Autunno 1989. Da tre anni Ruggero Perugini è il nuovo poliziotto che coordina le indagini sui delitti del Mostro e si domanda perché il maniaco si sia fermato. È morto? È malato? È in carcere per altri reati? Il computer della Squadra Anti Mostro fornisce una lista di nomi di possibili assassini. Tra questi c’è quello di Pietro Pacciani, un istrionico e pittoresco contadino di Vicchio, soprannominato “il Vampa” per il suo carattere irascibile. L’uomo è rinviato a giudizio e condannato all’ergastolo. Ma alcune evidenze, inizialmente tralasciate, suggeriscono che Pacciani non fosse solo. La fragile teoria dell’assassino seriale solitario si infrange contro le parole di un pentito e, mentre vengono processati i suoi complici, i famigerati Compagni di merende, il Vampa ottiene una clamorosa assoluzione in appello. Un cortocircuito giudiziario – anche – di matrice politica? Con un’incalzante narrazione da romanzo poliziesco e il rigore dell’opera storiografica, Taddeo scrive la storia di tutte le storie del Mostro di Firenze, trascinando il lettore nei meandri del più sconcertante ed enigmatico caso di cronaca nera mai avvenuto in Italia.
Roberto Taddeo, ex avvocato, è un fotografo professionista autore di reportage per diversi giornali e riviste. Da anni studia i fatti del Mostro di Firenze e altri casi giudiziari controversi, con particolare interesse per i fenomeni criminali collettivi e multiformi.
Come il primo volume, troppo ben fatto per posarlo. L’autore descrive le vicende e le indagini relative a Pacciani e ai cosiddetti compagni di merende con accuratezza, senza mai voler sminuire la complessità di una vicenda molto intricata. Nonostante l’intenzione evidente di dar conto di tale complessità, il libro è molto scorrevole e, se si può usare questo termine per vicende così tragiche, avvincente.