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La casa del mago

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Nel memorabile incipit di questo libro, la madre di Emanuele Trevi, allora bambino, riferendosi al padre gli ripete spesso un'istruzione enigmatica: «Lo sai com’è fatto». Per non perderlo (ad esempio, fra le calli di Venezia, in una passeggiata dell'infanzia) occorre comprendere e accettare la legge della sua distrazione, della sua distanza.
Il padre, Mario Trevi, celebre e riservatissimo psicoanalista junghiano, per Emanuele è il mago, un guaritore di anime. Alla sua morte lascia un appartamento-studio che nessuno vuole acquistare, un antro ancora abitato da Psiche, dai vapori invisibili delle vite storte che per decenni ha lenito, raddrizzato. Così il figlio decide di farne casa propria, di trasferirsi nella sua atmosfera inquieta e feconda, e così facendo prova a sciogliere (o ad approfondire?) l'enigma del padre.

Muovendosi nel suo sempre mutevole territorio, fra autobiografia, riflessione sul senso dei rapporti e dell'esistenza, storia culturale del Novecento (ne La casa del mago – accanto a straordinari personaggi contemporanei, tra cui spicca Paradisa, una prostituta peruviana – figurano Carl Gustav Jung, Natalia Ginzburg, Giorgio Manganelli, Ernst Bernhard...), Emanuele Trevi ci offre il suo romanzo più personale, più commovente, più ironico (e perfino umoristico): una discesa negli inferi e nella psicosi, una scala che avvicina i vivi e i morti, i savi e i pazzi. Perché ogni vita nasconde una luce, se la si sa stanare; e i gesti e le parole più semplici rimandano alla trama più sottile dell'essere, se li si ascoltare, se si sa lasciarli accadere.

256 pages, Paperback

Published September 5, 2023

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About the author

Emanuele Trevi

98 books129 followers
Emanuele Trevi (Roma, 7 gennaio 1964) è un critico letterario e scrittore italiano.
Figlio dello psicoanalista junghiano Mario Trevi, è editor e autore di saggi e romanzi. Ha debuttato nella narrativa nel 2003 con I cani del nulla, uscito presso Einaudi Stile Libero. È stato direttore creativo (con Arnaldo Colasanti) della Fazi editore, ha curato una collana presso Quiritta editore e, con Marco Lodoli, l'antologia scolastica Storie della vita edita da Zanichelli. Ha inoltre curato le edizioni di:
- la Tavola ritonda, classico italiano del XIV secolo
- Amore, figura e intendimento: osservazioni sull'allegoria in Cavalcanti e nella «Vita nuova» (di Dante Alighieri)
la Storia di fra' Michele Minorita di anonimo fiorentino
- l'introduzione a Charles Perrault, I racconti delle fate e Le fiabe francesi della Corte del Re Sole a Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi
- le Istruzioni per l'uso del lupo, una lettera alla critica italiana, in due edizioni
- Altri saggi vanno dall'introduzione a Il mio Carso di Scipio Slataper, all'intervista per «Paris Review» a Milan Kundera, dalla collaborazione per la parte delle prose all'edizione di Lucio Felici delle opere di Giacomo Leopardi, alla presentazione di una collezione di saggi di Viktor Borisovič Šklovskij, e ancora di opere di Emilio Salgari, John Fante, Gabriella Sica, Goffredo Parise, Giosetta Fioroni, Giorgio Manganelli, Alexandre Dumas, Ferenc Molnar, Edmondo De Amicis (i viaggi), Henri Michaux ecc.

Con il libro reportage sul poeta Pietro Tripodo, "Senza verso. Un'estate a Roma" edito da Laterza ha vinto il Premio Sandro Onofri.

Collabora con Radio 3 e ha scritto su diverse riviste come Nuovi argomenti, Il caffè illustrato e su quotidiani quali la Repubblica, la Stampa e Il Manifesto.

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Profile Image for Orsodimondo.
2,467 reviews2,441 followers
April 29, 2025
UN OSCURO SCRUTARE


Il padre e il figlio.

Autobiografia in veste di biografia, quella del padre. O viceversa: il percorso decennale che serve a Emanuele per adattarsi alla casa di famiglia – autentico museo del padre – per venire a capo delle scatole del trasloco e cominciare a sentire quegli spazi come suoi, è un percorso di scoperta anche del proprio sé, oltre che di quello paterno.
Un memoir dedicato a suo padre e alla sua eredità edilizia.
E anche stranissimo romanzo di formazione: sebbene l’autore sia un adulto più che formato, ci racconta dieci anni della sua vita durante i quali si “forma” di nuovo (ri-forma?)


Il padre alla scrivania.

Emanuele Trevi è sempre più a suo agio in questo percorso - iniziato da almeno un quarto di secolo - di narrare storie vere di gente vera mischiando elementi autobiografici e di finzione, estendendo il racconto a osservazioni riflessioni elaborazioni, continuando a dimostrarsi ottimo narratorie di storie tout court.
Sembra sempre più a suo agio col suo sé, che non ha ritrosie, tutt’altro, a descrivere indolente e provvisto di buona dose di inettitudine - basta vedere la vicenda con la Famigerata, la donna delle pulizie peruviana, che si approfitta del datore di lavoro con non celata soddisfazione dello stesso. Siamo dalle parti di un novello Zeno Cosini.
E lo direi sempre più a suo agio in una tonalità di “grottesco ben temperato”, con cui squaderna personaggi esagerati e impossibili, al limite della sopportazione, - di nuovo la Famigerata, oppure penso alla Laura Betti di Qualcosa di scritto - facendo sorridere il lettore e non nascondendo quel suo personale tratto caratteriale che lo rende a suo agio nella frequentazione di soggetti simili, a loro modo perfino vessatori. Una sorta di sereno masochismo.


