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Il pulcino di Kant

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Le ricerche di Giorgio Vallortigara, uno degli scienziati italiani più noti a livello internazionale
per le sue indagini sui meccanismi neurali della cognizione animale, stanno ridisegnando il confine tra la biologia e il mondo astratto delle speculazioni metafisiche. Ne è un esempio questo saggio affascinante sull’imprinting e l’origine della conoscenza che vede protagonisti i pulcini,
oggetto di studi sperimentali condotti per quasi trent’anni in parallelo con quelli sui neonati umani. Tali studi ci mostrano come, prima di qualsiasi esperienza specifica di apprendimento, un pulcino conosca le proprietà meccaniche degli oggetti e sappia che essi non solo occupano un determinato spazio con specifiche proprietà euclidee ma possono essere dotati di certe numerosità, che è in grado di stimare eseguendo in maniera non verbale e non simbolica
le quattro operazioni dell’aritmetica.
Così, fin dalla schiusa, il pulcino sa ravvisare gli indizi della presenza nel mondo di creature animate, quali un volto o la semovenza, presupposto per la costruzione di un cervello sociale. Alla luce di queste scoperte, la contrapposizione tra eredità e ambiente, natura e cultura appare irrimediabilmente datata. La mente, argomenta Vallortigara, non è una tabula rasa. L’apprendimento dall’esperienza è possibile solo se il sistema nervoso possiede in partenza
una struttura atta a favorirlo. Le ricerche sui pulcini corroborano dunque la tesi delle conoscenze innate sintetizzata da Lorenz nell’espressione « l’a priori kantiano è un a posteriori filogenetico ». Una sapienza di cui non siamo depositari esclusivi: condividiamo schemi di comportamento,
predisposizioni, emozioni, organizzazioni neurali con creature da cui ci dividono trecento milioni di anni di evoluzione. Come i piccoli dell’uomo, anche i « pulcini di Kant » cercano la mamma. Divertono, commuovono e fanno pensare.

171 pages, Paperback

Published September 19, 2023

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About the author

Giorgio Vallortigara

32 books19 followers
È professore ordinario di neuroscienze del Center for Mind/Brain Sciences dell'Università di Trento. È anche Adjunct Professor presso la School of Biological, Biomedical and Molecular Sciences dell'Università del New England, in Australia. È autore di più di 170 articoli scientifici su riviste internazionali (con oltre 3000 citazioni) e di alcuni libri a carattere divulgativo.
È nell'editorial board delle riviste scientifiche internazionali.
Nel 2011 ha ottenuto uno dei prestigiosi ERC Advanced Research Grant della Comunità Europea, e poi di nuovo un secondo nel 2019. Nel 2016 ha ottenuto il Premio internazionale Geoffroy Saint Hilaire per l’etologia e una laurea honoris causa dall’Università della Ruhr, in Germania.
È socio dell’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti e Fellow della Royal Society of Biology. Oltre alla ricerca scientifica svolge un’intensa attività di divulgazione, collaborando con le pagine culturali di varie testate giornalistiche e riviste, quali il Sole 24 Ore e Le Scienze.

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Displaying 1 - 8 of 8 reviews
4 reviews
December 31, 2024
Ancora una volta Giorgio Vallortigara sa farci immergere con fascinazione nella neurobiologia, attraverso il racconto dei suoi studi comportamentali sui pulcini, i cui cervelli e schemi biologici innati non sono troppo dissimili da quelli dei neonati umani. L’analisi comparata tra questi due mondi ci aiuta a porre le basi per rispondere ad alcune importanti domande: da dove origina la conoscenza? Sono forse tutte le cose apprese nei primi mesi, se non giorni di vita, o sono già di per se innate? Schemi evolutivi e istinti si fondono in quello che è l’intricato labirinto dei segreti della mente, e Giorgio ci aiuta a districarci in questo incredibile mondo attraverso una scrittura semplice, scorrevole e capace di tenere sempre alta l’attenzione ad ogni capitolo.
Un grande uomo che ammiro molto, spero un giorno di riuscire a percorrere anche solo un frammento della strada che ha percorso lui.
Profile Image for Andrea Samorini.
994 reviews35 followers
January 1, 2024
pag.88 _______________________________
Ciò sembra avvalorare una credenza alquanto diffusa anche tra i non specialisti, ovvero l'idea che gli istinti apparterrebbero principalmente agli animali non umani (e in particolare a quelli supposti «inferiori»), e l'apprendimento agli esseri umani. Così i pulcini possiederebbero meccanismi innati per il completamento percettivo preimpostati nei loro cervelli, mentre gli esseri umani avrebbero bisogno di un'esperienza del mondo visivo per imparare a mostrare la stessa abilità. Penso che questo sia sbagliato. Gli organismi che vivono oggi sul pianeta sono tutti egualmente evoluti, riflettendo l'esito presente, ma momentaneo, di una radiazione evolutiva che ha avuto inizio a partire da antenati comuni. Cervelli complessi si sono evoluti indipendentemente molte volte nella storia della vita. Non esistono animali «inferiori» e «superiori», perché evoluzione non significa progresso, ma cambiamento.
Di fatto, nelle specie profondamente dipendenti dall'apprendimento, come si vocifera siano gli esseri umani, mi aspetterei quindi più (non meno) istinti (leggi:
predisposizioni biologiche), proprio perché le predisposizioni biologiche rendono possibile l'apprendimento.

