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La Carne e il Ferro

Santuaria. Città dei Papi e dei Troni.
Città del sangue.
Della carne e del ferro.
Distrutta da un esercito di mercenari, la culla dell’ultima civiltà umana diventa il campo di battaglia di potenze ben superiori. Perché neanche la furia delle truppe più violente al mondo è riuscita a piegare Papa Imperio. E perché non saranno mani mortali a porre fine al dominio della Chiesa.
L’Avvento è vicino.
Lo annunciano i folli profeti. Lo temono gli Eccelsi del Nord. Lo attendono gli stregoni del Putridume. I segni sono chiari agli occhi dei dannati.
Ecco allora che una donna senza volto e senza pelle lancerà la sua sfida al Santo Padre, in cerca di vendetta, portatrice di un sacrificio. E suo fratello si calerà nelle tenebre più turpi, accompagnato da un monaco oscuro, dall’acciaio, dalla fede in qualcosa di perduto. Con loro, in questo viaggio verso le regioni più profonde dell’inferno, un fabbro dal corpo maledetto, corrotto dalla ruggine, indurito dall’odio. Un mostro, come quelli che si stanno levando dal Putridume per marciare su Santuaria e sui suoi invasori.
Una preghiera blasfema viene mormorata, un sinistro richiamo raggiunge le menti malate di coloro che attendono. Un esercito di folli, più letale di qualsiasi compagnia di ventura, avanza contro la città sacra, mentre il Papa alza la sua ultima difesa e maghi e stregoni si preparano a perdere la propria anima pur di mettere le mani sulla Fonte.
In attesa delle ultime offerte sacrificali.
A un passo dalla fine del mondo.

237 pages, Paperback

Published January 1, 2022

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About the author

Giuseppe Recchia

9 books6 followers

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2 (5%)
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Displaying 1 - 19 of 19 reviews
Profile Image for Fabiano.
340 reviews129 followers
October 16, 2023
“La carne e il ferro” di Giuseppe Recchia è la magnifica e sacrilega unione tra Grimdark e Dark Fantasy.

Ci troviamo a Santuaria, città di papi, di opulenza e di fasti, città corrotta, marcia e sull’orlo di un avvento blasfemo. Santuaria è il granello di un mondo più vasto, ma altrettanto putrido, tetro e decadente, senza speranza. Guerra, morte e ferocia si cibano dei suoi resti, ingozzandosi fino a scoppiare. Un worldbuilding e uno scenario vividi ed evocativi, dal background interessante e dal potenziale enorme che non posso non promuovere a pieni voti.

I personaggi sono affilati e taglienti, rimangono impressi come una ferita che deturpa la carne, come una vecchia cicatrice sulla pelle. Giuseppe ha disegnato dei protagonisti potenti e viscerali, dotati di una voce unica e ben caratterizzati. Ciò che mi ha fatto letteralmente saltare dalla sedia è stata la capacità di rendere ogni immagine naturale e coerente al contesto. Non c’è nulla di estremo, nulla di gratuito, nulla di disturbante, tutto quello che accade è la semplice conseguenza di una rovina violenta e imperante. Inoltre, i flashback che interessano i nostri sadici attori principali permettono al lettore di comprendere cosa li ha portati a essere ciò che sono, perché sono sprofondati in un abisso fatto di sangue e distruzione.

Se la prima parte del romanzo rimane più legata alla tradizione Grimdark grazie a personaggi sfaccettati e qualche tocco d’ironia, la seconda sfocia nel Dark Fantasy puro con un sistema magico basato sulla magia demoniaca. Il cocktail di generi servito da Giuseppe è equilibrato e ben dosato, dal retrogusto sanguigno, un’iniezione di adrenalina. Lo stile, un po’ “old style”, tratteggia in modo encomiabile l’ambientazione e i protagonisti, soprattutto la loro psiche.

“La carne e il ferro” è un romanzo autoconclusivo che, però, lascia spazio a futuri e succulenti sviluppi. Io rimango in attesa, nel frattempo consiglio a voi tutti di leggere questa perla nascosta, ingiustamente misconosciuta. Santuaria è pronta a divorarvi.
Profile Image for Teone.
155 reviews24 followers
October 15, 2024
Ammetto che un po' me l'aspettavo, ma convinto dalle recensioni entusiastiche mi sono avventurato comunque nella lettura di questo libro.
Adesso che l'ho finito, posso dire che questo genere, o meglio sottogenere, non fa per me.
Sarò antiquato, ma preferisco un fantasy diverso da questo.
La storia è molto interessante e il libro è scritto molto bene, non posso negarlo, però troppa malvagità, troppa oscurità, troppa violenza splatter, insomma troppo grim e troppo dark per me.
Leggo fantasy per trovare storie di eroi, anche brutti, sporchi e cattivi, ma che alla fine facciano anche la cosa giusta al momento giusto.
Che abbiano un'anima, anche se nascosta, e un cuore.
Qui si è visto appena un piccolo barlume, sovrastato comunque da personaggi senza nessuna possibilità, e probabilmente senza nemmeno il concetto, di redenzione.

Vorrei comunque complimentarmi con Giuseppe Recchia perchè, a parte i miei gusti, scrive davvero bene e mi è piaciuta molto la storia e il mondo in cui l'ha ambientata.
Se aggiungesse un po' di luce e positività, leggerei sicuramente i suoi prossimi libri.

