Non riprendevo questa serie da fin troppo tempo e quindi chiedo venia, perché l’universo creato dalla Abel mi mancava.
E sto giro le battute sui manzi, bistecche, redbull e via dicendo si sprecano dato il soggetto protagonista! La cosa tragica è che ho voglia di hamburger da giorni… Non pensarci, Ale, non pensarci…
Anyway, questa è la prima novella della serie. Che giustamente si becca quel povero nerd di Wonjin, ma noi gli vogliamo bene lo stesso. Perché sì, meritava molte più pagine, ma alla fine si è rivelata lo stesso una lettura soddisfacente.
In più, rullo ti tamburi, questa è la prima coppia a non essere sorteggiata dalla Agenzia Primaria. Wonjin ha fatto tutto da solo, anche se me lo immagino Kayog fargli l’occhiolino da lontano.
Comunque, come tutti i romanzi della serie, vi sono importanti messaggi veicolati dai tori da monta con extra spicy e questo si concentrerà sulla diversità.
La razza di Wonjin, come ben sappiamo, era l’incubo dei coloni, tanto che tra una razzia e l’altra ai bambini veniva insegnato ad aver paura di loro. Questa linea di pensiero persiste nonostante sia arrivata la pace e Lara, l’umana che catturerà il cuore di Wonjin, continua a essere soggetta a questa mentalità a livello subconscio.
Certo, non è colpa di nessuno dei due, ma quando un manzo da monta che pesa il triplo di te sembra perennemente scocciato e col muso, non lascia molti spiragli di conversazione. Soprattutto se anche tu non sai come rapportarti con l’altro sesso.
Morale della favola: quei due hanno avuto bisogno di diverse spintarelle per aprirsi e iniziare a frequentarsi.
Questo vuole essere un inno all’apertura mentale e all’accettazione delle diversità, che di per sé è cosa buona e giusta.
Ma tanto sappiamo cosa rende davvero felici le protagoniste di questa serie…
E qui chiudo perché vado a cercare cibo. Magari riesco davvero a reperire un hamburger, chissà.