Puglia si sarebbe già sentito uno straniero. Non aveva una cittadinanza italiana (non esistendo uno stato italiano), non aveva una cultura che si potesse identificare come italiana, perché ai suoi tempi non esisteva. A Vannacci non importa. Per lui Colombo era italiano esattamente come lui si sente italiano.
Trattando i temi economici, afferma che tassare gli ultraricchi sia solo una questione ideologica, in quanto coi loro soldi alla fine non ci si fa niente. Anzi, la loro tassazione dovrebbe essere alleggerita in quanto questi creano ricchezza. Sorvola del tutto la questione che rende i ricchi tali a causa dello sfruttamento dei poveri. Anzi, nega che in Italia ci possano essere persone che guadagnino meno di 1000€ al mese, proponendo dei controlli più severi affinché i meno abbienti contribuiscano con le loro tasse. Ovviamente critica chi dice di non trovare lavoro e afferma che queste persone dovrebbero smetterla di lamentarsi e accettare anche stipendi bassi. Loda gli italiani che pur di lavorare hanno preso la loro valigia di cartone e se ne sono andati ovunque pur di trovare la propria fortuna. Paradossalmente poi lo stesso meccanismo è rimproverato ai migranti che provengono da altri paesi. Gli italiani dovrebbero spostarsi ovunque, gli immigrati devono fare l'opposto e starsene a casa loro.
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Vittimismo e piagnistei di un personaggio che ha saputo farsi voce di un'Italia retrograda e intellettualmente pigra.
L'unica stellina non è da attribuire al mio essere in disaccordo con gli argomenti trattati nel saggio, anzi: ho dato voti anche alti a libri con cui la pensavo in modo opposto ma che ho comunque trovato ben argomentati (e viceversa, titoli "amici" ma le cui tesi erano sostenute ad mentulam canis), e per giunta alcuni capitoli de Il mondo al oiɿɒɿɈnoɔ sono perlopiù condivisibili.
Il problema è il come la maggior parte degli argomenti, su tutti "La famiglia" e "Il pianeta lgbtq+++" (già il titolo dice tanto), vengono trattati. Vannacci non crea ragionamenti, non presenta una tesi e poi l'affronta in modo il più possibile obbiettivo. No, no: quello che fa è selezionare le questioni più calde e controverse del momento (e l'emergenza immigrazione, e la famiglia naturale, e lo schwa, e le persone trans negli sport... gli esempi si sprecano), crearne ridicoli argomenti fantoccio e attaccare quelli pensando di avere così esaurito il discorso.
Inutile dire che non è così che si dà inizio a una discussione onesta e costruttiva, ovvero l'unico modo per identificare i problemi alla base ed eventualmente cambiare per davvero le cose. L'aspetto che veramente mi infastidisce del fenomeno letterario attorno a questo saggio è questo, in fondo: si rivolge a un pubblico che cerca conferma delle proprie opinioni piuttosto che una discussione aperta e riflessiva. Il suo successo è dato dal fatto che la maggioranza degli italiani che lo hanno acquistato e che trovano che esso rispecchi in toto le proprie idee (del resto, Vannacci per primo sostiene che la maggior parte la gente la pensi come lui) condividano questo modo, estremamente pigro e limitato, di ragionare. Non mi interessa che ci siano individui che la pensano in modo radicalmente opposto al mio - anzi, adoro potermi confrontare con tali idee in modo acceso e appassionato, seppur intellettualmente onesto. Finché ci si presterà a questo teatrino ridicolo fatto di piagnistei superficiali di fallacie logiche, però, la speranza di riuscirci è tristemente vana.
Insomma, uno di quei rari libri per cui, in barba all'eticità, consiglio attivamente di non sprecare soldi, bensì ricorrere alla pirateria scaricando gratis la versione PDF.
