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La chiave di Berlino

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«Nessun'altra città è cosí piena di vuoto». Al volgere del millennio i grandi vuoti di Berlino, le cicatrici lasciate dal ventesimo secolo sul tessuto della città, si dei sogni di una generazione che da tutta Europa ne fa il luogo di una promessa; del desiderio di chi vi cerca la trasgressione e l'estasi dei rave e dei sex party; delle nostalgie degli expat di tutto il mondo, fra cui moltissimi italiani, che a Berlino hanno cercato una nuova vita, fortuna o oblio. Scrivendo di Berlino, Vincenzo Latronico scrive il romanzo di formazione di una generazione.


«Sono arrivato a Berlino nel 2009. Ci vivo ancora. Me ne sono andato, sono tornato. Nel corso del tempo ho avuto vari motivi per piú o meno validi, piú o meno vulnerabili ai negoziati con la durezza dell'inverno e la nostalgia». Vincenzo Latronico si trasferisce a Berlino poco piú che ventenne per una ragione che non è chiara nemmeno a lui. Quel che è certo è che, almeno all'inizio, è troppo forte il richiamo della città: piena di vuoti in cui far crescere la propria vocazione e di ombre in cui nascondersi, Berlino è la città in cui essere giovani nei primi vent'anni del ventunesimo secolo. Raccontandone le complessità - la memoria storica ancora ustionante, il mercato immobiliare sempre piú votato alla speculazione, la vita notturna tra emancipazione e consumismo, la gentrificazione denunciata dagli stessi che se ne fanno agenti - Latronico scrive un vero e proprio romanzo di formazione, personale e generazionale allo stesso tempo. Una storia europea di emozionante lucidità.

«La chiave di Berlino è il racconto di una città e di chi l'ha attraversata negli ultimi venti anni. Latronico fa i conti con la falsa coscienza collettiva e individuale scrivendo un libro politico, profondo e commovente su ciò che è irrimediabilmente perduto, su ciò che resta, ma soprattutto sulla possibilità di un'utopia che non assomiglia né a un rimpianto, né a un'idealizzazione».
Veronica Raimo

145 pages, Kindle Edition

Published September 5, 2023

19 people are currently reading
420 people want to read

About the author

Vincenzo Latronico

49 books310 followers
Nasce a Roma e si laurea in Filosofia all'Università degli studi di Milano con Paolo Valore (con una tesi riguardo agli argomenti ontologici a sostegno dell'esistenza di Dio). Lavora come traduttore a opere di P. G. Wodehouse, Hanif Kureishi (con Ivan Cotroneo), Daniel Spoerri, A.R. Ammons, Max Beerbohm, Francis Scott Fitzgerald e Rudolf Carnap (con Renato Pettoello).

Nel 2008 pubblica il romanzo d'esordio Ginnastica e Rivoluzione (Bompiani), cui segue La cospirazione delle colombe (Bompiani 2011).

Sempre per Bompiani ha pubblicato, nel giugno 2009, un testo teatrale: Linee guida sulla ferocia, con Rosella Postorino e Chiara Valerio. In inglese ha pubblicato i libri Remedies to the absence of Reiner Ruthenbeck (Archive Books, 2011) (tradotto anche in tedesco ed italiano) e Criticism as fiction? (Kailedoscope press, 2011).

Ha condotto per un anno una rubrica satirica, dal titolo Mai più soli, su Radio Onda d'Urto, all'interno della trasmissione di libri Flatlandia, rubrica ispirata da Kurt Vonnegut. Ha curato una sezione letteraria nell'edizione 2010 di Artissima. Ha scritto di arte su Domus, Kaleidoscope, Flash Art e frieze, e collabora con La Lettura del Corriere della Sera.

Suoi racconti ed interventi sono stati scritti per la Rivista italiana di filosofia analitica junior, Fondazione Novecento, Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato, Agenzia X, Io Donna, Il primo amore, Nazione indiana, il manifesto.

Latronico è uno dei protagonisti del romanzo dello scrittore portoghese João Tordo Il buon inverno, edito da Cavallo di Ferro nel 2011. Latronico, che nella storia è dipinto come arrogante e malefico, si è difeso sulle pagine della rivista letteraria "doppiozero" raccontando l'accaduto.