Disegno di Mario Trevi riportato sulla copertina del libro.

Ho trovato particolarmente bello e toccante il racconto dell’infanzia e adolescenza e gioventù del padre - il noto psicoanalista junghiano Mario Trevi – dalla natia Ancona alle Langhe, dove rimane orfano di madre, col padre in Africa, perde anche i due nonni, e rimane a vivere nella grande cascina insieme alla sorella maggiore. Sembrava quasi d’essere nell’amatissimo libro di Jean Cocteau, Les enfants terribles, quel senso di libertà quasi selvaggia, di assenza di controllo adulto.
Poi, l’obbligato ritorno ad Ancona, l’università a Bologna, il volontario confino sull’Appennino, la partecipazione alla lotta armata in una brigata comunista

Uomo in perenne stato di apparente distanza dalla realtà circostante, chiuso in un mondo tutto suo, Mario Trevi in una delle rare interviste, forse l’ultima, ammetteva che quello che il figlio Emanuele non ha remore a definire “amore incondizionato” lo spingeva a “proteggere” il padre, come se i ruoli fossero rovesciati.



Il padre raccoglieva sassi e ciottoli sulla spiaggia e in campagna, che poi passava ore intere a pulire e levigare: il figlio li ritrova in casa e non riesce a liberarsene, sono una presenza paterna che sente di dover “proteggere”.
Con magnifica equiparazione Emanuele spiega che quello che coi ciottoli faceva suo padre è uguale al mestiere di scrittore:
perché le parole sono identiche ai ciottoli di mio padre, non possiedono nessuna qualità evidente, non sono né brutte né belle, si confondono tra milioni di altre ugualmente opache e usurate. L’inerzia delle parole è la mancanza di significato. Tutto sta nello sfregarle, e poi sfregarle ancora, e ancora – rasentando la demenza. E quando le cose non vanno, e passo un pomeriggio intero di fronte al dannato schermo del pc a scrivere una frase per poi cancellarla, e le ore passano, e diventa palese che non era giornata, alla fine è lui che mi viene in mente, con i suoi rettangoli di carta vetrata – grana grossa, grana media, grana fine. Che altro potrei fare? Ricomincio a sfregare.

Altra chicca che mi piace ricordare è la seguente: il padre amava gli artigiani, coloro che aggiustavano le cose, lui che aggiustava le anime:
Conosceva ogni tipo di riparatori, per i quali nutriva un’autentica venerazione, forse considerandoli colleghi nel campo degli oggetti materiali.


Marcello Maloberto, Vir Temporis Acti, 2016.

Per quanto concerne il lavoro del padre mi sono appuntato il buffo passaggio in cui col figlio fa una sorta di consuntivo della sua attività: un terzo di pazienti guariti, un terzo migliorati, e un terzo invece rimasto immerso nel loro stato d’essere di partenza. Una strana statistica che mi spinge a domandarmi come in campo psicoterapeutico si misurano questi dati, come si constata un successo, una guarigione: se il paziente rinuncia alla tentazione di buttarsi di sotto, allora vuol dire che è guarito, sano e salvo?

Credo che persone come Bernhard o mio padre riuscissero ad agire, delicatamente ma energicamente, proprio sull’idea di sé, con tutto il suo contorno di desideri irrisori, che falsifica il destino degli esseri umani rendendoli infelici, bisognosi, pieni di insistenti e micidiali rancori.

Profile Image for Laura Gotti.
594 reviews610 followers
October 10, 2023
Dispiace, questa volta, non aver amato Trevi pur riconoscendogli una scrittura magnifica. Non mi ha convinto, non mi ha coinvolto, non mi sedotto.
Forse perché penso che una delle cose migliori che ho letto quest'anno è il libro di Canobbio La traversata notturna: ancora una volta il ricordo di un padre che si snoda durante tutta la vita dell'autore. Ma se Canobbio mi aveva ammaliato, complice una scrittura magnifica, Trevi non ce l'ha fatta, ripeto, pur inchinandomi alla qualità della sua prosa. È davvero poca cosa scrivere che ho amato di più il padre depresso di uno che il padre psicanalista dell'altro, è poca cosa perché non si parla così dei libri ed è stupido fare confronti. Ma nella mia testa è successo questo e Trevi non è riuscito a scalzare l'altro libro. Mica è una colpa, solo il mio pensiero.

Che poi Trevi rimanga una grandissimo scrittore non vi sono dubbi ma, in questo libro, ha vinto il distacco. Ecco, forse, cosa non mi ha convinto. L'ho trovato un racconto distaccato, quasi che l'amore per suo padre gli facesse temere di spingersi troppo in là. Va beh, la smetto, sto facendo psicanalisi da circo che di certo non mi compete, ma forse sono riuscita a spiegarmi.

