È il 1847. Quando scende dalla carrozza che l'ha accompagnata in un lungo viaggio lontano da casa, la giovane Emily Dickinson non sa ancora cosa l'aspetta: sa solo che dovrà trascorrere un anno di studio nel collegio femminile Mount Holyoke. Ma Emily si accorge presto di essere finita in un luogo freddo e austero, dove la preghiera è un dovere, la disciplina un imperativo... e la ciocca di capelli rossi che dispettosa fa capolino dalla sua cuffia un'inaccettabile provocazione. Un giorno a cambiare per sempre la sua vita arriva un giovane dalla pelle scura e dal passato misterioso: Nathanael, l'unico che sembra avere un'anima e il coraggio di ascoltarla. La vocazione poetica di Emily sboccia così insieme all'unico amore della sua vita e alla consapevolezza, conquistata a un prezzo molto caro, di essere irriducibilmente diversa dal mondo che la circonda.
L'autrice inventa una storia d'amore nell'anno in cui Emily Dickinson frequenta il college femminile. Un romanzo gradevole e adatto a incuriosire e avvicinare un lettore alla grande poetessa.
Questa storia non è la vera storia di Emily Dickinson, tuttavia è stato bello leggere quello che, secondo l'autrice, è successo a Emily nel suo anno al collegio. È l'interpretazione a quello che è stata poi la sua vita, alle scelte e hai fatti che le sono veramente accaduti. Nel complesso è un bel romanzo. Lo consiglio a chi è appassionato di poesia e a cui piace, ovviamente, Emily Dickinson.
Il romanzo racconta dell'anno che Emily Dickinson trascorse presso il più prestigioso collegio di istruzione femminile del suo tempo, durante il quale la futura poetessa si innamorò di un uomo che segnò per sempre la sua vita. Ogni narrazione mescola verità e immaginazione. Qui, come il sottotitolo mette in chiaro fin da subito, a essere inventata purtroppo è proprio la storia d'amore. Dico purtroppo perché finché l'autrice racconta ciò che è noto la narrazione è vivace, interessante e sobria. Quando passa all'invenzione, scivola inevitabilmente nel mélo, con tanto di drammone finale, che ci consente di capire perché Emily Dickinson vestisse sempre di bianco, perché visse da reclusa in casa, etc. Nelle note conclusive, l'autrice tiene a sottolineare che si è documentata leggendo "centinaia" di testi sulla poetessa americana (ne sono citati alcuni). Peccato, purtroppo, che non abbia potuto leggere il poderoso biopic di Lyndall Gordon, che, uscito in lingua inglese sette anni prima di questo romanzo, demoliva a una visione alquanto stereotipata della poetessa, di cui risente tutta la narrazione.
Di una bellezza dolcissima, una poesia narrativa che tocca il cuore. Una storia immaginata ma che si sposa perfettamente con ciò che è stata la vita di Emily Dikenson; una potenza narrativa davvero toccante.