Il Teorema di Pitagora riassume in modo esemplare le proprietà uniche ed esclusive dell’angolo retto. Nella tradizione è legato al demone divino del filosofo di Samo, ma risale in realtà a tempi remoti ed è patrimonio comune di diverse culture. Ripresentandosi regolarmente in formalismi complessi, questo celeberrimo Teorema si è rivelato una delle acquisizioni stabili e irrinunciabili della matematica, che continua a servirsene anche nelle sue tecniche avanzate. Ma se da un lato esprime aspetti essenziali del pensiero antico, dall’altro offre un osservatorio privilegiato per scoprire come il calcolo moderno ha provveduto a rimuovere con ogni cura i motivi religiosi e filosofici che hanno segnato la sua origine. La conseguenza di questa rimozione è la rinuncia a una sfera più ampia dell’esattezza, e a quel mondo ideale che per Hermann Weyl ne costituiva l’intimo cuore. Un cuore che questo nuovo, acuminato libro di Paolo Zellini ci permette di avvertire nelle sue pulsazioni più segrete.
Paolo Zellini (Trieste, 1946) è un matematico, saggista e accademico italiano. Nei suoi saggi si è dedicato ad una disamina dell'evoluzione del pensiero matematico attraverso il concetto di infinito e ad un approfondimento della nozione di numero in una prospettiva che abbraccia e mette in gioco tutta la storia del pensiero non solo occidentale. In queste ricerche ha dichiarato esser stato ispirato dall'opera di Elémire Zolla.
Lettura impegnata ma che, se in possesso di una conoscenza minima di matematica e della voglia di cercare e approfondire i vari termini on greco riportati, restituisce completezza a quello che é rimasto della matematica insegnata in Italia (e altrove).
Un libro complesso e pieno di spunti interessanti, ma che talvolta è scritto in uno modo difficile da seguire, specialmente per una persona che non abbia una educazione classica come me. Parti molto chiare e illuminanti si alternano a volte con parti molto meno chiare e un po' contorte, la cui conclusione risulta vaga. Rating: 3.75/5.