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4 (1%)
Displaying 1 - 30 of 31 reviews
Profile Image for Orsodimondo.
2,471 reviews2,450 followers
October 4, 2025
LA VITA È QUALCOSA CHE SI FA O QUALCOSA CHE CI CAPITA?


Tempelhof, l’ex Aeroporto di Berlino Ovest, aeroporto dentro la città, trasformato in spazio pubblico, con i prati accanto alle vecchie piste di decollo e atterraggio.

Tutto quello spazio libero sembrava prometterci qualcosa; un margine di crescita, un’idea di potenziale ancora da esprimere che rispecchiava ciò che erano, o che speravamo fossero, le nostre vite. Ci pareva irragionevole che potessimo permettercelo. Ci vedevamo il segnale che lì la vita sarebbe stata più generosa e facile e sorprendente di quanto non avessimo creduto fino ad allora. Per certi versi era vero.

La prima motivazione è un generico senso di libertà. Quello che Conrad definirebbe “un capriccio”, come cita lo stesso Latronico.
La seconda è la scoperta di una città con ‘vuoto’, cioè con spazio libero. Disponibile. Non solo l’ex aeroporto di Tempelhof, con i suoi quattro chilometri quadrati di spazio accessibile a chi ha voglia di passeggiare, fare un picnic, biciclettare, pattinare, eccetera. Quasi quattrocento ettari, una misura astratta che non suggerisce niente. In concreto: quanto il centro storico di Bologna, due volte il Principato di Monaco, poco più di Panarea.
Ma soprattutto lo spazio interno alle case, grandi, vuote, e a un affitto incoraggiante.


Lo Schwerbelastungskörper (= corpo di carico pesante) è un grande cilindro di calcestruzzo situato a Berlino. Unico esempio superstite della pianificazione urbanistica nazista, venne costruito tra il 1941 e il 1942 su volontà di Adolf Hitler dall'architetto Albert Speer in modo da determinare le capacità meccaniche del terreno della capitale tedesca, in vista della pianificata erezione di un monumentale Arco di Trionfo dedicato ai tedeschi caduti nella prima guerra mondiale. Speer era convinto che il terreno non avrebbe retto il carico di un arco trionfale come quello immaginato da Hitler, così fu eretto questo cilindro gigante che in effetti è via via sprofondato di varie decine di centimetri.

Poi, forse, la terza motivazione è la quantità di bar e caffè e posti di ristoro muniti di buon wi-fi, dove è possibile trascorre ore, e giornate, lavorando al computer e bevendo qualcosa di caldo, o di fresco (= nomadi digitali dei dehors).
E poi, certo, il fascino dell’expat, quella possibilità che Stendhal diceva di trovare nella sua amata Milano e che non aveva a Parigi: la libertà di non essere cittadini.

Io voglio aggiungere il fascino di una città che si andava ricostruendo, e trasformando, come poche altre: caduto il muro il 9 novembre del 1989, riunificate parte est e ovest due anni dopo, all’arrivo del terzo millennio la capitale tedesca è una città in pieno fermento. Almeno edilizio. E non solo: Berlino Ovest grazie agli incentivi (per esempio, l’esenzione dal servizio militare, meno tasse) ha attratto giovani da ben prima che ci approdasse Latronico. Con la riunificazione, quei giovani sono cominciati ad arrivare da tutte le parti del mondo. Ed erano giovani, e non solo giovani, che contribuivano alla scena culturale.


Il Landwehrkanal che confluisce nella Sprea. È lungo dieci chilometri: Latronico ne percorre le rive in passeggiate, jogging, fermandosi sulle panchine, abitando a un passo.

