«Prendetevi la luna» non è un consiglio, ma una suggestione. Non vale solo nei momenti difficili, ma anche in quelli di gioia, o quando si tende più alla rassegnazione che all'esaltazione. La luna è lì apposta, scompare e ricompare proprio perché se ci fosse sempre sarebbe banale. Funziona come il desiderio, che implica il cercar le stelle proprio quando non ci sono o si teme siano nascoste da qualche parte dell'universo. Oggi più che mai siamo catturati dal presente e ce lo siamo fatti bastare, forse atterriti per ciò che potrebbe essere alle porte o per sazietà di quanto possediamo. La famiglia fatica nella propria funzione autorevole, la scuola è inzuppata di burocrazia e impermeabile al cambiamento, l'attenzione per l'ambiente, tentando di garantire un futuro benefico, rischia di colpire la bellezza, mentre le tecnologie disegnano un mondo di relazioni mute e asservite a nuovi ordini categorici. È come se il futuro proponesse messaggi controversi invece che rassicuranti. Eppure, non sono gli eventi che ci stanno cambiando, ma noi che cambiamo gli eventi. Inseguire un orizzonte, non conquistarlo, questo è il senso di pensare e di scrivere. E oggi c'è proprio bisogno di cercare qualcosa di nuovo. Non tutti ci provano, né sentono quest'obbligo. Si combattono guerre terribili, eppure è più preoccupante ciò che non fa rumore e che si annida in tante anime persuadendole ad arroccarsi, a difendersi chiudendo l'uscio di casa. Girano spacciatori di comodità, allettano i pensieri di molta gente. In questo nuovo libro, Paolo Crepet torna sui temi a lui più cari, l'educazione, la scuola, la famiglia, con un intento fornire uno strumento per orientarsi oltre la coltre di nubi che oscurano la luna, ovvero la speranza. Per questo dice ai giovani e anche a chi non lo è più: prendetevi la luna. Ognuno la sua, ovviamente.
Paolo Crepet, psichiatra e sociologo, è un esperto nel campo della ricerca sul tentato suicidio, dell’epidemiologia psichiatrica e della psichiatria sociale.
Riflessioni sommarie che denotano una curiosità ma anche una grande ignoranza su tutti gli argomenti trattati. Mi ha particolarmente delusa il capitolo "Cerco un'identità ma non la trovo" : l'autore confonde nozioni come l'identità di genere e l'orientamento sessuale, non capisce cosa sia realmente la "disforia di genere" che classifica come "fantasticherie e stravaganze" che qualsiasi adolescente vive, negando così l'esperienza di milioni di giovani persone trans. In modo generale, l'autore si presenta come un "eretico", una persona che va contro corrente... In realtà la riflessione è banale, superficiale, sommaria, intellettualmente pigra. Responsabilizza i giovani e i genitori sotto ogni aspetto ma allo stesso tempo la filosofia del libro può essere riassunta a un pedante "era meglio una volta" senza nessuna idea nuova o propositiva.
Mi risulta difficile vederlo come un "dialogo tra generazioni". E' piuttosto un monologo in chiave polemica. Non si ritrova il clima poetico suggerito dal titolo... Sotto tanti aspetti Crepet può avere anche ragione, ma purtroppo alcune tematiche vengono citate e trattate in maniera frettolosa e superficiale. Viene spesso preso ad esempio un singolo evento per coprire tutta una serie di avvenimenti e fenomeni sociali attuali. Sembra una predica, non un dialogo.
un compendio di temi di attualità narrati da un occhio critico e sensibile insieme. Crepet si fa portavoce di polemiche che non vertono all'effimero crogiolarsi sui problemi, ma tendono a colpire, soprattutto i più giovani, ad emanciparsi da un mondo chiuso su sé stesso, egoistico e pigro. Con toni spesso perentori, l'intenso di Paolo è quello di sensibilizzare le nuove generazioni, spiattellare in faccia a chi legge che per migliorare il mondo è necessario prima migliorare sé stessi, a partire dalle piccole cose quotidiane. Dal tech al green, dalla pedagogia alla formazione, questo libro tocca molte delle screziature della nostra realtà, spesso un po' macchiate di corruzione, pigrizia, avidità ed esibizionismo narcisistico. Difficile trasformare tutte le parole di Paolo in realtà, ma i tentativi di trasformazione del sé e del mondo, si badi, con approccio critico, mi auspico non smetteranno mai di esserci.