È un libro da leggere? Certo, perché Trevi è uno bravo. Poi lascerò a voi il giudizo.
Profile Image for Grazia.
508 reviews219 followers
October 2, 2023
"io lo amavo, e per me amare significa accettare l’enigma di una persona in quanto tale"

Il mio primo incontro libresco con Emanuele Trevi, avviene con questo memoir, in onore e ricordo del padre, il fu Mario Trevi, insigne psicoanalista.

Il ricordo parte dalla necessità di vendere la casa del padre dopo la sua dipartita, casa in cui il fu (?) Mario ha esercitato la sua professione, casa talmente riluttante ad essere venduta da ingegnarsi per diventare la residenza dello stesso Emanuele.

In essa, lo spirito del padre cosí amato e ammirato, risiede, e si manifesta nelle modalità più bizzarre.

Un libro di Jung squadernato e pieno di note, i sassi cartavetrati e lustrati, ripuliti dalle scorie del tempo, la seggiola su cui il padre ha ascoltato i suoi pazienti, l'unica "squinternata" nonostante la cura per gli oggetti e le riparazioni del caro defunto.

Una serie di personaggi indimenticabili e surreali lo accompagnano nei primi mesi trascorsi nella casa del padre come proprietario: la Degenerata, un'improbabile donna delle pulizie peruviana, Paradisa, un'altrettanto improbabile compagna proposta a Emanuele dalla stessa Degenerata, e l'inquietante e misteriosa Visitatrice.

"Non necessariamente ciò che è oscuro è malvagio, così come non tutto ciò che splende nella luce è buono."


Ma soprattutto il padre, che nelle sue manifestazioni ultraterrene, risulta per Emanuele quasi più presente e attento nei suoi confronti di quanto lo fu in vita.

"La memoria è una grande romanziera: dilata, corregge, omette senza scrupoli, pretende di usurpare un’affidabilità che non le appartiene – con tutta la buona fede di chi la interroga. Non bisogna però trascurare il senso di colpa che le persone veramente esistite ispirano a chi le trasforma in personaggi. Non è possibile sottrarsi alla sensazione di essere dei vampiri, oltre che dei mistificatori."


Trevi scrive del padre con tenerezza, divertimento e grande ammirazione.
Suscitando gli stessi sentimenti nel lettore anche per la sua prosa elegante ma lieve.
Profile Image for Ubik 2.0.
1,076 reviews296 followers
June 11, 2024
“L'intreccio delle radici è la madre di ogni cosa” (C.G.Jung)

Si possono individuare e attraversare numerosi percorsi narrativi lungo le pagine di questo libro, i più evidenti dei quali sono già annunciati dal titolo. La Casa, luogo inizialmente disabitato che pian piano sembra prendere vita, nei mobili e negli oggetti contenuti, testimoni che non hanno smesso di emettere segnali (per chi è in grado di decifrarli) neppure dopo la scomparsa dell’abituale proprietario, quasi un tempio con i suoi rituali e simulacri, animato da presenze non del tutto sopite.

E poi il Mago, a connotare un’opera che nelle sinossi più affrettate viene semplificata in modo riduttivo come biografia di Mario Trevi, noto psicanalista e padre del narratore, ma che in realtà è una “biografia parziale”, nel duplice senso del termine: descrive infatti solo una (piccola) parte degli eventi della vita di Mario Trevi, i passaggi essenziali per definirne il carattere, gli affetti, la professionalità; biografia parziale soprattutto perché interpretata dalla prospettiva tutt’altro che asettica del figlio Emanuele, che vi introduce in parallelo elementi altrettanto pertinenti ad una (auto)biografia.

Oltre a questi due pilastri principali, il racconto si avvale dell’intervento di una variegata gamma di presenze femminili (ma molto poco della madre e solo di riflesso; cosa che può apparire singolare per il figlio unico di una coppia di psicoanalisti, …); si tratta di tracce femminili esotiche o fantasmatiche destinate a produrre le situazioni di maggiore movimento e piccoli ma ben assestati colpi di scena all’interno del libro.

Un ulteriore fattore nella Casa del Mago è l’ elemento junghiano, fondamentale in quanto Mario Trevi è stato un assiduo e rilevante studioso dell’opera del grande psicoanalista svizzero, ma anche perché genera un affascinante gioco di specchi, un magico portale nel tempo, dove i cardini principali sono individuabili in Jung, Ernst Bernhard, Mario Trevi ed Emanuele, ma che presenta un intreccio di traiettorie con altre eminenti personalità della cultura italiana.

Era necessaria la maestria di Emanuele Trevi per amalgamare tutti questi materiali, conferendo al testo una straordinaria varietà di toni, dall’erudito al malinconico, dal filosofico all’ironico spesso autoironico, fino a spunti di vero e proprio umorismo, coniugando sempre con grande lucidità e coerenza la profondità dei concetti con la leggerezza dell’espressione.

