Tante persone oggi si definiscono per i diritti umani, per gli animali, per il clima. Ma che cosa vuol dire davvero fare attivismo? perché lo si fa? E per chi? Irene Facheris si è posta queste e altre domande che vengono per lo più date per scontate e ha sviscerato il tema anche attraverso un questionario a cui hanno risposto 1150 persone. Ne è nato questo libro in cui si indaga il senso profondo dell'attivismo per risolvere le faide interne e rischiarare ombre e ambiguità che fanno spesso perdere di vista il vero obiettivo, ovvero il bene collettivo. Fare attivismo significa infatti agire avendo come fine il miglioramento della vita delle persone. Insomma, è necessario che ci sia un "noi" nello scopo che si persegue. Ma è sufficiente? Si può parlare di attivismo anche quando si prova a ottenere questo obiettivo senza confrontarsi, decidendo da sé quale sia la strada migliore per raggiungerlo? In altre parole, si può fare attivismo senza un "noi" anche nel processo? La riflessione presentata in Noi c'eravamo è un'operazione senza precedenti che, andando al nocciolo di un'attività fondamentale in una società libera, racconta come e perché avvicinarsi al mondo dell'attivismo e come e perché restare. Perché con l'attivismo ci curiamo di noi. E l'attivismo diventa la nostra cura.
Due stelle perché apprezzo l’intento. Su 150 pagine sono stati spalmati (anche grazie ad un’impaginazione discutibile) concetti che potevano occuparne tranquillamente la metà. Sono consapevole che questo non dipende totalmente da Facheris, ma si tratta di un libriccino snello e piuttosto scarno nei contenuti, acquistabile alla "modica" cifra di 18 euro. Sono un po’ perplessa perché non ci trovo il rigore di un saggio, né i toni coinvolgenti di una testimonianza. O meglio, mi sembra che il testo rimanga in bilico tra queste possibili tendenze, senza sbilanciarsi dall’una o dall’altra parte. Il risultato è un pamphlet ripetitivo, un po' vago e che mi trasmette un'idea di approssimazione e di superficialità. Mi aspettavo un libro utile e illuminante, ho trovato giri di parole privi di slancio che a mio avviso finiscono per annoiare, smorzando il messaggio trasmesso.
Saggio che esplora il concetto di attivismo nella società contemporanea, mettendo in luce la complessità e le sfide che esso comporta. Il libro si interroga sul vero significato di fare attivismo, andando oltre la semplice definizione di protesta o azione sociale, e analizza come l'attivismo sia cambiato con l'avvento dei social media e delle nuove piattaforme di comunicazione.
Facheris, basandosi sulla sua esperienza personale e su una ricerca che ha coinvolto oltre 1.000 persone, riflette sulle motivazioni che spingono le persone a diventare attiviste e sulle difficoltà che incontrano, come lo stress e l'impatto sulla salute mentale. Un aspetto centrale del libro è l'importanza del "noi", dell'agire collettivo per il bene comune, contrapposto a un attivismo individualista e spesso egocentrico.
Il libro offre una prospettiva critica ma costruttiva sull'attivismo, esaminando anche le ambiguità e le ombre che talvolta ne offuscano il vero scopo. È una lettura rivolta non solo a chi già si impegna in questo campo, ma anche a chi è interessato a comprenderne meglio il valore e le sfide.
Da persona che proprio in questo periodo è alla ricerca di un "senso in più", di una "comunità" dove condividere lotte e ideali, del "noi" di cui parla l'autrice, posso dire che questa lettura è stata confortante e illuminante, nonché piacevole e molto scorrevole. Pensata sia per chi fa parte del mondo dell'attivismo sia per chi invece vorrebbe avvicinarvisi, comprensibile e accessibile a tutte le persone sensibili al tema.
Ogni volta che leggo saggistica che cerca di sensibilizzare su tematiche importanti o, se vogliamo, di fare vero e proprio attivismo, sono dentro l'enorme difficoltà che mi causa mettere una valutazione negativa.
D'altronde, quasi tutti questi libri a un certo punto toccano, più o meno marginalmente, l'opportunità di non lanciarsi in valutazioni delle attività e opinioni di chi contribuisce alla causa alla stregua di opinioni di "serie A" e di "serie B".
Sono rimasta però con un grosso dubbio su "a chi dovrebbe arrivare questo libro". So che non è arrivato a me.