Ho comprato il libro per curiosità, l’ho letto e ne sono rimasto entusiasta. La prosa di Vannacci è fluida, semplice, diretta e arriva al punto. Il libro si legge tutto di un fiato ed è una minera di spunti di riflessione che portano una ventata di aria fresca e di sano vecchio buon senso contro il bigottismo stantio e becero di tanta sinistra intollerante e autoreferenziante. Consiglio a tutti di leggerlo, sopratutto a chi non l’ha ancora fatto, e ne parla male, a sproposito.
Non è facile recensire criticamente, con il massimo dell' onestà intellettuale possibile, questo volume autoprodotto in cui l' autore, un generale dell' esercito fino a poco fa sconosciuto, che va rispettato per le azioni militari svolte, il coraggio e lo spirito di servizio all' arma dimostrati, si lascia prendere dal sopravvento e letteralmente dà sfogo alle sue idee. Attività legittima direi. Come legittime sono le conseguenze avverse dello scriver e vendere un testo così difettoso, così populista e al contempo minoritario. Il generale crede che le minoranze siano ai vertici e si sente perciò attaccato. Scrive per dimostrare di avere una voce contro il Pensiero Unico. E invece propina gli stereotipi, i luoghi comuni, le inesattezze e bassezze morali così ampiamente diffuse nella popolazione italiana, questa tuttavia in costante e graduale cambiamento. Le posizioni, i punti di vista più generalizzati sono ciò che il Vannacci getta su carta, suonando molto più mainstream di ciò che vuole attaccare. Posizioni da chiacchiere al bar, contenute in un elaborato dalle buone intenzioni (Primo capitolo: Il Buonsenso), eseguito con uno stile impreciso che in inglese è detto "Rant", ovvero "invettiva" ma che in realtà è più un farfuglio delirante che un' accademicamente coesa filippica. Grammatica, sintassi e lessico sembrano decenti ma si sa che il diavolo si annida tra i dettagli. Nonostante le lauree del militare, persino uno studente ai primi anni del liceo od un' ingegnere di mezz'età con un minimo di passione letteraria avrebbero fatto un lavoro migliore. Oppure chiunque si fosse preparato sugli argomenti che avrebbe affrontato. Lampante è la limitatezza di fonti, ovvero riferimenti bibliografici e simili, le cosiddette references o citazioni, certificabili. Roba che un peer reviewer fa fatica a cavare un senso dalle note a pié di pagina. Il contenuto ideologico più che dannoso è risibile. Vannacci si pone come un militare tradizionalista e fedele alla Repubblica. Ma egli è un conservatore puro, pervaso da una certa nostalgia per un ordine delle cose ormai impensabile nel 2023. Il capitolo sul "Pianeta Lgbtq+++" (i tre più sono suoi e sono davvero inutili) come anche quello sulla società multiculturale sono chiari esempi di vittimismo fascista (ringrazio un mio amico per avermi suggerito sia la lettura del libro che questa espressione). Il Mondo al Contrario non esiste. Ciò che Vannacci critica è un mondo in costante evoluzione, con le sue contraddizioni e criticità, alle quali però non propone alcuna soluzione o al massimo ne fa qualche cenno. Si tratta di un libro-valvola di sfogo che attualmente risulta il più venduto. Fatti i calcoli da alcuni critici letterari si stima che intorno alle 21'500 persone lo abbiano acquistato. Fossero tutti d' accordo con Vannacci, sarebbero comunque poche persone e non rappresenterebbero la maggioranza degli italiani tanto minacciata. Prendete questa recensione " cum grano salis" (almeno questo latinismo è usato a modo) come uno (s)consiglio di lettura.
Non ho trovato nulla di sconvolgente, offensivo, omofobo in questo libro. Le premesse di Vannacci, i punti di partenza dei suoi ragionamenti sono condivisibili, credo dalla maggioranza delle persone. La verità è che nel mondo di oggi ci sono classi, gruppo di persone che non si possono criticare, e chi lo fa viene insultato.
