«Io l'ho scelto, di essere qui. Ho cesellato questo momento, ho desiderato di morire con così tanta intensità che le mie cellule l'hanno sentito e mi si sono rivoltate contro; gli anticorpi, la mia squadra di difesa, sono diventati i miei aggressori. Il sangue cattivo, inzaccherato dalle sostanze di scarto; il sangue che nessuno vuole, gli organi che nessuno userebbe per dare vita ai cadaveri. I miei nemici sono io.»
Raccontare la malattia senza instillare in chi legge un senso di pietà, ma un forte rispetto è difficilissimo. Riuscire a farlo con ironia sottile, facendo sorridere e piangere contemporaneamente, è un dono. E Beatrice lo ha.
Mi sono approcciata a questo libro convinta di imbattermi in un qualcosa di sicuramente interessante, ma potenzialmente già visto. “Sangue cattivo” non è sicuramente il primo romanzo che parla di malattia, d’altra parte. Non potevo sbagliarmi di più. Al di là di ciò che viene narrato, quello che più di tutto entra in relazione con il lettore è l’uso che delle parole sa fare Beatrice. Nessuna è lasciata al caso, e tutte, in un modo o nell’altro, permettono di operare quella che è una dissezione delle pagine e delle immagini raccontate, andando sempre più in profondità e portando a galla sentimenti difficili da gestire.
Beatrice, infatti, scopre di soffrire di una malattia ai reni m poco dopo la morte del padre, un uomo colto, ma con un atteggiamento aggressivo, che ha fatto fatica negli anni ad amare. Eppure con quel padre, folle a dir poco, ha in comune il gruppo sanguigno: che abbiano quindi anche lo stesso sangue cattivo? La scoperta del male autommune che la affligge la convince che ci sia una stretta connessione con lui, che in un certo senso si meriti di stare male, di soffrire, anche di morire giovane. E così, tra capitoli che ci dipingono una Beatrice bambina, poi adolescente e infine adulta alle prese con una famiglia complessa, frammisti a scene ambientate in ospedale, in cui la penna si fa quasi chirurgica, entriamo a contatto con il dolore, con la malattia, ma soprattutto con la speranza, che nascosta dietro la paura e l’ironia, si affaccia sorniona.
In tutti i libri c’è un po’ di chi li ha scritti. Sicuramente qui c’è moltissimo di Beatrice e quello che leggiamo è parte della sua anima.