Latronico racconta qui i suoi anni a Berlino iniziati nell’aprile del 2009 –interrotti nel 2014 da anni di soggiorno all’estero: due anni a Torino, uno a Milano, uno in Francia, mesi a Montreal – ricominciati all’inizio del lockdown. Così facendo racconta, come già in Le perfezioni, la sua generazione, una fetta di mondo. E anche la trasformazione della città, la Berlino dove è tornato a vivere quattro anni fa, e dove tuttora risiede: quel vuoto, quegli spazi, sono diventati ‘pieni’, architetture, stabili, costruzioni. E quegli affitti sono quintuplicati, seguendo il modello delle città occidentali (San Francisco, New York, Barcellona, Londra, Milano, Parigi…). Tutto è stato livellato verso l’alto, gentrificato: d’altronde tutti desideriamo ‘crescere’, anche se costa sempre di più, non solo in termini strettamente economici, ma anche ecologici. La decrescita, felice o meno, per ora è essenzialmente un modo di dire.



Centrotrenta pagine molto piacevoli che seguono Berlino e la sua popolazione negli ultimi decenni, focalizzando sugli ultimi quindici anni. Attraverso la vita di tutti i giorni, i rave, la droga, il sesso, i locali, il lavoro, la scena culturale e artistica. Che Latronico sa descrivere a meraviglia, condensandone l’essenza così:
…mi è venuto in mente che la città sia divenuta quasi un pretesto per parlare della fine dei vent’anni – fine che per dono o per condanna io ho raggiunto alla fine dei trenta.


La copertina con Alexanderplatz nel 1998, da un provino a contatto.
Profile Image for Evi *.
399 reviews309 followers
April 19, 2024
EX PATRI(A)MO
Gli Expat sono coloro che scelgono di vivere all'estero non per un bisogno strettamente economico o per motivi di sopravvivenza cioè sfuggire a qualcosa, guerre, calamità, persecuzioni etc. ma per pura scelta.
Lo fanno, ma potrebbero tranquillamente evitarlo, perche consapevoli che la loro è una posizione di privilegio: hanno diritti, riconoscimento culturale, possibilità economiche sono quasi dei turisti senza scadenza, espatriano per cercare se stessi......

Come fa appunto Vincenzo Latronico che nel 2009 a 24 anni decide di trasferirsi a Berlino senza averlo pianificato prima, quasi di punto in bianco e cercando di costruirsi in una nuova città una rete sociale senza una struttura di lavoro alle spalle, senza amici o punti di riferimenti.

La gioia di sentirci "liberi di essere sé stessi, cioè di inventarsi, cioè di essere diversi da sé stessi."

È un libro autobiografico in cui però molte persone, soprattutto dai millennials in su, potrebbero riconoscersi per esperienza simile, quasi come forme di Erasmus che non finiscono mai.

Riguardo la parola Expat - abbreviazione di expatriate, gli espatriati, si potrebbe dire che un lemma esisteva già: "migrante" o "emigrante" ma i neologismi appunto servono a ridefinire sfumature di significato aggiungendovi anche significati sociali o politici, e infatti nel neologismo Expat alcuni ravvisano connotazioni di un certo snobismo perché un migrante non avrà mai le velleità esistenziali... di un Expat.
Curiosamente, ma mica poi tanto, l'Italia è agli ultimi posti per attrattiva di potenziali Expat.

