Come mai Mattia è tornato improvvisamente a Roma da Milano? Resterà a lungo o per poco? Intanto, a causa di un disguido, è stato costretto a chiedere ospitalità al suo vecchio amico Filippo. Il quale, a dire il vero, vive un momento un po' così: dopo nove anni di relazione, è stato appena mollato da Martina, e adesso si ritrova in una casa ancora piena di pacchi. Per fortuna a breve avrà un colloquio nell'azienda di Giulia, la più determinata del loro gruppo, decisa a fargli voltare pagina con un next step. Il caso vuole che anche Alice sia in città: è venuta da Torino per un progetto editoriale importante. E Simona? Come se la passa, ormai sposata con Daniele? Tra ricordi e confronti, si ritrovano finalmente tutti insieme, dopo tanto tempo, grazie al compleanno di Giulia e alla cena che lei decide di organizzare per festeggiare i suoi trent'anni. Pierluca Mariti, alias @piuttosto_che, esordisce in libreria con un romanzo che parla dei trentenni di oggi alle prese con un passaggio cruciale delle loro esistenze, in bilico tra la voglia di mettere su famiglia e quella di non crescere, con la precarietà - sul lavoro e negli affetti - come regola di vita, i genitori che invecchiano, i figli che forse sì o forse no. Un autoritratto generazionale profondo, divertente e malinconico.
Avete presente quando alla fine dei concerti il fiume di gente si riversa verso le uscite e voi vi lasciate trasportare piuttosto che cambiare direzione, perché quest’ultima azione implicherebbe farsi travolgere? Alla fine vi ritrovate ad un ingresso lontanissimo da quello che avevate previsto, maledicendovi ché per evitare la rottura di coglioni di sbattere contro un centinaio di persone adesso vi aggroppate una camminata di una mezz’oretta per arrivare dall’altra parte dell’arena con la fatica addosso di chi ha circumnavigato il globo: più o meno a 30 anni, se non si è al passo con gli standard che ci siamo imposti vivendo nella comunità, si sta così. Quando la mia migliore amica era in crisi perché compiva 30 anni l’ho derisa, salvo poi entrare in crisi anche io sei mesi dopo; il punto non è l’età, il punto è che a quell’età si è deciso che si tirano le somme di quello che abbiamo compicciato in previsione di quello che compicceremo, come se la nostra vita fosse un lavoro dinamico e sempre in costante ed obbligata crescita; tipo un esercizio commerciale che se cicca un obiettivo allora tira giù il bandone. Insomma, tirando queste somme non mi sembrava di aver fatto chissà cosa, e questo mi ha gettato nell’estremo sconforto, ma soprattutto nella voglia di tornare a 22 anni prima quando tornata il sabato sera dopo la canonica pizza alla festa dell’Unità con la famiglia mi mettevo a letto con la finestra aperta a sentire i rumori e gli odori dell’estate - che non era neanche torrida e devastata come adesso. Scusate, divago: non mi fido mai dei libri scritti dalle persone che vedo attive sui social in veste diversa da quella di autori, ma ecco che questo romanzo mi ha stimolato tutta questa pappardella della vita come azienda, il valore dei traguardi e della diversità, l’invenzione dei passaggi da collezionare a delle età stabilite da nonsochi come fossimo su un ponte di listoni traballanti sospeso nel vuoto, il peso fittiziamente inestimabile che nei secoli abbiamo dato ai trent’anni e che trova terreno fertile in quel mezzo del cammin di nostra vita; del resto anche Dante qualche problema a 30 anni evidentemente lo aveva, dato che la diritta via era smarrita: potessimo dirglielo adesso che cosa ha compicciato a trent’anni.
Cosa significa raggiungere un traguardo? Cosa significa raggiungere i trent'anni? Cosa significa sentirsi realizzati? Sono le domande che ci poniamo chi prima chi dopo e che questo libro con una scrittura scorrevole e una storia così vicina alle nostre vite e ai nostri sentimenti cerca di dare risposta (o non darla perché ognuno di noi è diverso). Consigliato!
Un episodio crossover tra Paolo genovese (Perfetti sconosciuti) e Normal People, con una voce narrante che diventa praticamente un personaggio a sé, il cui unico scopo è ironizzare sui personaggi “canon” e fare da continuo rimando a immagini soggettive che, in realtà, si rivelano universalmente riconoscibili. Io non so se i trent’anni sono “niente di che” (ne ho ancora 27), ma so che forse da oggi ne ho un po’ meno paura. Spero che i 30anni possano essere - così come lo sono state per me altre fasi della vita - una fase fatta di tempi lunghi e lontani, che si dilatino ed estendano all’infinito. Anche perché è questo l’augurio che ci consegna l’autore : la speranza che questa sia una fase della vita in cui torni a sentirti consapevole delle tue fondamenta più che dei tuoi confini che si smerigliano.
Un libro sui trent'anni... Letto nell'anno dei trent'anni. Gli amici, il lavoro, l'ansia, le paranoie. Una cena tra amici che racchiude la vita di molti di questa generazione. In qualche punto si piange, per eccesso di emotività di chi sta scrivendo la recensione - lo ammetto - in alcuni passaggi si ride; in ogni caso ci si ritrova tra le pagine perché è come dice Pierluca Mariti "Chi ha trent'anni ne parla così spesso nella speranza che, qualcuno a un certo punto, tiri fuori un libretto di istruzioni e porti un po' di ordine e chiarezza" e invece rimaniamo incastrati in un niente di che, che poi invece è davvero tutto di che. (semi cit.)
Quante idee, quanto potenziale e quanto fermento in questo romanzo d'esordio! Spero che Pierluca Mariti continui a scrivere e che riesca a incanalare con più controllo tutte le idee geniali che gli passano per la testa.
