Il tempo è inevitabile, ma il tempo è rotto, è un'illusione, è una rovina. In "Non tutti certo moriremo" il tempo è un mazzo di tarocchi con cui divinare la Fine del Mondo. Un'idea soggettiva, figlia di una concezione non lineare dell'esistenza. I protagonisti del romanzo sono colti nel momento in cui vivranno / hanno già vissuto / stanno per vivere / non vivranno mai la fine del proprio mondo. E se la loro percezione dello spazio e del tempo è relativa, con il tempo scorre in modo irregolare, contraddittorio, individuale, la vita dei personaggi è un flusso che si muove intrecciando storie e mescolando presente, passato, futuro. Un caleidoscopio di eventi, di esperienze, di morti e rinascite che trasporta chi legge in un labirinto da cui è difficile fuggire. Alessandro Forlani ci porta a considerare ogni esistenza come parte di un unico destino messo in scena su un folle palcoscenico. Un percorso che genera, distrugge, salva, condanna, unisce, emargina. Perché non tutti, certo, moriremo, ma tutti saremo infine trasformati.
Non tutti certo moriremo è come una collana di perle un po' aggrovigliata, di cui il filo è composto di Tempo e le perle di Storie. Ogni perla è un breve istante di vita, un frammento di quotidianità di uno dei ventidue personaggi, ventidue come gli Arcani Maggiori. Ogni storia si sussegue a quella precedente e sconfina in quella successiva, intrecciandosi come fanno le vite della gente, ma con una nota di colore in più.
Il Tempo in questa storia gioca brutti scherzi. È contraddittorio, si annoda e si distende poi balza indietro e ritorna in avanti. I personaggi vivono su più linee temporali che sembrano tuttavia contemporanee. Sono figli e nipoti e genitori ma anche figli, adulti e poi bambini. Sono editori, scrittrici, cosmonauti, militari, procuratrici, insegnanti. Sono ragazzine fragili, bambini soli, uomini insicuri e donne stanche, e sono tutti terribilmente vividi, realistici. In qualche modo, il loro Mondo sta per finire, ma dato che non tutti certo moriremo, saranno piuttosto trasformati.
Questo libro è un concentrato del meglio che si può inserire in una storia: racconti ma tutti collegati tra loro, poesia perfettamente diluita all'interno della prosa, linguaggi diversi, dai più alti, quasi lirici fino allo slang più genZ. Ci sono momenti ironici, grotteschi e situazioni drammatiche, commoventi; amori sbagliati, impossibili e speranze mal riposte. Mescola insieme satira sull'ambiente editoriale, critica ad alcuni marci meccanismi della società odierna, pone attenzione su alcune pericolose tematiche giovanili e ci infila anche della magnifica, sorprendente fantascienza. (E poi, in quale altro libro trovereste citati Mike Bongiorno, Elon Musk, un cosmonauta perduto e nomi famosi dell'editoria italiana?)
Lo stile di Forlani mi ha messo i brividi più di una volta. Certi passaggi colpiscono a bruciapelo, inaspettati, altri vengono costruiti più lentamente e arrivano all'apice in un climax di profondità. Le parti in ottonari seguono un flusso musicale che trascina come un torrente irrefrenabile, in descrizioni di ambientazioni desolate, bombardate, in cui l'umanità è stata/sta venendo/sarà ridotta all'osso, oppure ancora brulicanti di vita.
Ripercorrere le storie, ricordare i nomi, individuare i collegamenti tra ogni personaggio e l'Arcano che rappresenta o tra i vari personaggi tra loro è stato una vera soddisfazione (ho addirittura tracciato uno schemino), perché sono a volte sono lampanti e altre volte più sottili, ma sempre acuti e precisi. Alessandro mi ha svelato alcuni dei dettagli ancora più celati nelle storie e davanti al quadro completo non ho potuto che rimanere estasiata. Il finale, malinconico e apocalittico, lascia spiazzati e sconvolti, e corona l'intreccio incredibile che è questo libro. Di fondo c'è una trama che si snoda, una guerra nel tempo tra la Cina e gli ortodossi cristiani, ma la chicca ulteriore è che in realtà lo si può leggere nell'ordine che si preferisce (consiglio comunque l'ordine di stampa).
Ho aspettato tanto per leggerlo e mi sono pentita dell'attesa. L'ho amato follemente. Penso che possa piacere a chiunque, a chi ama uno stile più ricercato ma anche parti più informali, a chi ama i romanzi e a chi ama i racconti, a chi ama la fantascienza e a chi ancora se ne tiene alla larga, a chi ama le storie più ampie e a chi ama i brevi attimi di quotidianità. Insomma, leggete Non tutti certo moriremo, non ve ne pentirete.
P.s. il capitolo sul cosmonauta!!!! E il cosmonauta rappresenta l'arcano della Luna!!!! Aaaaaaaa!!!