Nel romanzo c'è molto altro, c'è anche ovviamente Berlino come suggerisce il titolo e io fondamentalmente l'ho letto per questo motivo, è soprattutto il racconto di una città, aspetto di sicuro interesse che qui tralascio per non incorrere in un papiro lungo dieci cartelle.
A proposito di Expat c'è questa discreta serie su Amazon Prime che si intitola appunto Expats con Nicole Kidman, è ambientata ad Hong Kong e potrebbe dare una vaga idea del fenomeno sociale.
Profile Image for Andrea Càrpino.
26 reviews
December 14, 2023
Questo libello non è un romanzo, ma può essere anche un romanzo. Come un gesto leggero, vago e insieme indicativo, nel giro di poche pagine l'autore si confessa, riflette, scrive e argomenta di sé; affronta il proprio vissuto in relazione a temi forti dell'attualità: la trasformazione delle metropoli occidentali, la storia di Berlino, la questione della casa, del lavoro, della forma di vita. È un bel libro.
Profile Image for Spinky.
115 reviews1 follower
October 10, 2023
Uscito da un mesetto, credo, ero curiosissima di leggere questo libro, sia perché ne avevo letto recensioni contrastanti, sia perché, tanto per citare un altro testo, Berlino è casa.
Ebbene, non è né un capolavoro, né tantomeno un disastro. Parla dell'esperienza personale dell'autore con la città e nella città, parla di una Berlino che non è la Berlino di tutti (neanche mia), fatta di rave, Berghain, Tresor, gallerie d'arte, opening, frequentazioni di determinati quartieri e persone, di quanto è vuota e quanto è piena di vuoto. Quella descritta è una Berlino che esiste, è di moda, è cool, ma non è la Berlino di tutti. È la Berlino dell'autore e delle sensazioni che suscita nell'autore e, pertanto, non è detto che ci possa identificare chiunque, anzi...
Il libro è breve e si fa leggere, fosse stato più lungo probabilmente l'avrei mollato. Ciononostante, ci sono dei passaggi veramente stucchevoli che però, va detto, sono pareggiati da alcuni pensieri molto belli e profondi, che toccano le corde giuste, soprattutto se anche tu sei expat e anche tu vivi a Berlino.
Carino, 2,5 stelle su 5 perché oggi mi sento generosa, ma anche con 2 non gli si farebbe un torto.
Profile Image for B L U.
68 reviews9 followers
February 28, 2024
Cominciato e finito a Berlino, che è una città che da sempre amo. Dalla nostra prima volta, nel 2016. Nel frattempo sono diventata altre duemila persone, ho cambiato lavoro; cambiato città e cominciato una convivenza con quello che è l’amore grande della mia vita. Berlino è rimasta lì, come un posto amato da entrambi senza che nessuno dei due riuscisse a esplicitarne i perché. A riportarci lì sono stati i CCCP, per un concerto anacronistico in uno stato che non esiste più, come a volte sembrano non esistere più gli ideali che hanno plasmato me e il mio compagno e che, dopo averci fatto incontrare ci hanno unito.
Ma poi ci ricordiamo sempre che le idee forse non sono soggette allo scorrere del tempo, o che per loro – come nei rave – il tempo è circolare. E dunque siamo stati dove dovevamo essere, per scelta o per pretesto. Siamo chi siamo – insieme o disgiunti – per lo stesso motivo. Amiamo Berlino per la sua immagine e per cause sconosciute: la amiamo perché per noi ha conservato intatto il mistero.
Profile Image for Jessica.
192 reviews13 followers
March 7, 2025
A metà tra analisi della città, e delle città, e autoanalisi.
Interessante la riflessione sul cambiamento delle capitali europee, verso l'appiattimento. Fine.
Profile Image for Simone Ofenbach.
7 reviews
January 2, 2024
Ho dato tre stelle, anziché quattro, solo perché ho avuto più volte l’impressione si rifugiasse nella saggistica per non approfondire le vicende personali. È un bel libro, è piacevole ed è facile ritrovarsi nelle pagine se si vive a Berlino, sentire come di non essere degli estranei. Un po’ come se ci si conoscesse.

Non è detto che chi scrive debba confessare tutta la propria storia, tutt’altro, però sentirlo così vicino non ha fatto che rendermi più e più curiosa delle varie vicende, persone e relazioni di cui inizia a raccontare ma che non racconta mai del tutto. Ma forse lasciare un “vuoto” in quelle storie è stata una scelta per poter parlare al meglio della città “così piena di vuoto”.
Profile Image for Lorenza Alessandri.
568 reviews22 followers
November 27, 2024
Un libro non brutto che però non è nemmeno bello.
Un memoire? Una storia allegorica? Un modo per parlare di Berlino o del proprio ombelico?
Non saprei dirlo.
Ma tutto viene salvato dal capitolo sui rave.
Ecco, il capitolo sui rave vale la pena tantissimo.
31 reviews1 follower
November 17, 2025
Svela pregi e difetti di Berlino, cosa mi ha lasciato? La voglia di vivere in questa città!
Profile Image for A B.
45 reviews1 follower
January 29, 2026
Born in Rome in 1984, Latronico is not only a novelist, but also a translator and art critic. His earlier novels won the Premio Bergamo and Premio Napoli, and he's been described as one of Europe's most talented young writers.
 