Come durante la lettura di “Due vite”, ho avvertito quasi una scissione fra la mia oggettiva preliminare indifferenza nei confronti degli argomenti trattati e dei loro attori principali e d’altra parte la soddisfazione suscitata da uno stile ammaliante e originale; in altre parole, poco mi importava e mi importa di Mario Trevi o di Frank Miller, così come di Rocco Carbone e Pia Pera, ma Trevi possiede il dono del narratore sopraffino, in grado di tenere incollati alla pagina, a prescindere.
Profile Image for Federica Rampi.
705 reviews236 followers
August 29, 2024
“io non sono quello che credi”

Un ricordo e un tributo al padre, un uomo enigmatico uno psicanalista immerso nel suo mondo; una figura amata e molto distante da quella del figlio, eppure il ritratto è affettuoso e conciliante, perché a Trevi questo papà bizzarro piaceva tanto anche se non è diventato come lui
Emanuele Trevi dopo Due Vite fa i conti ancora una volta con chi non c’è più, tra dolore e dolcezza, mischiando il comico al drammatico ma soprattutto attingendo alle cose agli oggetti che la casa del padre custodiva, come i sassi da lui levigati

“una casa così grande, così piena di tempo e di segreti, doveva sembrare una specie di regno da esplorare, un mondo di meraviglie e paure inesauribili.”

Una casa che l’autore ha fortemente voluto abitare “Il figlio del mago avrebbe vegliato fino alla morte sulla sua Grotta:”

Le cose sono contenitori narrativi, un catalogo che evocano i ricordi e l’abitare la casa paterna svelerà la memoria di entrambi, conoscere l’altro per capire sé stesso.
Andando sulle tracce del mago Trevi scoprirà che la presenza del padre lo circonda continuamente, intensa e "sicura come la luce del sole"
Ogni suo oggetto ritrovato avrà un significato, perché tutto forma un disegno, basta cogliere l’attimo, il momento imprevedibile in cui il caso si fa possibilità e diventa la risposta a tutte le domande

Un racconto bellissimo che ha la leggerezza di un sogno, pieno di grazia e amore
Profile Image for Come Musica.
2,068 reviews630 followers
October 9, 2023
“Ma dire che mi era venuto in mente non è esatto, sono buoni tutti a venire in mente a qualcuno, mio padre era lì, in quella situazione irripetibile e insensata della mia vita.”


Emanuele Trevi ritorna in libreria parlando del suo rapporto intimo con il padre. A detta di sua madre, la coppia padre-figlio era male assortita

“Quando decise di portarmi con lui, sarà stato il 1972 o giù di lì, ero davvero felice. Ci pensò mia madre, insuperabile nell’individuare il lato storto di ogni cosa, a completare la ricetta con la giusta dose di angoscia. «Ascoltami bene. Appena arrivi in albergo prendi una saponetta di quelle piccole, senza togliere la carta, e te la metti in tasca. Non ti dimenticare, per una volta. Lì ci sono il nome e l’indirizzo dell’albergo, se per caso ti perdi. Tutte le saponette hanno il nome dell’albergo. Perdersi a Venezia è facile, Venezia è un labirinto, hai presente il tuo puzzle con il labirinto? Venezia è mille volte peggio, ma per te è doppiamente facile perderti, perché sei distratto e perché tuo padre non si curerà mai e poi mai di controllare se tu lo segui. Lo sai com’è fatto. Siete assortiti male. Un adulto che non si cura mai del prossimo e un bambino che sta sempre con la testa tra le nuvole. Sareste capaci di perdervi nel corridoio di casa. Attaccati al fondo della giacca, all’impermeabile, a qualunque cosa. Ricordati: lui non si volta mai, sei tu che devi restargli appiccicato».”

Questa coppia così male assortita è al centro anche della storia del Novecento. Il padre-mago è uno psicoanalista e Trevi, attraverso la figura del padre, ripercorre la storia della psicoanalisi e del dopoguerra italiano. Cercando di recuperare la memoria del padre, Trevi sta cercando di ritrovare sé stesso.

“Ogni momento è un equilibrio imprevedibile di forze contrarie, una configurazione unica del caso nella fuga di specchi della possibilità, un oracolo cinese. È solo lì che, come il più terso dei diamanti in cima alla corona del visibile, splende intatta la realtà – ma basta un nulla, un battito di ciglia, e si è già stufata di aspettarci, è andata a giocare da qualche altra parte.”

Rispetto a "Due vite", in questo libro Emanuele Trevi è in ombra: lascia spazio alla figura di Mario Trevi, per cantarne l'amore filiale.
Profile Image for Giovanna Tomai.
408 reviews5 followers
September 21, 2023
[Ma io lo amavo, e per me amare significa accettare l’enigma di una persona in quanto tale, non sono venuto al mondo per sciogliere nodi o scovare tesori. Forse quando aveva detto a quel giornalista che lo proteggevo, alludeva proprio a questa mia rinuncia a conoscerlo, a scavare in quella terra venerabile.]