"Guardò scogliere franare in mare e guardò prati che rattrappivano, guardò foreste marcire in fango e le siepi sulle rocce. Guardò uccelli su carogne, guardò i carnivori sbranare uccelli, guardò animali villosi enormi che agonizzavano di carestie. Vide un pianeta di pietre e sale che invecchiava senza vita. Sentì il tempo dilatarsi, se esisteva ancora il tempo. Provò il terrore che su quel mondo non ci fosse alcuno scopo."
C'è musica nel romanzo di Alessandro Forlani. Una musica che parte proprio dal testo, dal suo ritmo, da un stile che rimbalza in ciascuna delle ventuno storie che lo compongono. E allora ecco che leggere queste storie è come pizzicare le corde di un'arpa, e scegliere l'ordine con cui farlo è come comporre una melodia.
Perché ci sono intrecci, fili sottili o più spessi, incontri casuali o frequentazioni solide che collegano una storia - o un Arcano Maggiore - all'altra. Così il dolore e la speranza di una giovane scrittrice si intrecciano con le ambizioni del suo sedicente agente letterario, e così quelle ambizioni si accodano e si infrangono tra i ricordi d'infanzia di un Re Mida del marketing, dell'informazione, dell'arte. Così la comparsa, il o la protagonista, in uno degli Arcani svelati da Forlani diventa protagonista o comparsa di un altro.
A unire tutte le cose, il tempo. O meglio l'assenza di tempo. O meglio ancora, il flusso del tempo che in qualche maniera è insieme tendini e muscoli del presente, ma è anche qualcosa capace di annientare passato e futuro lasciandoci una sola consapevolezza: che non tutti certo moriremo. È un tempo sofferente quello che ci mostra Forlani. Nelle ventuno storie ci sono dolori enormi, ci sono speranze che evaporano, ci sono amori storti che finiscono prima ancora di cominciare. O che cominciano già finiti. Ma c'è anche una strana speranza. La speranza di chi sa di non avere uno scopo ma comunque lo cerca, lo desidera, lo inventa. Di chi lo compra in un discount, quello scopo, se lo incolla posticcio sulla vita a volte sfoggiandolo come fosse un trofeo altre volte vergognandosi di mostrarlo. Altre volte ancora avendone cura, proteggendolo affinché non si usuri, non si consumi.
È un tempo che non ha coordinate precise quello che ci mostra Forlani. Ma che ne ha persino troppe. C'è l'ombra di una guerra tutto intorno alle storie. Ci sono finestre - anzi no portali - sul nostro oggi. Portali che illuminano zone d'ombra, quelle zone in cui a volte preferiamo non guardare perché raccontano troppo di noi e soprattutto ci svelano troppo degli altri. Quelle zone che a volte pensiamo sia meglio non conoscere ma che sempre più, qui è oggi, qui e domani, qui e ieri dobbiamo imparare. Perché sì, "non tutti certo moriremo", ma imparare a vivere è un'altra cosa.
In barba alle facili categorizzazioni, il romanzo si presenta come un complesso meccanismo che il lettore è chiamato a disassemblare e studiare. Il compito è reso non solo piacevole, ma irresistibile grazie a personaggi vividi, prosa brillante, ritmo impeccabile, assenza di ogni periodo ridondante o non strettamente necessario a veicolare l'intenzione narrativa.
Non si pensi che tutto si riconduca a un esercizio intellettuale: le emozioni sono profuse dall'autore in ogni pagina; il lettore non potrà che amare ognuno dei ventuno personaggi.
L'autore tiene fede all'intenzione dichiarata di realizzare un romanzo "come fosse un mazzo di arcani maggiori" e raggiunge uno dei suoi picchi artistici.
“Che non tutti, certo moriremo, disse Angi, ma saremo trasformati. In un istante, in un batter d’occhi. Suonerà l’ultima tromba e saremo trasformati.”
Quello di Forlani è uno straordinario romanzo quantistico, fatto di un ordito preciso e perfettamente congegnato ma che durante la lettura sembra un groviglio di storie, viste, intrecci casuali dispersi in ogni linea temporale. Tutto alla fine, invece, converge verso un senso più grande, tutto governato appunto dal Tempo (ma non certo il tempo lineare a cui siamo abituati).
Forlani accompagna in un viaggio originale, intenso, che fa percepire la vita attraverso mille spezzoni di vita e tante emozioni, verso un finale meraviglioso e malinconico.
- Che non tutti, certo moriremo, - disse Angi, - ma saremo trasformati. In un istante, in un batter d’occhi. Suonerà l’ultima tromba e saremo trasformati.