Per me i libri di Crepet sono spunti di riflessione. I suoi punti di vista sono spesso provocativi e aiutano a formare un pensiero proprio. Spesso non sono d’accordo con lui, ma apprezzo il suo spirito critico e continueró comunque a leggere i suoi libri 👌🏼
È la prima volta che leggo un libro di Crepet e non sapevo cosa aspettarmi. Da un lato ho apprezzato la lettura perché mi ha dato molti spunti di riflessione e soprattutto perché mi piace lo stile con il quale scrive lo psichiatra. Tuttavia ho trovato alcuni aspetti che mi hanno fatto torcere il naso. Innanzitutto si tratta di una raccolta di articoli e riflessioni sparsi, e quindi il libro non presenta un percorso unico come fa intendere la parte introduttiva. Come seconda cosa, a volte le riflessioni dell'autore mi sono sembrate contraddittorie. Ad esempio in un capitolo dice che i giovani devono imparare a soffrire e lo spirito di sacrificio e qualche capitolo dopo, in cui parla di lavoro, dice che le persone dovrebbero fare solo quello che piace senza dover andare a lavorare forzatamente. Infine, le cose di cui parla sono trite e ritrite e si sono già lette altrove. Conclusione: lettura interessante, ma niente di troppo stimolante.
Un saggio interessante e riflessivo, un dialogo attraverso cui l'autore vuole turbare in senso buono il lettore, affrontando temi come l'educazione e la crescita, l'alienazione e il tanto critico futuro che aspetta alle prossime generazioni, minacciato dalla crisi ambientale e dalla supremazia tecnologica.
Oggigiorno tutto appare così semplice e immediato, prêt à porter, il marketing e il social ci hanno plasmati e abituati a desiderare e ottenere tutto e subito, senza correre rischi e senza compiere sforzi... eppure senza questi ultimi non si arriva lontano o dovunque si voglia arrivare.
Per prendersi la luna è necessario desiderare e scovare il proprio orizzonte, coltivando una forte ambizione pronta a contrastare l'anestetica nebbia sociale, che immobilizza i giovani in un futuro incerto – una triste verità che necessita di azioni e reazioni, ecco c'è bisogno di leggere più spesso libri come questo! 🌛
A tratti fa riflettere ma generalmente troppo critico verso qualsiasi forma di progresso quali il telefono, le Ai e la tecnologia in sè. Ho fatto fatica a finirlo
Primo libro di Crepet anche lo "seguo" dai tempi in cui rispondeva alle ragazze sulla rivista "dipiù tv", mi è sempre piaciuto perché la trovo una persona molto diretta. In questo libro affronta molte tematica che vanno dalla genitorialità al cambiamento climatico e all'avvento sempre più importante della tecnologia e di come questa influenza i nostri rapporti. Mi è piaciuto perché mi dato modo di riflettere su alcuni e di conoscerne altri. Non avendo letto gli altri sui libri non so se queste tematiche sono già state affrontate in altre sue pubblicazioni e quindi come leggevo da altre recensioni qui si è ripetuto. Mi sento di consigliarlo se vi piace il suo modo si ragionare, se cercate un un saggio che vi faccia riflettere in caso contrario lo sconsiglio
Da un libro con un titolo così importante ci si aspetta una cosa sola: CONFRONTO E DIALOGO. Purtroppo però la delusione è dietro alla porta. Crepet è sicuramente un personaggio illustre e da molti insegnamenti validi ma in questo libro ho trovato solo poca empatia e rigidità. Più che un dialogo tra generazioni ci troviamo di fronte a un paternalismo incredibilmente rigido su quanto si stava meglio prima, incolpando addirittura il progresso nella sua forma di utilizzo delle risorse sostenibili. Colpo bassissimo anche il sostenere che la disforia di genere non esista al punto di banalizzarla come semplice fase di vita dell' adolescente. Mi aspettavo un libro completamente diverso. Non metto 1 stella solo perché le sue parole mi hanno comunque permesso di riflettere in modo critico.
