Questa nuova raccolta di poesie di Chandra Candiani nasce da un'esperienza l'abbandono di Milano e il trasferimento in una casa su un alpeggio piemontese in mezzo a un bosco. Non che Chandra non avesse un forte rapporto con la natura anche da "cittadina", ma quando le relazioni diventano fisiche, quando gli alberi e gli animali ti circondano, li vedi e li puoi toccare, vivi con loro, le sensazioni raggiungono un'intensità diversa, e le poesie che nascono da questa esperienza, pur nella continuità delle caratteristiche stilistiche e di pensiero, propongono una svolta, per esempio dissolvendo progressivamente i residui autobiografici e registrando i dati del mondo esterno e delle sue sofferenze con un sentire tanto piú intimo quando piú defilata è la posizione di ascolto. Nella poesia che apre la raccolta il personaggio che dice io entra in un bosco accompagnata da un puma e da un «Caro bosco | vengo a te in cerca della ferita che ci precede». È la bambina che conosciamo dai precedenti libri di poesia di Chandra, accompagnata da due angeli del mondo selvatico. Poesia dopo poesia troverà il giusto equilibrio e le giuste distanze di rispetto per vivere nel contatto costante con la natura. E imparerà a farsi attraversare dalla luce, dal vento e dal respiro di ogni essere vivente. Imparerà a far parte della pulsazione collettiva che ogni bosco è.
Chandra Livia Candiani, all'anagrafe Livia Candiani, è una poetessa (1952), in parte russa e in parte italiana, nata e cresciuta a Milano, traduttrice di testi buddhisti e maestra di meditazione.
Chandra Livia Candiani (Milano, 1952) is an Italian poet and translator.
“Come l’albero tratta le sue foglie cosí tratto i miei pensieri.”
Il bosco, quel luogo all’apparenza silenzioso in cui vita e morte si rincorrono. È al bosco che Chandra Candiani si rivolge, da audace allieva chiedendogli “Fammi luce" , così da imparare cosa significhi fondersi con la natura, trovare parole nuove per descriverla e rispettarla, fondendosi con lei all’ombra degli alberi che rispondono con maestoso silenzio Celebra la vita, l’autrice in questa raccolta seguendo le quattro stagioni come metafora dell’esistenza È un inventario di suoni e sensazioni il bosco, che induce a cercare parole nuove, che presto matureranno, come i frutti acerbi che poi si fanno raccolto. Tra il cercare e l’essere trovati c’è il bisogno di salvarsi e di affidare alla natura il proprio destino.
“Tanto mondo tanta tenebra tanto fuoco nessuna scorza la vita ricomincia dal punto nulla.”
Quattro stagioni, come le quattro stagioni di Vivaldi.
Ci sono certi versi di una bellezza folgorante.
Ne seleziono una per stagione
ESTATE
“C’erano i numeri ogni sera numeri di morti di contagiati di respirati e le sirene e i silenzi urli di silenzio numerato in casa. Ma nel bosco gli animali facevano festa di vita liberata nel pericolo svanito il danno. Il mondo senza di noi è bellissimo. I morti sono partiti da soli in camion.”
AUTUNNO
“Questo alfabeto celeste delle tue variazioni da cui lontana è la ragione un po’ meno il torto che sa alloggiare la coscienza. Seduta sulla panca dura in ascolto allungato di quello che le corde fanno pronunciare all’aria: benedetto il costante urtare contro una porta aperta.”
INVERNO
“La sera ha qualcosa di fragile, entrano dalla finestra le tue parole buttate fuori la sera prima, di sera in sera parli tenace reggendoti alle parole con la tua mano forte abituata al taglio del bosco, alla potatura della vigna. Poche frasi per un paesaggio di cuore animale schivo e intimorito come il disegno nel ghiaccio che intrappola il gesto di quando una foglia caduta avvolge le sue venature nell’acqua e aspetta accartocciata una libertà impossibile. Oggi nel bosco ho sentito lo sparo degli assassini, parteciperò alla fragilità della sera.”
