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La tragedia del Vajont. Ecologia politica di un disastro

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Il 9 ottobre 1963 duemila persone rimasero uccise sulle montagne del Bellunese, travolte dall’onda di acqua e fango sollevata da una gigantesca frana precipitata nel bacino ai piedi del monte Toc. Il Vajont è stato uno dei disastri più tragici della storia italiana recente. Nel 2008 l’Unesco lo ha incluso tra i cinque più gravi disastri ambientali di natura antropica, definendolo «un classico esempio di quello che succede quando gli ingegneri e i geologi si rivelano incapaci di cogliere la natura del problema che stanno cercando di affrontare». In effetti, la diga del Vajont è ancora lì, solo scalfita dalla frana, a dimostrazione che non basta un’opera di alta ingegneria per evitare il disastro; a crollare, infatti, non fu la diga ma la montagna, come d’altronde in tanti temevano. Il Vajont è una storia cruciale per comprendere la storia ambientale – e non solo ambientale – dell’Italia contemporanea.

160 pages, Paperback

Published October 3, 2023

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Marco Armiero

23 books2 followers

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Displaying 1 - 6 of 6 reviews
Profile Image for Come Musica.
2,068 reviews632 followers
November 1, 2023
Di chi furono le colpe della tragedia del Vajont avvenuta il 9 ottobre del 1963? Fu un disastro naturale o si sarebbe potuto evitare?

“Il 9 ottobre del 1963 alle 22:39 una frana di quasi 300 milioni di metri cubi di roccia precipitò dal monte Toc nel bacino idroelettrico del Vajont. L’impatto sollevò un’onda di cinquanta milioni di metri cubi che in parte scavalcò la diga e, correndo alla velocità di 100 km/h, portò morte e distruzione nell’intera vallata. La cittadina di Longarone fu quasi completamente distrutta. Secondo gli esperti, la frana sprigionò un’energia pari al doppio di quella prodotta dalla bomba atomica di Hiroshima. Le vittime furono circa duemila. L’impianto idroelettrico era stato costruito dalla Società adriatica di elettricità (Sade) e da poco era passato sotto il controllo del nascente Ente nazionale per l’energia elettrica (Enel), in seguito alla legge sulla nazionalizzazione dell’energia elettrica del 1962.”

Lo storico Marco Armiero analizza i fatti avvenuti sessant’anni fa e lo fa con un racconto dettagliato, accurato e lucido.

La tragedia si sarebbe potuta evitare se si fossero ascoltati i montanari che ben conoscevano la loro montagna; si sarebbe dovuta evitare se gli interessi politico-economici non avessero manipolato i test scientifici. Ci furono delle voci allora che uscirono dal coro dei consensi e non si stancarono di fare chiarezza e dire la verità, come Lucia Merlin, compiendo piccoli/grandi atti di disobbedienza civile in nome della verità!

“Se è vero che quelle del Vajont non possono che essere memorie (con)divise, allora piú che un museo tradizionale servirebbe un laboratorio che riuscisse ad animare quelle citizen humanities di cui si parla spesso, ovvero quella ampia mobilitazione culturale capace di evocare i fantasmi del passato dentro i luoghi e le storie del nostro presente.”

Marco Armiero ci accompagna in questo viaggio verso il Vajont perché la memoria non si perda. Perché la verità non sia oscurata.

“Il viaggio verso il Vajont è stato lungo e non ha seguito esattamente l’itinerario piú veloce. È passato per gli Stati Uniti – Kansas, Connecticut, California –, e soprattutto per la scoperta della storia ambientale americana, come una liberazione da certi cul-de-sac in cui il dibattito italiano mi sembrava incagliato. Il Columbia River non attraversa Belluno, eppure non avrei potuto leggere la Valle del Vajont come un laboratorio idroelettrico senza essere passato per l’organic machine di Richard White”
Profile Image for Michele Bonomi.
43 reviews
January 5, 2024
Analisi puntuale della macchina mostruosa del progresso che fagocita gli esclusi nell'oblio
Profile Image for Angelo Agosti.
24 reviews1 follower
October 28, 2023
Armiero si concentra sulla dimensione memoriale della vicenda Vajont, oltre che su quella ecologica-politica, sviscerando una serie di discrasie nell’approntamento dell’apparato mnemonico.
Un testo partigiano, volutamente, che mira a decodificare una serie di storture nella narrativa ufficiale dell’evento e nella strutturazione della sua ecologia-politica.
Consigliato.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Profile Image for Patriarcaettore.
272 reviews8 followers
November 8, 2023
Un testo che non può mancare nella biblioteca delle consapevolezze. La conservazione critica della memoria non è un opzione, probabilmente è una delle assolute necessità del tempo. Il passato è lievito per il presente e non va conservato nel congelatore. Occorre lavorarlo e nutrirlo giorno dopo giorno. Viene mantenuto vivo da cure piccole ma quotidiane. Quante volte il quotidiano ci sollecita con accadimenti che vediamo scorrere nei frame dei notiziari e a cui siamo assuefatti? Anche se la tragedia ci sfiora tendiamo a nascondere la testa sotto la sabbia come lo struzzo. Oppure la accantoniamo lasciandola nella polvere sollevata da abili personaggi. Da incantatori di folle che smerciano giorni vuoti e effimere felicità a basso costo. Quanti Vajont, quante Pontesei, quante Stava ci sono scivolati via in questo modo? Riempiamo la nostra, le nostre vite di gesti di civile responsabilità. Si può fare senza dover esser supereroi. Occorre solo non chiudere gli occhi. Marco Armiero oggi richiama il testo e la persona di Tina Merlin che per prima cercò di opporsi a questa tragedia annunciata sulle pagine dell'Unità e poi raccolte nel suo libro "Sulla pelle viva". Buona lettura
Profile Image for Chiara F. B..
103 reviews14 followers
January 7, 2024
Leggere del Vajont è sempre un buco allo stomaco.
Punto.
Displaying 1 - 6 of 6 reviews

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