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WANT TO READ BOOK:
- L'altra faccia dello specchio. Per una storia naturale della conoscenza (Konrad Lorenz)
- I confini di Babele. Il cervello e il mistero delle lingue impossibili (Andrea Moro)
Profile Image for Andrea.
Author 4 books5 followers
August 20, 2026
Le competenze innate dei pulcini
Un viaggio affascinante e sorprendente nella mente dei pulcini appena usciti dall'uovo, alla scoperta di informazioni e competenze innate, in qualche modo scritte nel DNA e indipendenti dall'esperienza del mondo, ma anzi funzionali a orientarla e guidarla.
Come sia possibile che dei comportamenti e delle conoscenze - quindi qualcosa che si sviluppa nella relazione con il mondo e non è preesistente al contatto con esso - possa essersi trasmesso per selezione naturale, va oltre le mie liceali conoscenze di genetica. In altri termini: un conto è una mutazione casuale che mi rende più adatto al mondo e mi consente di riprodurmi più facilmente e tramandare quella mutazione. Tutt'altra cosa è una competenza che nasce dalla relazione con quel mondo (ad esempio riconoscere un volto, o il movimento di un essere vivente), quando cioè il corredo genetico è già definito... come diavolo si può imprimere nel DNA per essere tramandato?
A parte questo, la sensazione che ho al termine di questa bella lettura è che davvero sappiamo ancora poco, pochissimo di quella cosa meravigliosa che teniamo fra le orecchie.

PS: ho girato a Gemini il mio dubbio e mi ha risposto citando l'effetto Baldwin: il comportamento appreso non modifica direttamente il DNA. Piuttosto, l'ambiente agisce come un setaccio: premia spietatamente quelle mutazioni casuali che pre-cablano il cervello per apprendere quella specifica competenza nel minor tempo possibile, fino a renderla un riflesso automatico.
Sarà... non sono convintissimo.
Profile Image for Massimo Monteverdi.
736 reviews20 followers
December 25, 2023
Anche i pulcini possono offrirci l'occasione di chiarire meglio i meccanismi neuronali alla base dei comportamenti dei neonati. In questo riepilogo dell'approccio scientifico allo studio dell'imprinting e delle sue implicazioni pratica c'è innanzitutto la necessità di distinguere con sperabile buona approssimazione quanto i comportamenti degli esseri umani siano spontanei ("innati" pare non sia un termine ben visto nelle sfere accademiche) oppure determinati dall'esperienza. I numerosi esempi portati a sostegno delle opposte tesi offrono uno spettro sufficientemente ampio per non cadere nell'errata tentazione di semplificare le cose a favore dell'una o dell'altra. Piuttosto, non fanno che rammentarci del carattere fondamentale del metodo empirico nello spiegare perché il nostro cervello (e si, come quello di un pulcino) agisce come agisce.
204 reviews2 followers
February 27, 2024
Quando la scienza accoglie il trascendentale kantiano per orientare le ricerche sui processi conoscitivi dei pulcini. I quali, come credo tutti gli animali, siano in possesso di quella facoltà misteriosa definita lo schematismo, ciò la capacità di farsi immagini del mondo e delle cose sulla base di infiniti diversi fotogrammi.
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