Što je kršćanstvo posljednja je knjiga pape Benedikta XVI. i njegova svojevrsna duhovna oporuka, za koju je izričito želio da se objavi nakon njegove smrti. Radi se o toploj i iskrenoj knjizi prepunoj mudrosti i proizašloj iz srca ovoga velikog teologa i učitelja vjere.
Objavljivanjem ovih spisa nastalih u godinama nakon odreknuća, svim vjernicima bivaju dostupna posljednja duhovna promišljanja Benedikta XVI. o nekim temeljnim temama kršćanstva. U središtu je knjige Božje milosrđe koje izvire iz gorljive Očeve ljubavi prema svakomu stvorenju. U raznovrsnome spletu ostalih tema koje tvore knjigu ističu se odnos kršćanstva i drugih religija, dijalog kršćanstva i svijeta, moralni relativizam, euharistija, teologija i reforma liturgije, uloga svećeništva, tragedija zlostavljanja, ljepota prirode itd.
Vjeran Istini u ljubavi i s proročanskim uvidom u naše vrijeme, Benedikt XVI. upozorava na dominaciju pozitivističkoga razuma u službi tehnike i ekonomije kao i na radikalnu manipulaciju čovjekom u ime tolerancije, ističući da je jedina autentična protuteža svakomu obliku tiranije i netolerancije sâm Krist – i to Krist raspeti.
Originally Joseph Ratzinger, a noted conservative theologian before his election in 2005, Benedict XVI strove against the influence of secularism during his papacy to defend traditional Catholic teachings but since medieval times first resigned in 2013.
After Joseph Ratzinger served a long career as an academic and a professor at the University of Regensburg, Pope Paul VI appointed him as archbishop of Munich and Freising and cardinal in 1977. In 1981, he settled in Rome as prefect of the congregation for the doctrine of the faith, one most important office of the Roman curia. He also served as dean of the college of cardinals.
Benedict XVI reigned 265th in virtue of his office of bishop of Rome, the sovereign of the state of Vatican City and the head of the Church. A conclave named him on 19 April 2005; he celebrated his inaugural Mass on 24 April 2005 and took possession of his Lateran cathedral basilica of Saint John on 7 May 2005.
Benedict XVI succeeded Saint John Paul II, predecessor and his prolific writings on doctrine and values. Benedict XVI advocated a return to fundamental Christian values to counter the increase of many developed countries. Relativism denied objective truth and moral truths in particular; he viewed this central problem of the 21st century. With the importance of the Church, he understood redemptive love of God. He reaffirmed the "importance of prayer in the face of the activism" "of many Christians engaged in charitable work." Benedict also revived a number and elevated the Tridentine Mass to a more prominent position.
Benedict founded and patronized of the Ratzinger foundation, a charitable organization, which from the sale of books and essays makes money to fund scholarships and bursaries for students across the world.
Due to advanced age on 11 February 2013, Benedict announced in a speech in Latin and cited a "lack of strength of mind and body" before the cardinals. He effectively left on 28 February 2013.As emeritus, Benedict retained the style of His Holiness, and the title and continued to dress in the color of white. He moved into the newly renovated monastery of Mater Ecclesiae for his retirement. Pope Francis succeeded him on 13 March 2013.
Un insieme di articoli e di brevi saggi raccolti e pubblicati, come richiesto da Papa Benedetto stesso, dopo la sua morte terrena. Non si può che restare ammirati di fronte alla cultura, alla sensibilità, alla chiarezza e alla profondità delle riflessioni. Ho trovato particolarmente illuminanti quelle dedicate al confronto tra cristiani ed ebrei, tra diverse confessioni cristiane, l'omaggio a San Giovanni Paolo II e l'intervista su San Giuseppe. Non si può che ringraziare l'umiltà di questo grandissimo teologo e Papa che forse non abbiamo saputo apprezzare quanto avrebbe meritato finché era ancora tra noi. Ma, come per il santo che gli è stato affidato come patrono, la sua semplicità e il suo nascondimento sono stati un insegnamento prezioso che dovremmo tutti serbare.
