«L'ispettrice Nives Bonora ha quella marcia in più, tipica delle donne. La storia è ritmata, ricca di colpi di scena, amori e misteri. La scrittura è incredibilmente creativa,» Famiglia Cristiana
«Bomoll è capace di sprigionare un'energia travolgente.» Marco Lodoli
«Mischia rabbia e dolcezza, morte e tanta voglia di vivere. Mi ha commosso e divertito. Che talento.» Asia Argento
«Cinzia, scrivi con la parte nera del tuo cuore, come faccio io.» Giorgio Faletti
«Se è vero che 'Dio è nel dettaglio', lasciatemelo dire, dai, Cinzia Bomoll scrive da dio.» Carlo Lucarelli
Per l’ispettrice Nives Bonora è un periodo complicato. Qualcuno ha sparato al suo collega Pizzi, ferendolo gravemente, ed è stata lei stessa a salvargli la vita. Ma ora il commissario Brandi non vuole che partecipi all’inchiesta e anche la loro sempre altalenante relazione appare decisamente in crisi. Intanto pure il microcosmo familiare di Nives, composto da lei, dal padre e dalla nonna, è sconvolto da un ritorno inaspettato… Ma l’ispettrice Bonora non è tipo da arrendersi, e si lancia in una vorticosa «indagine privata» che la porterà a scoprire gli orrori annidati dietro la rispettabile facciata della provincia ferrarese. Una nuova avventura della schietta e sfrontata ispettrice Bonora, insofferente delle regole e spesso tormentata, ma sempre mossa da un senso di giustizia istintivo e tenace. E con lei tornano i paesaggi della Bassa, lì dove – fra gli argini del Po, le rare case e le ville abbandonate che affiorano improvvisamente dalla nebbia – il mistero trova il proprio habitat ideale.
Ecco- ho pensato quando mi sono imbattuta in Nives Bonora- un’altra come Aba Abate, una per cui provo la stessa antipatia per via di quell’atteggiamento arrogante, o per le scenate, per come gestiscono le loro vite a causa del difficile rapporto con uno o entrambi i genitori. Lasciando da parte la Abate e le sue avventure, e parlando di Nives…. La Bonora ha trent’anni, ma la ferita da abbandono da parte della madre l’ha segnata al punto che spesso le sue sfuriate, la sua logica e le sue risposte siano quelle di un’adolescente. Non dorme quasi mai, mangia poco e male se si escludono i manicaretti della nonna, e beve. C’è una scena che tocca dei livelli altissimi in cui si legge che lei si ingozza di Nutella a cucchiaiate, ci beve dietro del vino rosso (già che c’eravamo, perché invece della bottiglia, non farglielo bere direttamente dal cartone? Così, tanto per aggiungere un’altra pennellata di pateticità!) e mentre parla con il commissario Brandi, vomita. Un rigurgitino- ino-ino, ma quanto basta perché lui debba prendere della carta e pulirla. Mi si potrebbe dire che la scena serve per mettere in luce quanto Brandi, al di là dei modi bruschi, ci tenga a lei; o che serve per dimostrare quanto questa donna stia per andare in pezzi, ma quando lo si ripete per quasi tutto il libro non penso ci sia bisogno di scene come questa. Nives Bonora- dicevo- dorme poco, male, mangia poco e male, beve tanto e male, a volte fuma e, nonostante questo, è bellissima. Sempre e per quasi tutti i colleghi che cercano di estorcerle un appuntamento. Va beh… Nives in “non dire gatto*” – che poi la casa editrice mi dovrà spiegare perché la scelta di questo titolo- si trova ad indagare in via non ufficiale su una setta i cui membri fanno sacrifici rituali con i felini e si fanno tatuare gatti. Nessuno conosce la loro identità, ma chiunque provi a curiosare un po’ troppo fa una brutta fine. Come ci si è ritrovata in questa situazione? Grazie a Pizzi, il collega con cui ha una specie di relazione – anche se l’uomo del suo cuore è Brandi, ma dato che tra i due la comunicazione lascia a desiderare, lei ha trovato un uomo con cui è più facile stare- a cui lei salva la vita per un soffio. I mandanti del suo quasi omicidio sono affiliati alla setta del gatto e, da quello che scoprirà Nives, Pizzi è solo uno dei tanti che verranno eliminati. È un’indagine difficilissima, resa ancor più complicata dal carattere di Nives e dalla sua esclusione dal caso. Quello che scoprirà non le piacerà affatto, perché gli infiltrati di questa setta sono quasi ovunque e di sicuro a piani altissimi, tanto che anni prima lo stesso padre di Nives – maresciallo in pensione- aveva indagato su di essa e dall’alto gli avevano fatto insabbiare tutto. Dove non è arrivato il padre, però, arriva la figlia, aiutata dalla sorella di Pizzi e da qualche coincidenza un po’ troppo fortunata. E alla fine Nives riuscirà a chiudere un cerchio aperto tanti anni prima… o forse no, perché il finale lascia parecchi dubbi (anche se, a mio parere, molte cose si erano già capite da un pezzo).