PRIMAVERA
“Eravamo nessuno ma tu sei partita per prima con la tua enorme valigia vuota con gli angoli mordicchiati dal tempo e la tigre assenza alle tue spalle ti seguiva senza farsi notare annusando qua e là in attesa che tu partissi interamente: svanita. Sono ancora qui, misuro con le dita a raggiera la tua trasparenza. Sapevamo entrambe che invisibile è ogni potenza stellare e animale ma entrambe abbiamo sottovalutato la forza del vento muratore. E sono qui dietro il muro del corpo e aspetto. Non solo te1.
1. La poesia è un omaggio a La Tigre Assenza (Adelphi, Milano 1991) ed è apparsa in precedenza nel n. 36 dei «Cahiers d’études italiennes» (2023), a cura di Nicola Di Nino, dedicato a Cristina Campo.”
Quando parlo della poesia che amo mi sembra sempre di svuotarla di tutto il suo significato, ma Chandra Candiani disfa la corteccia intorno al mio cuore.
Questa raccolta di poesie nasce dal trasferimento dell’autrice della città alla collina, in mezzo al bosco. Ed è proprio il bosco il protagonista di questi testi, con le sue ambientazioni, gli animali e gli elementi che si condensano perfettamente nel vissuto intimo dell’autrice. Il sentire fisico del contesto naturale si unisce al sentito interiore, di sentimenti malinconici ma anche di una sensazione di comunione con il mondo. L’alternanza delle stagioni fa da linea narrativa ai testi che rievocano in maniera accurata le sensazioni legate ai cambiamenti e all’impermanenza fisica e spirituale. Una poetica dal linguaggio semplice ma estremamente evocativo.
"Cosa fa questo male? Passa e ripassa intorno al cuore un ago appuntito imbastendo tagli con un filo che va man mano annerendosi vicino piú vicino al sangue. Forse gli sta cucendo una corteccia per i futuri giorni di ghiaccio. Forse lo sta cuocendo come un pane, troppo crudo cuore."
“Come l’albero tratta le sue foglie così tratto i miei pensieri”.
“Quando libero la mente dai lacci, sento il vuoto che fischia in me come un ragazzo con le mani in tasca, un vento infervorato dallo spazio di una steppa senza ricordi, solo il mio sangue che corre verso un luogo sconosciuto chiamandolo casa.”
Provo a pensare pensieri impensabili, sono miei, si assiepano come barricate davanti al giorno, colpiscono duro il cuore. Se c'è spazio se c'è vento, allora l'amore crollabile è più prezioso di un incrollabile amore.
Essere amata da un bosco è una lunga strada per stare al mondo: fare di sé omaggio decapitare i pensieri lasciare i sapienti, zoppicare e balbettare rinascere vegetale un battito un fruscio il tempo che si fa vento e nessuna malevolenza quando la perdita allaga il petto.
Raccolta che profuma di sottobosco, selci, terra, fiume. Letta sotto una volta splendente di fronde verdi, a contatto con la corteccia e il muschio, ogni tanto con lo scorrere infinito dell'acqua accanto. Tutto quello che è già vita prende vita. In questi versi si percepiscono le sfaccettature dell'animo umano, in scambievole simbiosi col bosco, o una sua metamorfosi invisibile.
Di seguito alcune poesie:
Non inghiotto piú carboni ardenti come fossero sorsi d'acqua pura, ho imparato ad andarmene prima di bruciare viva, io qui sto in una comunità di alberi che mi precede nel silenzio, e so di un luogo dentro ognuno di noi piú piccolo della capocchia di uno spillo disarmato e solo, franabile ma dove quando hai perso tutti, come in una nevicata, posata la neve, non c'è nient'altro che la sorpresa, il nuovo mondo vuoto e sereno le mani inoperose la schiena leggera, e benedetta sia la scoperchiatura che fa la gioia.
Questo alfabeto celeste delle tue variazioni da cui lontana è la ragione un po' meno il torto che sa alloggiare la coscienza. Seduta sulla panca dura in ascolto allungato di quello che le corde fanno pronunciare all’aria: benedetto il costante urtare contro una porta aperta.
