È la vigilia di Natale e a Roma si annuncia una storica nevicata. L’ex giornalista Marco Paraldi riceve nella sua vineria dietro Campo de’ Fiori la visita di Nazareno Balani, l’anziano capo della tipografia del giornale dove, tanti anni prima, ha cominciato a esercitare la professione. L’uomo è disperato per la scomparsa del figlio i carabinieri, con malcelato scetticismo, hanno raccolto la sua denuncia promettendo di indagare, ma Balani, non fidandosi, chiede aiuto a Paraldi. Max fa l’autista per un deputato dalla reputazione dubbia, Pino Pignataro, che milita nel piccolo partito fondato da Gianfranco Cannone, vecchio pescecane della politica italiana. Per Paraldi è l’occasione di tornare a fare il cronista, anche stavolta accompagnato da Chicca, la principessina romana di vent’anni più giovane innamorata di lui. Insieme attraversano una Roma popolata da cardinali che bevono solo champagne e ministri corrotti, cinici faccendieri, killer spietati e romantici clochard. In questa nuova, appassionante inchiesta del cronista vinaio, Roncone guida il lettore tra i luoghi più oscuri della Capitale, dove il bene e il male sono amministrati dalla stessa violenza.
Un protagonista “stronzo”, una Roma ricca, potente e indolente, la consapevolezza che, nella vita vera, le cose vanno raramente a finire come vogliamo.
Ho trovato lo stile narrativo intenso e interessante, quasi cinematografico. Il cinismo che pervade l’intera storia è agrodolce: sarebbe bello coltivare un’innocente speranza, anche se tutti noi abbiamo vissuto la quotidianità italiana.
C’è umanità che resta viva, anche nei peggiori momenti, e forse, questo, dobbiamo farcelo bastare per andare avanti.
Un bel noir che segue tutti gli stilemi del genere (cita pure Winslow e Chandler); il protagonista è tipicamente scontroso ma buono, addirittura un gourmand a là Pepe Carvalho. L’ambientazione romana godibile e credibile (pure la pizza al Bersagliere). Si legge tutto d’un fiato. Come valore letterario in assoluto sarebbe un tre stelle (appunto per essere molto derivativo) ma metto quattro perché il romanzo scorre, è efficace e credibile più di tanti altri noir “standard”.
Il secondo capitolo del cronista-vinaio è una garanzia: il solito intreccio di eventi e personaggi termina con un finale appropriato e sorprendente; la lettura è veramente scorrevole, favorita dallo stile “informale” e romanesco che l’autore sa imprimere sin dalle prime pagine. Non si riesce a non empatizzare per Marco Paraldi.
Capolavoro di scrittura Tutte le trame si chiudono inaspettatamente e in maniera chiara e concisa Il libro é una miniera di spunti di riflessione che ne invoglia la rilettura COMPLIMENTONI ALL’AUTORE