«All'arme! All'arme! I priori fanno carne!» grida un artigiano per incitare alla rivolta. È il 20 luglio del 1378, siamo a Firenze in piena rivolta dei Ciompi, una delle tante che infiammano l'Europa nel corso del Trecento. Utilizzando le cronache del tempo, Alessandro Barbero ci fa rivivere la concitazione, l'entusiasmo, la violenza di quelle giornate in cui una massa di persone decise che il futuro così come lo vedeva non gli piaceva e provò a cambiarlo.
Arrivano completamente inaspettate. Durano pochissimo, talvolta solo qualche settimana, poi vengono represse. Ma in quel poco tempo succedono cose tali da rimanere per sempre incise nella memoria collettiva. Sono le rivolte popolari. La storia, almeno nell'ultimo millennio, è tutta punteggiata da momenti critici in cui una massa di persone decide che il futuro così come lo vede non gli piace, e prova a cambiarlo.Il Medioevo non fa anche allora non sono mancati movimenti insurrezionali che nel loro sviluppo iniziale non sembrano affatto distinguibili dalle più travolgenti rivoluzioni moderne. In particolare nella seconda metà del Trecento se ne sono concentrati così tanti da costituire un'anomalia. Alessandro Barbero racconta proprio le più spettacolari fra queste insurrezioni. Per molto tempo gli storici hanno visto nel loro fallimento non solo la prova che i rivoltosi non avevano nessuna possibilità di riuscire, ma che non perseguivano neppure un obiettivo consapevole. Nulla di più i rivoltosi sapevano quello che stavano facendo, avevano rivendicazioni precise e si battevano consapevolmente per realizzarle.
Si laurea in lettere nel 1981 con una tesi in storia medievale all'Università di Torino. Successivamente perfeziona i suoi studi alla Scuola Normale Superiore di Pisa e nel 1984 vince il concorso per un posto di ricercatore in Storia Medievale all'Università degli studi di Roma "Tor Vergata". Nel 1996 vince il Premio Strega con il romanzo "Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle, gentiluomo". Dal 1998, in qualità di professore di Storia Medievale, insegna presso l'Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro". Oltre a saggi storici, è anche scrittore di romanzi. Collabora con il quotidiano "La Stampa", e lo speciale "Tuttolibri", la rivista "Medioevo" e con l'inserto culturale del quotidiano "Il Sole 24 Ore". Dal 2007 collabora ad una rubrica di usi e costumi storici nella trasmissione televisiva "Superquark". Il governo della Repubblica Francese gli ha conferito il titolo di “Chevalier de l’ordre des Arts et des Lettres”.
An interesting collection of previously published (as podcasts) lectures on the 14th century revolts in France, Italy and the United Kingdom, written by one of Italy's best-known historians. Time well spent. ------- Un'interessante raccolta di conferenze precedentemente pubblicate (come podcast) sulle rivolte del XIV secolo in Francia, Italia e nel Regno Unito, scritta da uno dei più noti storici italiani. Tempo ben speso.
Chi segue i vari interventi o podcast del "magister" Alessandro Barbero non troverà niente di nuovo perché il tema è un argomento che lo storico ha trattato lungamente nei suoi incontri. Ma anche se non sono fatti nuovi riesce comunque a "ammaliarti" con il suo modo di scrivere.
Magari si potrebbe contare tutte le volte che dice "ammazzare", "andiamoli ad ammazzare", "il popolo si arma" o "il furore dilaga in città" (solo 1 purtroppo). Sue frasi cult! 😎
È il grido che dà voce a una celebre rivolta, quella dei Ciompi, scoppiata a Firenze nel 1378, che diventa simbolo delle altre insurrezioni trecentesche qui raccontante dallo spumeggiante Barbero: quella inglese (1381), quella dei Tuchini (1386) e la Jacquerie (1358).