Le parole stanno zitte le sento nascoste sotto la pelle muoversi confusamente ma non si pronunciano. Sono acerbe forse o forse sono assordata da voci imperiose. Le parole non mi chiamano hanno la gioia in gola limpida scintilla in ogni cosa. Tra le mani contadine bagliore raccogli-mondo presto vieni.
Una raccolta di poesia che fa immergere nella natura e nel ciclo delle stagioni. In generale penso che la poesia che ci sia sulla copertina sia comunque la migliore di tutte. Ho molto apprezzato il contenuto.
“Vai nel bosco e lasciati amare L’anima si rompe per nulla C’è bellezza e addio in ogni cosa. Conta sul nulla”
Un sentiero attraverso le stagioni che abbracciano la natura, il tutto narrato con una delicatezza spinosa che appartiene solo a Chandra. Spazi aperti, respiri lenti e carezze che curano ma anche ombre oscure e dolore esposto senza filtri. Un’ininterrotta serie di opposti che sfumano e si disperdono l’uno dentro l’altro. Uno spettacolo di poesia.
Lo sguardo e la sensibilità acuti della Candiani giungono ogni volta a lenire quell'angolo di anima che neanche sapeva di averne bisogno. Più la leggo e più la amo
Pane del Bosco è un'opera che avvolge il cuore come una coperta calda in una fredda mattina d'autunno. Con una delicatezza quasi tangibile, Candiani intreccia parole che sembrano sussurrate direttamente dall'anima del bosco, invitando il lettore a un'intima danza con la natura e i suoi cicli perpetui. Questo libro è un inno all'amore in tutte le sue forme, celebrando la connessione profonda che lega l'essere umano all'universo naturale. Candiani, con la sua scrittura fluida e ricca di immagini poetiche, trasforma il semplice atto di leggere in una esperienza quasi sacra, un viaggio di riscoperta dell'incanto nascosto nel quotidiano. Pane del Bosco non è solo una raccolta di parole; è una promessa di ritorno alle origini, un soffio romantico che riaccende la meraviglia per il mondo che ci circonda.
"Eravamo nessuno ma tu sei partita per prima con la tua enorme valigia vuota con gli angoli mordicchiati dal tempo e la tigre assenza alle tue spalle ti seguiva senza farsi notare annusando qua e là in attesa che tu partissi interamente: svanita. Sono ancora qui, misuro con le dita a raggiera la tua trasparenza. Sapevamo entrambe che invisibile è ogni potenza stellare e animale ma entrambe abbiamo sottovalutato la forza del vento muratore. E sono qui dietro il muro del corpo e aspetto. Non solo te."
Abbandono e vento. Profondità e radici. Silenzio e ossi nella terra. Elementi naturali che, oltre alle sensazioni tipiche dell'autunno, evocano cadenti il fenomeno della spoliazione.
Null'altro che il rito della riflessione, dove quando ci si perde ci si ritrova. È la possibilità che si dischiude nell'impossibilità.
Le parole sono estremamente immaginifiche, peccato non si riescano a percepire negli odori.
“Nel bosco la guerra sono i passi muti uccelli e ombre seguono la traccia e i morti volano bassi a maniche spiegate invisibili e presenti, animali notturni della primavera che fa di tutto per mostrarsi discreta. Nessuna guerra è lontana. Come sembra inutile ora l'arte povera del rammendo, eppure corro a scriverti a telefonarti.”
Ho imparato che il mondo senza di noi è meglio. Così gli animali dei nostri boschi, come il cinghiale, il lupo e il puma, possono fare i rave party. No, dai, sono troppo cattiva, la silloge in fondo è simpatica.
Tu hai due mani due orecchie due occhi hai anche due gambe e due piedi due braccia. Il respiro è due: entrata uscita. Quando sei stanca, disossata dai pensieri, basta guardare il cielo. Svanisci, diventando smisurata, sei nettare di zero.