Sinceramente capisco poco le polemiche nate per via di questo testo, che esprime concetti tutto sommato condivisibili, di logica. Almeno, se si ha l'onestà intellettuale di ammetterlo; se invece si è sposato il politicamente corretto allora la storia è diversa. Quello che non concepisco è che non ci sia stato un correttore delle bozze. E qui mi fermo. Una stella per la stesura, 4 per i contenuti.
This guy is a racist moron. This book is poorly researched, just because you want something to be true doesn’t mean it is. Don’t waste your time with this useless dribble.
Non saprei che voto dargli, vedo che la maggior parte sono per partito preso. Mi sembra anche inutile discutere punto per punto sulle idee del generale, tanto alla fine sembra che prediliga il parlarne nei talk show: grande operazione di marketing e per questo ha tutto il mio rispetto, ma alla fine questo è il motivo per il quale rimane soltanto un'opera di parte. Contano i dati e la loro interpretazione, non le opinioni. Però posso dire che ho cominciato il libro galvanizzato dal clamore suscitato, ma già dall'introduzione mi sembra che l'autore non abbia davvero colpo il punto delle contraddizioni del suo mondo al contrario già quando si scaglia contro i contrari al vaccino, a quelli che non credono al virus, a quelli che credono alla teoria della Terra piatta; l'idea di fondo è l'agire con il buonsenso (forse inteso come "ah signora mia, una volta le cose si facevano per bene!", come se venti, trenta, ottanta anni fa il mondo fosse privo di contraddizioni e di cose fatte tutte per bene). E per molti versi gli si può dare ragione, prendiamo a esempio l'approvvigionamento energetico. E' ovvio che una strategia è diversificarne le fonti, ma dall'altro non c'è pensiero laterale. Se il mainstream ti offre come unico appiglio la svolta GRIIIN, dall'altra non ho visto una mezza riflessione su quanto ormai le campane abbiano suonato a morto - vedi il Financial Times un mese fa, che ha cominciato ad accorgersi che le chiavi della "transizione energetica" le ha in mano tutte la Cina, il che significa dare in mano ai cinesi la nostra economia...
Un libro molto controverso, ma che secondo me, al netto di qualche imperfezione a livello sintattico, merita molto. Nel libro, il cui titolo è tutto un programma, il Generale discute di argomenti caldi e cari al politicamente corretto, basandosi su una serie di dati e numeri provenienti da svariate fonti autorevoli.
Ciò che ne consegue è un libro in cui l’autore, in modo estremamente razionale e ragionato, smonta tutte le correnti progressiste di questi ultimi anni che, in barba a qualsiasi tipo di ragionamento, condizionano sempre di più le nostre democrazie e la nostra vita. Si parla di tutto: omosessualità, ambiente, clima, famiglia ed animalismo; portando massimo rispetto a tutte quelle correnti, ma confutando le loro tesi con i numeri. Tutti quei numeri che abbiamo studiato a scuola e che nel tempo hanno gettato le fondamenta per quelle che sono le nostre moderne società. Numeri che oggi ripudiamo per fare spazio a cose sempre più irrazionali.
Sono a conoscenza che il libro sia stato molto contestato, ma devo ammettere che nello scritto non ci ho trovato nulla di male. Nessuna offesa, nessuna omofobia o misoginia, ma solamente una rappresentazione del percorso che il nostro mondo, al contrario, ha iniziato a battere in questi ultimi anni.
