Valle d’Aosta, anno del Signore 1354. La miniera di ferro del villaggio di Géantaz sembra destinata alla rovina, da quando una bestia diabolica l’ha eletta suo terreno di caccia. Pettirosso, un misterioso bracciante con un passato da disertore, ha imparato a tenersi in disparte per non farsi scoprire. Quando però il suo vecchio comandante arriva al villaggio per obbligare i minatori a riprendere i lavori secondo la legge di Dio e degli uomini, la situazione si complica. La sua unica possibilità per scacciare la banda armata è quella di creare un sodalizio con Malnata, figlia deforme della strega del villaggio, e trovare un modo di fermare la creatura infernale. Compito non facile, quando ci sono di mezzo negromanzia e rituali pagani. Mentre la bestia continua a mietere vittime e uno stregone selvaggio vaga per i boschi con intenti vendicativi, sua signoria ordina che un colpevole venga impiccato, ma sarà necessario trovarlo prima che le scosse che agitano il Monte Ferreo facciano crollare la montagna sulla cittadina… fino all’ultima, maledetta pietra.
Maurizio Ferrero è nato nel 1987 a Vercelli. È stato due volte vincitore del Trofeo RiLL - Riflessi di Luce Lunare: nel 2016, con il racconto Tutto Inizia da O e nel 2018, con Ana nel Campo dei Morti. È appassionato di B-Movie horror, giochi di ruolo e di tutte le storie che siano degne di essere raccontate.
È autore dei seguenti romanzi: - Ballata di Fango e Ossa (2019, Moscabianca edizioni), un grimdark fantasy che narra le vicende di un gruppo di anime dannate in un medioevo fantastico ispirato a quello piemontese. - Fino all'Ultima Maledetta Pietra (2023, Acheron Books), un grimdark fantasy storico ambientato tra le montagne della Valle d'Aosta del 1350, tra stregoni e antiche entità divine. - KILLYLAND (2024, autoprodotto) un delirio splatter e post-apocalittico ambientato in un parco dei divertimenti per nulla ispirato a un famoso parco del Nord Italia.
E delle seguenti antologie: - Gemme e Boccali (2021, Delos Books), contenente quattro racconti pulp fantasy con protagonista il mezzorco Cletus Crane. - I Volti degli Spiriti (2022, RiLL), per la collana Memorie dal Futuro del Trofeo Rill. I Volti degli Spiriti racchiude 10 racconti di genere fantasy e post-apocalittico accomunati dalla presenza di entità sovrannaturali.
Altri suoi racconti sono stati pubblicati in antologie di Moscabianca Edizioni e Ignoranza Eroica, mentre altri hanno travalicato i confini giungendo sino in Spagna, Germania, Polonia e Sudafrica.
Proseguo il tandem dedicato al Fantastico Italiano e lo faccio parlandovi, guarda caso, di un Grimdark. Oggi vi presento l’ultimo lavoro di Maurizio Ferrero ovvero “Fino all’ultima maledetta pietra”, recentemente uscito per Acheron Books.
Ci troviamo in Valle d’Aosta, Anno Domini 1354. Alle pendici del Monte Ferreo sorge Géantaz, un misero villaggio di minatori timorati di Dio. La vita si trascina morbosamente infelice e monotona quando, d’un tratto, dalle viscere della montagna emerge qualcosa di oscuro e terribile. È l’inizio della fine.
L’ambientazione scelta e approfondita da Maurizio è pazzesca, trasuda disperazione da ogni poro, è cupa e tetra come nei migliori romanzi Grimdark. Il villaggio, i suoi abitanti, la montagna sono vivi ed evocativi, trasmettono in maniera potente la decadenza, il fetore, la malvagità e la totale assenza di speranza che li circonda.