Yet for all this, I found myself getting pissed off at his stylistic choices in La chiave di Berlino. Latronico employs anaphora relentlessly (those repetitive constructions where sentences begin with the same formula: c'era... c'era... c'era...). This is tricolon when grouped in threes, a classical rhetorical device meant to create rhythm and memorability. In Latronico's hand, it felt overused and almost mechanical. The technique works brilliantly in speeches, but across an entire book, it's exhausting.
 
The chapter where he walks through Berlin, mapping the city onto his own process of self-discovery, really spoke to me. Having lived in multiple cities across different continents (Tel Aviv, Paris, Padua, and Austin), I recognized that particular wandering consciousness, the way urban geography becomes inseparable from personal history. Latronico writes about Berlin, "nessun'altra città è così piena di vuoto," no other city is so full of emptiness. Those post-Wall voids, he argues, became spaces where a generation could project their dreams, ambitions, and escapes.
 
The rave culture chapter lost me entirely. I understand that the Berlin club scene (Berghain, Tresor, the techno nights) represents something significant about the city's post-reunification identity and the transgressive freedom that drew so many young Europeans there. This kind of topic has always captured the popular imagination: from Woodstock to Bowie's Berlin trilogy to today's DJ culture, there's a literary tradition of romanticizing these hedonistic subcultures. Yet Latronico's writing felt decadent and sybaritic in a way that merely drew attention to his enormous privilege. I probably didn't connect with this because most of my reading focuses on the global south, where survival and precarity are the backdrop, not lifestyle choices. The self-indulgent quality of seeking "oblio" (oblivion) in sex parties and chemical ecstasy read a bit bourgeois to me.
 
Latronico's honesty about split consciousness redeemed the book for me. Near the end, he writes about being divided between places, about the strangeness of multilingual memories scattered across a map. "Nei momenti migliori, questa bilocazione mi sembra una fonte di richezza," (in the best moments, this being in two places seems to me like a source of richness). This resonated deeply for me. My memories too are multilingual, my past too refuses to stay in one location. Latronico captures the uncanniness of identity formation across borders, and the question of where "home" actually is when you've accumulated homes in multiple time zones.
 
The book's meditation on aging also spoke to me. Latronico describes reaching forty, that moment when you realize you're closer to fifty than to twenty, when youth is definitively over. For older millennials, there's a particular poignancy in all this. We mourned through economic crashes and precarity to get here, and now we find ourselves in this strange middle space, no longer young but not yet reconciled to middle age. The struggles that brought us here haven't granted us any of the stability previous generations expected at our age.
 
La chiave di Berlino is ultimately a chronicle of false consciousness, both collective and individual, about what Berlin promised and what it delivered. Latronico writes about the gentrification (including his own complicity in it). He writes about a city that became a "lifestyle" choice rather than a political space, about the transformation of post-Wall possibility into real estate speculation. It's well organized, occasionally moving, and sometimes even painfully self-aware. But the relentless cataloguing, the formal devices that call attention to themselves, and the extended treatment of a privileged bohemian scene keep the book from achieving the emotional impact it tries to reach for in its best moments. 2.5 stars, rounded up to 3.
Profile Image for sim ✪.
232 reviews5 followers
December 1, 2025
In questi giorni di fine anno la mia bolla notiziaria mi ha fatto notare la presenza di due libri di scrittori italiani nella lista dei 100 migliori libri del 2025 stilata dal New Yorker. Questi due scrittori sono Domenico Starnone e Vincenzo Latronico.

Di Domenico Starnone si dice (o forse la società maschilista dice) che sia colui che si nasconde dietro lo pseudonimo di Elena Ferrante. Egli ha come contatti principali tre persone che considero tre eccellenze nei loro campi:
1) è marito di Anita Raja (che viene data come la possibile vera Elena Ferrante) scrittrice e traduttrice tra le mie preferite;
2) è collaboratore di Mario Martone, regista tra i miei preferiti;
3) era amico dell'immenso e compianto Mimmo Jodice, fotografo tra i miei preferiti.

Ottime premesse quindi.

