Figlia di un diplomatico, Chiara è cresciuta senza radici.
Questa condizione sembra destinata a finire quando si stabilisce a Roma con il marito e i figli.
Fino al giorno in cui incontra Olivier, affascinante poeta francese.
Da quel momento in poi, la sua vita torna a essere sradicata.
Ma, questa volta si tratta di uno sradicamento scelto liberamente, sull'onda di una passione che dona loro nuova linfa vitale.
Almeno fino al giorno in cui, il Covid non arriva anche in Europa.
A quel punto, anche Chiara e Olivier saranno costretti a trasformarsi in alberi immobili e solitari che, solo sporadicamente, possono avvinghiarsi, nutrendo così le anime e i corpi.
Nonostante le difficoltà, riescono comunque a resistere, almeno finché Olivier non viene improvvisamente strappato da (questa) Terra, lasciando Chiara preda di una sofferenza indicibile che l'Autrice prova comunque a raccontare.
Oltre all'originalità della metafora che attraversa l'intero libro, a colpire il lettore è anche il coraggio di una donna che decide di dare voce a un amore clandestino, in un racconto che non è un romanzo, ma bensì un'autobiografia.