Il romanzo racconta dell'anno che Emily Dickinson trascorse presso il più prestigioso collegio di istruzione femminile del suo tempo, durante il quale la futura poetessa si innamorò di un uomo che segnò per sempre la sua vita. Ogni narrazione mescola verità e immaginazione. Qui, come il sottotitolo mette in chiaro fin da subito, a essere inventata purtroppo è proprio la storia d'amore. Dico purtroppo perché finché l'autrice racconta ciò che è noto la narrazione è vivace, interessante e sobria. Quando passa all'invenzione, scivola inevitabilmente nel mélo, con tanto di drammone finale, che ci consente di capire perché Emily Dickinson vestisse sempre di bianco, perché visse da reclusa in casa, etc. Nelle note conclusive, l'autrice tiene a sottolineare che si è documentata leggendo "centinaia" di testi sulla poetessa americana (ne sono citati alcuni). Peccato, purtroppo, che non abbia potuto leggere il poderoso biopic di Lyndall Gordon, che, uscito in lingua inglese sette anni prima di questo romanzo, demoliva a una visione alquanto stereotipata della poetessa, di cui risente tutta la narrazione.