Chiunque abbia messo piede in un luogo di attivismo politico, ha vissuto i pochi contenuti sostanziali di questo libro - peraltro riusciti proprio nella dimensione in cui sono raccontati pari pari dall'esperienza di persone diverse dall'autrice - un dodici volte.
Se invece il libro si indirizzasse ad attrarre persone che "non abbiano mai fatto il passo" o che "sentano di non fare abbastanza", non sono certa contenga le scelte espositive più giuste. Io ho avuto la sensazione che chiunque sottostia ad una sola di quelle citate "pressioni" sociali o mentali rispetto all'attivismo non trovi un grande appiglio nei contenuti di questo libro, considerato l'enorme uso che si fa di un "noi" che è quasi persona illuminata e distante e che il vero unico mantra che è perennemente portato è "che è più bello insieme ed è un dono grande l'altra gente".
Alla fine, mi pare che le considerazioni più argomentate del libro siano tutte orientate sul rapporto tra "discorso attivista" e visibilità, cioè derivino dal voluto ruolo di influencer. E' una sensazione ulteriormente consolidata dal fatto che il libro raramente analizza il piano dell'azione attivista e non della parola.
Premetto che io ho letto il libro senza conoscere l'autrice e ho compreso che avesse un ruolo di notorietà social solo leggendolo. A conti fatti, però, a me risulta davvero un libro scritto da chi ha un certo successo sui social network per altra gente che intenda parlare di certi temi sui social (come farsi due scrupoli e due domande prima di scriverne, tenere in considerazione che potrebbero lanciarti due/tre contratti di sponsorizzazione di cui poi ti penti, la niente affatto sorprendente verità che tutto quello che di brutto ricevi come persona visibile pesa di più di quante lodi ricevi).
A quel punto però, se le parole contano, credo che il titolo sia misleading e avrebbe dovuto puntare a ben altro.
Se quello su cui vi state orientando è scrivere di politica sui social network, allora forse può avere senso leggerlo.
Se invece cercate qualche riflessione circostanziata sul rapporto tra coscienza collettiva e cambiamento, penso potrebbe non essere il vostro libro.
Dunque: io ho partecipato al questionario che poi ha contribuito alla riflessione dietro questo libro, senza sapere di starlo facendo (cioè non era chiaro a cosa sarebbe servita la ricerca, questione secondo me problematica, ma questo adesso tralasciamolo), quindi mi sento anche un po' direttamente presa in causa.
Apprezzo l'intento e il tema è interessante, su un paio di spunti rifletterò (per esempio sulla differenza tra "call in" e "call out"). Ma... sinceramente un libro su un argomento del genere io vorrei fosse un saggio vero: approfondito e pieno di fonti e riferimenti. Invece è il "solito" (perché ultimamente ne stanno uscendo molti, soprattutto da parte di attiviste) saggio breve che non è un saggio e non è nemmeno il racconto dell'esperienza dell'autrice. È un ibrido con poca sostanza, che sarebbe potuto essere un post Instagram o tutt'al più un articolo di un blog o un video Youtube. Sinceramente io da un saggio mi aspetto altro, e non è questione di "essere comprensibili per tutt*", perché si può parlare a tutt* anche approfondendo.
Mi dispiace perché spesso credo nel lavoro di Irene, motivo per il quale avevo anche partecipato al questionario e ad altre sue iniziative, ma questo libro mi ha davvero delusa.
Quando un saggio si legge in poche ore o è una fesseria o è un gioiello raro. Con questo libro rientriamo nel secondo caso: Facheris, con un linguaggio comprensibile a chiunque, ci dona un testo colmo di significato, ma mai pesante, una pubblicazione attualissima e necessaria, ma mai banale o scontata. Il titolo racchiude esattamente quello che il lettore troverà nel corpo del volume, ovvero una disamina di cosa è l'attivismo e cosa significa essere un'attivista oggi, delle ombre e delle luci di questo cammino, di come l'attivismo impatti sulla vita delle persone, sia quelle che lo praticano, che quelle che ne sono beneficiarie - più o meno consapevoli - ma soprattutto di quel "Noi" che è cardine dell'attivismo, ne è la forza, le fondamenta, ma al tempo stesso l'obiettivo. In alcune parti del testo mi sono commossa, in modo particolare quando l'autrice parla dell'aver cura dell'altro; in una società sempre più individualista questo porre l'accento sulla necessità di avere considerazione per il benessere altrui ha del rivoluzionario. Essere un "Noi" non è mai facile, Facheris lo mette bene in chiaro, eppure le potenzialità che quel piccolo pronome porta con sé sono molto maggiori di quelle del singolo, amplificando le istanze che i movimenti portano avanti, permettendo una pluralità di voci, di percorsi e di metodi, con un'aspirazione comune: il raggiungimento del bene collettivo.