I personaggi sono l'apice del romanzo, dei ritratti chiaroscuri moralmente grigi e ambigui. Ognuno di loro è segnato, fisicamente e interiormente, da profonde ferite che, nonostante gli anni, continuano a sanguinare e a fare male. Pettirosso, in fuga da sé stesso e dal senso di colpa, Malnata, additata come strega e maledetta da un corpo deforme, Jean-Philippe, comandante sfigurato nel corpo e nell’anima. Voci e personalità uniche che trasportano dalla prima all’ultima pagina grazie a un’ottima caratterizzazione.
Infine, ho apprezzato moltissimo le forti influenze e suggestioni Folk Horror presenti all’interno della storia. Il folklore della regione, le credenze e le tradizioni del tempo, rielaborate dal tocco immaginifico di Maurizio, prendono vita. Stregoneria, riti pagani e creature della notte si fondono magnificamente con l’oscurità e la violenza tipiche del Grimdark. Il risultato finale è eccezionale.
“Fino all’ultima maledetta pietra” è un libro che consiglio a tutti gli amanti del genere, fidatevi di me e leggetelo!
Valle d'Aosta, 1354: il villaggio di Géantaz lega strettamente la sua esistenza all'attività mineraria di estrazione del ferro. Una feroce bestia, forse il demonio stesso, però è sbucata tra i cunicoli della miniera e semina scompiglio tra i lavoratori. Jean Philippe verrà mandato con la sua squadra di soldati ad indagare e a stanare il demonio che si annida nella montagna. Nel frattempo Malnata, figlia della fattucchiera di paese, e Pettirosso, fuggiasco disertore lavoratore in miniera, dovranno fare i conti con il loro passato che ritorna.
Questo è il terzo romanzo di Ferrero che ho il piacere di leggere e credo che sia anche il più riuscito. I tre personaggi principali, su cui si snoderanno i tre rispettivi pov tramite i quali si articola la narrazione, sono tutti ben caratterizzati e creano un buon mix di carisma, sentimenti e sensazioni. Malnata, lo dice già il nome, ragazza tutt'altro che bella, figlia della fattucchiera, da sempre bullizzata ed isolata dal resto del villaggio. Pettirosso gran lavoratore, ex soldato disertore di cui piano piano scopriremo tutti gli scheletri nell'armadio e Jean Philippe comandante menomato e fanatico religioso, "stronzo" come pochi 😁
La narrazione a pov alternati a mio avviso è sempre una delle più efficienti ed efficaci, in grado di mantenere sempre alta l'attenzione e di non stufare. Ferrero ha anche il merito di riuscire a far progredire la sua storia con un ritmo sempre crescente e di non perdersi nel finale. Inoltre la montagna, quasi un quarto personaggio principale idealizzato, con i suoi rumori e movimenti, fungerà quasi da orologio con il conto alla rovescia per tutti gli avvenimenti e la loro convergenza finale.
Un bel romanzo fantasy, con un pochino di magia ed elementi soprannaturali, personaggi rozzi e qualche scontro corpo a corpo. Lo consiglio agli amanti del genere.
“La credenza è quella cosa che ti fa sperare, ma alla fine t’arriva sempre nel buco sbagliato.” Spiccadenti
Valle D’Aosta, 1354. Uno mostro rigurgitato dall’inferno semina il panico in una miniera. Jean-Philippe, un vecchio comandante monco e mezzo cieco, devoto a Dio e alle impiccagioni, deve ristabilire l’ordine e trovare qualcuno da incolpare. Innocente o meno, basti che penzoli da una corda. La sua strada si incrocia con quella di Pettirosso, un minatore dal passato misterioso e con Malnata, una giovane storpia additata come strega.
Il tempo viene scandito da violente scosse di terremoto, che minacciano di far crollare l’intera montagna sul paesino dove si muovono i tre protagonisti. Che correlazione c’è tra questi eventi? Chi ha evocato il mostro? Cosa lega individui così diversi tra loro?
“Fino all’ultima maledetta pietra” è un romanzo grimdark fantasy, solido come una roccia. Una storia sporca che puzza di carbone, pietra sgretolata e stregoneria folkloristica.
