Chi è che detta i canoni della società di oggi secondo i quali si è conformi oppure no? La domanda da cui è partita Ilaria Palleschi con il suo secondo, attesissimo lavoro, trova tra le pagine di Conforme una risposta leggera e allo stesso tempo una ragazza, che insiste affinché la sorella dimagrisca, si ritrova in un mondo in cui i canoni estetici sono completamente lei, troppo magra per il mondo è stata catapultata, si ritrova vittima degli stessi stereotipi che ricalcava inconsapevolmente. Tra il mockumentary e la commedia degli equivoci, una storia che è anche una metafora della società di oggi e che vi farà ridere, emozionare e allo stesso tempo riflettere.
TW disturbi del comportamento alimentare, bulimia, grassofobia, diet culture, bodyshaming
Onestamente non so cosa pensare. Ok disegni molto belli, le due protagoniste sono disegnate divinamente e mi piace molto il tratto dell’autrice. Sulla storia, non lo so. Mi sarebbe piaciuto qualcosa in più, più approfondimento. Il meccanismo narrativo per cui la sorella magra si rende conto di quello che subisce quotidianamente la sorella non conforme agli standard mi lascia un po’ perplessa. Una botta in testa? Non lo so, mi è sembrato troppo facile. La sorella non conforme è bulimica, ma della bulimia non si parla. E ok, ci si focalizza sulla diet culture e le tipiche frasi grassofobiche vengono trasposte a frasi “magrofobiche”, è stato interessante, ma per me non è stato abbastanza. È come se la storia rimanesse sulla superficie, senza indagare troppo a fondo.
un libro che mette in bibliografia testi sulla grassofobia e che cerca di smascherarla nella vita di tutti i giorni mettendo al centro le persone magre. un libro fatto da una persona magra per far sentire meglio le persone magre perchè che alla fine Marisol non si prende cura di sè sta scritto pure sul riassunto. perché io da persona grassa che ha combattuto contro la bulimia me ne sbatto il cazzo di essere usata come plot device per far sentire meglio la sorellina magra che povera per un giorno della sua vita si vergogna ad andare al mare e per gli altri 25 anni se ne infischia di come stia la sorella o - peggio - contribuisce al suo malessere. ma alla fine tutto risolto che ce frega andamo a magnà sto panino.
persone grasse all’ascolto non leggete sta roba che vi triggererà solamente perché vedrete una persona magra sparare insulti grassofobici a destra e a manca per tutto il libro realizzando solo alla fine quando un negozio non avrà la xs che forse tanto corretto non è.
ah poi fa sorridere e anche pensare che il mondo dove le persone grasse sono accettate rimane comune un universo parallelo alla rovescia accessibile solo se si prende una botta in testa
Tre stelle e mezzo. Ho letto altre recensioni e capisco che questa graphic novel possa essere triggerante sotto tanti aspetti. Penso che l'autrice abbia cercato con questo swap, la sorella magra che dopo essere caduta dal tapis roulant sogna di essere finita in un mondo al contrario dove davvero "grasso è bello" e dove i magri sono discriminati, per cercare di spiegare gli effetti della grassofobia ai lettori che non la subiscono. La cosa più difficile, infatti, da persona con un DCA e da tutta la vita in lotta col peso, è far capire che no, non basta la volontà, non è una questione di pigrizia, ma di meccanismi psicologici molto più sottili e profondi.