È un libro perfetto? No ma è uno dei pochi libri in cui l’autore non ha paura di dire ciò che pensa e di toccare temi sensibili. Da qui la valutazione di 5 stelle
Avrei dato 5 stelle se non fosse per i commenti su Trump e Desantis che sono errati. Comunque credo che il concetto sia chiaro e lampante, in ogni società civile esiste una maggioranza i cui comportamenti e abitudini sono condivisi e ciò si considera normale, entro la consuetudine. Le abitudini delle minoranze vanno rispettate senz’altro ma non si possono imporre a tutti. Come figlia di emigrati italiani all’estero ho vissuto circondata da connazionali che si riunivano per parlare la nostra lingua e continuare le nostre abitudini senza però imporle al paese di accoglienza. Da adulta sono emigrata a mia volta e ho portato con me gli stessi valori che ho trasmesso alla mia famiglia senza imporli al mio paese di adozione. Non sapevo nulla dell’autore del libro quando l’ho letto e ultimamente mi sono accorta che fa scalpore in Italia. Trovo quello che dice piuttosto ragionevole. Il concetto di Patria è importante specialmente quando si è lontani o non si può più tornare al proprio paese (chiedetelo ai cubani in USA, che sono qui da 70 anni a sognano di tornare in patria).
Piaccia o no questo libro pone riflessioni in chi lo legge: il generale Vannacci divide la sua opera in diversi capitoli che toccano il vivere quotidiano: le riserve energetiche, l’ambiente, la nuova società multietnica, la sicurezza nelle nostre città, la casa, la famiglia, la Patria, gli omosessuali, le tasse, le città che si devono adeguare al “modello green” e gli animali. Tanto di quello che dice è purtroppo una mera realtà: nessuno vuole ammetterlo ma stiamo vivendo in un mondo di contraddizioni e situazioni assurde. Forse il lavorare troppo e non fermarsi mai non ci induce a fare delle riflessioni sincere e personali chiedendosi se questi tempi ci piacciono davvero o no. Comunque da leggere ( veramente, non per finta come fanno quelli che vanno in TV 😉).
Libro alquanto inutile, intriso di banalità estremistiche da bar (presentate prive di qualsiasi argomentazione seria, documentata e articolata), oltretutto di difficile e noiosa lettura a causa dell’infelice penna dell’autore, che mostra tutti i suoi limiti nella scrittura.
Veramente un CAPOLAVORO!!! La verità su ciò che oggi la maggioranza pensa ma non ha il coraggio di dire… Un vecchi detto britannico: Rise and rise again, lambs will become lions..”
1. Le posizioni di un partito con cui non simpatizzo, a volte, non sono così assurde e deliranti come le si dipinge, ma nascono da problemi sociali reali (che comunque andrebbero discussi con meno astio da parte di entrambi gli schieramenti, della serie: "anche meno"). Non mi soffermo sulle affermazioni abominevoli che hanno reso famoso questo libro: di quelle si è già parlato a sufficienza e condivido ogni condanna. Per fortuna, almeno, ho scoperto che non ci sono solo quelle, a differenza di quanto si dica.
2. Vannacci adopera spesso una retorica fascista e dogmatica, tipica di chi manipola i fatti per creare argomentazioni approssimative e superficiali. In particolare mette in ridicolo la fazione opposta alla propria senza remore, analizzandone principalmente gli esempi più estremi e che sarebbero facili da smontare anche per chi partecipa a quella fazione con più moderazione. Le argomentazioni che si vanno a formare, perciò, sono coerenti solo in apparenza: di facile presa per un lettore o un ascoltatore inesperto, nascondono sotto sotto delle falle logiche grandi come voragini.
3. (E questa a qualcuno non piacerà). Molte delle opinioni odierne di estrema sinistra (proprio come quelle di estrema destra di Vannacci) poggiano su basi altrettanto fragili, dogmatiche e censuratorie. Andrebbero ricalibrate se si spera di riguadagnare un po' di consistenza e di personalità adatte a competere con la destra in termini di consenso politico. In primis, bisognerebbe smettere di arroccarsi sulle proprie posizioni e trovare un terreno di dialogo. In questo libro un dialogo non esiste. Purtroppo spesso non lo si trova nemmeno nei libri della fazione opposta.
