Dormono sulla collina è la rilettura in chiave fantastica dell’antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters e dell’album Non al denaro non all’amore né al cielo di Fabrizio De André, affida a nove racconti la voce di altrettanti defunti provenienti da un futuro lontano. Ascolterete i loro racconti, conoscerete i loro visi e le loro virtù e scoprirete, forse, come il rapporto tra la società contemporanea e i propri defunti potrebbe radicalmente cambiare.
A cura di Alessandro Napolitano e Fabio Aloisio, con racconti di Davide Del Popolo Riolo, Emiliano Maramonte, Maico Morellini, Lorenzo Davia, Alessandro Napolitano, Fabio Aloisio, Veronica De Simone, Axa Lydia Vallotto, Damiano Lotto, Simonetta Olivo, Roberto Furlani, Giovanna Repetto.
Davide Del Popolo Riolo, classe 1968, ha trascorso l’infanzia ad Asti. Svolge la professione di avvocato a Cuneo. Appassionato sin da bambino di fantascienza e storia, ha esordito come scrittore nel 2014 con il romanzo «De Bello Alieno» (Delos), con cui ha vinto il Premio Odissea e il Premio Vegetti. Da allora ha pubblicato altri due romanzi: «Non ci sono dei oltre il tempo», vincitore del Premio Kipple dell’omonima casa editrice, e «Ubermensh» (Delos), già finalista al Premio Urania, oltre a numerosi racconti, grazie ai quali ha vinto il Trofeo Cassiopea e il Premio Viviani. Con il romanzo «Il pugno dell’Uomo» ha vinto il Premio Urania 2019.
Edgard Lee Masters incontra Fabrizio De André in Dormono sulla collina, antologia edita da Kipple Officina Libraria e a cura di Fabio Aloisio e Alessandro Napolitano. Dodici autori danno voce a storie incredibili, persone scomparse di un futuro lontano eppure così intimamente legate ai lettori da riuscire a rendere le loro esistenze vivide e tangibili. Ma chi sono i protagonisti della raccolta?
Il volume si apre con una prefazione a cura dei curatori, seguita dal primo, toccante racconto di Davide Del Popolo Riolo, L’uomo che voleva essere ricordato. Seguono poi i suggestivi Necrotar! di Emiliano Maramonte e Mangiapeccati di Maico Morellini. Sorprendono e incantano, a seguire, Ghost in the House di Lorenzo Davia e Mezzanotte di Alessandro Napolitano e Fabio Aloisio, mentre si resta con il fiato sospeso grazie a Polvere della mia polvere di Veronica De Simone e Axa Lydia Vallotto. Altrettanto intriganti sono Maya di Damiano Lotto e Storia della maglia blu di Simonetta Olivo, mentre Roberto Furlani con Soluzione di continuità e Viti e bulloni di Giovanna Repetto ci accompagnano verso la chiusura del volume.
Dieci racconti, ognuno unico e finemente cesellato grazie a un perfetto equilibrio di protagonisti, scenari e soluzioni stilistiche, in grado di rendere omaggio sia agli epitaffi di Spoon River ma anche alle canzoni del maestro De André. Ciascuna storia omaggia e rielabora in chiave weird, fantascientifica e futuristica tematiche sempiterne, come la permanenza della memoria, il superamento della morte e la possibilità dell’immortalità. Innumerevoli dunque gli spunti di lettura e riflessioni etico-filosofiche proposti dagli autori dell’antologia che il pubblico potrà apprezzare unitamente allo spessore delle storie presentate, ricche di dettagli innovativi e originali. Dormono sulla collina è una lettura che non mancherà di sorprendervi a ogni capitolo.
Ho letto della buona fantascienza, su questo non ci piove, eppure chiudo il libro con la sensazione di un'aspettativa tradita. Spiego. I personaggi di Lee Masters, ai quali De André ha aggiunto un carico di poesia ulteriore, sono morti. Ma proprio morti, e ci parlano con questa consapevolezza: il loro è un percorso spezzato, irrecuperabile. Tutti sono stati interrotti, persino il novantenne Jones con la vita avrebbe ancora giocato. Invece dormono sulla collina, la sensibilità del poeta li fa parlare dalla tomba, ma la cosa è irrimediabilmente finita. E invece il filo rosso dei racconti di questa antologia è proprio l'opposto: con le nuove tecnologie qualcosa potrà rimanere. Sarà forse l'ennesima illusione o solo un'immensa e incontrollabile banca dati, ma è una traccia di un qualcosa proiettato al futuro. Ottima cosa riflettere sulla morte e su questi aspetti, ma così si perde quella che doveva essere l'ispirazione dei testi: il riferimento Spoon river è piuttosto superficiale, a tratti pretestuoso. Si trascuracanche l'aspetto poetico e malinconico. Poi, viva la fantascienza, viva la narrativa speculativa che si interroga sulla nostra fine. Tutti testi di alta qualità (io preferisco quelli in cui l'aspetto narrativo non soccombe alla speculazione e al gusto per il tecnicismo, ma questi sono solo gusti personali). Non è possibile quindi una raccolta di racconti fantastici ispirati a Spoon River? Certo che sì, ma non di fantascienza.