Mi è piaciuto? No. No perché mi è mancato da subito quel brivido, quella sensazione di suspence, la voglia di indagare insieme a Nives. Vorrebbe essere un personaggio tosto, spezzato, ma ne viene fuori petulante e rabbiosa, aggressiva. E delle poesie che scrive sul taccuino cosa dire?? Anche no. Potrebbero essere il modo per mostrare il suo lato nascosto, fragile, ma per come sono non riescono nell’intento. Però, lo voglio ribadire, è un mio gusto personale: i personaggi così non mi piacciono. È come se mancasse quel quid, quel qualcosa in più che li rende credibili, apprezzabili.
Non mi sono piaciute alcune scene – come quella che raccontavo prima- per come sono descritte o per la loro improbabilità: dal suo muoversi quasi indisturbata in ospedale fingendosi un’infermiera, al ritorno della madre, all’andare a Villa Mensa portandosi a casa una gattina mezza moribonda. La scrittura è buona, ma non mi ha mai catturato, e mi ha lasciato con la sensazione che il finale fosse troppo frettoloso.
Quindi mi dispiace ma per questo romanzo il mio voto è una stella e mezzo. Forse non sono riuscita a capire la protagonista perché non ho letto il primo romanzo… ma non mi va di scoprire se leggendolo l’avrei apprezzata di più.
Buone letture e alla prossima!
*non era meglio un titolo incentrato sul senso di colpa? (che permea tuuuuutto il romanzo?)
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Davvero pessimo. Purtroppo il libro non mi è piaciuto per niente. Partendo dal principio: non ho provato per niente empatia verso la protagonista che, in realtà, risulta odiosa, poco riflessiva e problematica (cavoli! Per colpa sua son morte 4 o 5 persone, seppur fossero effetti indiretti derivati dalle sue azioni..non una gran protagonista), un rappresentante della questura di Ferrara col carattere permaloso e cocciuto di una quindicenne. I vari personaggi risultano piatti, se non per la già citata protagonista Bonora e Brandi (il più saggio e coerente del libro, per l'intera narrazione, ma fatto passare al lettore come il rompiballe di turno). Alcuni, come Delcisa e il collega Pizza, paiono giusto delle figurette acromatiche, poste nella narrazione per fare da mera cornice degli avvenimenti o per semi-guidare scelte e decisioni di Nives. Tutto qua. Riguardo la trama, si poteva migliorare, magari dando maggior risalto al tema del ritorno materno (tanto caldo all'inizio e poi abbandonato durante lo sviluppo delle lettura fino a diventare un fredda parentesi di mezza pagina a fine libro) o a quello delle grandi difficoltà per il genere femminile di poter fare carriera presso i vari corpi militari italiani. Trasmessi come sono nelle pagine sembrano solo dei riempitivi, rimedi per dare maggior spessore fisico all'opera aumentando il numero di fogli stampati. Il finale, poi, risulta accelerato (troppo!) e messo giù con poche idee, una conclusione liquidata "tanto per". Ultimo pensiero: non c'è un lavoro di correzione ed editing del testo? Ci sono alcuni problemi tra punteggiatura, errori di battitura e un'intera frase completamente sparita se non per le ultime tre parole. A me dispiace essere così tanto critico, davvero, ma mi aspettavo molto di più dopo aver letto alcuni commenti/recensioni e la sinossi della stessa opera. Peccato.
Meglio del primo racconto sia per lo svolgimento dell'indagine che per la crescita della protagonista che a fine libro è un po' meno intollerabile che nel libro precedente. Mi piace che lo svolgimento dell'indagine prosegua sequenziale, con l'individuazione progressiva di possibili sospetti e ulteriori delitti, e non ci sia una rosa iniziale di indagati fissa sin dall'inizio, ma l'introduzione di qualche personaggio alla fine non è proprio convincentissima. L'editing non è stato molto accurato, nel primo libro la nonna si è rotta il femore, in questo, immediatamente successivo, ha l'anca rotta. E nel primo volume la madre la protagonista la sentiva via telefono ogni tanto (quattro mesi prima) ma qui non la vede da anni...
Mooooolto più bello e interessante del primo. Mi è piaciuto molto come hanno gestito le indagini del caso.
Non mi aspettavo per nulla che pizzi fosse coinvolto nella setta, anzi ci sono rimasta proprio male perché ero team pizzi e non mi piaceva il commissario brandi. Non ho ben capito come si sia scagionato, era un corrotto no? Perché non è stato arrestato? Mi dev’essere sfuggito qualcosa. Sono molto curiosa di sapere come andrà a finire l’indagine e se ritroveranno la sorella di pizzi.
E Chissà se Nives riuscirà a diventare commissario… speriamo di sì
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Un buon libro… a parte alcune imprecisioni descrittive (es. la madre aveva i capelli bianchi e corti e dopo poche pagine li aveva lunghi e castani). Dettagli che, ovviamente, non disturbano più di tanto lo svolgersi della storia che rimane comunque carina. Ho scoperto che questo è il secondo libro di una serie (anche se non me ne ero accorta leggendolo… rimedierò al più presto leggendo anche il primo. Cliffhanger finale… dovrò leggere anche il terzo😉