Lettura non facile poiché Trevi passa dall'autofiction al saggio, alla cronaca storica, saltellando qua e là.
Ma lo stile resta impeccabile, il rapporto genitore-figlio una perla di inadeguatezza in cui ci si ritrova abbastanza, un giochetto di fino che mi ha fatto andare indietro più volte per rileggere e perdere lo sguardo.
Profile Image for Chiara Agnello.
13 reviews
October 21, 2024
Non mi è piaciuto. Avevo adorato il Trevi di “Due vite” e con “La casa del mago” non è scattata la scintilla. All’inizio la lettura è stata scorrevole, ma poi ho cominciato ad annoiarmi molto perché - mi spiace dirlo - ma mi trovavo spesso a chiedermi “che cosa me ne importa?”. E non lo dico perché Trevi parla di sè e di suo padre, ma perché per me non è stato in grado di rendere queste vite e i loro vissuti oggetto di interesse. Azzardo una considerazione: per me, Trevi non è stato in grado di far sì che il lettore stabilisca una connessione emotiva con lui, la sua storia e quella del padre. Questo fa sì che quella magia che, nella sua narrazione, avvolge la casa, alcuni oggetti, alcuni ricordi, sia artefatta e difficilmente percepibile a chi legge
Profile Image for Chiaretta.
30 reviews
September 23, 2023
Le descrizioni sono poesia. Trevi riesce a pennellare realtà e personaggi con colori di un'unicità disarmante.
Profile Image for Marco.
1,024 reviews6 followers
November 28, 2023
Abbandonato a metà. Non sono riuscito a capire dove andava a parare...
Profile Image for Gianni.
394 reviews50 followers
September 26, 2023
.... ma Sogni e favole, dal mio punto di vista, è meglio
14 reviews
September 7, 2024
È il primo libro che leggo di questo autore. Sicuramente non si può dire che sia scritto male,anzi e ci sono degli episodi davvero divertenti che hanno completamente attirato la mia attenzione ma tutta la digressione se così si può definire sulla psicanalisi, sebbene legata alla figura del padre,per me è stata assolutamente superflua e a tratti noiosa. Secondo me avrebbe potuto concentrarsi molto di più sulla vita del padre e del suo rapporto con lui.
Profile Image for dammydoc.
354 reviews
December 30, 2025
Emanuele Trevi: La casa del mago. Ponte alle Grazie

“Era solo una storia - o meglio, un mito - che non smettevo di raccontarmi: quella di un ragazzino ancora inesperto della vita, non ancora, per così dire, venuto al mondo completamente. Perché nascere non basta…”

Ogni percorso di scoperta del Sé, ogni processo di Individuazione – vero scopo dell’esistenza di ogni essere umano, secondo Carl Gustav Jung – è un percorso iniziatico. Non può essere “studiato” o “appreso”: è un cammino di esplorazione interiore, un attraversamento profondo del proprio labirinto.
L’anima ferita incontra un guaritore, uno sciamano, che non dona la salvezza ma indica al viaggiatore l’esistenza di un giardino dimenticato, nascosto in una vecchia casa abitata durante l’infanzia. In quel giardino è sepolta una chiave. Trovarla, disseppellirla, individuare la serratura che quella chiave può aprire non è semplice. Ma una volta aperta la porta, si può accedere al proprio universo interiore ed esplorarlo senza perdersi, rimanendo – anzi – ben ancorati alla realtà.
Tutto questo, a volte, necessita di un innesco. E quell’innesco è spesso una perdita. Per Emanuele Trevi, è la morte del padre a rappresentarlo. La morte del mago.

“… Cosa fa esattamente un guaritore? Se c'è un potere che gli è indispensabile, è quello, tipicamente apollineo, di sciogliere - come diciamo che si scioglie un cane perché sia libero di correre in un parco. Tutti noi, chi più chi meno, abbiamo bisogno di essere sciolti: non solo dal falso destino che gli altri hanno scelto per noi (che sarebbe il meno) ma da quello (altrettanto falso) che noi stessi ci costruiamo intorno mentre viviamo…”

Mario Trevi, classe 1924, anconetano d’origine, laureato in Filosofia presso l’Università di Bologna, con un passato da partigiano e da insegnante di liceo, paziente prima e poi allievo dell’analista Ernst Bernhard, è stato uno dei capostipiti della scuola di psicologia analitica junghiana nel nostro Paese. Un interessante dialogo con il figlio Emanuele è rintracciabile nel volume scritto a quattro mani Invasioni controllate (Ponte alle Grazie). Muore a Roma nel marzo 2011.
Emanuele Trevi, scrittore e critico letterario, classe 1964, già direttore creativo di Fazi, nel 2012 si è aggiudicato il Premio Strega con Due vite, romanzo biografico dedicato agli amici Rocco Carbone e Pia Pieri.

La morte del padre lascia nelle mani di Emanuele e di sua sorella l’appartamento utilizzato dal terapeuta come studio. Un appartamento che sembra respingere ogni possibile acquirente: tutti concordano nell’avvertire un senso di disagio, forse dovuto a “un residuo potente di energia mentale, una specie di braciere psichico non ancora del tutto spento”. È in quella abitazione che Emanuele, il figlio, decide di trasferirsi.
L’ingresso nell’antro del mago segna per il protagonista il passaggio in una dimensione di confine, dove non sempre valgono le regole della realtà, ma in cui possono farsi strada intuizioni, sincronicità, coincidenze significative, capaci di ricomporre una trama nella quale non emerge più soltanto la figura di Mario, ma inizia ad acquisire spessore anche quella di Emanuele.
In alcune interpretazioni, nel sogno l’irruzione di una figura percepita come estranea – ladri, sconosciuti che penetrano nella propria casa – può essere letta come la manifestazione di una parte oscura di sé (l’Ombra, per restare nella terminologia junghiana) che preme per essere riconosciuta.
Nel testo di Trevi, l’Ombra assume le sembianze di una misteriosa visitatrice: possiede le chiavi dell’appartamento-studio, entra di notte, lascia tracce visibili.
A fare da moderne e scanzonate vestali sono le due figure femminili che frequentano l’abitazione: le cugine-amiche peruviane Rocio, detta la Degenerata – forse l’unica colf al mondo capace di lasciare in una casa “una patina uniforme di sciatteria, approssimazione, abbandono” – e Paradisa, amica e meretrice, con la quale lo scrittore instaura un rapporto di intimità fondato più sulla silenziosa compagnia che sul sesso.