Qualche mese fa ho iniziato Il vecchio al mare, il libro dei 100 del New Yorker, ma l'ho interrotto perché mi stava devastando dalla noia. 😕

Di Vincenzo Latronico invece non so nulla. Avendo abbonamento a Storytel ed ascoltando parecchi libri durante i miei lunghi spostamenti, l'ho subito cercato lì. Con grande sorpresa ho addirittura trovato un libro dei suoi narrato da egli stesso! L'unico presente, in verità, ma l'ho scelto volentieri per l'argomento Berlino: città che conosco perché l'ho visitata qualche anno fa. Oltretutto ero rimasto disgustato dalla serie di cliché su Berlino trovati in Spatriati di Mario Desiati e speravo di trovare finalmente un libro che le restituisse onore.

I buddisti dicono che la chiave della felicità è non avere aspettative. Pur non essendo buddista mi trovo pienamente d'accordo. Purtroppo a volte qualche aspettativa sfugge anche ai più attenti. E qualche volta di qualche volta si può rimanere delusi.

Ed eccomi qua a scrivere che ho odiato il libro La chiave di Berlino per la presenza degli stessi identici cliché di Spatriati. 😱

Latronico scrive benissimo. Ha un modo di approcciarsi al lettore che crea confidenza e complicità coinvolgente e credo che sia la chiave del successo che sta avendo a livello internazionale. Sicuramente gli darò un'altra chance leggendo Le perfezioni, il famoso libro tra i migliori 100 del mondo, magari - se arriva su Storytel - ascoltandolo dalla sua stessa voce. Ma ciò non può cancellare il fatto che La chiave di Berlino mi ha enormemente deluso.

I cliché sono parenti stretti del pregiudizio.
Il pregiudizio è ciò che io ritengo il male più grave della società.
Il pregiudizio è il nemico che combatto da sempre!
Mi sento di essere inflessibile quando si stratta di questo argomento, anche se ci sono delle attenuanti.
Attenuante è ad esempio che l'autore ha vissuto e goduto esperienze che combaciano con dei luoghi comuni e che ha avuto il desiderio, del tutto lecito, di raccontarle in un romanzo.
E forse se mi avesse parlato, che ne so, di Copenaghen, che non ho mai visitato, snocciolando una serie infinita di cliché, magari sarei stato più comprensivo.
Ma Berlino l'ho conosciuta, ho apprezzato e disprezzato cose che su La chiave di Berlino non sono nemmeno accennate. E siccome sono un essere pensante e ragionante pure io, non posso far finta di niente!
Profile Image for Massimo Monteverdi.
708 reviews19 followers
November 21, 2023
L'ho visitata tre volte in vita mia, e me ne sono progressivamente innamorato, paragonandola infine a una Londra al di qua della Manica. Per vitalità, storia, giovinezza anagrafica, gusto del proibito, spirito di libertà, solo la capitale sul Tamigi può concorrere in Europa a regina delle città. E dunque questa biografia che racconta Berlino tanto quanto racconta l'autore mi rimanda solo in parte alla mia personale esperienza. Colpa mia, ovviamente, che l'ho vissuta da turista e non da expat. Ma mentre cercavo con certosina pazienza di immedesimarmi nelle atmosfere descritte, mi sono anche reso conto che sono troppe le cose che si possono fare in una metropoli come quella (e non parlo della scena rave, splendidamente descritta ma che non è mai apparsa nella mia bucket list). Tutto sommato, non invidio Latronico e il suo doppio avvicinamento alla capitale tedesca. Però non gli si può certo rimproverare di aver trascurato i particolari più inusuali di una vita all'estero, proprio lì dove si incrocia tanta della migliore arte degli ultimi cinquant'anni.
Profile Image for vittoria.
13 reviews
October 3, 2023
Mi sono chiesta parecchie volte se Berlino facesse lo stesso effetto soltanto a me - una città piena di vuoto - che può essere una valle ricca di opportunità, il luogo dove inseguire il grande sogno (quale?) o quello dove sentirsi la persona più sola al mondo.