So che il mondo non è bel posto e che è pieno di personaggi come quelli del libro, ma per questo tipo di storie leggo i quotidiani.
Leggo libri fantasy per sognare che ci possa essere qualcosa e qualcuno di meglio.
Profile Image for Matteo.
151 reviews38 followers
May 13, 2024
4.5

Santuaria, la città del Papa, immacolata fonte di ricchezza e prosperità, è sotto assedio. Le forze del Nord, guidate da mercenari e spronate da figure armate di vendetta, hanno condotto una campagna schiacciante.
Eppure non tutto è perduto: Imperio, capo della Chiesa, ha dalla sua il potere di un rituale concepito nella follia, ed è disposto a spargere tutto il sangue necessario pur di conservare il proprio dominio.
Non è il solo: uomini e donne, figure maledette e guerrieri perduti danzeranno al ritmo di un massacro che lascerà in vita solo chi è disposto ad abbandonare la propria anima.

Fiore all’occhiello del romanzo, i tre punti di vista che reggono la narrazione rifulgono di una luce grandiosa: Sozar, Lorcan e Crisalide sono figure che riescono, in poco più di duecento pagine, a presentare un’evoluzione soddisfacente e preziosa, fatta di momenti epici, dolorosi, memorabili. La struttura focalizzata consente di scavare nel loro passato, di coglierne le sfumature (anche grazie a rapidi flashback ben collocati) e di far sì che i protagonisti stessi siano, a conti fatti, colonne portanti del worldbuilding.

Rapido e sanguigno, lo stile dell’opera attinge a piene mani dalla miglior tradizione grimdark: nasce nella luce di un Abercrombie per poi evolvere nel solco di un ancor più crudo Richard Morgan e, alla fine, si scopre voce autoriale e identitaria. Mai eccessivamente sopra le righe, sfiora le corde del grottesco senza raggiungerlo, è a tratti ironico, malinconico quando serve, in grado di pesare sulla storia: una prova sontuosa, perfetta per gli amanti del genere e ricco di sfaccettature.

La Carne e il Ferro merita uno spazio che sia interamente dedicato al worldbuilding: pur non presentando elementi per forza di cose originali, questi sono presentati con maestria, risultando accattivanti e convincenti.
Il sistema magico, in particolare, gestisce il concetto delle Fonti, figure in grado di immagazzinare quell’energia magica che verrà poi gestita dagli stregoni, a patto che entrambi siano abbastanza vicini da poter interagire. Questo concetto è riuscito, in molte situazioni, a rendere più dinamici e imprevedibili i numerosi scontri.

Il libro di Giuseppe Recchia (primo di una serie, ma soddisfacente anche come stand-alone) è una prova solida, ben congegnata, e trasuda passione per un genere, il grimdark, che presenta ancora pochi esponenti nel nostro paese.
Se siete fan delle atmosfere decadenti, dei personaggi grigi, di qualcosa che ricordi anche un po’ Malazan nel suo essere a tratti criptico e avvolgente, allora sapete cosa fare: buttatevi in questa avventura e divoratene ogni pagina, perché ne troverete grandissima soddisfazione.
Profile Image for Scandal Wonder.
205 reviews31 followers
January 25, 2024
“La Carne e il Ferro” di Giuseppe Recchia è una pubblicazione indipendente dalla tinte fortemente grimdark e dall’ambientazione che richiama la Roma rinascimentale.
A me è bastato leggere l’incipit per convincermi a entrare a Santuaria: Papi e Cardinali corrotti, monaci stregoni e frati pazzi, disposti a tutto per difendere la Chiesa dall’invasione!
Le truppe dell’Imperatore stanno assediando la Fortezza del Papa mentre imperversano nella Città Santa! In mezzo al caos emergono Crisalide e Sozar, figli di Papa Imperio III, ma che si trovano nelle due diverse fazioni, affiancati da guerrieri e monaci dalla dubbia moralità. Crisalide è una donna coperta da bende in ogni parte del corpo ed ha un conto in sospeso con il padre. Sozar invece è un un guerriero formidabile che ha messo la spada al servizio della Chiesa, ma per farlo deve continuamente scendere a compromessi. Ogni personaggio persegue i propri obiettivi, scontrandosi pure con i propri alleati pur di arrivare al potere, obiettivo di tanti, ma non di tutti! Lorcan, per esempio, è un fabbro che è stato arruolato dagli imperiali per le sue doti da ex guerriero, ma ben presto si troverà a inseguire una personale vendetta!
I brevi flashback riescono a dipingere un quadro macabro ma utilissimo sul passato dei personaggi, li ho apprezzati parecchio. La mia preferita è Macchia, una bambina molto particolare dalle doti nascoste; mi è piaciuta per le sue capacità terrificanti ma anche perchè rimane comunque una bambina dentro. Un dualismo complesso ma riuscito bene!
Con uno stile cupo e orrorifico, Giuseppe ci guida in una narrazione che non fa sconti a nessuno, nemmeno al lettore. In alcuni elementi ho riconosciuto l’ispirazione a George Martin (per la vicenda famigliare e i giochi di potere) e a Steven Erikson (per quanto riguarda il sistema magico e il worldbuilding). Mi aspettavo un po’ più di movimento da parte di Imperio III ma non trattandosi di un protagonista, mi accontento di vederlo di sfuggita.
In conclusione: la trama è trascinante e travolgente per l’atmosfera che si respira tra i roghi di Santuaria; gli attori principali sono incredibili, delineati alla grande, nel bene ma soprattutto nel male. Il culto del grimdark italico ha un nuovo sacerdote: Don Peppe Recchia.

Chi vuole approfondire trova l'intervista all'autore sul canale YouTube "Scandal Wonder"!
Profile Image for G.B. Nefe.
Author 2 books50 followers
September 18, 2023
Questo è il tipo di dark fantasy che mi piace. Niente violenza fine a se stessa, niente personaggi deviati senza un motivo ben preciso...
Il mondo di Santuaria è brutto, corrotto, blasfemo e vicino al collasso. E in questo scenario turpe, anche l'uomo migliore soccombe alla spirale di violenza. Infatti, ogni singolo personaggio di questa storia era una bella persona, all'inizio (tranne Sozar. Stavamo tutti meglio senza di lui) ma non c'è speranza per nessuno a Santuaria.