Mi sono ritrovata molto in Marisol, pulcina, ma sono abbastanza a mio agio nel mio disturbo da sapere che anche Nico è in realtà una vittima del capitalismo della magrezza quanto la sorella. Lei che annuncia entusiasta che sta facendo una dieta che le vieta di mangiare tutto ciò che ha *angoli*, che ha fatto della dieta ferrea e della palestra la sua identità, è comunque un bersaglio di questo sistema distorto anche prima dello swap, proprio come lo rimane Marisol quando nella realtà alternativa diventa una modella (ma non abbastanza formosa, le viene rinfacciato). Manca forse questa lente di osservazione, quella del capitalismo, che da decenni specula sulle insoddisfazioni e le insicurezze delle persone e sposta l'asticella del corpo perfetto sempre un millimetro più su, perché le persone felici comprano meno. Per altro mi ha spezzato il cuore vedere Marisol continuare ad avere il problema anche dopo lo swap, credo ci sia l'intenzione di ricordare che non basta essere in teoria *conformi* per essere felici, perché appunto, l'asticella comunque si sposta sempre, non si può mai tagliare il traguardo. E anche se si raggiunge un peso ideale comunque magicamente la vita non si risolve, non si sentono gli uccellini o la musica tipo in un film Disney, non si viene avvolte dalla luce mistica... la vita continua. E allora comincia l'angoscia per mantenere quel peso, perché oddio, l'hai raggiunto, non vorrai mica lasciarti andare?
Non vediamo Marisol e Nico emanciparsi dalla diet culture. Lo trovo anche corretto, perché è un percorso di consapevolezza lungo e difficile, e non si "swappa" nella realtà. Anche se si capiscono certi fatti, alcuni meccanismi contorti sono così indentati dentro di noi (o nelle persone che ci circondano e ci vogliono bene, eh, che magari per quel bene che ci vogliono fanno dei danni che richiedono anni di terapia per superarli. Ed è molto più difficile ragionare con il male fatto per amore che con quello fatto per ferire, sigh).
Personalmente io mi sono ritrovata tantissimo in questa storia, senza sentirmi triggerata. Non è la mappa per risolvere il problema, non è la bibbia per tirarsene fuori... mi piace che provi a puntare il dito contro la finta guerra "grassi contro magri", perché in realtà siamo tutti ingabbiati nello stesso sistema distruttivo, in modi diversi.
Nel 2020 mi sono lasciata e ho deciso di non essere solo una testa (come mi disse a suo tempo il mio ex fidanzato riferendosi al fatto che avevo molta più cura della mia routine skincare rispetto a quella che avevo per il resto del corpo) e allora mi sono messa ad allenarmi come una forsennata e a mangiare come se dovessi iscrivermi al mondiale di culturismo. La verità è che io stavo comunque bene, non avevo alcun tipo di problema per il quale il mio corpo esigesse una cura ulteriore o diversa da quella che avevo portato avanti fino a quel momento. Il fatto che io me ne ricordi ancora, però, la dice lunga sul tipo di ferita che ha aperto dentro di me. Una parte della mia coscienza diceva che era un maleducato perché niente mi aveva mai portato all’attenzione il “problema” della mia forma; l’altra parte di me, quella che viveva inserita nella società, urlava che aveva ragione. Ma quando ci siamo lasciati appunto - in realtà mi aveva lasciata lui, io entrai in questo loop di non accettazione del mio corpo e guardavo i suoi following su Instagram, notando con mio grande rammarico che tutte le ragazze avevano fisici ultratonici, palestratissimi e “curatissimi”: dovevo esserlo anche io. Da quel momento, sono un corpo conforme, più o meno, e con conforme intendo magro. Non tornerei indietro, no: però tutto questo mi fa stare bene non tanto fisicamente ma emotivamente, mi fa sentire nel giusto, mi fa sentire potenzialmente non sbagliata almeno sotto questo punto di vista - sono giusta, passatemi il termine sbagliato. Sarò pazza, sfigata, sola, stupida, boccalona, ma almeno sono nella norma e questo mi rende all’apparenza una persona che rientra nei canoni socialmente accettati. CORRETTI. Nessuno può guardarmi con giudizio o compassione almeno per questo. Questa graphic novel è l’esempio di come siamo condizionati dai modelli pressanti che ci propongono, di come l’ambiente esterno ci rende diversi, misurabili e valutabili, di come ci giudicano il cibo, l’outfit e le abitudini, di come siamo spinti a confrontarci con gli altri piuttosto che con la versione migliore di noi per noi e non per qualcosa che ha deciso al nostro posto. Di come l’acqua restituisce ai corpi la loro unicità eliminando il termine conformità in un argomento in cui il confronto non dovrebbe far parte del campo semantico.