Un costante oscillare tra sentimenti eternamente contrastanti: ti amo, ti odio, ti odio, ti amo e ti amo ancora. Questo libro mi ha aperto gli occhi su tanti aspetti e mi ha fatto sentire meno sola nel mio eterno saltellare tra un sentimento e l’altro.

L’ho letto tutto d’un fiato, con aspettative molto alte. Le ha rispettate tutte.

Avrei voluto vivere la Berlino del 2009, e invece mi é toccata la mia fetta di una diversa libertà in quella del 2021. Ne sono grata.
Profile Image for Silvia Michienzi.
174 reviews11 followers
May 9, 2025
Sono contenta di avere scoperto un autore italiano che sfugge alla fabbrica Holden (così sembra) e anche a me Berlino è parsa una città piena di vuoto. Il mio compagno che ci vive non lo apprezza particolarmente e non si è ancora abituato a passeggiare da solo in pieno centro il sabato mattina, per me che soffro di claustrofobia invece è una benedizione. È bello ritrovare alcune impressioni che sono state anche le nostre qui. Latronico scrive bene, quindi voglio leggere altro di suo: unica nota dolente, ci sono periodi molto ampi e arzigogolati che rendono la lettura inutilmente faticosa.
Profile Image for Incandenza.
24 reviews1 follower
January 12, 2024
Mi sembra un grande capriccio, due stelle perché in alcuni passaggi parla di cose interessanti e condivisibili, ma è il suo vissuto, un non romanzo di capricci che finito pensi: si ok, ma il punto sei tu che non sai che vita vivere o vuoi farti portatore di una generazione di expat? Perché nel secondo caso non ci siamo, e nel primo c’è troppa poca sostanza per capire l’autore
Profile Image for Elena.
763 reviews8 followers
November 12, 2024
ho approcciato questo libro con un po' di timore, perché quando qualcuno mi tocca gli affetti posso reagire male.
Per me Berlino è amore, puro e totale. Per questo avevo paura.
Latronico fa un ottimo lavoro, un mix di psicogeografia, memoire, flânerie e saggio sulla gentrificazione (con spunti interessanti).
Profile Image for missirene.
15 reviews1 follower
June 13, 2024
Un bel memoir. Scalfisce nel cinismo che si mischia alle speranze dell'autore. Un ritratto originale e attuale di Berlino, delle sue peculiarità, del suo essere, come diceva Baudelaire ne Le cygne - uno dei personaggi più studiati da Walter Benjamin - una città in continua trasformazione.
Profile Image for Alice S..
94 reviews24 followers
November 6, 2023
Non per tutt*, ma se vi interessa una riflessione lucida e interessante su Berlino, la gentrificazione, i millenial è da leggere. Ora voglio tornare a Berlino.
Profile Image for Francesca R.
42 reviews1 follower
February 11, 2024
Stupendo, l'ho letto durante una settimana di lavoro a Berlino. Tocca tutti i punti per i quali Berlino mi affascina da sempre.
Profile Image for Stefano Draghetti.
37 reviews2 followers
August 31, 2025
Questa lettura di un giorno, chiara, limpida, fredda, mi ricorda come ancora ci siano autori contemporanei italiani che sanno parlarmi dentro
2 reviews
January 10, 2026
Primo capitolo molto bello, poi diventa un pagiuco di pensieri sconnessi e molto banali
Profile Image for Martina.
3 reviews
March 8, 2024
Un libro bellissimo e doloroso per chi, come l'autore, si è innamorato di e trasferito in questa città così vuota ma ricca di promesse.
Profile Image for Sylvie19.
180 reviews9 followers
December 3, 2023
Parte iniziale e finale molto belle.
La parte centrale forse un po’ troppo ripetitiva e poco entusiasmante in quanto troppo specifica (parlo più che altro del capitolo sui rave e sull’arte contemporanea).
Aver letto prima Le perfezioni è sia un pro che un contro perché il libro riprende e amplia molto di quello che era scritto lì, essendo anche un po’ il racconto della sua genesi.
Forse avrei messo 3 stelline ma quando si parla di Berlino sono poco obiettiva.
In ogni caso il libro è una bella riflessione sull’avere vent’anni e ad un certo punto non averli più.
Displaying 1 - 30 of 31 reviews

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