Nudo, crudo, d'impatto.
Pagine di diario che l'autore scrisse mentre lavorava come manovale.
Una raccolta di pensieri vari, dalle considerazioni di vita quotidiana a riflessioni filosofico-esistenziali.
Ho preferito la prima parte del libro, l'ho trovata più incisiva e meno ripetitiva.
I miei primi gesti qui: scavare la terra. Aprire una fossa. E sparire. È la quotidianità del manovale: finché non ha trovato l'arcobaleno del suo libro, deve scavare. Chiudersi con i suoi semi.
Altrimenti come meditare la morte e l'albero?
Poco importa che il suo lavoro sia ripugnante; L'erosione del dolmen è più incisiva degli sfavillii dell'istante. E qui i due si congiungono.
Il manovale, il muratore: progetto biforcato. Come le nostre mani.
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24 giugno. L'architetto è tornato. Penso ai suoi progetti. Un mezzogiorno ho dato un'occhiata alla copia che appartiene al capo: un vero libro. C'è tutto. Tutto ciò che dobbiamo fare è scritto là, compiuto, finito. Si immagina il lavoro. Ma questo libro è completo? Dove sono gli esecutori: le squadre, le parole, i gesti? Chi ci parlerà dell'incompiuto dove siamo sempre?
Il manovale ha solamente alcune parole per avvicinarsi.
Il tempo - il lavoro - ci mostra gli uomini, ma gli uomini, loro, hanno il tempo di mostrarci ciò che ha luogo dietro, dove tutto resta da fare?