Cronache della sesta estinzione racconta il male più diffuso, e difficilmente curabile, del nostro la malinconia. Che si insinua nelle nostre vite silenziosamente, senza avvisaglie, privandoci a poco a poco di il denaro, la casa, l’amore, i sogni, il desiderio di continuare a vivere. Ci spoglia della nostra umanità, ci rende simili a oggetti vuoti. Questa è la storia di un uomo affetto da malinconia e della sua guarigione, un homeless che vive dentro un furgone, in un mondo che l’ha dimenticato, ma che tenacemente decide di rinascere. Ispirandosi alle pagine del Robinson Crusoe, alla stregua di un naufrago disperso su un’isola deserta, prova a riprendere la vita da dove si è costruendo un nuovo modo di guardare la realtà, mettendo ordine nei suoi giorni, e decidendosi a partire verso l’altrove che finalmente potrà «Tutto era grande, semplice e severo, una lastra di marmo i cui disegni evocavano un paesaggio immerso nella luce».
Ho tradotto numerosi romanzi per diverse case editrici. L’attività di traduttore è affiancata a quella di docente di narrativa presso Mohole Milano e Holden Torino. Con Feltrinelli ho pubblicato La fabbrica del panico (2013), Premio Campiello Opera Prima 2104, Premio Volponi Opera Prima 2014, Premio Nazionale Narrativa Bergamo 2015, e Rosso nella notte bianca (2016).
Non so nemmeno dire cosa ho pensato di questo libro. Avevo già letto il suo 'La fabbrica del panico' che avevo amato molto. Questa volta Valenti si cimenta in qualcosa di più complesso: un libro di frammenti per raccontare uno stato d'animo, una solitudine. La prima metà mi ha colpito e quasi affondato, poi l'autore di perde in una sorta di delirio onirico che non va da nessuna parte e che lascia il lettore un po' confuso e un po' seccato. Mi sembra una bella occasione sprecata.
l’inizio sembra interessante, prelude a un percorso di guarigione che non arriva ma trasfigura in una dimensione mistica che più che allusiva è confusionaria (una balena in un fiume che diventa mare???). Deluso!
Potevo leggere solo la prima parte (il furgone) il resto è un mistero. non di quelli belli, di quelli che voglio comprendere. ne avrei proprio fatto a meno