Ferrero ha la capacità di farvi immergere in un mondo vivo e ansiogeno, vi accompagna con la sua voce roca capitolo dopo capitolo, vi conduce all’epilogo per poi colpirvi con una picconata sui denti.
Il finale del libro è qualcosa di inaspettato, secondo me geniale. Mi spiace non poter aggiungere altro, ma se sorprenderà voi anche solo la metà di quanto lo ha fatto con me, vi assicuro che non lo cancellerete facilmente dalla memoria.
Nota personale: la scrittura di Ferrero è solida, pulita e scorre liscia come l’olio da lanterna, eppure fino al capitolo XX ho preferito lo stile del suo libro precedente (Ballata di fango e ossa), proprio per il suo essere più ruvido e poco levigato. Con il capitolo XXI il discorso cambia: la prima metà di questo potrebbe benissimo essere un racconto a parte, con le dovute modifiche, e da qui in poi mi si è accesa quella scintilla da lettore che mi ha portato ad arrivare alla fine del libro senza riuscire a smettere di leggere (non mi capita spesso). Una maratona in apnea fino all’ultima maledetta pagina.
Ferrero si conferma come una delle penne più interessanti del fantasy italiano. A quando il prossimo?
Ambientazione regge ed è molto suggestiva. I personaggi sono molto ben fatti ogniuno con una propria caratterizzazione. L'unica pecca che mi sento di aver riscontrato è semplicemente nel registro linguistico che non varia molto tra i personaggi. Nota che non intacca il buon lavoro generale, ai miei occhi. lo stile mi è piaciuto veramente tanto. Evocativo al punto giusto e molto scorrevole. Non una scrittura che ti rivoluzione alla vita ma comunque che ti fa leggere una storia nel miglior modo possibile. La storia mi è piaciuto molto e prende fin dalle prime pagine ( i misteri all'interno di questo mondo sono veramente interessanti). Forse un po' troppo squilibrato il "fattore magico" sul finale rispetto al resto della storia, ma è stato comunque ben gestito. le tematiche affrontate funzionano molto bene, vengono sparse diligentemente all'interno di tutto il romanzo, per poi trovare alla fine il loro Apice, Grazie a tutte le scelte che decidono di prendere personaggi alla fine.
p.s. hanno scavato troppo a fondo e con troppa avidità, fino all'ultima maledetta pietra.
Il grimdark non è il mio sottogenere preferito, perché io spero sempre, ma se a scrivere è Maurizio Ferrero, io leggo, infatti la sua è una penna sicura, capace di costruire scenari, personaggi e trame convincenti e so che la lettura mi coinvolgerà, le sue storie restano. Poi che con la speranza ci gioca e la sminuzza, anzi la fa franare per restare in tema, è un altro discorso. Se cercate una storia oscura e spietata, questa è per voi. I personaggi sono tridimensionali, ciascuno con il suo carico di miseria, dolore e disperazioni, non pochi con un bel fardello di fanatismo e psicosi.
Un libro dal buon ritmo tutto Grimdark! Storia grigia, ambientazione (montagne della Val d'Aosta) grigia, protagonisti (3 pov: Pettirosso , Malnata e Jean-Philippe, con voci ben distinte) grigi.. personaggi secondari grigi, sviluppo grigio, plot twist grigio per un finale tutto.. ma che te lo dico a fare!
Assolutamente da leggere , perché alcuni libri hanno una componente più o meno grimdark.. questo no! È uno standalone 100% Grimdark!
Géantaz è un villaggio sperduto che sopravvive scavando le vene di ferro della montagna. La routine scandita dai picconi viene però spazzata dall'arrivo di una bestia uscita dall'inferno.