L’ho ascoltato come audio libro (ringrazio la me passata per non averlo comprato).
Io ogni volta che sentivo, di nuovo, “noi nel processo”: 🫠
Volendo dire qualcosa di più concreto e spero sensato. Non è un saggio, non è un romanzo, né un memoir o un’autobiografia. Non si è ben capito di cosa parli e a chi parli. Poteva tranquillamente intitolarsi “elogio degli attivisti”. Il che andrebbe anche bene, se non fosse che c’è un NOI (attivisti) specifico, evidentemente differenti da VOI (comuni mortali). Nonostante provi ad affermare qua e là per tutto il libro che non c’è un patentino dell’attivismo, alla fine è proprio il senso del libro.
Non che interessi, ma io reputo che si possa fare dell’attivismo anche nel proprio piccolo, a prescindere da social e piazze.
Tra i vari “personalmente”, “io”, ecc. ci ho letto molto egocentrismo che, chiariamoci, non è di per sé un male, ma questa apparente umiltà con cui si cerca di mascherare tutto faccio fatica a tollerarla.
Ho letto un po’ di recensioni appena finito il libro, per capire anche che effetto avesse avuto sugli altrə, e alcune mi hanno dato degli spunti su cui riflettere. Non seguo Irene attivamente per cui non ho idea della sua vita sui social. Concordo con alcunə sul fatto che non l’ho trovato un vero e proprio saggio, quanto più una sorta d’introduzione a chi non sa cosa sia l’attivismo o in effetti si vuole approcciare a quest’argomento. Per metà libro non mi ha comunicato nulla se non cose già sentite e molto ridondante per certe cose. Dalla seconda parte però ci sono stati tre e quattro spunti che mi hanno acceso qualcosa, mi hanno aperto aperto uno spiraglio: in particolare la questione call in e call out e la tematica dei contenuti in una relazione.
Non ho letto altri libri riguardo a questa tematica per cui devo dire che non ho un’opinione così netta, penso che me la farò con il tempo. Mi ha comunque acceso delle piccole lampadine, per cui son comunque contenta di averlo letto.
L’ho preso in biblioteca, in effetti 18 euro mi sembra eccessivo, poteva essere una piccola guida tascabile, come quelle de ‘le plurali’.
Ps: ho trovato davvero tremende e inutili le scritte ripetute in grassetto e più grandi
In questo libro Irene Facheris analizza l’attivismo, partendo dalla sua esperienza personale nel campo ma anche dalle opinioni raccolte con un’indagine ad hoc. Tutto parte dal titolo, dal “noi", dal “noi” inteso non come collettivo di attivist* ma dal “noi” come persone (dalle stesse persone dell’autrice). Il saggio ha una scrittura pulita e chiara e c’è un’esposizione attenta delle dinamiche interne all’attivismo, che è fatto di luci (ma anche di ombre). C’è una forte passione per la causa del bene collettivo, per il noi, per la cura dell’altr* (e questa traspare tra le righe). Molto interessante anche la riflessione sul conflitto e su come portarlo avanti mantenendo il rispetto verso le altre persone.
"Il noi è fatto di infinite soggettività, tutte valide. […] Non possiamo muoverci come rette parallele, ogni persona con la propria strada solitaria davanti. Dobbiamo saperci affidare a chi ci è accanto, facendo le cose insieme."
⭐️⭐️⭐️1/2
P.S. Ascoltato (con piacere) in audiolibro, direttamente dalla voce dell’autrice.
Sapendo che si trattasse di un libro breve, non mi aspettavo chissà che gran approfondimento, però non mi ha convinto del tutto. Sarà che da un saggio mi aspetto un approfondimento in più o comunque aspetti più complessi e anche controversi da spiegare, perché no?, rispetto ai contenuti che si possono trovare online, ma alla fine a me leggere questo libro non ha portato a niente di nuovo. Forse solo per la questione del call in e call out che non ho mai approfondito e che farò autonomamente cercando risorse online.