La figura del padre sembra oscillare attorno a un fulcro di inconoscibilità e mistero, condensato in due frasi. La prima, pronunciata dalla moglie – “lo sai com’è fatto” (nella variante post-mortem “lo sai com’era fatto”) – è una formula che in realtà tutto dice e nulla spiega. Perché com’era fatto Mario, probabilmente, non lo sapeva nessuno. Introverso, poco incline a raccontarsi, allergico agli inviti e agli eventi mondani, riservato. Capace di estraniarsi dal mondo ed entrare in una dimensione personale, intima, protetta da un guscio difensivo quasi impenetrabile. Una frase che sancisce, dunque, l’accettazione di uno spazio privato irraggiungibile e, proprio per questo, non interpretabile.
La seconda frase è lo stesso Mario a pronunciarla, in un momento di delusione e frustrazione nei confronti del figlio, colpevole di un errore grossolano: da ragazzo, non avvisare i genitori di aver deciso di trascorrere due giorni con gli amici a Firenze, per ascoltare Lou Reed in concerto: “io non sono quello che credi”. In queste parole si rinviene la consapevolezza del filtro, della maschera indossata anche davanti alle persone più vicine.

La casa del mago si rivela così come il racconto – per flashback, frammenti di memoria, ricostruzioni, esperienze – di un rituale. Lo scrittore, riappropriandosi degli spazi dell’arte e dei contorni della figura paterna, da un lato compone il proprio romanzo familiare; dall’altro, attraverso un peculiare processo di elaborazione del lutto, traccia una rotta di allontanamento. Di differenziazione. Di nuova nascita.
Perché “nascere non basta, ogni tipo di destino impone che si nasca una seconda volta, e questa è una nascita notturna, un orientamento che in alcuni individui può essere decisivo verso l’ombra, l’oscurità, i tesori del buio”.
Profile Image for Andrea.
145 reviews42 followers
November 10, 2023
dopo la morte del padre psicologo, Emanuele Trevi si trasferisce a vivere nella sua casa/studio.
Come in quasi tutti i libri d'ispirazione autobiografica ogni tanto mi sembra di percepire una leggera forzatura nel dare un senso comune a eventi distinti. Però in questo caso meno che altrove, il libro è breve e scorrevole (nonostante si parli parecchio di Jung) e si lascia leggere con discreto piacere. L'inizio poi è molto divertente.
***1/2
Profile Image for Chiara Canu.
179 reviews8 followers
October 21, 2024
3,5 🌟

Scrivere del padre. Accedere all'intimità di un legame a partire dalla distanza, a una venerazione silenziosa e taciuta. Emanuele Trevi sembra un po' fare questo: toccare l'essenza di suo padre per giungere all'enigma del suo essere. Nessuno vuole l'appartamento-studio in cui l'uomo, apprezzato psicanalista junghiano fra la Roma bene, ha vissuto e operato per lunghi anni. È Emanuele a pensarci, a decidere di prenderne possesso per quell'atto di "andare a ritroso" in cui spesso, a un certo punto dell'esistenza, ci si ritrova. La poltrona a sedia dove l'uomo sedeva per trasferire magie alle persone con disagio evocherà nella memoria di Emanuele il suo modo di rapportarsi agli altri, e la finestra sul panorama di una fetta pregiata della capitale sarà lo sguardo su ciò che il padre ha visto ogni giorno. Ma ogni cosa al suo posto - tavoli, sedie, libri, oggetti impolverati - rappresenterà per il figlio il riflesso di un modo di stare, osservato ma senza toccarlo: cosa significavano le distrazioni, il perdersi dentro la propria mente scollati dal reale? Cosa ha voluto dire essere dimenticato in una piazza di Venezia da piccolo? Ma Mario Trevi, per il figlio, è un mago dal tocco inimitabile. La venerazione non si può dire se non attraverso la distanza e la presa di contatto con il luogo che più ha trattenuto il respiro e l'impronta di un uomo come lui. Ci troviamo così di fronte a un memoir che sfocia nel saggio psicologico, in densi stralci di teorie di Jung e di opere di stampo filosofico. Tutto questo per Emanuele sarà un compagno invisibile di scoperta e di comprensione, accanto a personaggi reali che connoteranno il suo presente percorso di conoscenza.