FINO ALL'ULTIMA MALEDETTA PIETRA è un romanzo gretto e sporco, dove Maurizio Ferrero ci racconta una storia imperniata su personaggi egoisti e miseri, dove tutti sono -in un modo fisico o mentale- spezzati e sporchi. Le vicende vengono narrate principalmente da tre punti di vista: Pettirosso, minatore silenzioso e in fuga, più da se stesso che, dal passato. Malnata, figlia deforme della strega di zona che spera, violentemente, un corpo bellissimo. Curtaz, capitano inviato ad indagare sul mostro. Infervorato servo di Dio, mostruoso nel suo essere amputato empaticamente.
Lo stile di Ferrero si è evoluto rispetto all'amato BALLATA DI FANGO E OSSA, letto e adorato nel 2019 (quanto cazzo di tempo è passato?!), ma è sempre pulito, sebbene parli di storie sporche e violente, e affilato, senza fronzoli. La storia va dritta svelando i propri misteri e le diverse immoralità e crudeltà.
Leggo quasi solo narrativa fantastica e speculativa perché amo conoscere altri mondi, altre realtà e le fantasie altrui. Mi piace trovare nei libri che leggo un qualcuno (genere, razza e specie non importano) che sappia anche inastare volontariamente o casualmente o inconsciamente e se necessario, solo temporaneamente, il lucente vessillo dell'eroe. Amo anche dei finali in cui almeno la speranza possa splendere forte. Allora...perché sto trovando fantastica il "Fino all'ultima pietra" di Maurizio Ferrero? Una storia low fantasy che prende piede in una Valle D'Aosta basso medievale, dal finale quasi apocalittico, in cui i personaggi sono una bella accozzaglia di egoisti, vigliacchi, fanatici, incattiviti e neppure troppo intelligenti? Perché Maurizio Ferrero ha una scrittura potente che parte dal suo cuore e che arriva diretta sparata nell'area mesolimbica del cervello del lettore: l'area dei sogni e dell'immaginazione. I suoi non sono personaggi, ma persone che escono dalla pagina, ti afferrano e ti portano dentro il libro, dove tu rimani perché vuoi sentire la loro storia fino alla fine. A proposito della quale, devo dire che è l'unica possibile vista la profonda coerenza interna di tutte le trame che si intrecciano ed arrivano a conclusione nelle ultime pagine, dove la fantasiosa nota weird che si rivela e che non svelerò, è gustosa come quel velo di spezie che si aggiunge ad un caffè con panna ... quando vuoi scoprire altri orizzonti. Caro Maurizio, che tu possa sempre trovare carta e penna per le tue immaginifiche idee. Ad maiora
Devo essere sincero, il libro è scritto bene ma non mi ha entusiasmato per niente! 😞 Leggo fantasy per potermi divertire e sognare ad occhi aperti.. mi piace emozionarmi e rimanere stupito.. Sarà il mio gusto, ma qui non ho fatto ne l'uno né l'altro.. Avevo mie aspettative legate al precedente lavoro Ballata di sangue e ossa, ma purtroppo non ho ritrovato lo stesso stile linguistico.. non cercavo di certo un clone di quel libro, ma mi aspettavo una cosa più particolare.. Come detto la scrittura è buona, ma niente di particolare.. il lavoro fatto sui personaggi è ottimo, presentando individui rotti, spezzati, umani e infangati.. ma la trama mi è sembrata piuttosto semplice, un po' già vista, senza grandi colpi di scena e abbastanza prevedibile.. Il lato fantasy non mi è piaciuto molto, piuttosto semplicistico,e la cosa più particolare, che si fa attendere fino alla fine, praticamente poi non viene trattata, dismessa in poche righe.. il finale infatti mi è piaciuto a metà: bello quello per i personaggi, ma per la parte fantasy non mi ha soddisfatto.. Ripeto, non un brutto libro, ma per il mio personale gusto ho letto cose simili e più interessanti..