Boh raga i disegni sono molto belli ma la storia non è nulla di che, mooolto semplicistica. E comunque l'accostamento "grasso = fuori forma e sciatto" pensavo lo avessimo lasciato negli anni 2000.
Un graphic novel sul volersi bene, qualsiasi sia il tuo corpo, un racconto breve sulle diverse prospettive della non accettazione di sé. Bellissime tavole.
3.5★ Nico è una fissata con la palestra e le diete assurde, una classica vittima della diet culture; sua sorella Marisol invece è grassa fin dall'infanzia e bulimica. L'unica cosa che Marisol ha sempre voluto da sua sorella era comprensione e affetto, ma Nico è sempre stata troppo concentrata su se stessa e spesso la prima a deridere la sorella o a compatirla ripetendole che "se si fosse impegnata di più sarebbe diventata magra anche lei". L'occasione giunge quando, dopo una bella botta in testa e annesso svenimento, Nico si ritrova in una realtà dove la diet culture è diventata fat culture, dove quella conforme è sua sorella mentre lei è quella che viene derisa e additata perché troppo magra. Da qui Nico comincerà a farsi un bell'esame di coscienza, mettendosi letteralmente nei panni di Marisol e capendo come, non solo il suo comportamento abbia ferito la sorella, ma anche come la sua ossessione per la magrezza non sia altro che una forma di insicurezza e smania di sentirsi accettati, di sentirsi "conformi".
È chiaro che per un argomento così delicato non basta una graphic novel, infatti tutta la parte sulla bulimia di Marisol per esempio non viene approfondita minimamente e in alcuni punti pecca di ingenuità uscendosene anche con battute grassofobiche che gli hanno valso recensioni non proprio lusinghiere. Un'altra critica che ho notato è che questa storia sia stata scritta da una persona magra, con una protagonista magra, che vive la società come persona magra. Io vorrei far presente che questa non è una gara tra grassi e magri, tra chi ha un corpo conforme e chi no. Non sono i corpi ad essere sbagliati, è la società ad essere sbagliata, è il suo imporre come giusto un solo tipo di corpo, non i corpi di per se. Spesso una persona magra non lo è perché miracolata ma perché fa grandi sacrifici, e alcune volte questi sacrifici sono sintomo di insicurezze e problemi. Infatti se da una parte c'è la bulimia di Marisol, dall'altra c'è Nico che ormai non mangia più nulla di solido. Nico rasenta l'anoressia, per quanto non venga detto espressamente. Ce ne possiamo accorgere da alcuni passaggi dove, anche se affamata, non tocca cibo e si estranea dagli amici seduti al suo tavolo che invece si divertono mangiando e scherzando spensierati, o nella scena dove, pelle e ossa, si pesa trovandosi comunque troppo lontana dal suo ideale di magrezza, un ideale malato e irraggiungibile. Il volume finisce esorcizzando proprio l'atto che alle due sorelle porta così tanti problemi: mangiare. L'una ammettendo finalmente di avere fame, e l'altra di poter mangiare insieme all'unica persona da cui voleva essere accettata, e farlo senza sentirsi in colpa tanto da dover correre poi in bagno. La stessa autrice, a fine volume, ringrazia la sua psicologa per averla aiutata nella sua personale battaglia contro la diet culture, di cui lei stessa era vittima. Come Nico ha capito l'errore che stava commettendo. Il fatto è che tutti dovremmo riuscire a metterci nei panni altrui, perché anche se una persona ci sembra non avere problemi o la reputiamo fortunata perché magari è magra o bella o ricca oppure famosa, non sappiamo cosa in verità stia passando, o ha dovuto rinunciare o sopportare per essere così. E ve lo dice una persona grassa e queer (proprio come Marisol), una persona non conforme.
