Interessante come Ito Ogawa veda nella buona cucina un vero e proprio medicinale per lenire malattia e lutto. Storie di distacco dove il gusto ha una funzione quasi sacerdotale. Libro agevole, si legge in un boccone.
già in Il Ristorante dell'Amore ritrovato Ito Ogawa usava la cucina come un pretesto per parlare di sentimenti, si tratta certo di un ottimo escamotage per raccontare qualcosa fingendo che si sta parlando di altro, come una metafora, ma più volatile... in questo caso si tratta di racconti in cui il cibo ha sempre un ruolo importante, funge da ricordo, da strumento di commiato, o ancora consiste in un sapore indissolubilmente legato a un rapporto di affetto, di amore, o serve semplicemente a sottolineare un incontro...
la narrativa giapponese contemporanea ha grossi limiti, per lo più dati dal difficile equilibrio tra il rispetto della tradizione e il desiderio di esprimere sentimenti mantenendo un tono effimero, volatile, per evitare la volgarità della messa in piazza di umori e pensieri privati... Ito Ogawa è tra i pochi scrittori contemporanei, insieme a Murakami Haruki, che evitano la trappola dell'inconsistenza, quella in cui cade di continuo la Yoshimoto, e nello stesso tempo evocano sentimenti nel lettore senza mai alzare la voce...
per restare nell'ambito della cucina si tratta di piatti freddi, squisiti di certo, ma lasciati a decantare con il segreto intento che siano capaci di evocare in chi li assaggia l'amore che c'è dietro ogni gesto che è servito a prepararli...
Quando ho letto "Il Ristorante degli amori Ritrovati" me ne sono innamorata. La bellissima e poetica descrizione culinaria, la dolcezza dello stile narrativo di Ito Ogawa mi era piaciuto davvero molto! In "La Cena degli Addii" ho riconosciuto questo stile e questo amore per la cucina e per il cibo incomparabili. Con Ogawa, il cibo e la cucina hanno un livello estremamente spirituale, sensuale e poetico. Le sue descrizioni sono meravigliose e trasmettono emozioni e sensazioni palpabili, quasi "assaggiabili". Ogawa mi fa venire l'acquolina in bocca e sa farmi viaggiare nella cultura culinaria di un paese che mi fa sognare...il Giappone. In effetti, c'è un'estetica inconfondibile molto giapponese nel suo modo di esprimere e questo mi piace molto, perché trovo che i giapponesi hanno un senso estetico che va molto oltre il materiale...è un'estetica profondamente spirituale e poetica. Di tutte le storie, ho adorato "Il misoshiro di Ko-chan" perché è quella che secondo me conteneva più sentimenti, più poesia, amore e profondità emotiva...
The 3-star is actually only because I'd give the 1st story a 5 and the 2nd a 4; the rest isn't bad per se, they just were all in a rather grim tone I was completely NOT expecting. The 7 short stories are titled (in Chinese) as below:
La raccolta di racconti ideale se si sospetta di avere i condotti lacrimali otturati e li si vuole liberare forzatamente. Ogni racconto fa scendere almeno una lacrima (tranne "Ultima cena con maiale", che meh). Menzione d'onore per "Il mio caro cuore colorato": ho dovuto bere abbondantemente per non rischiare la disidratazione.
Un libriccino raccolta di alcune storie che si sviluppano davanti ad un'ultima cena. Il cibo tradizionale è un escamotage per mettere nero su bianco i sentimenti, parlando di altro...
Il cibo tradizionale e i suoi rituali svolge un ruolo fondamentale, funge da ricordo per fare emergere amore, dolore, rancore, delusione.
L'autore cerca un equilibrio tra rispetto delle tradizioni e desiderio di parlare di sentimenti ma in un tono leggero, soave, effimero... Trovo però che vi sia delle difficoltà e il tutto risulti a volte pesante e ridondante.
Anche in questo libro, torna la poetica e la buona cucina tradizionale a cui Ito Ogawa ci ha abituati.
Attraverso sei storie, questa piccola raccolta mette a nudo i sentimenti umani, in primis l'abbandono e la separazione da persone care, ma anche la morte, separazione estrema, con cui presto o tardi tutti abbiamo a che fare.
La normale quotidianità descritta é equilibrata dalle ricche pietanze che i vari personaggi assaporano. Con un stile semplice, diretto e senza fronzoli, l'autrice ci regala un nuovo libro piacevole e delicato.
Serie di racconti in cui il cibo e la condivisione di esso hanno un ruolo chiave: da una granita per una nonna che sta morendo, ad un ultimo pasto a Parigi. Dalla cena in un luogo brutto e sporco dove un uomo capisce di voler sposare la sua fidanzata, al piatto preferito di un uomo che viene replicato dalla sua vedova per una cena con la figlia. Racconti toccanti
Raccolta di racconti in cui il legame tra il cibo e la sfera emotiva è estremamente evidente. Un rapporto viscerale quasi con la buona tavola di storie che vengono dal giappone eppure hanno un'eco che sa di casa, in cui possiamo riconoscerci.
Questo romanzo trasuda passione per il cibo, come molti altri di Ogawa Ito. Tuttavia, ho trovato questa raccolta di racconti non particolarmente appassionante, o comunque meno interessante di altre sue opere.
3.5 stelle. I sei racconti ruotano attorno al cibo e ai sapori, ma anche alla separazione e, nella sua versione più estrema, alla morte. La ragione per cui questi cibi sono così buoni, dalla semplice granita all'elaborato piatto invernale, è l'amore. Nessuno mangia da solo: i ristoranti vengono consigliati da padre in figlio, le pietanze cucinate in casa. Si distingue solo il racconto ambientato a Parigi, che non ho capito più di tanto.
Delicato, poetico, commovente! Non mi vergogno di ammettere che per alcune storie ho pianto, per altre ho provato una grande pena. Non mi sono mai accostata alla cucina giapponese ma dalle indicazioni del libro pare molto complicata, ricca di ingredienti decisamente alieni alle mie consuetudini potrebbe rappresentare una sfida.
Il cibo non serve solo per sfamarsi, ma ad esso sono legati ricordi indelebili di persone a noi care. Ciò che è fisico può ispirare qualcosa di invisibile che smuove gli animi. Una pietanza può segnare la fine o l'inizio di un evento. Mangiare non sazia solo lo stomaco, ma anche l'anima.