Un dark fantasy di spessore che trasporta il lettore indietro nel tempo, per la precisione in una Valle D’Aosta del 1354. I personaggi principali sono Jean Philippe, Pettirosso e Malnata. Ognuno di loro con una storia diversa si farà apprezzare e odiare allo stesso modo. Pettirosso, ex soldato di sua Signoria, fugge ormai da anni e con sé porta solo il dolore della perdita e l’amarezza di un’esistenza privata dei suoi affetti. È un gran bel personaggio, forte, risoluto, coraggioso ma anche molto sensibile. Malnata, una giovane deforme, vive una vita di privazioni. Nata povera, sfigurata e additata come mostro soffre di solitudine, di mancanza di affetto e prova rancore nei confronti dei suoi compaesani che l’additano come mostro e come strega. Jean Philippe, comandante dei soldati di sua Signoria di Cly, è forse il personaggio più becero del libro, con la sua ossessione verso il suo credo che trasforma a suo piacimento e lo utilizza per dare sfogo alla sua cattiveria e la sua mancanza di umiltà non promette salvezza ai cittadini del villaggio di Géantaz ma anzi morte certa. Mi ha colpito molto questo libro per via dell’accento che pone l’autore sui sentimenti che spingono il genere umano a compiere scelte difficili e in alcuni casi anche incomprensibili dettati dalla cupidigia e molto spesso anche dall’ignoranza. L’ambientazione ben descritta e dall’atmosfera cupa rappresentano appieno il sentimento di solitudine, l’acredine, la paura e il sospetto che circonda la cittadina di montagna. Il mostro che l’autore inserisce mi è sembrato la raffigurazione della nostra coscienza che ci pone o meglio che tenta di metterci di fronte agli sbagli compiuti senza però avere successo.
La conclusione raggiunge il suo apice con la fine brutale ma chiarificatrice per alcuni personaggi tanto da renderlo un finale perfetto.
Ebbene sì, anche i minatori di Maurizio Ferrero, come i nani tolkieniani, hanno scavato troppo a fondo e con troppa avidità. Nell'oscurità del Monte Ferreo hanno risvegliato qualcosa: ovviamente non un Balrog, ma è comunque un orrore tale da far tremare la terra.
Di qualsiasi mostro si tratti, per stanarlo e provare a scamparla, l'autore ci conduce con maestria attraverso le vicende di tre antieroi locali, brutti come il peccato: il minatore Pettirosso, l'aspirante strega Malnata e il cavaliere Jean Philippe.
Ma saranno davvero capaci di unire le forze?
Visto che ci si trova in un grimdark, non contateci troppo: è più facile che venga giù la montagna.
Con una prosa impeccabile e una ricostruzione storica credibile di una Valle d'Aosta sì medievale, ma così arretrata da regredire a ciò che era primitivo (e pagano), Maurizio Ferrero si conferma una delle voci più solide e mature nel panorama del Fantastico italiano, che, ne sono sicuro, sarà letta e apprezzata anche negli anni che verranno.
Un romanzo (e un autore) da leggere tutto d'un fiato, fino all'ultima, maledetta pagina.
Dunque è questo il famoso grimdark. Crudo, vivido, una discesa lineare nell'abisso dell'animo umano... O meglio, in questo caso, nei crepacci aperti nelle rocce delle montagne maledette.
La storia è ambientata nel 1354 in Val d'Aosta. In una miniera di ferro, Pettirosso è un operaio che si nasconde dietro a un duro lavoro monotono, cercando di restare anonimo e celare così il suo passato. Tutto viene stravolto quando una bestia demoniaca appare per incanto nelle gallerie della miniera, facendo una strage. Il signorotto locale manda una squadra di soldati al piccolo paese, e da lì tutto precipita in una serie di eventi che tradiscono la maledizione che sta dietro alla montagna. O meglio, dentro…
La narrazione è ricca di dettagli truculenti e colpi di scena, eppure lineare e semplice da seguire. Lo stile è asciutto, pulito, senza fronzoli. L'alternanza dei tre punti di vista è gestita in maniera calibrata, tutto viene svelato al punto giusto, non c'è nulla fuori posto. Questo libro si legge con facilità, ti accompagna dritto all'inferno, con la giusta dose di dettagli macabri, ma sempre senza forzare troppo i tempi. Ogni orrore ti sembra naturale e inevitabile, perché presentato al momento giusto. L'empatia per i personaggi è curata nei minimi dettagli, cosa che non era per nulla scontata.
