“Avrebbe voluto dirgli di più ma era faticoso esprimere a parole cosa aveva dovuto sopportare in quegli anni. Avrebbe voluto gridarglielo, piangere e farsi consolare. Ma si sentita bloccata, come se dicendolo a voce alta avesse dovuto ammetterlo anche a se stessa. E poi credeva che chiunque fosse venuto a sapere che una donna veniva maltrattata dal proprio uomo, invece di scandalizzarsi, avrebbe iniziato a farsi domande sulle cause, su quale difetto di quella donna fosse tale da far scattare vi0lenza nel suo compagno. Era la cruda verità. Se lo chiedevano tutti e sapere che nella testa delle persone girassero queste domande, la faceva sentire ferita più delle perc0sse di Marzio.”
Questo romanzo racconta la storia di Eva Fiordalisi, la quale, dopo aver subito per moltissimo tempo le ripetute vi0lenze del compagno Marzio, con il quale vive a Milano, decide di scappare dalla città e di tornare a Riparossa, nel Cilento, suo paese d’origine.
Qui, Eva, circondata da tutto ciò che le è familiare – il mare, l’arte, i suoi amici d’infanzia, i luoghi della sua giovinezza e Mirko, figura fondamentale del suo passato – ricomincia a vivere, riprende coscienza di sé, del suo valore e comprende che non è lei a non essere stata abbastanza e per questo ad aver provocato Marzio, ma che le persone come lui sono fondamentalmente incapaci di amare: lei non si è meritata tutto il male che ha ricevuto e soprattutto quel male non la definisce come persona e non la rende una codarda.
Eva pensava di aver raggiunto la massima felicità a Milano: Marzio è uomo apparentemente rispettabile e molto influente a livello sociale, aveva un lavoro come biotecnologa presso un’importante azienda, eppure si rende conto che non era realmente felice, che per tutta la sua giovinezza aveva inseguito un sogno che in realtà non era il suo, ma quello di sua madre, la quale l’aveva sempre sollecitata affinché lasciasse il suo paese d’origine e facesse carriera altrove.
È stato estremamente doloroso ed emozionante leggere la storia di Eva, assistere alla sua rinascita, prendere parte al percorso di riappropriazione della sua identità e del suo valore come essere umano e come donna.