Non penso di essere la persona più adatta per questa recensione ma, visto che proprio non ce n'è neanche una, mi cimento.
Io questo libro l'ho preso per due ragioni:
1) Mi piace la casa editrice.
2) Non ho una buona opinione delle suore.
Per la prima, posso dire che hanno pubblicato libri molto simpatici, come Sei una bestia, Viskovitz di Alessandro Boffa, e Mosca - Petuski di Erofeev. Per la seconda, non è stato tanto il fatto che ho fatto l'asilo con le suore (anche se la mia, Suor Lucenrica, era un po' una stronza) quanto i racconti di mia mamma che ci aveva a che fare nella casa di riposo in cui lavorava. Per anni io ho sentito storie di suore che si appostavano nelle camere degli anziani più di là che di qua per fregare qualche soldo o vestito. Le ha sempre definite cattive, e non è che "Educandato" di Dolores Prato faccia cambiare molto idea.
La storia è quella dell'autrice che è stata di fatto trascinata in un collegio femminile retto da suore salesiane. Pure se (temo anche largamente) incompleto, il nocciolo del discorso c'è tutto nel romanzo. Il collegio è un luogo di privazioni che nulla hanno di mistico o religioso, è un luogo di grettezza e avarizia, in cui il piatto migliore è una foglia di borragine fritta e la merenda è sostanzialmente pane e acqua. Forse è l'unico luogo al mondo dove con l'introduzione dell'illuminazione elettrica c'è meno luce che con le lampade a petrolio.
Perfino le festività religiose, Natale compreso, hanno pochissimo contenuto. Sono più che altro rituali spenti, di canzoni insensate più per la necessità di "fare qualcosa" che non per dare un vero significato. Si salva solo la Pasqua, perchè si torna a casa.
Non c'è educazione, in collegio. Non c'è praticamente pagina sulle ore di scuola, perchè l'obiettivo sembra quello di cancellare ogni traccia di femminilità, di autenticità, per rimpiazzarla con l'ipocrisia per cui non si può rispondere semplicemente "sì" ma "sì, cara" o per cui le compagne di educandato sono sempre "buone" o "dilette". Domina il personaggio della Madrina, maestra unica e austera, senza una parola buona che sia una per la protagonista e che riesce a snaturare anche l'amore di Maria Maddalena per Gesù Cristo.
Pure nella sua tortuosità e scontando alcune parti più descrittive che altro, da questo romanzo trasuda rabbia e dolore. Si percepisce, ed è una grande qualità.