Non tutti certo moriremo è quel tipo di romanzo che potrebbe sforare le migliaia di pagine e non ti stancheresti di leggerlo. Perché ti impasti con la sua materia, con i suoi personaggi, perché ti sembra di toccare un qualche tipo di verità che ha sempre vagato nella tua mente senza mai trovare le parole per materializzarsi, farsi carne. Alessandro Forlani è riuscito a farmi provare nell’arco di brevissimo tempo tutto lo spettro emozionale. E scusate se è poco.
Questo romanzo è scritto tramite i tarocchi e io di tarocchi non ne capisco mezza. Eppure, credo, nonostante non riesca a collegare certi pezzi del puzzle, di essermi goduto un viaggio immenso. Sulla base di una trama esile che parla di una guerra che c’è eppure non c’è, tra la Cina e il resto del mondo, a causa di un attentato di matrice balcanica ortodossa ad un Iperbaba (centro commerciale cinese) o, forse, a causa della comparsa in pieno centro di un carro armato che viaggia nel tempo e scatena una serie di eventi, si intrecciano le vite di una pletora di personaggi. Ogni capitolo, pur funzionando anche come racconto a sé stante, s’intreccia con quello successivo perché i protagonisti secondari dell’uno diventano i principali nell’altro. Forlani mescola sapientemente presente, passato e futuro, facendo leva su una concezione del tempo frammentata, irregolare, e che conduce la storia con un zig zag temporale e spaziale.
Non tutti certo moriremo è un romanzo sulla trasformazione, quella che toccherà ad ognuno di noi, prima o poi. Sulla fine del mondo antropocentrico così come lo conosciamo, sulla fine di un certo tipo di mondo, quindi ad essere specifici. E così s’innesta nella storia una critica sociale verso alcuni settori come quello dell’editoria e del sistema scolastico ed educativo decretando un certo tipo di fine e la trasformazione in qualcos’altro. La gente che, forse, già non leggeva più, non compra più libri ma cartoni compressi con la foto dello scrittore, perché l’immagine di sé ha vinto e a nessuno interessa il testo. Gli stessi testi scolastici altro non sono che contenitori di link che riportano a video spiegazioni. Giovani adolescenti in cerca dei big like pronti a concorrere al gioco del suicidio più spettacolare. In un paese che dai tempi di Mike Buongiorno si è fatto impossessare dal grande sogno americano, del successo, della visibilità a tutti i costi, del dover diventare un personaggio. Sulla scuola ci sarebbe molto da dire ma riporto solo le parole di un personaggio: “e quella scuola che io servivo e ti insegnava la pace, a non essere razzista, a anteporre le persone al capitale e rispettare l’ambiente, ti insegnava diritto umano, è una parte dici tu costitutiva fondamentale di quel sistema che ci ha portati fin dove siamo: a ammazzare i cinesi perché in fondo son cinesi, non c’è un’altra ragione, in un mondo che è ridotto a una pentola che bolle con metà degli abitanti a pulicessi negli hotel Hilton. La scuola è questo. che ci ha ridotti, se siamo al punto di fare questo, a questo ti ha formato”. 🔻 Alessandro Forlani è capace di condensare in poche righe paesaggi interi, scene dense e ricchissime di dettagli. Ritraendo un mondo alla deriva, in erosione, è in grado di pennellare scene magnifiche che toccano più corde, come l’attentato all’Iperbaba, in cui si mescolano scene palpitanti, monologhi e dialoghi esilaranti e profondi, come nel ricevimento culturale dove si riuniscono le menti intellettuali del paese a vagheggiare del nulla, nell’intervista di Steven Saittan o in quella della povera Iole. Forlani tratteggia atmosfere capaci di mostrarci l’inutilità delle aspettative e delle molte cose che ci circondano. I suoi personaggi paiono avviliti, sconfitti, emarginati e colmi di traumi che li sfiancano anche quando il successo arride alle loro brevi esistenze. E neanche gli alieni che abbiamo cercato di contattare riescono a salvarci dalla nostra fine, perché non riescono a vederci, siamo brevi e soli. E allora che cosa stiamo rincorrendo? Qual’è lo scopo della nostra esistenza? Non tutti certo moriremo, sicuramente, non moriranno i non umani e le macchine che rimarranno a godersi tramonti sublimi mentre noi verremo trasformati.
Libro difficile, probabilmente per problemi miei, ma ho faticato a leggerlo e ci ho impiegato più del solito. La storia in quanto tale non l'ho intesa, le scelte dell'autore sono sue, non ho capito la logica che ha applicato per fare questo libro e se ci fosse un vero filo conduttore oppure se mi sono fatto io l'aspettativa.
Ho dovuto, per forza, considerare il libro come un'antologia di racconti a sé stanti e che per un caso hanno dei nomi comuni e dei fatti contigui. Mi spiace, perché è scritto bene a livello grammaticale e ogni capitolo scorre abbastanza bene.