L'autore non ha lesinato certo sulle scene violente ma, a parer mio, è stato molto abile a renderle in modo che non fossero meramente "estetiche", o disturbanti.
I personaggi sono molto interessanti e ben caratterizzati. Scoprire lentamente cosa li ha portati a diventare ombre di loro stessi (tranne Sozar) è stata una delle parti migliori della lettura. Alcuni hanno genesi devastanti.

Crisalide protagonista indiscussa. La capacità di cogliere il lato ironico delle cose l'ha portata a non sprofondare nella follia come i suoi "soci in affari", e la rende un personaggi incredibilmente carismatico e affascinante.
L'intero romanzo ha quella vena sarcastica che, in qualche modo, spezza l'angoscia di una storia cupa e priva di luce. Anzi, qualche fiammella c'è, ma non dirò dove brucia altrimenti faccio spoiler.

Borraccia è il compagno d'avventure che tutti vorremmo, ma che ci è negato. Menzione d'onore tra i personaggi dell'anno.

Il finale lascia aperti un paio di cerchi, e mi fa sperare in un sequel. Tanto ormai l'autore entra di diritto nella cerchia di autori che infastidisco affinché scrivano tanto.

Fate un viaggio a Santuaria, vi assicuro che sarà un soggiorno che non dimenticherete facilmente...
Profile Image for Luca Miniati.
64 reviews12 followers
December 8, 2023
Non esito a dire che Giuseppe Recchia ha scritto un piccolo capolavoro qui.
La carne e il ferro si distingue e si differenzia da ogni altro libro fantasy che leggerete.
La qualità della scrittura è alta, molto alta. Ogni parola è scelta con cura maniacale e si vede che l’autore ha messo l’amore di un artigiano nella costruzione di ogni frase. La vicenda si svolge praticamente tutta a Santuaria, città papale che è messa sotto assedio dalle forze di un non meglio identificato imperatore, insieme a gruppi di mercenari, tra cui si distingue quello capeggiato da Crisalide, figura misteriosa il cui corpo è interamente fasciato. Tra le fiamme e il fumo si muovono poi anche altri attori: Sozar, il figlio del papa, che si troverà trascinato contro il suo volere nella follia del padre. Lorcan, un fabbro mercenario che scoprirà verità atroci sul suo passato, che lo porteranno a subire una incredibile trasformazione. L’azione si sposta di tanto in tanto nella palude dove avremo altri personaggi degni di nota. Tutto si svolge in un’ambientazione sempre fumosa, corrotta, dove ognuno può tradire e ognuno può morire. L’autore lascia poco all’immaginazione quando si tratta di fare vedere il sangue o descrivere i combattimenti anche in dettaglio. Però il tutto è fatto senza compiacimento e non c’è mai troppo fastidio nel leggere delle peggiori nefandezze. I libro è breve e ho un po’ sofferto l’ambientazione statica, e avrei voluto un po’ più di approfondimento dei personaggi (difficile in un libro così breve). Anche se ho apprezzato molto i piccoli flashback che descrivono il passato anche di alcune figure secondarie. In pratica un libro unico da leggere e rileggere, per la sua ambientazione azzeccatissima e i personaggi che rimangono scolpiti nella memoria. Sarebbe bello se questo mondo fosse ulteriormente espanso in un libro più lungo o in uno (o più) seguiti.
Stra-consigliato agli amanti del grimdark, del dark fantasy, e di videogiochi stile Diablo

Profile Image for Marco Landi.
741 reviews42 followers
October 17, 2023
Altro piccolo capolavoro dopo Maledetti dalle Fiamme. Un dark fantasy sporco e cattivo, scritto magistralmente. Santuaria, una città papale, alle prese con un assedio. Una donna scarnificata alla testa di mercenari cannibali e perversi. Un guerriero storpio e mutilato pieno di rabbia e di vendetta. Un soldato pieno di rancore e colpe. Un Papa che gronda marciume. Rospi crocifissi. Paludi putride. Maghe, stregoni e magia nera. Potenti entità. Sangue e budella. Tutti gli ingredienti per la più folle e malata convergenza!!
Profile Image for Costanza Miccichè.
Author 1 book18 followers
June 23, 2024
La carne e il ferro è un grimdark che non avrei mai letto se non fosse stato per le recensioni di persone con cui condivido alcuni gusti, per un semplice motivo: il grimdark non è il mio genere. E quindi, ovviamente, ogni tanto scelgo di uscire dalla mia zona comfort e leggere qualcosa che in altri casi non leggerei, per sperimentare, per scoprire nuove voci e nuove storie, e per toccare le miserabilità delle azioni umane.

Santuaria è il palconiscenico escatologico, sanguinoso e decadente dove si svolge il massacro in attesa dell'Avvento. La città dei Papi e dei Troni, che riprende la Roma dei Borgia e del Sacco dei Lanzichenecchi, è la scena di una tragedia che si consuma tra personaggi crudi, spietati, perduti e maledetti. Tranne in un caso, nessuno di loro mi ha lasciata indifferente e, a mio parere, il personaggio migliore è Crisalide. Ma anche Fratello Ragno non scherza (il nome è tutto un programma).

Il sistema magico è, insieme ai personaggi, la colonna portante del libro. Se nella forma sembra abbastanza lineare, e nulla di particolarmente complicato dal punto di vista meccanico, anche la magia qui trasuda tutta la sua crudezza, diventando a tutti gli effetti un altro personaggio (se non IL personaggio). Sì, è complicato parlarne senza fare spoiler.