Come un archeologo del pensiero e dell'umano, fra modelli teorici e sapere scientifico che non sempre riescono a mantenere il filo e talvolta affaticano, Trevi ci restituisce l'impronta del suo conoscere e, attraverso articoli e lettere composti da altri, chi suo padre è stato. E nel ripercorrerlo fra le luci e le ombre di quelle mura e di quell'anima, conoscerà la sola cosa a cui sempre si ritorna e da cui non si fugge: sé stesso.
Profile Image for Giorgio Comel.
223 reviews1 follower
July 26, 2024
Straordinario Emanuele Trevi esprime una delicatezza sopraffina nel trattare la vita di suo padre Mario, il Mago del titolo, famoso psicanalista junghiano scomparso qualche anno fa. Fra visitatrici notturne vere o presunte, letture di Jung e feste di compleanno peruviane questo libro si svolge leggermente in una Roma insolitamente pacifica e segreta sulle traccie di questo magnifico personaggio, mite e silenzioso, che ha ricoperto di segni da interpretare il suo passato, la sua vita apparentemente monotona e priva di impennate, che ora tocca al figlio, che ha comprato lo studio del padre, capire e indovinare.
Profile Image for GONZA.
7,446 reviews127 followers
December 27, 2023
Non deve essere stato facile vivere con un padre come quello raccontato nel libro, ma per me la parte migliore resta quella sulle donne, peruviane o misteriose che siano.
Profile Image for Claudia Dec.
16 reviews3 followers
January 8, 2024
Pochi libri mi hanno emozionata come La casa del mago, un libro lontano dall’essere una lettura lineare, privo di una trama fitta e ricca di capovolgimenti.
É piuttosto un libro in cui la penna segue il pensiero, un tentativo di ritratto di un padre, un uomo, un guaritore e le sue tracce, non mancando di riflessioni sparse e digressioni.
I passaggi dalla narrazione al saggio, dall’interno all’esterno, dalla certezza alla revisione, caricano il libro di delicatezza e ironia, a cominciare dalle prime righe (« lo sai come è fatto »), sino alle ultime pagine, in cui una intima sensazione di conciliazione prevale. Quel tentativo di unire i puntini, delineare i contorni delle proprie convinzioni si accompagna ad una consapevolezza: « ogni momento e equilibrio di forze contrarie, una configurazione unica del caso nella fuga degli specchi della possibilità […]. É solo lì che […]splende intatta la realtà ».
So che gli effetti e gli spunti di questa lettura mi accompagneranno per un bel po’ di tempo.
Profile Image for Antonia Salvadei.
94 reviews1 follower
January 21, 2024
Credo che il distacco da un genitore, con il conseguente senso di smarrimento, sia uno dei processi più difficili da affrontare di tutta una vita. Lo viviamo in La casa del mago – 212 pp., in libreria per Ponte alle Grazie – grazie alle parole di Emanuele Trevi che, con grande tenerezza ed onestà, ci affida il ritratto di una delle figure cardine della sua esistenza, suo padre. Nelle parole di Trevi c’è tutta la gamma di sentimenti che un figlio può provare per chi lo ha messo al mondo: ammirazione, riverenza, curiosità, amore, apprensione. Allo stesso tempo, in una strana commistione, troviamo anche tutto il sentire che arriva dopo, quando quella persona non c’è più. E quindi smarrimento, confusione, turbamento, solitudine, estraniazione. Si prova a rimanere attaccati con tutta la forza possibile ai ricordi, alle sensazioni, ai luoghi. Per questo, probabilmente, l’autore non riesce a vendere l’appartamento che gli parla di suo padre e decide, anzi, di andarci a vivere. La casa ha tanto da raccontare, o meglio da fargli sentire. Tra le sue stanze si avvicendano strane figure che non fanno che amplificarne lo stato confusionale. In questo turbinìo di pseudo-conversazioni e relazioni che l’autore intraprende con la sua domestica prima e con un’altra donna dopo, Trevi trova la sua sintonia con il distacco dalla figura paterna, quasi come fosse l’ennesimo rituale magico eseguito dal suo mago. La casa del mago è una carezza al cuore e allo stesso tempo un’iniezione di coraggio, umorismo, pragmaticità. Si fa leggere con piacere e regala qualche chicca qua e là. Lo stile, infine, permette di scivolare tra le parole con il giusto livello di sensibilità per l’argomento trattato.
70 reviews
May 15, 2024
Libro tra autobiografia, saggio, romanzo. Al centro il rapporto dell'autore con il padre, uomo riservato e apparentemente distante. Alla sua morte i figli decidono di mettere in vendita la casa-studio del padre, noto psicanalista Junghiano, ma nonostante numerosi visitatori la casa non trova acquirenti. È una casa che ancora vive delle anime ferite e guarite dal padre -mago che sembrano emanare forze respingenti. Sarà l'autore, con una decisione improvvisa, a prenderne possesso. Nella casa cerca di colmare il vuoto e l'assenza del padre leggendo i suoi libri, uno in particolare, rimasto in un cassetto della scrivania e dunque particolarmente importante per il padre. Il figlio, soffermandosi sulle annotazioni a margine, vuole ritrovare, afferrare qualcosa di quel padre mite e misterioso. Diventa anche custode del museo del padre, un insieme di oggetti bizzarri come la lucerna di terracotta, di nessun valore economico ma regalata al padre bambino in un momento particolarmente difficile per lui. Come gli innumerevoli ciottoli raccolti dal padre, depositati dalle piene, da mari in burrasca, e lucidati per giorni e settimane fino a trasformarli e farli brillare come gemme preziose. Nel libro le metafore non mancano e il lettore trova molti spunti di riflessione. Singolari risultano anche le due figure femminili che l'autore ha lasciato si installassero nella sua casa e nella sua vita.
Capitoli ironici, divertenti, si alternano ad altri più colti e impegnati dove la scrittura è contaminata dal linguaggio psicanalitico e quindi risulta più complessa e pesante.
Profile Image for Mag.
500 reviews26 followers
January 1, 2025
Ça commence comme une satire familiale croustillante sur la figure du père, cet être mystérieux, puis ça continue comme un portrait post-mortem comme un million de romans, incluant ici une petite virée dans le monde de la psychanalyse (le père de l’auteur était psychanalyste).
Très bien écrit, intelligent, érudit et un peu chiant.
Une fois le livre refermé il ne m’en reste rien.
Profile Image for Pino Sabatelli.
596 reviews68 followers
October 28, 2023
Un discreto guazzabuglio di cui resta davvero poco al termine della (per fortuna breve) lettura.
21 reviews
June 3, 2024
Un testo ipnotico, leggero come una serata romana ma capace di toccare corde profonde con la grazia della scrittura. Una scrittura che ha la consistenza di un lenzuolo annodato e gettato dall'alto di una buca, al quale aggrapparsi per provare a risalire, risalire, risalire. E provare a capirci qualche cosa in più.
Profile Image for Maria Palo.
9 reviews
December 18, 2023
A giudicare dalle aspettative che ha generato nel pubblico e in particolare in me, l'ho trovato privo di colore, salvo le pagine iniziali che mi hanno fatto ridere molto!
Profile Image for Teresa Chiriacò.
99 reviews10 followers
February 14, 2024
Molto più bello di Due vite, soprattutto la prima metà. È uno studio commovente del rapporto di Trevi col padre dopo la sua perdita attraverso l'abitare la sua vecchia casa, quella del Mago.
Profile Image for Gabriella P.
285 reviews11 followers
November 2, 2024
Ci sono libri che hanno una strana malìa, ti mettono alla prova sfidandoti e affascinandoti, e mescolano qualcosa dentro di te lasciando un’impronta che deve sedimentare per potersi esprimere.

