Ho conosciuto Mal di tempo perché seguivo Valeria Urbani sul suo profilo da attivista, dove ha annunciato di aver aperto una pagina interamente dedicata alla scrittura e al suo romanzo non ancora pubblicato. Una volta uscito, nonostante l’incipit della trama non mi attirasse per niente, ho deciso comunque di dargli una possibilità proprio perché “conoscevo” l’autrice, nella speranza di ricredermi. Non mi sono ricreduta, anzi era peggio di quanto mi aspettassi. Voglio essere diretta e sincera: Mal di Tempo non mi è piaciuto per nulla, è davvero ma davvero brutto.
La scrittura è scadente per numerosi motivi. La regola “show don’t tell” viene infranta già nelle primissime pagine, spiegandoci tutto (carattere dei personaggi, eventi passati, abitudini ecc.) come se fosse la pagina di una wiki e non un romanzo. I dialoghi sono artificiosi e innaturali: i personaggi discutono di cose che già sanno con il solo scopo di fare esposizione per il lettore, il che non è un problema di per sè (anzi è fondamentale) ma non è questo il modo di farla. La struttura “passato, presente, futuro” è confusionaria. Tuttavia uno dei più grandi problemi di Mal di Tempo è il fatto che sia pieno di dettagli inutili che appesantiscono inutilmente la lettura (no, non mi interessa che i denti di Alexis siano dritti grazie al miracolo dell’odontoiatria), mentre dettagli che sembrano importanti per la trama non vengono più ripresi.
Il libro viene presentato come (prendete fiato, la lista è lunga) un romanzo di formazione young adult sci-fi con tinte oniriche e weird, ma per la sua stragrande maggioranza è solo un teen drama fatto male. L’effettivo aspetto fantascientifico viene introdotto troppo in là nel romanzo, cosa che lo penalizza doppiamente perché da un lato il lettore si è dovuto sorbire 400 pagine di vuoto cosmico prima di arrivarci e dall’altro questo lascia pochissimo spazio per poter sviluppare adeguatamente il conflitto (un centinaio di pagine scarso), portando a una risoluzione frettolosa.
Tuttavia mai frettolosa quanto la grande rivelazione finale, presentata in un paio di pagine e accettata e superata dai protagonisti in ancora meno tempo. Se ne parla solo un’altra volta, peccato che sia l’autrice stessa che fa notare come non abbia approfondito bene la questione, dato che Alexis si interroga sugli eventi che li hanno portati a quel punto e sulle sue conseguenze, senza però ricevere nessuna risposta effettiva.
Sono presenti tanti temi, quasi come se l’autrice volesse inserire quanti più temi socialmente impegnati possibile, ma nessuno di questi viene trattato per davvero, anzi vengono solo sfiorati. L’esempio più lampante è quello del suicidio, affrontato in maniera a dir poco vergognosa e irrispettosa. Gli vengono dedicati giusto una manciata di righe, senza approfondire i motivi dietro a un gesto così estremo né gli effetti sui familiari della vittima.
L’unico tema trattato per davvero è quello dello spettro aroace, peccato che lo sia in maniera estremamente stereotipata, sinceramente da una persona con una pagina di attivismo mi aspettavo di più, e che Onyria sia continuamente bistrattata dagli altri personaggi.
Menzione speciale per il tema della musica metal e rock, estremamente casuale e inserito giusto per dare un’aria da “not like other girls” ad Alexis, come i personaggi stessi ammettono più volte. Solo pochissime volte le canzoni hanno senso ad essere inserite nel testo (ad esempio il concerto dei Riverside dato che i versi della canzone rispecchiano l'amicizia tra Onyria e Alexis), ma per la restante parte viene solo detto cosa ascoltano i personaggi senza ulteriori approfondimenti, rendendolo di fatto un dettaglio superfluo. Il peggio arriva quando Alexis, viaggiando tra i ricordi, sente dal nulla delle canzoni, picco massimo della randomicità.
Ci sono poi delle sottotrame messe lì per comodità (come la vita criminale dei Pherson) o direttamente eliminabili o quantomeno da trattare meglio e presentare in maniera diversa per renderle più interessanti (mi riferisco soprattutto alla storia di Gail, alla sua relazione abusiva e all’afobia).
I personaggi sono fastidiosi dal primo all’ultimo, tranne forse Onyria non perché sia la migliore ma perché è la meno peggio. Alexis è semplicemente insopportabile: fastidiosa, stronza, ipocrita, giudicona, pick me e piena di misoginia interiorizzata. Non fa altro che definire superficiali i nuovi amici che si fa nel passato ma è la prima a cui non importa granchè di loro e giudica male tutti, persino persone che ha conosciuto per 5 minuti scarsi. L’unica nota positiva del suo personaggio è il rapporto di amicizia tra lei e Onyria, rappresentato in maniera molto realistica e credibile per quanto purtroppo l’autrice tenda a dare ragione ad Alexis senza che questa metta in discussione il suo comportamento nei confronti dell’amica o prenda in considerazione l’ipotesi di averla ferita. Ho inoltre apprezzato la parte finale del loro rapporto, dato che si sono dette delle cose vere: a volte si vorrà sempre bene a una persona, si riconosce il ruolo fondamentale che ha avuto nella nostra vita ma per il proprio benessere è meglio interrompere i contatti, perché si cresce, si cambia e si prende la propria strada.
Andy non ha nessuna personalità oltre ad essere il “bravo ragazzo”, quello “diverso dagli altri”. Ash potrebbe anche essere divertente se non fosse un completo stronzo con Onyria, ricattandola emotivamente e facendola sentire in colpa per non ricambiare i suoi sentimenti anche dopo che lei ha fatto coming out, rendendolo il classico uomo che non sa accettare un rifiuto.
L’autrice ha sempre presentato Mal di Tempo come un viaggio introspettivo nella psiche dei personaggi, ma una volta finito e chiusa l’app del kindle non sento di poter dire di conoscerli davvero perché il tutto è presentato in maniera estremamente superficiale e piatta. E’ un’affermazione paradossale, per 500 pagine il lettore non fa altro che leggere nella mente dei personaggi, eppure è così.
E’ un libro che si legge per inerzia, perché ormai l’hai iniziato e sei lì, non perché ti prenda e tu dica “devo per forza sapere come va avanti”. Io l’ho letto quasi tutto durante le pause in università e in metro, a casa quasi mai mi veniva voglia di leggerlo perché avevo di meglio da fare.
Voglio però fare i complimenti alle illustratrici che hanno realizzato la copertina e la grafica interna, entrambe molto belle.
Voglio concludere la recensione con una nota positiva: Valeria Urbani ha dichiarato di star riscrivendo Mal di Tempo e spero che sfrutti questa occasione per aggiustare tutto quello che non va in questo lavoro. Inoltre, ha annunciato che il secondo romanzo ha superato la prima selezione del premio Arcimago, i cui giudici sono notoriamente severi ed esigenti, il che mi fa ben sperare.