Nonostante questa sia la prima vera e propria storia grimdark che leggo, mi è stata chiarissima fin da subito la caratteristica principale del sottogenere in questione: i personaggi grigi. Nessuno ha torto o ragione al cento percento, non ci sono cattivi né eroi. Ognuno segue una sua trasformazione, ha le sue ragioni e i suoi difetti, e il finale è davvero interessante.
Come ogni buon libro dovrebbe fare, lascia un po' di retrogusto amaro: quello della riflessione su noi stessi, sulle profondità oscure della nostra natura di esseri umani. Credo che l'autore sia molto bravo e il libro mi ha stupito in positivo, non me l'aspettavo. Leggerò di certo in futuro le prossime opere.
Più fluido & strutturato di Ballata di fango e ossa, scorre e si lascia leggere. Forse avrebbe richiesto un lavoro un po' più profondo, ma apprezzo sempre i tentativi di lavorare sul registro linguistico. La leggerezza dei riferimenti allo st__ro (e, in generale, com'è usato e trattato il tema; la stessa scelta di usare eufemismi o giri di parole per indicarlo senza nominarlo) mi ha lasciato un po' così (:/) anche perché per me il fatto che sia un grimdark non è una giustificazione sufficiente. Anzi, se il grimdark è tutto così, allora mi sa che non è il mio genere. A latere, ogni scusa è buona per descrivere cose disgustose tipo gente che si scaccola o persone esteticamente brutte e simili, come se questo "facesse atmosfera" e mi lascia alquanto perplessa. Davvero, è beyond me; non capisco perché l'estetica dei personaggi dovrebbe valere, altrimenti siamo sullo stesso piano dei romance che hano tutti uomini con gli addominali e protagoniste con gli specchi di legno. Ma sono io, eh.
Chiudo con il problema più grosso: il finale. Rende inutile tutto ciò che è successo fino a quel punto & risulta talmente gratuito che davvero non saprei nemmeno come descriverlo.
È un grimdark, quindi adatto a tutte quelle persone che amano i toni cupi, le storie che raramente vanno a finire bene e che hanno personaggi “grigi”, moralmente e anche fisicamente, sì perché i personaggi non sono perfetti e non sono gli eroi che il fantasy moderno ci ha abituato a trovare. Anzi, spesso nemmeno sono eroi. Perché dovreste recuperare questo libro? L’autore con me giocava in casa visto che vivo sulle montagne e che questo racconto si basa su un villaggio sperduto tra i monti – quindi sì, mi sono sentita un po’ a casa tra gente rozza, mentalità chiuse e quel fare classico da montanari ♥ Ha uno stile pulito e scorrevole, che vi farà venire voglia di sapere come si evolverà e risolverà la questione. Lato negativo? Qui devo dire che è una mia postilla, ma solo perché non sono una lettrice fantasy e Francy mi dice che questa cosina è “normale” nel genere; sto parlando del fatto che la vicenda ci metta un bel po’ prima di iniziare a entrare nel vivo, o anche solo a mettere curiosità nel lettore. RIBADISCO però che io sono abituata a thriller quindi glielo concedo ♥
L'ambientazione valdostana e l'atmosfera cupa e carica di tensione che permea questo libro sono un connubio perfetto. Ho amato ogni dettaglio descritto dall'autore, che ha uno stile davvero coinvolgente e che è riuscito a farmi immergere molto nella storia. Persino i personaggi hanno ciascuno una forte unicità; vivere la storia attraverso gli occhi di tre POV molto distinti, inoltre, ha arricchito molto la narrazione. Detto questo, la trama non mi ha totalmente convinto: a mio avviso alcuni personaggi secondari potevano avere un impatto più forte sugli avvenimenti, forse il romanzo meritava qualche pagina in più per svilupparsi al meglio. Ci tengo comunque a dire che potrebbero essere semplici preferenze personali. Nel complesso è stata un'ottima lettura e la consiglio molto agli amanti del grimdark.