In generale non urlerei al Nobel per la letteratura, ma credo che Pierluca Mariti, senza alcuna ambizione, abbia scritto un libro carino, che si legge con piacere. La trama, semplicissima, ruota attorno a un gruppo di amici trentenni e sfido chiunque, trentenne o no, a non riconoscersi nei fatti e nelle vicende descritte.
Pierluca si conferma una certezza. Libro perfetto per chi, come me, si avvicina ai 30 anni e si guarda indietro cercando di capire cos’è successo, cosa sta succedendo e cosa succederà. Possono partire dei piantini, vi avviso, ma anche tante risate e sorrisi, perché il narratore è proprio il Pierluca che conosciamo per i suoi altri progetti.
“Io solo questo dico, che il mondo che ci è stato promesso non c’è, o almeno non è un granché, come pensavamo. Abbiamo investito tutto, pure troppo, per questa roba qui? Tu ce le hai le energie per il piano B?”
Questo libro mi ha fatto piangere, ridere, emozionare, ma soprattutto mi ha fatto tirare un sospiro di sollievo: quello che sento non lo sento solo io. Grazie Pierluca
Leggere questo libro è stato come osservare le vite di sei persone reali, nella loro quotidianità, con una voce narrante ironica e sagace che introduceva personaggi, situazioni e riflessioni, che era quella di Pierluca. Sembrava davvero di essere in una sit-com americana che ti fa sorridere e allo stesso tempo riflettere su dove si va (i personaggi e noi stessi), non smettendo mai di fare il tifo per i protagonisti, protagonisti che sono per nulla perfetti, ma sbeccati e difettosi, e per questo ancora più belli. Alla fine del libro non si hanno tutte le risposte, né sulla vita, né sui protagonisti, ma forse va bene così, perché la vita è esattamente in questo modo. Insomma, non vedo l’ora di leggere altro di Pierluca, che mi e ci racconti altri spezzoni della realtà che viviamo attraverso la sua ironia e intelligenza.
Un libro che parla dei trent’anni, non solo come numero, ma proprio come quel passaggio dall’età della spensieratezza, a quello più concreto degli adulti.
Un gruppo di amici si ritrova e condivide tutte le aspettative di quando avevano vent’anni, facendo il punto su dove sono ora e discutendo delle paure, dei progetti e a volte della fretta che i 30 possono portare (fare figli perché “l’orologio biologico corre”, sistemarsi economicamente e romanticamente perché “ormai è ora” ecc ecc).
Per una fantastica legge del paradosso, questo libro è un niente di che! Carino, scorrevole, ma nulla di più. Dei protagonisti che centrano in pieno i vari gruppi di trentenni esistenti, anche le caratteristiche o le problematiche affrontate sono azzeccate...ma...lì si fermano. Non sono approfondite più di tanto, resta tutto superficiale. Lo stesso perché del titolo si capisce a malapena. Non mi ha convinto, ma si è lasciato leggere. Peccato perché adoro Pieluca.
Ero molto curiosa di leggere questo romanzo perché seguo Pierluca sui social e mi piace la sua ironia. Purtroppo però il libro non mi ha colpita particolarmente, la trama e i personaggi abbastanza prevedibili. Carini alcuni passaggi più riflessivi, in cui mi sono ritrovata avendo l'età dei personaggi.
un inizio molto lento, che a tratti mi ha fatto venire voglia di mollare, ma spinta dalla curiosità sono andata avanti e da circa metà trova il suo ritmo, svela gli arcani e alla fine capisci che ti ritrovi in tutti i personaggi e in nessuno, hai in comune con loro più di quanto vorresti ammettere e questo libro un po' ti mancherà
Cerca di dare un'immagine ironica dei 30enni, ma si perde in molte divagazioni (es.carina la descrizione dei tipi di giocatori di taboo, ma troppo lunga). Riesce a dare un'immagine dei trentenni, ma a mio parere non con la sagacia con cui ad esempio lo fa Gaia Spizzichino in "Tutto nella norma".
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Un libro ironico, divertente ma anche pieno di verità su cui riflettere e personaggi in cui ritrovarsi. Sarà che anche io ho trent’anni e, per qualche anno, ho fatto parte della Milano della consulenza… Una lettura piacevole, perfetta per una vacanza!
Amo Pierluca Mariti e le sue rubriche e sono arrivata a conoscerlo tramite Instagram come molti, ma questo romanzo d’esordio non mi è piaciuto. L’ho trovato banale e non ben scritto, con delle uscite dal narratore che a volte portavano il lettore a perdersi e un’allungarsi continuo su dinamiche che forse avrebbero più effetto se raccontate in tempi più brevi. Ho trovato molto intrigante la trama ed il fatto che si concentrasse sui trentenni, però sono rimasta delusa dallo sviluppo temporale del romanzo. Certo, è un romanzo leggero (che verso la fine non tralascia pensieri profondi), però non lo rileggerei ne lo consiglierei in quanto, pur ritrovandomi in certe descrizioni dei personaggi, non mi ha lasciato nulla. Sicuramente oltre alla trama, l’ho letto proprio perché di Mariti, però ecco, sono sicura che a teatro mi piacerà molto di più.
Esatto..."Niente di che", già il titolo è un'anticipazione di ciò che ci aspetta. Un romanzo che si lascia leggere volentieri come intermezzo a letture più corpose e consistenti, ma decisamente leggero, una piccola parentesi quasi rosa. Belle alcuni pensieri e riflessioni sull'amicizia, l'amore, la famiglia e il lavoro disseminate qui e là. Scrittura scorrevole che scivola via in un batter d'occhio e infatti 250 pagine si leggono al massimo in un paio di giorni. Lettura comunque godibile.