“In realtà la storia d’Europa, almeno nell’ultimo millennio, è tutta punteggiata da momenti critici in cui una massa di persone decide che il futuro così come lo vede non gli piace e prova a cambiarlo. Quando ci riesce, il mondo va a gambe all’aria e il futuro cambia, e in questo caso noi parliamo di rivoluzione.”
Possiamo dire che solo la rivolta dei contadini francesi (la Jacquerie) anticipa nella sostanza quello che accadrà nel 1789 e che noi possiamo correttamente chiamare Rivoluzione, proprio perché cambierà per sempre e irreversibilmente l’ordine fino allora costituito.
Alessandro Barbero è sempre un piacere da leggere e ascoltare. In questo libro, Barbero racconta quattro rivolte popolari del 1300 in Europa, con tantissimi dettagli e attenzione alle cronache dei tempi. Il libro vuole cambiare l’idea che si ha del Medioevo e dei contadini medievali, e regala una prospettiva diversa: i contadini erano capaci di fare politica, potevano essere organizzati e non erano così ignoranti come crediamo. Personalmente mi è piaciuto moltissimo pur non essendo un’appassionata di storia medievale
Agile volume sulle sommosse europee del 14mo secolo. Non il tomone a cui sono affezionato , ma sempre interessantissimo e appassionato senza mai trascendere le fonti e,quando queste mancano o sono palesemente di parte, con un giusto uso del condizionale.
Bel saggio. Racconta episodi generalmente conosciuti in modo superficiale (le rivolte del Trecento) in modo interessante, piacevole e approfondito senza essere noioso. Ho apprezzato molto che fatti lontani (e che qualcuno potrebbe considerare ormai ininfluenti) vengano letti sotto una nuova luce, che ne fa capire l’importanza, ma allo stesso tempo senza snaturarli come si fa spesso quando si vuole attualizzare la storia.
L'odio di Barbero per il mito infondato dello Ius Primae Noctis è sempre divertente e rincuorante.
Attraverso l'analisi di 4 rivolte del 1300 (Jacqueries, Ciompi, Rivolta Inglese e Tuchini) viene dimostrato come le cosiddette rivolte contadine non fossero nate dal nulla e dalla frenesia del popolino, ma fossero germinate da una vera e propria riflessione politica e una coscienza di classe. Il popolo si ribella contro l'ingiustizia e la tirannide. A dimostrazione che S. Tommaso aveva ragione.
Il tono dello scritto alle volte sembra un poco accondiscendente, con spiegoni terra-terra di certi concetti, ma dobbiamo ricordarci che non tutti sono studenti di storia e che lo scritto non è un manuale di storia in senso lato; Esso è più l'analisi sulla rilevanza storica e il commento delle fonti - a provare la leggitimità o l'obiettività dei testimoni, accompagnata alla narrazione dei fatti.(E se fossimo anche noi Barbero un po' di accondiscendeza la avremmo dai).
Un volume da assaporare, uno di quei libri così ben scritti (so di dire una banalità, è Barbero!) che ti mettono in pace con il mondo, e nel frattempo si approfondiscono eventi storici di cui avevo un vago ricordo.
Barbero ripercorre in poche pagine le maggiori rivoluzioni non riuscite del Trecento, lo fa con il suo stile ma continuo a sostenere che il Barbero televisivo è molto meglio del Barbero scrittore, non ha la stessa forza nel trascinarti dentro all'argomento.
