Libretto veramente interessante, nonostante sia snello, rapido e di facile lettura racchiude in sé delle considerazioni acute e per nulla scontate. Dopo una parte introduttiva che ripercorre a grandi linee la storia del ruolo delle donne nella scienza, con tanto di dati, percentuali, riflessioni attraverso le quali appare possibile smascherare la facciata inclusiva del mondo accademico (non solo scientifico), la narrazione si sposta su una questione centrale e probabilmente poco attenzionata, ovvero le influenza culturali e sociali che attanagliano, come ogni cosa, anche il metodo scientifico.
Cosa succede quando attraverso il metodo, che parte da un'osservazione e termina con la ricerca di sperimentazioni e prove empiriche, si "osserva solo ciò che si vuole osservare, tralasciando piú o meno inconsciamente altri potenziali oggetti di studio"? qual è la relazione che interlaccia la culturalizzazione del soggetto all'oggetto studiato? come può la cultura e l'estrazione sociale del soggetto intercorrere con la comune concezione della neutralità della scienza (che neutrale, è evidente, non è mai stata), apertamente eletta come vettore sociale di verità assolute (opinione errata e discutibile)?
Sono rimasto colpito ed affascinato dalle parole e dai concetti formulati nell'ultima parte del libro, dai riferimenti bibliografici dalle esperienze delle autrici e dagli esperimenti riportati nel testo. Una lettura necessaria, in un momento storico di transizione che accompagna un'evoluzione culturale del progresso e della ricerca scientifica.