Mille mille grazie ancora alla Oscar Vault per avermi inviato una copia di questo libro!!
Non ho molto da dire, ritengo che il libro abbia mantenuto le aspettative del primo e sia stata una conclusione più che degna alla dilogia
Seppur sia vero che rispetto al primo libro questo era un po' più 'sottotono', la cosa ha ovviamente i suoi perché: mentre in 'Una magia infusa di veleno' era tutto molto più misterioso e movimentato dato che la protagonista, Ning, sta partecipando alla sfida per diventare shennong-shi e nel frattempo trovare una cura per la sorella mentre finiva in mezzo ai misteri di corte, qui abbiamo abbandonato il palazzo e siamo perennemente in viaggio insieme ai protagonisti per un solo e semplice motivo: sopravvivere. Per la maggior parte del tempo si fugge e le 'avventure'/side quests che i protagonisti affrontano sembrano più situazioni di contorno per quello che resta il loro obiettivo principale, ovvero cercare di restare in vita continuando a proteggere quelli che amano
Non è una situazione che mi è ha infastidita, ma solo perché QUI ha senso: Ning non è la protagonista, almeno non della guerra. Lei è un personaggio secondario nelle vicende del regno, in questioni politiche e magiche che sono più grandi di lei. Non ci avviciniamo quasi per niente agli assetti politici del Generale o della Principessa, sappiamo i loro piani ma non davvero come li metteranno in atto e, soprattutto, non lo vediamo, perché i nostri occhi in questa storia appartengono a una ragazza che prepara il tè e che viene da uno dei luoghi più poveri del regno e da un ragazzo che dovrebbe diventare il nuovo principe ma che viene tenuto quasi sempre all'oscuro di tutto quello che accade attorno a lui (tra l'altro la scelta del doppio pov per questo libro è stata molto apprezzata, ed è stato bello entrare nella testa di Kang per un po')
Allo stesso tempo, però, quello che fanno, seppur 'piccolo' e 'secondario' ha comunque un suo perché nel disegno più grande della questione e della guerra che si affaccia, a mostrare quello che Ning stessa spesso dice e si ricorda: siamo tutti fili che fanno parte dell'arazzo del mondo.
Una cosa che però, sfortunatamente, mi ha lasciata un po' persa è stato l'ordine magico. Nel primo libro era molto più contenuta la questione magia, riferita solamente al potere e alla magia del the e quasi per niente venivano descritti e sviluppati gli altri poteri inerenti alle altre forme del sapere (l'erudizione, la guerra ecc). In questo libro, invece, tutti gli ambiti del sapere avevano un loro ruolo nella questione della possibile sconfitta del Serpente, e quindi tutti e 4 sono stati nominati e usati. Mi sono sentita un po' persa perché mi è sembrato che, quasi all'improvviso, questi mi venissero presentati e venissero usati senza però che io avessi ricevuto le basi necessarie per comprenderli fino in fondo. Mi sono sentita come se mancasse una spiegazione dettagliata, solida sul come e sul perché funzionino gli altri tipi di magia e, seppur sia vero che a noi interessa principalmente quella del the, è anche vero che in un fantasy una corretta descrizione del worldbuilding, lunga il giusto e non riduttiva, è necessaria. Qui invece a volte, purtroppo, si sentiva uno stacco abbastanza forte tra il primo, che sembrava quasi 'normale' perché 'limitato' dall'unico tipo di magia davvero presentata, e la realtà di questo libro in cui la presenza fantasy era decisamente più forte, e a gran ragione, giustamente - dopotutto, il nemico agiva per mezzo della magia e solo il potere degli dei poteva aiutare i protagonisti - ma questo passaggio di intensità poteva/doveva essere un po' più graduale e lasciare meno un senso di cosa improvvisa (magari dando esempi delle altre tipologie di magia più forti nel primo volume). Non è una critica pesante, giusto un'accortezza che però probabilmente avrebbe dato alla dilogia un'idea della storia più compatta di come invece è risultata
Nonostante questo appunto e nonostante sia, comunque, un libro che risulta meno attivo del precedente, continuo a ritenerlo un buon finale: giusto, comprensibile, forse all'apparenza 'spento', ma in realtà molto in linea rispetto a come la saga si è sempre presentata. Mi ha ricordato un po' la dilogia di Catturiamo la Fiamma, anche perché e per come hanno sconfitto il Serpente e, anche se qui non siamo allo stesso livello di quella dilogia, non per questo vale di meno.
Ritengo che meriti molto, soprattutto per l'idea di base del the che, in base alla sua preparazione, produce un incantesimo diverso, ma anche per la crescita della protagonista, per i rapporti tra i personaggi, i colpi di scena che ti tengono incollatə alle pagine e le descrizioni così poetiche e così piene di metafore che quasi ti cullano nella loro semplice bellezza.
Se poi consideriamo che è la dilogia d'esordio della Lin, non posso che restarne affascinata ancora di più e aspettare con ansia il suo prossimo volume in seguito ai bei ricordi e alle grandi potenzialità che questa saga mi ha lasciato