Questo è un romanzo breve e autoconclusivo, ma la quantità di materiale e background che c'è qui è enorme. L'autore ha garantito che ci saranno altre storie ambientate nello stesso mondo (sul suo profilo potete anche trovare una mappa STUPENDA) e io spero di ritrovare almeno uno dei personaggi di La carne e il ferro (sì, Crisalide, guardo te).
Profile Image for Maurizio Ferrero.
Author 26 books42 followers
January 31, 2024
"La carne e il ferro" promette quello che offre dal titolo: una storia di guerra e violenza.

Santuaria, città di Papi in cui è ambientato il grosso della vicenda, è invece quanto di più sacrilego ci possa essere: per le sue strade tormentate e corrose dagli incendi si muovono assassini, soldataglia, cultisti, demoni. Ognuno pronto a vendere cara la pelle pur di accaparrarsi quella degli altri.

Romanzo grimdark fantasy per definizione, condito da spesse venature military (la trama gira tutta intorno a un assedio), ha dalla sua una serie di protagonisti ben definiti, feroci, a tratti inumani. Ho apprezzato in particolare Lorcan, fabbro dal passato tragico il cui martello continua ad abbattersi sui crani dei nemici, ma anche Crisalide, divenuta più demone che donna.

Le vibes da Warhammer Fantasy sono molto evidenti, i demoni e i doni che elargiscono ai mortali ricordano molto le forze del Caos del Vecchio Mondo.

Un problemino che ho trovato (ma mi rendo conto che probabilmente è un mio gusto) è la presenza di una gran quantità di personaggi secondari, forse troppi per un romanzo così breve, con l'inevitabile risultato che paiono tutti un po' poco definiti. I protagonisti, al contrario, sono personaggi di spessore notevole, quindi il problema è molto relativo.

Un romanzo oscuro e sicuramente un must-read per gli amanti di un certo genere.
Profile Image for Matteo Vincenti.
61 reviews2 followers
April 3, 2024
Ragazzi e ragazze, siete pronti ad immergervi nel grimdark più dark muniti di spada, martello e magia? 🗡️🔨🧙🏼
Ok, allora seguitemi!

Città di Santuaria: culla di civiltà, centro culturale, politico e religioso dell'umanità. Esempio più alto della potenzialità umana in terra.
Niente di tutto questo!
Tra i suoi quartieri depositano il proprio seme le più empie bassezze umane, centro di deviazione e corruzi0ne. Papa Imperio, dall'alto del suo trono, trama la conquista del potere assoluto, ma la città è sotto assedio. A colpi di spada, martello e magia demoniaca, seguiremo il destino di Santuaria e degli attori che ne bramano la conquista.

Giuseppe riesce in questo suo romanzo ad evocare uno scenario spettacolare. A partire dalla città stessa, protagonista assoluta della storia. I suoi quartieri, le sue vie e palazzi, quasi se ne riescono a sentire la puzza e i rumori attraverso le pagine, in una reinterpretazione fantasy (e ovviamente estremizzata) della Roma dei secoli passati. Ve la ricordate l'invettiva di Martin Lutero sulla Chiesa romana, dopo il suo viaggio a Roma, definita come la mer3trice di Babilonia? Ecco, io mi sono fatto questa idea in testa... 😁
E poi a seguire dei personaggi difficili da dimenticare, che ti si attaccano addosso e non li stacchi neanche a martellate. E a proposito di martello: come non citare il personaggio di Lorcan! 🔨
Macchina da gu3rra, terminator, bulldozer e chi più ne ha più ne metta. Un Conan il barbaro in salsa very-dark! Vi lascio una cit. che lo riguarda: "La spada della guerriera gli trapassava ancora la faccia da guancia guancia, mentre la mannaia del Macellaio restava incastrata tra le sue costole..." 😁

Sono rimasto anche piacevolmente colpito dalla scrittura di Giuseppe, in grado di fornirci molte descrizioni, anche molto crude, senza mai appesantire la lettura e senza cadere nel banale o nell'esagerazione.

In definitiva, uno dei più begli esempi di grimdark italiano in circolazione, che un appassionato non può farsi sfuggire!