Mi è stato regalato e conoscevo solo di nome, al massimo da qualche video l'autore. Trovo tutta l'introduzione iniziale giovani - rapporto con la tecnologia un po' superficiale (c'è anche un collegamento ad un femminicidio che viene rapidamente liquidato con "è nel mondo succedono cose brutte".....). Sorvolo anche sulla parte riguardante la transizione di genere: argomenti complessi che vengono liquidati in due pagine. Mi sono fermata a pagina 86 circa dopo che l'autore ha esordito con la retorica del "alle superiori ho preso uno in matematica e me la sono vista con mia padre, non è morto nessuno". In generale trovo che il sottotitolo dialogo intergenerazionale sia un po' azzardato: è l'autore che esprime il suo punto di vista su alcuni argomenti.
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Libro che si alterna tra riflessioni profonde e spunti stimolanti da una parte, e un approccio che, a mio parere, risente di una mentalità un po’ troppo “antica” dall’altra.
Alcuni capitoli sono davvero ispiranti, tuttavia, in altre parti il tono si appesantisce, e certe osservazioni sembrano non considerare l’evoluzione sociale e culturale degli ultimi anni. Questo ha reso difficile per me relazionarmi con alcuni punti di vista.
Un libro che ha i suoi momenti, ma che lascia la sensazione di un messaggio non del tutto al passo con i tempi
Ogni volta che leggo i suoi libri provo una sensazione di ingiustizia, la cosiddetta nausea di Sartre. Penso che l’intento di Crepet sia proprio quello di essere sincero sulla società che abbiamo creato, ma di darci anche una speranza sulle modalità di vita da adottare. A volte credo che non sia apprezzato quanto dovrebbe esserlo… d’altronde anche Leopardi è sempre stato visto come pessimista. Credo che Crepet, come Leopardi, sia un grande realista ma trova grande ottimismo, come una ginestra, nel rendersi conto di ciò che nausea e di scegliere comunque la bellezza.
Un insieme di articoli scritti da un grande autore e professionista su temi di attualità ribadendo molto concetti che Crepet ha però già spersosi in libri più strutturati decisamente più completi e profondi. Comunque una lettura da fare
Serve da base per riflettere sulla strada che noi genitori abbiamo intrapreso per educare i nostri figli. Io libro parte piuttosto interessante, calando poi in questioni dette e ridette e a mio parere, superficiali
Crepet in questo libro raccoglie una serie di riflessioni personali sui temi più svariati, molti di attualità ma non solo. Ho apprezzato la varietà di argomenti trattati e il fatto che Crepet porti dei dati concreti (numeri, statistiche etc.) a validare le proprie riflessioni. In alcuni capitoli ho avuto la sensazione che non si andasse pienamente a fondo nel trattare certi argomenti (in particolare quando si parlava di giovani e del rapporto con la tecnologia) e che si dessero giudizi un po' affrettati. Altri capitoli li ho trovati invece più "illuminati" e con delle riflessioni anche utili per la vita di tutti i giorni.
Buon potenziale che potrebbe offrire spunti interessanti. Tuttavia, mi è apparso come un susseguirsi di argomenti trattati in modo approssimativo e frettoloso, senza portare alcun vero valore aggiunto alle tematiche affrontate. Libro che sinceramente mi ha lasciato poco nulla.
Onestamente mi aspettavo qualcosa di più. Per il personaggio di Crepet, ho trovato questo libro molto superficiale e semplice. Non è altro che un riassunto panoramico dei video che possiamo trovare molto facilmente su YouTube.
Proprietà di linguaggio e di contenuti significativa. Il libro non entra nel profondo dei temi, ma se letti con i giusti occhi permette di riflettere su diversi aspetti. È una lettura semplice e scorrevole.
L'unica cosa bella di questo libro è la copertina; per il resto: lunghi monologhi sul nulla, paroloni assurdi per spiegare concetti semplici e riduzione di concetti complessi a banalissime chiacchierate da bar