Sinceramente non capisco tutto lo scandalo per questo libro...sarà tutta strumentalizzazione e falso scalpore credo. Non viene espresso nessun concetto assurdo o irrazionale, viene solo espressa un'opinione, condivisibile o meno. Ciò che viene detto sono semplici realtà che sono sotto gli occhi di tutti, talvolta sono concetti addirittura banali data la loro ovvietà. Uno di questi è che oggigiorno si creano tante dittature delle minoranze, in un regime democratico vince la maggioranza ed essa crea e detta regole e leggi. Nel mondo al contrario invece, pur sempre in regime democratico, a dettare regole e leggi sono le minoranze, che vogliono obbligare la maggioranza ad assoggettarsi. Non deve funzionare così. Ci vuole sicuramente rispetto e comprensione, da ambo le parti. Si è passato da un estremo all'altro nel corso del tempo, ci vuole una giusta via di mezzo. Ed è quello che dice anche il Generale Vannacci in questo libro! Le parole usate vengono usate proprio per quello che sono, da definizione del dizionario, non capisco quindi come si possa travisare quanto scritto, forse chi lo fa non ha davvero letto il libro, o ha letto solo alcune piccole parti fuori contesto tanto per sputare sentenze a casaccio...(strumentalizzazione?) Purtroppo la società odierna è davvero un mondo al contrario sotto tanti, troppi aspetti....uno di questi è anche condannare una persona, e il suo libro, senza nemmeno averlo letto, senza sapere di cosa si parla...una caccia alle streghe degna dei migliori anni dell'inquisizione.
Avevo iniziato a prendere appunti per scrivere una recensione che toccasse tutti i punti di cui fosse necessario parlare, ma stava venendo troppo lunga e questo libro ha risucchiato completamente le mie energie mentali, per cui ho rinunciato in corso d'opera.
Il concetto alla base di tutto è la paura del cambiamento, il terrore di perdere i propri privilegi, comodità e abitudini. In qualche modo ci rivedo i discorsi di mio nonno, che ormai non sa manco in che anno siamo, e per questo motivo il signor Vannacci mi fa un po' tenerezza ma anche pena non avendo dalla sua la scusa della demenza senile.
Questa lettura è stata difficile, non sono un amante dei pressappochismi e questo libro ne è pieno. Non approfondisce nulla, riporta le cose per come le ha capite lui, neanche fosse un tema scolastico e mi sento tranquillo nel dire che in verità la maggior parte non le ha capite, e se lo ha fatto è allora da considerare in cattiva fede per come le ha riportate.
Quando sento determinati punti di vista, difficili da cambiare, mi consolo pensando che per fortuna prima o poi moriremo tutti.
Lo stile di scrittura chiaro e accessibile contribuisce a rendere il libro fruibile a un vasto pubblico, favorendo la diffusione delle idee dell'autore e alimentando il dibattito pubblico. Le argomentazioni di Vannacci, sebbene provocatorie, sono supportate da esempi concreti e da riferimenti alla realtà quotidiana, invitando il lettore a riflettere e a confrontarsi con le proprie convinzioni.
Bel libro! Esprime alcune idee che condivido, altre che condivido un po' meno, altre che non condivido proprio...ricordo tutti che non è la sua autobiografia questa!
Allora, almeno per qualche settimana, in attesa della fine del Ferragosto, si parlerà di "come gira il mondo", se come sempre ha girato oppure al contrario. Ricordo che mio Padre, nel secolo e nel millennio trascorsi, mi diceva spesso: "ti hanno detto che il mondo è tondo e tu ci credi". Non mise mai indubbio che girasse, anche se non mi disse mai in quale verso. A lui interessava la sua rotondità. Questo generale ha avuto l'ardire di scrivere invece che addirittura il mondo sta girando al contrario. Ho letto alcune anticipazioni e non mi pare proprio che abbia detto fesserie. Comunque, quando lo avrò tra le mani, vi saprò dire in che verso sta girando ...
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Di Generali ne ho conosciuti, non molti, ma qualcuno sì. Intendiamoci, con la parola “conosciuti”, intendo visti, parlato, sentiti. Questo è tutto. Ho dato sedici mesi alla Patria, oltre mezzo secolo fa (1966/67). Alla SAUSA (Scuola Allievi Ufficiali Sottufficiali Artiglieria) di Foligno, un corso di cinque mesi, poi Sergente Auc, a Foggia, S.Ten. a Pisa e Lucca.
