I classici antichi sono diventati soggetti di cui aver paura. Non era facile prevedere che un giorno qualcuno avrebbe messo in guardia i giovani dalla lettura delle opere greche e romane, cospargendole di avvisi di pericolo o addirittura escludendone direttamente alcune dal canone; gli stessi che avrebbero accusato i classici di aver contaminato la nostra cultura con il razzismo, il sessismo, il suprematismo bianco, arrivando al punto di auspicare addirittura l'abolizione del loro insegnamento. Invece è accaduto. Si tratta di un fenomeno recente, ma soprattutto nuovo, inatteso, le cui motivazioni non possono essere ignorate: e come tutte le cose nuove e inattese, ha fatto sì che fosse necessario tornare a riflettere sullo stesso problema - che cosa sono i classici per noi? - da un nuovo punto di vista. Maurizio Bettini ci esorta dunque a tenere vivo il dialogo e a fuggire i pericoli insiti nella sua interruzione. Perché è proprio questo che avviene, quando si manifesta la paura dei Greci e dei Romani: un'interruzione di dialogo fra noi e i classici; non solo, fra noi e la storia, fra noi e il passato.
Maurizio Bettini (1947), classicista e scrittore, insegna Filologia classica all'Università di Siena. Autore di saggi di argomento filologico, metrico e linguistico, i suoi interessi vertono soprattutto sulla antropologia del mondo antico, disciplina a cui ha dedicato svariati volumi. A Siena ha fondato, assieme ad altri studiosi, il Centro "Antropologia e Mondo antico", di cui è direttore. È autore di romanzi e racconti e collabora alle pagine culturali di "la Repubblica".
Il poderoso presente può cancellare la storia? Schiacciati dal peer e dalla mole incontrollabile di informazioni in tempo reale, come riuscire a riprendere il dialogo con il passato. E se poi si aggiungono i decolonizzatori e i fautori della cancel culture e del politicamente corretto, cosa resta della eredità della cultura greca e romana? Tutto, sostiene Maurizio Bettini, filologo e classicista, purché ci si accosti con capacità di dialogo e consapevolezza della differenza tra contemporanei e antichi, rimanendo antagonisti e curiosi mai passivi e semplici emulatori. Berkeley, Amen e woman, Orazio e la schiavitù, la giovane poetessa Amanda Gorman afroamericana, alcuni capitoletti esemplari.
Lo definirei "un pamphlet necessario". Senza dubbio un testo a cui può accostarsi fruttuosamente anche un lettore non classicista, ma a maggior ragione quasi obbligatorio per chi gli studi classici li ha fatti e li sta proseguendo. Consigliato a tutti coloro che hanno bisogno (o sono curiosi) di capire perché la cultura antica, specificamente greca e romana, è (ancora?) interessante.
Carino e interessante. Io sono molto di parte, mi allineo quasi totalmente al punto di vista dell'autore. Mi sarebbe piaciuto un maggiore spazio a esempi e citazioni degli autori. Ad ogni modo il tema è di forte attualità e andrebbe anche maggiormente dibattuto (in Italia, ho come l'idea che questo libro possa vendere di più e suscitare maggior interesse sul suolo anglo-americano).
Il dialogo, a prescindere dalle differenze, può avvicinare. La curiosità aiuta ad evolvere. Censurare o cancellare quanto è stato sbagliato non porta a niente. Bisogna riflettere. Lettura consigliata!
“Della storia, e con la storia, si parla sempre di meno. Quasi che il tempo avesse raggiunto il suo culmine e quindi non avesse piú senso voltare indietro lo sguardo.” 3,5⭐️
Molto bel svolto e di grande interesse. Un saggio che approfondisce con chiarezza e competenza i nuovi fenomeni culturali e sociali della cancek culture e del decolonizing classics.