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Durante la quarantena sono successe tante cose. Oltre alla pandemia in se, da quel marzo 2020 qualcosa è cambiato. Dentro casa 24 ore su 24, troppe ore davanti al pc e episodi spiacevoli in famiglia. Tutto un’insieme di cose che la Beatrice diciasettenne non ha retto. Da quel momento è iniziato tutto. Mi svegliavo alle 8, alle 10 iniziava lezione in DAD. Facevo colazione e fino alle 9.30 mi allenavo. Tutti i giorni. Aprile. Mi svegliavo alle 8, non facevo colazione e mi allenavo fino alle 9.30, e poi iniziavo lezione. E’ da quel momento che ho iniziato a trascurarmi. C’erano settimane che mangiavo pochissimo, altre dove mangiavo tutto quello che mi passava a tiro. A gennaio 2021 ero fidanzata con una persona che purtroppo ad oggi ha lasciato tutto il marcio che c’è in me. Ero apparentemente felice della situazione che c’era, e mangiavo. Mangiavo, mangiavo. Non ero sovrappeso, non avevo superato il limite, ma i miei jeans preferiti avevano smesso di entrarmi. Quando dovevo comprare un pantalone prendevo sempre una taglia in più.
No Beatrice, non funziona così. A maggio 2022 ho lasciato questa persona, e mi sono iscritta in palestra. Mi sembrava andare tutto per il verso giusto, avevo ripreso in mano la mia vita e avevo tutte le buone intenzioni di riprendere a mangiare meglio. Adesso la palestra è diventata il mio incubo. Il cibo è diventata la mia condanna. Apro Instagram, TikTok, e davanti ai miei occhi c’è tutto ciò che vorrei essere. Ragazze alte, magre, slanciate. Una sola parola: perfette. Io voglio essere così. "𝗕𝗲𝗮𝘁𝗿𝗶𝗰𝗲, 𝘁𝘂 𝗶𝗻 𝘂𝗻 𝗺𝗲𝘀𝗲 𝗱𝗲𝘃𝗶 𝘃𝗲𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗾𝘂𝗲𝗹 𝗻𝘂𝗺𝗲𝗿𝗼 𝘀𝗰𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲."
La mattina il mio primo pensiero va alla bilancia, e l’ultimo va a tutto ciò che ho mangiato durante la giornata e a quello che avrei potuto evitare. Quando sono in palestra penso sempre che non posso uscire da quel posto senza sentirmi sfiancata, dolorante, agognante. Ci devo morire su quel tappetino, perché quel biscotto a colazione era di troppo. E adesso devi fare altre 5 ripetizioni, insieme alle altre 5 da scheda. Non importa se ti verrà la nausea, e se perderai colorito in volto, un corpo così lo si ottiene solo con lo sforzo.
La Beatrice del 2023 ancora combatte contro tutti questi pensieri. Ci sono settimane dove il cibo lo trova ripugnante, e fa fatica a restare nello stomaco, altre dove è l’unica cosa che la fa stare bene. Purtroppo io non sono l’unica qui fuori a vivere tutto ciò. Ci sono tanti ragazzi e ragazze a combattere contro il proprio riflesso allo specchio.
Come Nico e Marisol, due sorelle, fisicamente l’una l’opposto dell’altra. Nico ossessionata dal suo corpo, dalla palestra e dal raggiungimento della perfezione, che cerca di convincere la sorella a frequentare la palestra insieme a lei. Marisol, sempre stata la sorella “bruttarella” e messa da parte, vede questa come un’occasione per passare del tempo insieme alla sorella. Immaginando che anche lei lo faccia per lo stesso motivo, quando in realtà soltanto per ricevere tre lampade gratis.
Nico ha un incidente in palestra, scivola sul tapis roulant e sbatte la testa.