Non me ne pento, anzi conservo il ricordo di quella esperienza con una punta di grande orgoglio. Condivido con piacere questo ricordo con il mio caro amico Aniello Agovino, non nello stesso corso, ma in uno successivo, sempre a Foligno. Io ero un “artigliere pesante campale”, lui fu un “montagnino”, artiglieria da montagna. Necessaria questa introduzione per creare il giusto contesto alla lettura di un libro che vede come autore un Generale. Non uno qualunque, si badi bene, ma uno che sa il fatto suo. Il suo curriculo è in Rete e non ha bisogno di riscontri.
Ha scritto un libro che è in vetta alle vendite. Già il titolo è una provocazione. Secondo il Generale viviamo in un mondo che va al contrario. Bisogna prima intendersi sul termine usato: Mondo. A dire il vero, è la Terra come pianeta a girare, ruota intorno al proprio asse, alla velocità di 15 gradi ogni ora. La rotazione avviene da ovest verso est, cioè se osservassimo la Terra da sopra il Polo Nord, la vedremmo ruotare in senso antiorario.
Lui, quindi, intende il pianeta come “mondo”, una realtà intesa come esistenza collettiva umana, comprendente tutti gli esseri, viventi e non viventi, che abitano il pianeta. Un mondo visto facendo “zoom-in”, in maniera ravvicinata, riferendosi al mondo italiano.Ma in realtà, se si vuole veramente intendere quello che vuole dire il generale, per capire il suo libro, bisogna fare anche “zoom-out”. Quando ingrandisci, partendo dalla realtà italiana, hai la possibilità di confrontarla con quella degli altri “mondi”, quando rimpicciolisci, il contrario.
Il Buonsenso, L’ambientalismo, L’energia, La società multiculturale e multietnica, La sicurezza e la legittima difesa, La casa, La famiglia, La Patria, Il pianeta Lgbtq, Le tasse, La nuova città, L’animalismo.
Questi sono i capitoli del libro del generale Vannacci. Non sono temi e problemi soltanto italiani. Ecco perchè le oltre trecento pagine del libro ne hanno fatto in pochi giorni un vero e proprio bestseller. Sono riflessioni su una serie di tematiche che caratterizzano il nostro tempo. Sono argomenti complessi e di grande rilevanza per la nostra società, importante tenerli in considerazione per costruire un futuro migliore.
Iniziamo con il buonsenso. In un’epoca in cui siamo sommersi da informazioni e opinioni contrastanti, il buonsenso diventa una bussola essenziale per orientarci nella complessità del mondo. Il buonsenso ci invita a riflettere criticamente, ad adottare soluzioni pragmatiche e a considerare le conseguenze delle nostre azioni sull’ambiente, sulla società e sulle persone che ci circondano.
Parlando di ambiente, l’ambientalismo è diventato un movimento di grande importanza. La consapevolezza dell’impatto delle nostre azioni sull’ecosistema è fondamentale per preservare il nostro pianeta per le generazioni future. Dobbiamo promuovere forme di energia pulita e sostenibile, adottare pratiche di consumo responsabile e impegnarci nella protezione delle risorse naturali.
L’energia è un elemento centrale per il progresso e lo sviluppo di una società. Dobbiamo puntare sempre di più su fonti energetiche rinnovabili e sostenibili, riducendo la dipendenza da combustibili fossili e investendo nella ricerca e nello sviluppo di tecnologie innovative. Solo così potremo garantire un futuro energetico sicuro ed eco-sostenibile.
La nostra società è sempre più multiculturale e multietnica, caratterizzata dalla diversità e dalla ricchezza delle culture presenti. È importante promuovere l’inclusione, il rispetto reciproco e l’uguaglianza di opportunità per tutti. Dobbiamo abbracciare la diversità come una risorsa e lavorare insieme per costruire una società aperta e inclusiva.