Fantasy storico ambientato in un immaginario paese della Val d'Aosta, dove alcuni minatori muoiono a causa di una strana bestia che vive fra i cunicoli della miniera di ferro che stanno scavando. Pettirosso è uno di quelli che sono riusciti a sfuggire al mostro e verrà interrogato dal comandante incaricato delle indagini, che fortunatamente con riconoscerà nel barbuto minatore il disertore che lo aveva servito sotto le armi prima di sfuggire ad un'altra orrenda bestia che aveva lasciato il comandante cieco da un occhio e senza un braccio. Contemporaneamente alla scoperta del mostro, la montagna che ospita la miniera di ferro inizia a tremare, con scosse più o meno violente. La natura che si ribella allo sfruttamento o qualche rito pagano? In questo romanzo si alternano ricostruzione storica, con le precarie condizioni di vita dei minatori nel 1300, creature fantastiche e misteriosi riti magici, oltre alle indagini sulle morti misteriose che si susseguiranno durante la narrazione. Finale decisamente sorprendente.
La mia esplorazione delle produzioni italiane ormai è una piacevole avventura senza ritorno. Questo lo tenevo in lista da un po', in libreria dalla fiera "Oblivion" e finalmente l'ho letto! Seguire Malnata, Pettirosso e Jean-Philippe è stato facile, lo stile e le vicende mi hanno tenuta incollata alle pagine fino all'epilogo ma, accidenti! Bello in grimdark, ma qui siamo davanti al navigare nella melma 😄 Capisco perché non sembra ci sia speranza per i suoi personaggi, tutto sommato non la meritano, però ogni tanto mi è sembrato che fosse tutto troppo crudele. A parte qualche perplessità, in ogni caso (una grossa durante un combattimento), il romanzo non ha deluso le mie aspettative e anche stavolta daje tutta ;)
Romanzo interessante, personaggi ben studiati. La trama è ottima, anche se ci sono momenti in cui mi sono sinceramente chiesta il perché di certe scelte.
Il mio problema è che avendo letto prima il suo "ballata di fango e ossa", questo l'ho trovato meno entusiasmante.
Ormai comincia a non essere più una sorpresa: Acheron Books pubblica dei gran bei libri.
Questo narra una storia ambientata in una Valle d'Aosta medievale, una storia di fede cristiana o presunta tale, di stregonerie, di demoni, e di strani accadimenti in un villaggio di minatori. All'inizio parte con un tono un po' dark, verso la metà scivola decisamente verso il grimdark. E si tratta di un grimdark serio, non un finto grimdark grottesco-umoristico in stile Luca Mazza e Jack Sensolini. Qui non c'è un tono scanzonato, non c'è una vena scherzosa a mitigare il grimdark. Qui ci sono zeloti deviati che cercano a tutti i costi un capro espiatorio da bruciare in nome della religione, persone che uccidono il prossimo per un tornaconto personale, stupratori e indemoniati. Come ci si dovrebbe aspettare da questo genere, c'è il peggio della natura umana.
La storia è affascinante, si dipana in modo inaspettato e non è mai prevedibile. I personaggi sono ben realizzati ed emergono assai tridimensionali, con le loro paure, inquietudini ed ambizioni, mai banalizzati. L'autore è anche assai capace di rendere le scene di azione, senza farle apparire confuse o ripetitive.
In realtà il riferimento alla Valle d'Aosta è più nominale che altro. A parte qualche marginale collegamento geografico o storico, che però non toglierebbe nulla al libro se fosse rimpiazzato con altri nomi o luoghi, non c'è un vero legame. Non che questo sia un difetto, ma il libro avrebbe potuto essere ambientato ovunque, tanto più che la trama si svolge interamente in un piccolissimo villaggio montano.