Un libro que he leído con mucha emoción y un punto de tristeza por ser el último que dejó escrito Benedicto XVI, a quien tanto debo en mi camino de fe. Su Santidad pidió que este libro se publicara tras su muerte, no porque en él haga extraordinarias revelaciones ni destape escándalos (quien busque eso aquí evidentemente no conocía a Ratzinger), sino por las críticas que suscitaban sus obras, especialmente en los círculos teológicos alemanes, y que tanto le hicieron sufrir en los últimos años. Por evitar sufrimientos en medio de su enfermedad y no perjudicar a la Iglesia prefirió que estos escritos se publicaran póstumamente.
Aparte de reflexiones siempre interesantes sobre la relación entre razón y fe y acerca del diálogo entre religiones, temas siempre caros a Benedicto XVI, me han impresionado especialmente los artículos del apartado de Dogmática sobre el sacerdocio y la Eucaristía. En ellos se revela claramente el núcleo de la fe cristiana. Muy interesantes e iluminadoras son sus opiniones sobre la liturgia y el ecumenismo; su sinceridad sin duda suscitará en los círculos antes mencionados las críticas que el Santo Padre preveía. Igualmente interesante es el artículo sobre los abusos sexuales, que probablemente irritará a muchos y desilusionará a los que buscan carnaza, pero que en mi opinión diagnostica claramente las raíces del problema y su solución última.
Un libro, como todos los de este gran pontífice, imprescindible, en el que laten su amor a Cristo y a la Iglesia, y que espero sea pronto traducido a varios idiomas.
Solidi spunti di teologia per i fedeli attenti e consapevoli. Interessante lettura, che raccoglie pensieri profondi di papa Benedetto, che talvolta richiedono una preparazione teologica superiore alle mie capacità. Tuttavia, ritengo molto convincente l'ultima parte, in particolare la spiegazione del concetto di santità; del perché Giovanni Paolo II è stato rapidamente fatto santo e del perché meriterebbe anche il titolo di Magno (finora riconosciuto dalla Chiesa solo a Leone I e a Gregorio I). Così come ho apprezzato assai la valorizzazione della figura di San Giuseppe, padre terreno di Gesù. Mai sufficientemente considerato abbastanza.
Che dire? Un Papa teologicamente rigoroso e lucido, che non ha paura di nominare, a ragione, il nome di Gesù Cristo, in questi tempi di relativismo imperante.
Interessante tutta la parte sui rapporti con il mondo ebraico e la questione della sostituzione, ed anche un po' sorprendente, rispetto a quello che pensavo di sapere sulle opinioni dell'autore.
Sintesi della questione: prima del Concilio Vaticano II il "comune sentire" era che la Chiesa avesse semplicemente sostituito Israele come "popolo eletto" (in senso lato, perché la Chiesa è universale, non è una nazione specifica); nel Concilio e dopo il Concilio si ha una nuova concezione che rifiuta la teoria della sostituzione, nel nome di una ritrovata fraternità con il popolo ebraico.
Ratzinger (*) parte esponendo questa sintesi del problema - qui riassunta un po' semplicisticamente ma vabbè è appunto una sintesi - e dichiara di aderirvi. Poi però (ecco la sorpresa) si trova a dover ammettere che questa cosiddetta "sostituzione" non può, almeno non totalmente, essere come dire buttata nel bidone dell'umido dove si butta la monnezza teologica.
"Chiediamoci molto concretamente: l'Eucaristia prende il posto dei sacrifici cultuali oppure questi restano in sé necessari? Io ritengo che in questo punto diventi chiaro che la visione che sta dietro al no indifferenziato alla teoria della sostituzione debba necessariamente ammettere delle eccezioni."
Insomma l'autore, pur tra tanti distinguo e con il suo tipico tono sottovoce da understatement, ci dice che la sostituzione c'è stata davvero.
(*) per precisa scelta lessicale, onde evitare qualsiasi equivoco "benevacantista", scrivo Ratzinger anziché Benedetto XVI ogni volta che mi riferisco ad eventi accaduti dopo la sua abdicazione.