Voto: 8,5/10
5 reviews
March 24, 2024
La carne ed il ferro rispecchia in pieno il contenuto del libro. Crudo e spietato racconta delle vicende oscure, a cui il bagliore della luce e del cosiddetto "bene" è precluso da forze che vanno oltre la comprensione umana.
In partenza l'incipit ha catturato la mia attenzione e le aspettative non sono state per niente deluse. Una storia tetra e violenta ma senza che questa sia fine a se stessa, giusto per impressionare il lettore, anzi motivata e con un fine ben preciso.
Unica piccolo "rimpianto", proprio volendo essere meticolosi, è il non aver avuto maggiori dettagli su alcune storie, ad esempio sul Conflitto o un approfondimento sul passato di Lorcan (tra i personaggi migliori a mani basse secondo il mio gusto). Il finale piuttosto aperto lascia spazio sia all'immaginazione del lettore che ad eventuali continui, anche se forse questo finale amarognolo è uno dei motivi per cui mi è piaciuto il racconto.
In conclusione: un piccola perla, un grumo di sangue, carne e acciaio nell'underground del dark-fantasy italiano.
Profile Image for Stefano Franchini.
4 reviews2 followers
May 1, 2025
Mi è piaciuto e interessato il worldbuilding e volevo vedere come andava a finire la vicenda.
Purtroppo però non mi è piaciuto come speravo. Non sono riuscito a empatizzare coi personaggi e ho trovato lo stile altalenante.
Riscontrati anche diversi refusi.
Profile Image for Matteo Calvi.
93 reviews
June 15, 2024
Un romanzo con un’ambientazione suggestiva e dei personaggi memorabili. Ottime anche le scene d’azione.
Profile Image for Riccardo Poleggi.
87 reviews
April 26, 2024
Che cos’è il Grimdark fantasy?
In molti hanno provato a rispondere a questa domanda, con maggiore o minore successo. A questo punto, però, diventa doloso ignorare quella frase di Warhammer 40.000, ovvero:
“In the grim darkness of the far future, there is only war.”
Che questa sia l’origine del termine, probabilmente è fuor di dubbio, ma non è di certo l’inizio del genere. Possiamo andare indietro, molto indietro, per rintracciare i nostri predecessori. WH stesso riprese una tradizione, senza inventarla. Appare ovvio, però, che gli elementi che condiscono quel “only war” non siano gli stupri, le battutine, la violenza in sé per sé. Innanzitutto nel grimdark c’è tanto fantasy (con buona pace di Abercombie che associa erroneamente il grimdark con il low fantasy), magia, poteri psionici, demoni, evocazioni, altre razze, altra natura. Una vera complessità di personaggi corrotti che lottano da soli al culmine di civiltà al collasso; di qui i dilemmi etici, le azioni riprovevoli rivendicate con orgoglio, valori desueti come il militarismo, il conflitto, l’onore, il valore. Già, perché “l’ambiguità morale” non riduce tutti i personaggi a macchiette di criminali del rione. Sono personaggi anche integri, a loro modo, sfaccettati, ma davvero però. Non basta una padella per trasformare Aragorn in un antieroe *wink wink*
Sono felice di poter dire che La Carne e il Ferro è tutto questo. Nonostante le intenzioni dell’autore, il libro è più vicino a Warhammer fantasy e a Buehlman di quanto non lo sia ad Abercombie, Martin e tutta la succursale di epigoni di tali dubbi maestri.
Ebbene, immaginate la discesa dei Lanzichenecchi guidati dal Frundsberg (che infatti appare nel romanzo) a Roma, per il famoso Sacco del 1527. Solo che Roma si chiama Santuaria e a guidarla non c’è Clemente VII ma Imperio III, che invece di rinchiudersi in Castel Sant’Angelo, si barrica ad orchestrare nella Fortezza della Spada. A guidare le truppe imperiali non c’è Carlo di Borbone ma un gruppetto di capitani mercenari. I rimandi a personaggi ed eventi storici reali non finiscono qui, sono talmente tanti che non vale nemmeno la pena elencarli. Per chi segue Malebolge da tempo forse non c’è bisogno di ribadirlo, ma trattasi del mio tipo di ambientazione dark fantasy preferita. Quando l’autore si distacca troppo dal mondo reale (vedi alcune trovate di Sanderson) io non riesco ad immedesimarmi fino in fondo. Sicuramente un mio limite, ma qui invece il mio coinvolgimento è massimo. (Stesso discorso per le ambientazioni greche, romane, mi prendono di più)
Del mondo fuori da Santuaria sappiamo poco, solo ciò che è utile alla storia: c’è la Palude, l’Esarchia, la Repubblica, il Meridio e, naturalmente, l’Impero, lontano nel Nord col suo imperatore di cui non apprendiamo mai il nome. E va bene così, perché un fantasy non deve essere per forza uno sciorinare infodumposo di worldbuidling. L’autore dice e mostra ciò che serve per raccontare la sua storia, confezionando un gioiellino di meno di 250 pagine, che è, secondo me, una lunghezza più che onesta per un romanzo autoconclusivo.
La storia comincia con l’assedio già in corso; gli imperiali sono entrati in città, le truppe e le bande si dividono i quartieri, saccheggi e violenza sono all’ordine non del giorno, ma del minuto. Tuttavia, Recchia riesce a raccontarlo, mostrandolo, senza essere né morboso, né gratuito. Credetemi, non era facile, perché c’è azione e sangue in tutte le pagine del libro. Non serve, ribadisco, non serve affondare la lama nella coscienza del lettore, parlandogli e strizzandogli l’occhio. Le cose basta farle intuire, dedicargli mezza riga, affinché colpiscano con delicatezza ma molto più profondamente rispetto a una descrizione che i più chiamano “cruda” ma che a me sembra pigra e banale. Questo è un grosso punto di forza del romanzo, perché quella violenza alla Martin, alla Sons of Anarchy (se cambiamo media) mi ha davvero stancato.
Pur essendo ridotto all’osso, il worldbuilding non è affatto scarso. Quanto mi hanno incuriosito gli stramaledetti Troni! I Troni piccoli, i Troni grandi e i Troni medi. Quando capisci cosa sono appare scontato, ma all’inizio mi sono davvero lambiccato il cervello, che fascino! Attraverso questi dettagli, gli sparuti flashback, l’architettura del mondo che circonda i protagonisti, i vari personaggi secondari, si percepisce un mondo vivo e pulsante, credibile, interessante. Il lettore ha voglia di capire di più e di andare avanti.
Infatti, penso che il personaggio a cui mi sono affezionato di più durante la lettura è stata proprio Santuaria, la città. Mi sembrava di poterla scoprire, di poter entrare in qualche archivio, da studioso, per ricostruirne la storia e le cronache. La città, nella narrazione, ha un’anima e un ruolo. L’autore, poi, trova un modo molto ingegnoso per dare una voce e un respiro a Santuaria. Non lo spoilero perché forse è stato il mio capitolo preferito, quello.
Un elogio va speso per la prosa di Giuseppe Recchia. Leggendo il prologo mi sembrava di essere innanzi a una pièce teatrale di stampo Shaksperiano. Questa dimensione così enfatica si perde, specie nella seconda parte del romanzo, ma non lo trovo un errore, anzi. Accelera la lettura e migliora l’esperienza, dove mantenere quello stile così ricercato avrebbe reso la fruizione molto più pesante e difficoltosa. Continuare con similitudini, metafore e ricercatezza per l’intero libro l’avrei ritenuto un errore, un eccessivo strizzare l’occhio al lettore per far vedere quanto si è bravi. Non bisogna dimenticare, infatti, che un romanzo è in primis un’opera di intrattenimento. Se macinare le righe si fa stressante, se sei costretto a rileggere i periodi per capire cosa succede, allora forse il lavoro non è completo come potrebbe. Avrei spinto di più sulla personalità dell’autore e meno sulle strade già battute. Infatti avrei evitato nomi come “Prosperus Coronna”, cioè nomi reali e contingenti che, nel contesto, interrompono la sospensione dell’incredulità e, per quanto possano risultare chicche sfiziose, finiscono con il mostrare la struttura del palco alle spalle della scena.
Tuttavia, La Carne e il Ferro, come ogni libro, non è esente dai difetti. I personaggi, nella loro impostazione iniziale, sembravano direttamente ripresi dal lavoro di Joe Abercombie, lavoro che, come molte volte detto, a me personalmente non piace. Nella seconda parte del romanzo, però, i protagonisti (e quindi i POV) prendono una loro precisa direzione, specifica dell’impronta autoriale di Recchia, e questo me li ha fatti rivalutare in positivo. Sia i personaggi primari sia i personaggi secondari hanno un loro arco narrativo, seppur minimo, ciò ha contribuito a renderli reali, ma non sono riuscito a empatizzare fino in fondo con nessuno di loro. Forse per la loro natura così realmente “grimdark”, forse perché in alcuni momenti della seconda metà del libro il loro processo di sviluppo era diventato non facilmente intellegibile a causa, secondo me, di qualche forzatura di trama.
Il personaggio che ho meno compreso è quello che in fondo sembra il vero protagonista, cioè la nostra Llorona, soprannominata Crisalide. Non sono sicuro di aver compreso davvero le sue motivazioni. Molto spesso mi è parso che fosse la storia a guidare lei e non il contrario, come invece secondo me dovrebbe essere. Va benissimo il personaggio passivo che si fa trasportare, ma forse per lei ci sarebbe voluto qualcosa in più, qualche motivazione più profonda. Anche il finale, per come presentato, non mi ha soddisfatto fino in fondo. Ma detto questo, il personaggio che più rimaneva in ombra all’inizio, cioè Sozar Barqa, nel corso della storia acquisisce peso e struttura, mostrando i suoi drammi, la sua natura e presa di consapevolezza. Anche il Fabbro Lorcan è degno di nota, con la sua evoluzione e il suo arco di trasformazione, né completamente eroico né del tutto tragico. (Per un editing professionistico sono 200 euro a cartella, grazie)
I combattimenti sono per lo più pregevoli, specie quelli più importanti, ma molti altri sembrano aleatori, “visti dall’alto” e non si percepiscono i protagonisti davvero in pericolo. Il dettaglio negli scontri, personalmente, non lo vedo solo come un autocompiacimento masturbatorio dell’autore che ha rivisto mille volte La storia fantastica, il Signore degli anelli, Rob Roy, per poi spostarsi a studiare l’opologia reale (la prima ragione è questa), ma per far vedere la vulnerabilità, le ferite e lo stato di rischio in cui si trovano i personaggi. Non conta infatti che alcune scene siano un po’ “irrealistiche” in taluni frangenti o che una gomitata da *quella* posizione non sia credibile, io devo credere che i personaggi possano morire e questa sensazione, devo dire, ce l’ho avuta poco. Forse è il prezzo da pagare per non avere una roba morbosa alla Martin? E va bene, lo pago volentieri. Però per un rinascimento fantasy avrei voluto vedere archibugi, pistole e qualche cannone. Il contesto è rinascimentale, ma l’aspetto bellico indubbiamente medievale.