E se il mondo fosse completamente al contrario? Se le cose si invertissero? Se Nico si trovasse al posto di Marisol? Ad essere lei quella “strana”, quella fuori dai canoni di bellezza imposti dalla società. In un modo dove il magro è visto come sbagliato. Perché in QUEL mondo avere la cellulite, un rotolino in più è la normalità. E quindi anche a subire tutto ciò che ha sempre subito la sorella per anni.
Dovrà provare sulla sua pelle l’essere esclusa alle feste, gli sguardi, i commenti, le risa della gente.
Da quando era uscita la notizia di un nuovo lavoro di Ilaria non ho fatto altro che aspettare che uscisse. Finalmente l’ho letto e che dire se non Dovete assolutamente leggerlo anche voi?
Due sorelle, Nico e Marisol. Una magra e in fissa con l’estetica impeccabile della bellezza esteriore. L’altra il suo perfetto contrario, fortemente a disagio col suo corpo e di conseguenza timida e insicura.
Già dalle prime pagine si intuisce come le due siano due mondi distanti anni luce, che il loro rapporto non si fonda su solide basi fraterne, ma sulla distanza e le “mancate attenzioni”.
Un piccolo incidente innescherà una sorta di dimensione parallela in cui le vite delle sorelle sono invertite, dove al mondo “grasso è bello”, ci si abbuffa per prendere peso e non si esce per andare al mare finché non è spuntata una consistente cellulite.
Il focus proposto da Ilaria Palleschi è proprio quello in cui la società ci richiede di essere “conformi” col sistema a qualunque costo. Unica ambizione per essere accettati è la perfezione, senza margine di errore. Ma il punto non è essere estremamente magre o estremamente grasse, il punto è saper essere a proprio agio col proprio corpo in qualunque caso. Ma non è semplice sapersi accettare, venire a patti con gli aspetti che ci differenziano dagli altri. Ci possiamo provare però, insieme alle persone a noi più care.
Un inno alla bellezza delle differenze, alla non conformità, alla naturalezza. Semplicemente a ciò che siamo.
Bel libro coraggioso, difficile trovare argomenti tosti come quelli trattati qui in testi che non siano ( giustamente) romanzi, studi, case histories. Sicuramente quindi non facili da affrontare in una graphic novel.. che, come forse alcuni si sono dimenticati, appunto non è un romanzo, e non si può richiedere ad una graphic novel l'approfondimento che si può trovare in un romanzo, dal numero di pagine alla possibilità di sviscerare tremila argomenti. Ho trovato il libro molto bello nei disegni ma anche assolutamente autentico nel contenuto, ho notato e apprezzato la delicatezza con cui l'autrice tocca i vari argomenti..perché alla fine non c'è niente di giusto in nessuno dei due mondi presentati e tutti meritiamo la possibilità di essere traghettati fuori dal nostro mare di problemi ad un certo punto della nostra vita ...e chissene frega se è per una botta in testa o un panino! Il libro non parla solo di grassofobia, sarebbe estremamente riduttivo. In ballo secondo me c'è una visione multisfaccettata dell'infanzia/adolescenza e sfido chiunque a non ritrovarsi neanche in un tratto di almeno una delle due sorelle. Non ho trovato nulla di offensivo o di sottovalutato, anzi mi sembra un primo bel tassello in quello che spero sarà un futuro nel genere.. le graphic novel sono forse più vicine come format ai più giovani...ecco spero sia letto e condiviso soprattutto tra loro, che sono i più esposti a questo schifo di società. Da leggere!