Lo consiglio? Sì, ma solo se siete persone interessate all'attivismo e non sapete assolutamente nulla di determinate dinamiche, altrimenti non penso valga la pena leggerlo.
È stata comunque una lettura piacevole, seppur molto breve.
Mi sento assolutamente di consigliare questo libro. Il linguaggio è abbastanza semplice, ma assolutamente non banale, permettendo a un vasto pubblico (come anche detto nel saggio stesso) di poterne beneficiare. Ogni pagina ha una sua importanza e mi ha permesso di riflettere su diversi aspetti dell'attivismo, ma non solo! Perchè i ragionamenti proposti hanno, a mio avviso, un impatto piú ampio. In genere non sottolineo i libri, a meno che non siano scolastici, ma in questo ho sentito l'esigenza di sottolineare a matita alcuni passaggi, per poterli ritrovare piú facilmente in futuro, perchè li ritenevo importanti.
L'ho ascoltato su Storytel letto dall'autrice. Nonostante alcune recensioni molto dure, personalmente l'ho trovato illuminante, un libro che parla di relazioni, oltre il senso dell'attivismo in sé. Mi ha aiutato a chiarirmi le idee e mi ha insegnato che si può imparare da chiunque se ci si mette in ascolto al di là di simpatie e antipatie personali.
Imbarazzante spreco di carta. Non per l'argomento, che è di vitale importanza ora come ora, ma per la scrittura. Concetti ripetuti in discorsi senza fine, ridondanti alla nausea e completamente inconcludenti (il je accuse sulle influencer è tutto da ridere). Gli stessi concetti, se sintetizzati, starebbero su una decina di pagine al massimo. Imbarazzante anche l'ipocrisia con cui scrive certe cose e poi, sui social, si comporti esattamente all'opposto mal tollerando chi osa contraddirla. Risparmiate i soldi, non ne vale la pena.
Un libro davvero, davvero necessario. Sia per quelle persone che vogliono avvicinarsi al mondo dell'attivismo, sia per quelle che già ne fanno parte ma hanno voglia di riflettere sul proprio ruolo e le proprie modalità in questo tipo di spazio. Lettura consigliata!
Non avevo mai letto un saggio…in alcuni punti l’ho trovato un po’ noioso e molto ripetitivo nei concetti, però nel complesso è un libro efficace per chiarire l’attività e il modus operandi degli attivisti, soprattutto per chi non fa parte di quel “mondo”.
Lo leggo quasi d'un fiato dopo la presentazione a Genova, che mi piace moltissimo. Lo aspettavo con un certo hype anche perché è ottimo materiale per la tesi che scriverò e lo trovo necessario, attuale, utile in questi tempi in cui l'attivismo digitale è ancora visto con diffidenza. Irene ha uno stile che mi ricorda più una raccolta di riflessioni che un saggio, convincendomi meno di altre femministe che ho letto negli ultimi anni. Istruttivo, ma non riesce a coinvolgermi emotivamente.
Uno dei motivi che mi ha spinto ad aprire IG è stato quello di voler ascoltare persone appartenenti a comunità marginalizzate e seguire così attivistə che si occupano di giustizia sociale.
Ammetto che spesso non riuscivo a capire la differenza tra attivistə e influencer, non riuscivo a capire perché trovavo incoerente vedere fare adv mentre ci si occupava di temi di giustizia sociale, perché alcuni profili di attivistə mi sembravano occuparsi maggiormente della propria community piuttosto che di istanze collettive.
Questo libro chiarisce e approfondisce molte di queste dinamiche partendo da domande fondamentali quali “Cosa significa fare attivismo”?, “Per chi si fa attivismo”?, “Esiste un criterio per stabilire chi è attivista e chi non lo è?”, .. e lo fa anche attraverso le risposte ad un questionario che Irene Facheris ha sottoposto per intercettare più punti di vista sul tema, e quindi includere il “noi” nel processo di riflessione sull’attivismo.
È un testo chiaro, scorrevole e approfondito che fa riflettere sul senso del prendersi cura e del fare attivismo: “perché il senso non è nell'io, il senso è nel noi. Il senso siamo noi”.