Anche il Punto di vista, la tecnica narrativa scelta da Recchia, non mi ha convinto. I capitoli sono divisi in POV, ma il narratore è indubbiamente onnisciente. Infatti, spesso, sceglie di raccontare scene e retroscena, togliendoci un po’ il gusto dell’immedesimazione nel momento. Se saltare tramite il raccontato l’ennesima scena di combattimento può essere giusto (ma, secondo me, senza andare oltre una pagina), raccontare momenti salienti, pur del passato, non è probabilmente la scelta più indicata per far immedesimare il lettore. Va poi indubbiamente fatto un altro giro o due di editing, perché purtroppo il libro è pieno di refusi e anche piccoli errori grammaticali. A causa del narratore onnisciente in alcuni periodi si perde il soggetto e ho dovuto rileggere per capire chi facesse cosa e come.

Direi che le criticità finiscono qui. Aggiungo che il sistema magico mi ha esaltato come pochi. È oscuro, terribile, prezzi altissimi da pagare, ma senza le regolette matematiche del fantasy odierno che porta i libri ad assomigliare ai videogiochi. I personaggi magici, i caster, fanno davvero paura; sono eccentrici, magnetici, interessantissimi. Spero davvero che l’autore ce ne dia un po’ di più!
La capacità e l’umiltà di Giuseppe Recchia, che chiude un romanzo del genere con “Grazie di aver letto il mio libro”, è un faro di speranza nel panorama del dark fantasy italiano. Leggete La Carne e il Ferro e non ve ne pentirete. Volete il ferro, volete il sangue, gli scontri, l’artiglieria magica, i personaggi oscuri e tormentati? In questo libro troverete questo e molto altro.
Giuseppe, per quanto mi riguarda supporto totalmente il tuo lavoro e non vedo l’ora di leggere altro.
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April 30, 2024
Crudele come il ferro nella carne

“Qual era la differenza tra la sua vendetta e quella dei suoi mostri?”

