Storia universale dell'infamia, prima opera in prosa narrativa di Borges, apparve in raccolta per la prima volta nel 1935. Borges ebbe a definire questi racconti scritti nel biennio 1933-34, e pubblicati su una rivista settimanale di cui era direttore, dei semplici “esercizi di prosa narrativa”, quasi vergognandosi a definirli “l'irresponsabile gioco di un timido che non ebbe coraggio di scrivere racconti e che per svagarsi falsificò e alterò storie altrui”.
Ispirato da una miriade di fonti che egli stesso cita, e in alcuni casi inventa, e continuando un esercizio che era stato inaugurato dalle Vite immaginarie di Schwob, Borges raccoglie nella sua prima raccolta di racconti le vite di alcuni personaggi realmente esistiti, cambiandone in alcuni casi il nome e sottolineandone, anche con la finzione letteraria, i comportamenti deplorevoli. Come a Schwob, anche a Borges non interessa essere esaustivo e fedele: per ciascun personaggio seleziona poche scene di vita, le dispone una accanto all'altra con brusca soluzione di continuità e, quasi con taglio cinematografico, ne distilla l'essenza in poche pagine, eliminando l'inutile e il superfluo.
L'opera si può dividere in tre parti. Nella prima, “Storia universale dell'infamia” sono inserite sette biografie di personaggi realmente esistiti, macchiatisi d'infamia e a buon diritto rientranti in questa particolare area della Storia: da Lazarus Morell, trafficante di schiavi neri negli Stati Uniti del Sud del diciannovesimo secolo, a l'impostore senza memoria Tom Castro; dalla vedova Ching, pirata che fu il terrore della flotta imperiale cinese, al gangster newyorkese Monk Eastmann; da Billy the Kid, mina vagante del Selvaggio West, al maestro di cerimonie giapponese Kotsuke no Suke, protagonista della famosa storia dei quarantasette ronin; fino a Hakim di Merv, profeta persiano mascherato, tacciato di eresia dall'Islam e perciò condannato alla damnatio memoriae.
La seconda parte è un racconto che fa da intermezzo, “Uomo all'angolo della casa rosa”, una storia di passione e di vendetta che Borges scrisse in età giovanile e che, per buona parte della sua carriera, rimaneggiò più volte (dell'intera opera, in tutta onestà, è l'unico racconto evitabile).
La terza parte, “Eccetera”, riunisce delle micro-narrazioni oscillanti tra storia e leggenda, tra mito e realtà, tra sogno e magia. In alcuni casi Borges si è limitato a trascrivere secondo i suoi gusti stilistici questi episodi, attingendo da letterature di altre epoche e regioni. Le principali fonti di ispirazione in questo gruppo di racconti sono le Mille e una notte e alcune opere teosofiche cristiane di Swedenborg. Borges stesso, in questa sezione, si annuncia soltanto come semplice lettore e traduttore di queste storie già narrate precedentemente (in alcuni casi questa figura è a sua volta un espediente letterario), rivendicando la superiorità della lettura sulla scrittura. Così afferma Borges nel Prologo alla prima edizione di quest'opera: “a volte penso che i buoni lettori siano cigni ancor più tenebrosi e rari dei buoni autori. Leggere, del resto, è un'attività successiva a quella di scrivere: più rassegnata, più civile, più intellettuale”.
Nel raccontare la vita di un personaggio esemplare per la propria infamia, Borges trova intorno ad essi una costellazione di altri uomini non certo migliori, come se l'infamia stessa, oltre ai suoi campioni, fosse un po' in tutti noi. Non ci sono personaggi positivi, ma è forse questo a renderli affascinanti.
Il gioco creativo con cui Borges mescola realtà e finzione è straordinario. La dimensione onirica, l'atmosfera magica, la narrazione mitica più che storica saranno i tratti distintivi della prosa di questo scrittore, anche e soprattutto nelle opere successive. La fantasia sfrenata, la potente immaginazione, la vasta cultura, il citazionismo raffinato, la curiosità sconfinata, l'amore per la letteratura e la suggestione di tempi e luoghi lontani e di un'infinità di mondi possibili sono altri aspetti che già emergono nelle sue opere giovanili, e che continueranno ad essere sviluppati successivamente.
Il primo Borges, il mio primo Borges: indimenticabile. La sua lettura apre la mente, fa viaggiare con la fantasia, dà libertà all'immaginazione, dispiega l'infinità delle possibilità. Si legge in un attimo, rimarrà per sempre.