Un libro del fenomenale professor Barbero, dove si percepiscono le sue doti comunicative e di oratore. A tratti sembra di sentirlo parlare, visto il tono "discorsivo" del saggio. Paradossalmente ho trovato più scorrevoli e chiare le due rivolte finali (l'Insurrezione Inglese e la Rivolta dei Tuchini), che non il famosissimo Tumulto dei Ciompi. Non lo consiglierei a chi non ha un minimo di infarinatura storica, perché temo potrebbe perdersi e trovarlo noioso. Chi invece ama profondamente questo mondo riesce a capire e condividere l'entusiasmo (un po' nerd :-P) del professore mentre descrive gli avvenimenti tumultuosi medievali. è comunque un libro che vale la pena acquistare perché non solo è molto breve (150 pagine) ma anche coinvolgente. Ho apprezzato lo sforzo di rendere giustizia a queste masse di rivoltosi, spesso pensati come "pezzenti". Le persone, a prescindere dallo strato sociale o dal lavoro che facevano, fossero commercianti fiorentini o agricoltori inglesi, dimostrano una grande cultura comunitaria e un desiderio di dignità e giustizia, soprattutto nel "patto" governativo. Amo la conclusione, che cerca di trovare una spiegazione al perché questi eventi rivoltosi si siano manifestati soprattutto sul finire del Trecento. Non faccio spoiler, spero che lo leggerete :)
Un piacere da leggere, soprattutto perchè Barbero è in grado di dare una visione generale della storia, connettendo fra loro eventi che sono lontani solo in apparenza e chiarendo con precisione fatti e conseguenze, ogni domanda che il lettore possa porsi non viene mai lasciata senza risposta. Anche la lunghezza del libro è azzeccata, e ogni rivolta viene descritta esaustivamente insieme alla società del suo tempo, pur senza cadere nelll'esagerazione del dettaglio che spesso un libro che tratti di storia tende a fare. Consigliato col cuore, anche a chi non si interessi della storia più di tanto, il testo non è mai pesante e Barbero si lascia andare anche a qualche battuta sarcastica che lo fa apprezzare ancora di più.
Un’opera straordinaria che riesce a catturare in modo impeccabile l’essenza tumultuosa e appassionante della rivolta dei Ciompi a Firenze, nel 1378. Attraverso uno stile incisivo e coinvolgente, Barbero non solo dipinge un affresco vivace di quei giorni di sconvolgimento sociale, ma riesce anche a trasmettere l’energia e la determinazione di un popolo che si ribella per la propria dignità e per il desiderio di cambiamento. L’utilizzo delle cronache del tempo rende la narrazione autentica e suggestiva, trasportando il lettore direttamente nel cuore della Firenze medievale, dove la tensione, l’entusiasmo e la violenza si intrecciano in un racconto appassionante. La capacità del professor Barbero di ricostruire il contesto storico e sociale, dando voce ai protagonisti di una rivolta che, pur essendo breve e spesso fraintesa, ha avuto un impatto duraturo nella memoria collettiva, dimostra un'approfondita ricerca e una padronanza di scrittura invidiabile. Un aspetto particolarmente intrigante del libro è la smentita dell’idea che i rivoltosi non avessero obiettivi chiari e consapevoli. Il professore illumina il lettore sui motivi profondi e sulle aspirazioni di coloro che si sono ribellati, sfatando miti storici e offrendo una nuova interpretazione di quegli eventi. Questo approccio non solo arricchisce la comprensione della storia, ma ci invita anche a riflettere sulle dinamiche del potere e delle lotte sociali, rendendo l’opera di una rilevanza sorprendente e attuale. Un libro che si consiglia a tutti coloro che desiderano approfondire il periodo storico del Trecento, ma soprattutto a chi crede nel potere delle parole e delle azioni collettive. Barbero, con il suo stile affascinante e penetrante, riesce a far rivivere una pagina di storia in modo che non solo la si legga, ma la si viva.
Di solito si giudica il Medioevo, la sua gente e i suoi problemi come un’era di ignoranza.
Questo pregiudizio nasce dal termine frainteso “Secoli bui”, che tratta come “oscuro” il periodo di quasi dieci secoli di cui si conserva poca documentazione storica. Ma questo in Inghilterra. In Italia l’idea che il Rinascimento del XV secolo non sia nato in un mondo di ignoranza e arretratezza è già difusa.