Non sono assolutamente d’ accordo con i commenti negativi fatti a questa graphic novel. O meglio, concordo sul fatto che la bulimia di Marisol poteva essere approfondita di più, avrei apprezzato anche io. Però credo che lo scopo di Ilaria Palleschi sia quello di trasmettere la disparità di trattamento che hanno le persone “conformi” da quelle “non conformi”, così che i lettori possano prestare più attenzione in futuro a quello che dicono e a come si comportano nei confronti delle persone considerate “troppo grasse” o “troppo magre”. Io personalmente mi sono anche commossa verso la fine, quando la protagonista capisce gli errori fatti con la sorella e capisce di amarla a prescindere e il loro rapporto si “risana”. Spero che Ilaria farà un sequel, magari incentrato sulla bulimia di Marisol
Chi decide cosa sia conforme? Quali siano le linee guida da seguire per farsi accettare e rispettare dalla comunità? Perché queste spesso si riducono all'aspetto esteriore e all'apparire? E cosa succederebbe se, d'un tratto, questi “standard” cosiddetti venissero ribaltati? “Conforme” si pone l'obiettivo di mostrare l'impatto di tali “norme” relativamente al mondo del cibo, del fitness e, soprattutto dei disordini alimentari e della salute mentale. Non riesce, secondo me, a raggiungerlo in pieno perché la storia rimane in superficie su molti aspetti. Certo, si può sempre fare un lavoro di condivisione e analisi post-lettura, andando oltre quanto raccontato nel volume. Resta anche una riflessione profonda sul perché aiutiamo le altre persone, sull'importanza di mettersi nei loro panni o di pensare prima di parlare o agire. I disegni e le tavole sono meravigliosi.
Questo graphic novel è una lettura interessante e diversa. Quando l'ho acquistato pensavo fosse la storia di Marisol, ma alla fine abbiamo visto la storia di Marisol e di Nico. Abbiamo visto la mediglia da tutte e due le facce. Quello che vuole dire alla fine che fa lo stesso come siamo tanto qualcuno avrà sempre da giudicare e da ridire. Quindi siamo quel che siamo perché per chi ci ama siamo perfetta così! Mi è piaciuto molto la parte finale del graphic novel dove l'autrice ci ha fatto vedere come Marisol e Nico sono nate sotto la sua penna.
C’è bisogno di libri così. C’è sempre qualcuno o qualcosa che ci fa sentire male per il nostro aspetto, il tipo e le dimensioni del nostro corpo, e questo vale per chi è “troppo” grasso, per chi è “troppo” magro e anche per chi si vede in una totale mezza via. Nella società in cui viviamo pare che qualunque sia il tuo aspetto tu debba sempre fare qualcosa per migliorarti e conformarti, e semplicemente è ora che le cose cambino.
Un fumetto che mi è stato regalato per caso ma che ha subito fatto breccia nel mio cuore. Il libro abbraccia in maniera dolce il tema dei disturbi alimentari e della grassofobia. È un fumetto che racconta la storia di tante persone, inclusa la mia. Mi sono sentita meno sola. Mi sono sentita compresa.
Non è facile parlare di disturbi alimentari e grassofobia. Si rischia di cadere in banalità. Io di solito detesto questo tipo di libri e invece Conforme è un fumetto che mi ha fatta sentire capita e ascoltata. È stato come ricevere una carezza, un abbraccio di cui nemmeno sapevo di avere bisogno. Uno dei libri più belli del 2023. Consigliatissimo.
I disegni e idea di fondo belli, ma nella realizzazione qualcosa non mi è tornato. Ad un certo punto non stavo proprio capendo parte della storia e alcuni aspetti sono banali. La storia in sé è carina e si legge in 1h massimo, ma nulla di così profondo o sensazionale
Bellissimo, fa aprire gli occhi sulla grassofobia che dilaga nella nostra società, lo dovrebbero leggere soprattutto le persone “conformi” che non si pongono determinati problemi ; l’espediente dello scambio a me è piaciuto!
Lo scambio di corpi, o comunque questa dualità, è una scelta che la Palleschi ha fatto anche nel libro precedente edito per Bao. Penserò spesso a questo fumetto col oassare del tempo. Una cosa è che forse mi aspettavo di più per il finale oltre allo svegliarsi Nico, mi è sembrato un po’ frettoloso
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