Il sacco di Roma incontra le pene infernali di Hieronymus Bosch.
Premetto che l’episodio storico del 1527 a cui il romanzo si ispira, quantomeno nell’ambientazione, è uno dei miei preferiti di sempre (da farci un film), ma in molti mi hanno consigliato questo libro e devo dire che, appena ci ho messo le mani sopra, l’ho divorato, esattamente come farebbe Macellaio (un personaggio del romanzo) con le carni di un qualsiasi suo nemico.

Tralascio tutti i riferimenti letterari di genere che, ovviamente, accomunano il filone grimdark.
Voglio parlare solo del romanzo: crudele, violento, che non lascia scampo.
È un romanzo in cui l’umanità è scomparsa. Tutti i personaggi, a causa di un mondo putrido, corrotto e ingiusto, sono stati trasformati in mostri, nell’anima, nel corpo ma, molto più spesso, in tutti e due.

La città di Santuaria è assediata da un esercito mercenario che ricorda molto quello dei lanzichenecchi ma che lo batte in amoralità e violenza. Il papa Imperio è asserragliato nella sua fortezza e non esita a dedicarsi a riti blasfemi e innominabili pur di non ammettere la sconfitta.
Mi è piaciuto il lore mitico-religioso basato su angeli (Troni) e demoni in lotta per il dominio sul mondo e sulle anime, raccontato ma sempre avvolto in un alone mistico.

Il ritmo è serrato, si muore malissimo praticamente a ogni capitolo, tanto che si rischia di annegare in quest’orgia di sangue. Per fortuna, la brevità del romanzo consente di scivolare attraverso la mischia quasi illesi grazie a una scrittura scorrevole.
La morte risulta il minore dei mali in questa storia, una sorta di liberazione dai tormenti.

Il passato dei personaggi emerge come uno spettro evanescente, evocando l’innocenza di un’infanzia perduta nella corruzione della vita adulta, o una felicità quasi immaginata.
Forse è proprio questo che mi è piaciuto di più di Crisalide e Sozar, versione dei fratelli Borgia deturpata dal fuoco e dai crimini, e di Lorcan il fabbro, la cui metamorfosi incarna appieno lo spirito del libro. È il suo punto di vista, forse, il più interessante perché pervaso da un rimasuglio di bontà e compassione.

Sono uno che cerca sempre allegorie nei romanzi e penso che la scrittura fantastica debba anche fare una riflessione sul nostro tempo. Qui, l’aspetto che forse mi ha colpito in questo senso è la smania dei potenti, pronti a sacrificare tutto e a sprofondare l’intera umanità nell’Apocalisse pur di vincere.
Forse, allora, non è il mondo descritto da Recchia a rispecchiare il nostro, ma è la nostra realtà che, pian piano, si sta trasformando nel mondo descritto da Recchia… speriamo di no!

Comunque, se dovessi sintetizzare il cuore della storia userei la nota frase: l’odio genera mostri. Leggetelo e capirete.
In conclusione, consiglio di leggerlo con Beethoven in sottofondo (magari la 7a o la 9a) e bevendo una birra scura e amara come la morte… o come la vita.
2 reviews
September 2, 2024
Devo ammetterlo, quando ho iniziato "La carne e il ferro" di Giuseppe Recchia, non ero preparato a quello che mi aspettava. Pensavo di trovarmi davanti a una classica storia di lotta tra il bene e il male, ma mi sbagliavo di grosso. Questo libro ti prende e ti trascina in un mondo dove il confine tra l'eroismo e la follia è così sottile che spesso ti ritrovi a chiederti da che parte stai davvero.

Santuaria, la città dei Papi e dei Troni, è più un campo di battaglia che un luogo sacro, e Recchia non si fa scrupoli a mostrarci ogni dettaglio crudo e sanguinoso di questa decadenza. Ma il bello è che, nonostante tutto questo orrore, non puoi fare a meno di affezionarti a questa città ormai in rovina. C'è un certo fascino in tutto questo caos, come quando guardi un temporale e non puoi fare a meno di essere affascinato dalla sua forza distruttiva.

I personaggi sono uno spettacolo a sé. C'è la donna senza volto e senza pelle, che, diciamocelo, già dal nome sai che non sarà una passeggiata. E poi suo fratello, che si lancia in un’avventura oscura accompagnato da un monaco e un fabbro dal corpo maledetto. Questi non sono i classici eroi da fiaba; sono più simili a persone che hanno preso troppe botte dalla vita e che ora cercano di restituirle con gli interessi. E onestamente, come non fare il tifo per loro? Sono imperfetti, spezzati, ma proprio per questo così reali.

C’è anche un umorismo sottile, nascosto tra le pagine, che ho apprezzato tantissimo. Non aspettarti battute a raffica, ma c’è quella sottile ironia che affiora nei momenti più inaspettati. Come il Papa, che con tutto il suo potere e la sua grandeur, alla fine si ritrova a fare i conti con un esercito di folli e stregoni disposti a sacrificare tutto, anche l’anima, per mettere le mani sulla Fonte. È quasi tragicomico, se ci pensi.

"La carne e il ferro" è un libro che mi ha fatto riflettere su come il potere possa corrompere, su quanto siamo disposti a sacrificare per vendetta, ma anche su come, in mezzo a tutto questo caos, ci sia ancora spazio per un pizzico di umanità. Forse è proprio questa la cosa che mi ha colpito di più: anche nel mezzo di un’apocalisse, anche quando sembra che tutto sia perduto, c’è ancora una scintilla di speranza, per quanto piccola e distorta possa essere.