La sicurezza e la legittima difesa sono temi complessi che richiedono un equilibrio tra il diritto alla protezione individuale e la sicurezza collettiva. È fondamentale garantire la sicurezza di ogni individuo, ma nel rispetto delle leggi e dei diritti umani. La prevenzione e la gestione pacifica dei conflitti sono strumenti importanti per costruire una società sicura e armoniosa.
La casa e la famiglia sono pilastri fondamentali della nostra vita. Dobbiamo garantire a tutti il diritto a una casa dignitosa e sicura, promuovendo politiche abitative sostenibili e accessibili. Allo stesso modo, dobbiamo sostenere e valorizzare le diverse forme di famiglia, riconoscendo e rispettando la diversità delle relazioni familiari.
La patria rappresenta l’identità collettiva di un popolo e il senso di appartenenza a una nazione. È importante promuovere valori di cittadinanza attiva, di partecipazione democratica e di coesione sociale. La patria dovrebbe essere un luogo in cui ogni individuo si sente parte di una comunità che condivide obiettivi e valori comuni.
La lotta per i diritti delle persone LGBTQ è un tema che ha guadagnato sempre più rilevanza negli ultimi anni. È fondamentale promuovere l’inclusione e il rispetto per tutte le persone, indipendentemente dalla loro orientamento sessuale o identità di genere. Dobbiamo combattere l’omofobia, la transfobia e qualsiasi forma di discriminazione, creando una società in cui tutti possano vivere pienamente e autenticamente.
Le tasse sono un elemento fondamentale per sostenere il benessere collettivo. È importante avere un sistema fiscale equo ed efficace, che promuova la redistribuzione delle risorse egarantisca servizi pubblici di qualità per tutti i cittadini. Allo stesso tempo, è necessario garantire la trasparenza e l’efficienza nella gestione delle risorse pubbliche, in modo che le tasse siano utilizzate in modo responsabile e a beneficio di tutta la società.
La creazione di una nuova città richiede una pianificazione oculata e sostenibile. Dobbiamo considerare l’impatto ambientale, l’accessibilità, la qualità della vita e la partecipazione dei cittadini nella progettazione delle nuove aree urbane. Promuovere la sostenibilità ambientale, la mobilità sostenibile e la creazione di spazi pubblici inclusivi sono elementi chiave per costruire una nuova città all’avanguardia.
Infine, l’animalismo è una filosofia che promuove il rispetto e la protezione di tutti gli esseri viventi. Dobbiamo riflettere sul nostro rapporto con gli animali e prendere coscienza dell’impatto delle nostre scelte alimentari e delle pratiche di sfruttamento animale sull’ambiente e sul benessere degli animali stessi. Promuovere il benessere animale e adottare pratiche etiche diventa quindi fondamentale per costruire un mondo più compassionevole.
Affrontare le sfide del nostro tempo richiede un approccio olistico e consapevole. Dobbiamo essere aperti al dialogo, pronti a mettere in discussione le nostre convinzioni e a cercare soluzioni innovative. Solo lavorando insieme possiamo costruire una società più giusta, sostenibile e inclusiva per tutti. Non vi dirò le idee del generale. Sono le sue, si possono condividere o respingere. Ma sono idee che vanno lette, nero su bianco, discusse, sviscerate, accettate, trasformate.
Come sempre, le idee non sono dogmi. Di religioni ce ne sono anche già troppe. Una “operazione speciale” che il generale Vannacci decide di fare come le tante missioni che ha fatto nella sua onorata carriera. Missione possibile o impossibile?