Alessandro Barbero presenta questo delizioso libro storico da assaporare come una bellissima prosa. Ci racconta rivolte, rivoluzioni, motivazioni e conseguenze di quattro rivolte popolari nel Medioevo. E mette in luce come la lotta di classe e l’idea di costruire un futuro siano già presenti in movimenti che prima erano visti come “semplici reazioni violente degli affamati”.
E infine, senza spoiler, attiriamo la nostra attenzione su una caratteristica comune a i racconti — sono stati i decenni pacifici e d’abbondanza a fare le persone riflettere sul Domani e a sognare un futuro da rimodellare.
Ottima lettura, come del resto tutto il materiale prodotto direttamente e indirettamente dal professor Alexandre Barbebo. Sono un grande fan e seguace dei suoi video, podcast, libri scientifici e romanzi.
In questo volume, Barbero riunisce i tre interventi al Festival della Mente 2019 incentrati sulle rivolte popolari del Medio Evo, con l’aggiunta di una quarta rivolta, quella dei Tuchini, avvenuta nella zona del Canavese.
Sono di parte, non c’è niente da fare: a me la narrazione di Barbero piace sempre moltissimo. Nessuno come lui è in grado di raccontare la Storia in modo così coinvolgente che ti sembra quasi di entrae a farne parte, di essere lì con i protagonisti, di vivere le forti emozioni, nel bene e nel male, che devono aver provato in quei momenti cruciali.
La prima di queste storie, quelle della Jaquerie francese, credo sia quella in cui ha detto la frase ‘una rivolta di contadini che a un certo punto semplicemente decidono di ammazzare i nobili, perché hanno deciso che, dopotutto, i nobili non servono a niente.’ Purtroppo nel libro non è riportata: immagino che il professor Barbero abbia dovuto rivedere alcune espressioni colorite che ha utilizzato nel parlato… peccato, avrei apprezzato molto se ci fosse stata.
Una curiosità: sono l’unica cretina che, quando legge un libro di Barbero, sente la sua voce nella testa che lo racconta, con tanto di enfasi, pause, entusiasmo smodato per i massacri ecc?
Ha molti aspetti interessanti, questo agile libro di Barbero. In primis le vicende narrate in forma divulgativa, che dubito siano conosciute da molt@ (Ciompi compresi). Narrate in forma divulgativa, ma con tutti i riferimenti indispensabili per poter approfondire, sottolineando anche le ultime ricerche e le novità interpretative. Altra cosa estremamente interessante è il sottolineare come già nel '300 ci fosse una grande consapevolezza dei propri diritti, consapevolezza "comunitaria", in epoche dove le comunità erano trasversali. Infine, e non per questo meno importante, anzi, è molto interessante il commento finale, in cui Barbero sottolinea come queste rivolte avvennero proprio in quest'epoca, cioè nei decenni successivi alla "Peste nera", cioè quando la popolazione europea diminuì radicalmente e, di conseguenza, la qualità della vita dei "superstiti" crebbe notevolmente. È proprio questa condizione, ci dice Barbero, che diventa terreno fertile perché parta la scintilla della ribellione, per un tentativo di migliorare la condizione di vita delle classi meno abbienti. Esattamente come successe, secoli dopo, con il "sessantotto" americano prima, ed europeo poi.
Un libro agile (per i miei gusti, un po’ troppo gergale) che riporta le principali rivolte popolari del trecento. Barbero utilizza lo stile oratorio che lo contraddistingue per confezionare un testo divulgativo e piacevole.
Le pecche, a mio parere, sono: 1) lo stile scrittorio che ricalca in modo eccessivo quello oratorio, rischiando di banalizzare (non lo fa, ma ho avuto questa sensazione); 2) la ripetitività: questo testo è la summa di molte lezioni del professore che, chi lo segue assiduamente, conoscerà a memoria.