In sintesi, se sei in cerca di una storia che ti faccia pensare, sorridere amaramente e magari anche perdere un po’ di fiducia nell’umanità (ma in senso buono, giuro!), "La carne e il ferro" è il libro che fa per te. E chi lo sa, magari dopo averlo letto, ti ritroverai a guardare il mondo con occhi un po’ più attenti… e a controllare che la tua pelle sia ancora al suo posto.

Attendo con ansia le prossime uscite dell'autore.
Profile Image for Le Storie & I Mondi.
30 reviews6 followers
June 26, 2024
Santuaria è caduta. In soli tre giorni le truppe mercenarie dell'Imperatore hanno abbattuto le difese della città, centro delle Sacre Dominazioni e faro spirituale del genere umano. Ora, i suoi palazzi signorili, le chiese e le statue sono bersaglio della loro furia e avidità, mentre Papa Imperio III si rifugia tra le mura della Fortezza della Spada.

Tardo Medioevo e Rinascimento italiani, inclusi alcuni loro protagonisti, sono l'ispirazione di Giuseppe Recchia per La Carne e il Ferro. In questo hanno sicuramente giocato un ruolo determinante la formazione accademica dell'autore e la sua provenienza da una terra che è ininterrotta testimone di conflitti e dominazioni.

Ma questo non è, ovviamente, un romanzo storico anche se, come le reali vicende umane, trasuda tragedia e incompiuta redenzione ed è intriso di sangue. L'amore di Recchia per il grimdark e il dark fantasy è evidente nell'intreccio, giocato sui punti di vista di tre protagonisti, che risultano tutti egualmente memorabili e credibili nei rispettivi archi di trasformazione, e in un'ambientazione stratificata e immersiva, rivelata gradualmente, come la magia che la permea, attraverso dialoghi e digressioni funzionali.

Se in questo romanzo c'è un difetto, è forse che ai personaggi secondari, resi vividi dall'autore anche con pochi tratti e linee di dialogo, le pagine non concedono abbastanza spazio ma credo che si tratti di una mancanza veniale, se si considera l'ottima gestione del ritmo, scandito dall'incombere di un evento dalla portata apocalittica. È quella di un continuo crescendo, la strada scelta e magistralmente percorsa dall'autore con una scrittura controllata, limpida e mai banale, anche nel mostrare l'efferatezza di scene e situazioni.

Con La Carne e il Ferro, Giuseppe Recchia entra a mio avviso a pieno titolo tra le migliori espressioni del fantastico italiano degli ultimi anni e non ci si può che augurare che dal suo talento vengano alla luce nuovi lavori.

Recensione completa: https://lestorieeimondi.wordpress.com...
Profile Image for Giulia Grassi.
Author 10 books15 followers
December 3, 2024
Per me è un susseguirsi di eventi senza un vero arco di trasformazione (a eccezione di Lorcan, che però è davvero mal gestito) e senza un vero protagonista (Crisalide? Sozar? Lorcan? Tutti e tre? Non si capisce). L'idea alla base è anche buona, il worldbuilding è curato e si vede, ma la struttura è mancante di uno scopo (probabilmente perché manca un protagonista e un arco e una struttura che gli dia solidità) e i flashback sembra che siano inseriti solo per dare un background ai personaggi (perché non trovare il modo di farli emergere dalla narrazione?). Per quanto mi riguarda, poi, non ho empatizzato con nessuno dei personaggi presenti; li ho trovati deboli, monodimensionali e asserviti alle esigenze di trama (spesso le loro azioni mi sono sembrate forzate, solo perché la storia doveva andare in un certo modo), al punto che per un buon 80% del tempo non mi è interessata la loro sorte. Sono arrivata a fine romanzo solo per vedere se l'avvento ci sarebbe stato o no, ma di Crisalide, Sozar e Lorcan non mi importava nulla (e degli altri ancora meno).
Altro punto a sfavore, almeno per me, sono i continui riferimenti agli st*pri. Non ci sono descrizioni visive (grazie al cielo), ma viene ripetuto un po' troppo spesso e l'ho trovato un po' gratuito. Si può scrivere grimdark anche senza parlare di vio*lenze ses**ali ogni 4 pagine, Abercrombie ci riesce, possiamo farcela anche noi italiani
377 reviews10 followers
February 5, 2025
Se Abercrombie finisse all’inferno e venisse torturato 666 volte tornerebbe su questo pianeta nelle vesti di Giuseppe. La “Carne e il Ferro” è puro distillato grimdark. Nessuno spazio per frizzi o lazzi ironici, nessun tentennamento o gigioneggiamento da parte dei personaggi. In questa storia non ci sono dubbi interiori o scrupoli, il profilo morale di chi ci viene raccontato è più nero dell’inferno più scuro. Non vengono contrapposti dei cattivi a dei disperati, amorali e in fondo simpatici, in questo romanzo abbiamo dei feroci malvagi contro gente ancora più persa nel male. Giuseppe con una scrittura lucida, potente ed evocativa, da una parte racconta con tono asciutto e cronachistico la delirante e colpevole discesa verso la malvagità di alcuni e dall’altra con elegante lirismo ci sussurra la drammatica e luciferina caduta di altri. Ma non è una storia nichilista, perché Giuseppe con sapienza ammirabile piazza un paio di piccolissime perle di speranza che potrebbero spegnersi appena chiudiamo il libro o lentamente covare e poi divenire soli luminosi di riscatto. Avere una seconda chance per salvare una figlia, anche se non tua e non umana, non ha comunque prezzo e fondersi con un demone, quando si è toccato davvero il fondo potrebbe essere la spinta per risalire. Ad maiora.
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