Dal casino che ha suscitato su tutti i fronti, politici e culturali, si direbbe che lo aspetta una “mission impossible”. Le sue sono idee, proposte, commenti, non dogmi. La democrazia si regge sulle idee condivise. Leggete il suo libro e poi deciderete. Una operazione che mi sento di condividere da artigliere, come una missione …
Prima di esprimere opinioni bisogna leggere: di tutto e tutte le parti. Non trovo del tutto sbagliate le idee del colonnello Vannacci, forse però dovrebbe smussare qualche tono. Ma in fondo se fosse meno diretto e usasse un linguaggio più adeguato o appropriato, sarebbe uno scrittore e non un militare. Comunque da leggere!
Un titolo geniale per ribadire delle idee semplici.
Questo libro che si apre con una prefazione di Borgonovo su come eccessivamente sia stato contestato appena pubblicato, in realtà esprime delle idee basilari fin troppo ovvie sui diversi aspetti della realtà. Il modo nel quale gli enunciati vengono argomentati, suscita un certo disagio per il non detto nel lettore più sensibile e capace di riflessioni complesse. Certi passaggi appaiono poco coesi e alcuni ragionamenti contraddittori. Il concetto di natura, per esempio, sembra più utilitaristico nel capitolo sull'ambiente e più autorevole quando si parla della famiglia. Oppure citando con ammirazione Napoleone, si accosta Robespierre in quanto francese, un'associazione infelice e non giustificata. Il messaggio finale è abbastanza chiaro, tuttavia le sequenze argomentative non sempre sono scorrevoli, saltando da una esemplificazione a un'altra senza un nesso logico. Le citazioni sulle fonti sono vaghe, assenti o generiche e non complete, anche per le parti illustrate.
Personalmente supportando gli artisti che si auto pubblicano dirò che questo saggio risulta maggiormente interessante quando l'autore parla della propria esperienza che fa riflettere sulla particolarità di lavorare in campo militare, per applicare il ragionamento dell'autore, ne consegue una visione del reale non nella norma.
IL VOTO REALE È 0.5 STELLE (e mi sono tenuto anche largo).
Questo libro mi ero ripromesso di leggerlo per un semplice scrupolo di onestà intellettuale, conscio del fatto che sapevo cosa avrei trovato, il che peraltro è stato abbondantemente confermato. Che dire, l’intero volume è una gigantesca serie di chiacchiere da bar (lo stesso autore, nei ringraziamenti, cita le innumerevoli chiacchierate davanti a una birra gelata), in cui il Nostro si inerpica in tutta una serie di affermazioni - si badi bene, affermazioni, NON ragionamenti, ché non c’è un’affermazione che sia supportata da una disamina logica -, le quali si basano su assunti contraddittori, su generalizzazioni e su espressioni nei confronti di chi è inviso al Generale che vanno dal sarcastico all’irrisorio, il tutto abbondantemente condito con benaltrismo e con espressioni volta a volta sessiste, razziste, omofobe e speciste. Per amore di onestà, c’è anche qualche affermazione corretta, ma la quantità straripante di luoghi comuni e di affermazioni senza senso spazza via ogni possibile considerazione nei confronti del testo e del suo autore, che del resto conosciamo tutti molto bene anche per le sue affermazioni pubbliche.
Il libro per me è ricco di spunti e riflessioni che non dovrebbero essere fatte cadere. Sicuramente è divisivo nel senso che non tutto quello che è scritto mi trova in accordo. Anche lo stile è "particolare".
Detto questo se fosse un libro normale gli avrei dato quattro stelle. Le cinque stelle sono motivate dal fastidio che mi è venuto nel leggere le recensioni "1 stella", date per la maggior parte dei casi senza aver neppure letto il libro e con una saccenza quasi fastidiosa.
Quello che gli "1 stella" non capiscono è che è proprio il loro atteggiamento e il loro modo di pensare il motivo dell'ondata delle destre. Se anzichè bollare il libro come scritto da un troglodita e ribattere in modo ideologico, ci fosse stata una critica sensata sarebbe stato indice di rispetto. Ma gli "1 stella"hanno, salvo rari casi dimostrato solo di sentirsi superiori senza nessun altro pensiero critico.