Così, terminata la lettura di quest’opera, ho avuto bisogno di qualche giorno di riflessione per ragionare su ciò che ho letto, sulla sua profondità e complessità.

Attraverso la narrazione del rapporto con suo padre e mescolando autobiografia, saggio e narrativa, l’autore esplora temi universali come il lutto, la memoria e la psicoanalisi, con riflessioni intime e personali.

La struttura del libro è, come dicevo, complessa e a tratti disorientante a causa della fusione dei diversi generi letterari e della narrazione non lineare. Un ibrido con una pluralità di registri espressivi che mi ha messa a dura prova in alcune parti, e allo stesso tempo mi ha avvinta. La narrazione non lineare e la fusione di autobiografia e saggio possono risultare disorientanti, come quando Trevi passa bruscamente dai ricordi d’infanzia alle riflessioni filosofiche.

I temi trattati sono complessi: il lutto, la memoria, la psicoanalisi, i rapporti umani e l’esistenza stessa. Un’opera di introspezione personale e riflessione filosofica, che utilizza elementi simbolici per esplorare temi complessi. Il lutto è esplorato attraverso i ricordi di Trevi del padre, mentre la psicoanalisi emerge nelle riflessioni sull’eredità intellettuale.

La casa, simbolo della memoria e del lutto, rappresenta la psiche umana: un luogo di mistero e scoperta, ma anche di guarigione e riconciliazione.

Ho trovato affascinante la figura della visitatrice misteriosa, che aggiunge un elemento di mistero e magia alla narrazione, aggirandosi nella casa come uno spettro sembra giocare con l’ambiente circostante. È irrazionale, un elemento magico e insondabile della casa, luogo che conserva tracce del passato e delle vite che l’hanno attraversato. La visitatrice misteriosa, con la sua presenza eterea, incarna l’elemento magico e insondabile della psiche umana, riflettendo il mistero e la complessità della memoria.

"La casa del mago" è un libro che richiede attenzione e impegno, ma che resta nel cuore. Una lettura profonda e intensa.
Profile Image for RangerSix.
139 reviews5 followers
June 5, 2024
Vinto uno Strega puoi buttare giù quello che vuoi. Ti pubblicheranno, vincerai premi, camperai di scrittura e conferenze. La gente osannerà i tuoi componimenti. Ma non è detto che scriverai ancora.
Qui non ho letto niente. Eccetto belle frasi, argute (ma non sempre) considerazioni, tanto autocompiacimento e impavide (sia letto con sarcasmo) strizzatine d'occhio al lettore che, siccome hai vinto lo Strega, ormai va bene tutto.
Ricordi di grandezza, quei ritratti sbiaditi dal tempo ma riconvertiti nei colori accecanti dalla reinterpretazione post mortem.
Perché leggerlo? Perché è Trevi.
E basta questo. Davvero basta questo?
Secondo me no.
Profile Image for Giada- Hajime.
403 reviews2 followers
June 7, 2024
Non sono entrata in empatia col personaggio.
Zero emozioni.

“amare significa accettare l’enigma di una persona in quanto tale”.
Displaying 1 - 30 of 93 reviews

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