Cose positive: 1) la rivolta dei Tuchini (sebbene infarcita di cavalli di battaglia del professore quali lo ius primae noctis); 2) la conclusione, sebbene ormai nota, secondo cui le rivolte nascono in periodi di miglioramento e non di fame.
La seconda metà del XIV secolo è stata un periodo di grandi sconvolgimenti dal punto di vista bellico, sociale ed economico, in un'epoca storica, il Basso Medioevo, già ricca di eventi memorabili. Ne All’arme! All’arme! I priori fanno carne! vengono analizzati quattro esempi di rivolte popolari di diversa magnitudine (si va dall'esempio nazionale dell'insurrezione inglese a quello locale della rivolta dei Tuchini) di quegli anni, antenati di quella lotta di classe che, secoli dopo, infiammerà l'Europa. Un saggio breve e di facile lettura, ricco però di dettagli interessanti e raccontato con lo stile vivace e inconfondibile di Barbero. Proto-comunismo, nobili ammazzati e ribellione contro il potere costituito: cosa chiedere di meglio?
Analisi interessante con il piglio tipico del professore di raccontare come la storia insegna e, drammaticamente, si fatica ad assimilare questi insegnamenti che già in passato molte situazioni non sono "liquidabili" come eventi a se stanti e non ripetibili nel tempo. Le rivolte "contadine" per una migliore prospettiva di vita e per superare un sopruso c'erano, ci sono e purtroppo ci saranno ancora, perché all'essere umano di imparare dal passato non piace.
Un libro veramente interessante che racconta le grandi rivolte della seconda metà del 1300. Per chi è appassionato di storia e talvolta ascolta gli interventi pubblici del Prof. Barbero, sappiate che avrete quello che vi aspettate, è un libro che si lascia leggere tanto quanto il suo autore sa farsi ascoltare!
Che dire, io e la storia non siamo mai andate troppo d'accordo ma mi sono veramente appassionata a queste quattro rivolte. Scorrevolissimo si legge in breve tempo anche se io ho preferito centellinarlo in quattro volte una per ogni rivolta. Non avevo mai sentito parlare di questi avvenimenti prima ed è stato interessante questo breve excursus sulle rivolte contadine del medioevo Sui fatti storici narrati non mi soffermo se non per dire che l'Italia dei comuni ha generato rivolte diverse da quelle di Francia e Inghilterra, quello che mi è piaciuto è la ricostruzione precisa ma al contempo leggera e a tratti ironica.
Un saggio brillante come sempre con Barbero. Particolarmente interessante il capitolo dedicato ai Tuchini piemontesi, che non avevo mai sentito citare in opere di più ampio respiro. Qualche perplessità sulle conclusioni che l'autore trae dagli eventi; ma forse ho letto troppi autori delle Annales e troppo Kamen.
Ottima trascrizione riveduta e ampliata delle tre conferenze del Prof. Barbero sulle rivolte popolari del 1300, tenute al Festival della Mente di Sarzana di qualche anno fa, con l'aggiunta di una quarta rivolta, quella dei Tuchini in Piemonte.
Nessuno sa far appassionare alla storia come Barbero, che usi la voce o la penna.
Barbero ha quella capacità straordinaria di trasmettere la propria passione per la storia a chi lo ascolta, o legge, e far sì che nasca la curiosità di sapere nell'altro... :) Un bel libro, accessibile a chiunque, ovviamente scritto bene.
Un ottimo libro che analizza eventi di nicchia come la Jaquerie in una maniera leggera e appassionata. Lettura impegnative per sé ma dalla memorizzazione facile a causa della leggerezza con cui l'autore riesce a trattarla, fortemente consigliato.
Non è un cattivo libro ma non mi ha convinto appieno, forse per lo stile più che per i contenuti. Ho trovato i capitoli su Firenze e Inghilterra molto piacevoli, più approssimativo quello francese. Consigliato a chi cerca divulgazione più che dettaglio storico