Per contro, due pecche devo menzionarle. La prima è un editing un po' superficiale. Ci sono molti errori di battitura o refusi grammaticali sfuggiti in pubblicazione. La seconda è che non ho apprezzato la prosa dell'autore. Un po' stentata, fatta quasi esclusivamente di periodi di una sola proposizione. Forse l'autore in questo modo cerca di dare un ritmo più concitato, ma questa tecnica stilistica dovrebbe essere utilizzata solo nelle scene più frenetiche. Scriverci l'intero libro lo rende balbettante, quasi nevrotico.
Odio i preamboli ma devo aprire addirittura con 2. 1: Capitan Ferrero scrive molto bene. Uno stile pulito, chiaro, elegante, piacevole da leggere, scorrevole ma non superficiale. Bravo. 2: di solito amo le grandi storie, i mondi immaginari da esplorare, le ambientazioni epiche con tanti personaggi, battaglie enormi con massacri ed eserciti sterminati. Questo in "Fino all'ultima maledetta Pietra" non c'è; è una vicenda ambientata in una piccola località, gli abitanti del paese li si conosce quasi uno per uno, ma il romanzo mi ha davvero conquistato. Una storia ben architettata, con un'ambientazione storica ricostruita in modo credibile. La componente fantasy si mischia perfettamente con la location Valdostana e quel tocco hollywoodiano sul finale appaga anche chi è alla ricerca di immagini potenti e terrificanti, in chiave quasi lovecraftiana. Essendo cresciuto in montagna, non il Val d'Aosta ma sempre in una valle popolata di miti, creature e streghe, ho apprezzato tantissimo le atmosfere e i riferimenti alla cultura dei nostri monti (soprattutto il dahu!), oltre alla cura per certi dettagli della vita montanara nel piccolo villaggio di Gèantaz, che mi ha ricordato anche la celebre Gévaudan, soprattutto nella parte dello scontro con il Loup Garou. Nella quinta di copertina, il libro viene definito un Grimdark ma io invece trovo sia un romanzo dal respiro molto più ampio, che mi ha evocato a tratti anche opere di Stephen King, Ken Follett e Bernard Cornwell. Consigliato a tutti i lettori (purché dallo stomaco forte). Per concludere, sarebbe molto bello, e non impossibile, farci un gran bel film! Il fantasy italiano vive e cammina sulle nostre montagne.
P.S: conoscevo già Acheron Books ma davvero complimenti per l'edizione molto bella e ben curata.
Come ogni grimdark che si rispetti, l'atmosfera oscura e la violenza grafica permeano questo romanzo. Partendo da un intreccio piuttosto lineare, seguiamo le vicende di tre personaggi ben distinti e sfaccettati nelle loro sfumature di grigio: tra le montagne valdostane rifuggono - anche se in modi differenti - le proprio paure più ataviche, ben incastonate all'interno della loro back story. E saranno proprio queste a condannarli al destino che li attende, in linea con il percorso che (non) hanno scelto di intraprendere. L'atmosfera occulta che permea il romanzo mi ha convinta moltissimo. La conclusione è perfetta e travolgente come una slavina, in una storia dal ritmo tutto sommato costante e incalzante.
Non è il primo libro che leggo di Maurizio, quindi posso fare un commento anche sulla sua evoluzione stilistica a confronto con "Ballata di Fango e Ossa". Il libro è promosso con riserve. Sono sempre dell'opinione che 300 pagine per 3 POV siano poche, e infatti ho trovato un po' frettolosi alcuni sviluppi dell'intreccio, il quale era già molto semplice. Tuttavia, un plauso va allo stile e alla scelta dei dettagli da parte dell'autore. Se nel libro precedente c'erano delle scelte di violenza gratuita molto sgraziate, solo per mostrare che fosse un libro grimdark, in questo romanzo scompaiono per fare posto a una violenza più spietata, scelta, razionale ma mai superficiale. In conclusione, consiglio molto di leggerlo ai fan del Grimdark nostrano.