Il primo appuntamento con Chichita, a Parigi nell'aprile 1962, è uno dei momenti che Calvino identificava come cruciali nella propria parabola esistenziale, insieme alla partecipazione alla Resistenza e all'ingresso nella casa editrice Einaudi. Argentina di nascita, di professione traduttrice presso l'Unesco e l'International Atomic Energy Agency, colta, estrosa e brillante, Esther Judith Singer, detta Chichita, diventerà nel 1964 la moglie di Calvino. Il carteggio ha inizio subito, quando i due sono ancora praticamente estranei l'uno all'altra. Le lettere sono quindi per Calvino il modo di presentarsi, elaborando nei mesi un autoritratto intimo per la sua interlocutrice ideale. Ritrovate dalla figlia Giovanna, quelle missive del 1962-1963 sono qui pubblicate per la prima volta assieme a un testo inedito coevo, Sulla natura degli angeli, e a una delle risposte di Chichita. Se ne ricava l'affresco di una quotidianità ricca e sfaccettata: oltre alle immancabili incomprensioni della comunicazione a distanza, l'attesa degli incontri con la donna amata, le complicazioni logistiche degli spostamenti (Sanremo-Torino-Roma-Parigi), le luci e le ombre del lavoro editoriale, l'irresistibile richiamo della vocazione letteraria.
Italo Calvino was born in Cuba and grew up in Italy. He was a journalist and writer of short stories and novels. His best known works include the Our Ancestors trilogy (1952-1959), the Cosmicomics collection of short stories (1965), and the novels Invisible Cities (1972) and If On a Winter's Night a Traveler (1979).
His style is not easy to classify; much of his writing has an air reminiscent to that of fantastical fairy tales (Our Ancestors, Cosmicomics), although sometimes his writing is more "realistic" and in the scenic mode of observation (Difficult Loves, for example). Some of his writing has been called postmodern, reflecting on literature and the act of reading, while some has been labeled magical realist, others fables, others simply "modern". He wrote: "My working method has more often than not involved the subtraction of weight. I have tried to remove weight, sometimes from people, sometimes from heavenly bodies, sometimes from cities; above all I have tried to remove weight from the structure of stories and from language."
"Il nostro incontro, il fatto che noi due stiamo insieme è qualcosa che arricchisce la storia dell'umanità di qualcosa. Insomma io credo che noi due (a e b) se siamo insieme non valiamo solo la somma a+b ma una quantità AB> a+b." Questa è solo uno dei tanti pensieri intimi e delicati che lo scrittore indirizza alla sua Chichita. È bello conoscere la persona, la vita, le riflessioni di Italo Calvino, al di là di tutta la sua vasta e varia produzione letteraria.
Cara Chichita - sono di nuovo un uomo sano, mi pare, da un paio di giorni, e quindi sono di nuovo alle prese con tutti i problemi degli uomini sani, inseriti nel sistema produttivo della civiltà industriale e nella nevrosi collettiva della medesima. Meno male che ho le tue lettere.
"Volevo scrivere una lettera molto lunga e circostanziata ma forse è meglio scrivere lettere brevi e spesso (often) (poi anche lunghe forse domani) e tu anche scrivimi lettere brevi e lunghe il più spesso possibile." * "Insomma: tutte (o gran parte) le cose che scrivo possono avere la stessa data, una cosa pensata nel 1952 posso benissimo scriverla nel 1963, e questo non vuol dire essere fuori dal tempo, vuol dire che il mio tempo, la mia epoca è un tutto che è l'insieme delle esperienze che mi hanno fatto (e mi faranno) quello che sono, non una successione di esperienze di cui ogni nuovo livello annulla i precedenti."
Raccolta epistolare che cerca di soddisfare il voyeurismo di certi noi lettori. Niente eccessi o stranezze, solo il piacere di trovare Calvino nella veste di uomo, attento alla logistica, preoccupato per la situazione storica e politica, stanco per il troppo lavoro, entusiasta per i nuovi progetti. Ci sono caustiche ma eleganti bordate all’ambiente letterario coevo, riflessioni sugli amici scrittori ed editori. Per me più interessanti sono le riflessioni sul mestiere dello scrittore lasciate qua e là.
"Adesso esco ad impostare questa lettera e per ritardare l’ora amara (hora amarga) di entrare en la cama y descubrir che non ci sei que vos no sos ahí. Su questo ahí che vorrebbe dire lì non sono tanto sicuro ma suona come un ahi esclamazione di dolore del tuo Italo"
“Bè, ciao Chichita, scrivimi o telefonami o vieni o aspettami che vengo io Italo"
Bellissimo spaccato della vita dell’autore, dalle sue preoccupazioni letterarie e politiche, a un lato personale e affettuoso quando si rivolge a Chichita (“perché con te si può abitare contemporaneamente nel particolare e nell’universale”)🫶🏼. Divertente poi leggere alcuni retroscena sulle sue opere (Marcovaldo, le Cosmicomiche,…).
Ah, ora è chiaro il perché Chichita non capisse la sua scrittura 😅
Caro Italo, durante la pandemia ad aprile 2020 ti ho riscoperto – hai letteralmente smesso di essere “invisibile” per me – e da allora sto centellinando la tua produzione leggendo al più due o tre libri all'anno perché, semplicemente, il numero delle tue opere è finito, e finite per quanto più numerose sarebbero anche le combinazioni d'ordine in cui rileggerle. Ma rileggere, a parte qualche limitatissima eccezione, non fa per me, perlomeno non ancora. E allora ti conservo: non voglio avere fretta nello scoprire quanto di visionario c'era nelle tue opere già cinquanta, sessant'anni, settanta anni fa; vorrei che le sensazioni di meraviglia e novità e riconoscimento persistano più a lungo possibile; vorrei che ogni anno venturo corrisponda a un tuo qualche anniversario affinché nuovi scritti, riflessioni e saggi, dimenticati in qualche cassetto, saltino fuori improvvisamente e vengano stampati e messi a disposizione di noi lettori. E lettere, soprattutto lettere come queste a Chiquita, dove viene fuori la leggerezza del tuo spirito, la rapidità delle tue associazioni mentali, l'esattezza delle tue parole e dei tuoi schemi, la molteplicità della tua natura poliedrica di scrittore e ricercatore scientifico (perché sì, non ho dubbi, lo eri), la visibilità dei tuoi sogni e progetti (sia letterari sia personali) e la consistenza del tuo essere. Ti ringrazio per avermi accompagnato, con questa raccolta, in alcune passeggiate durante le aurore di agosto, rischiarando qualche idea e annuvolandone altre, e per avermi ricordato di “praticare la scrittura come un lavoro artigiano (artcraft) nello stesso tempo semplificatissimo e di accurata stilizzazione” (pag. 110) e che “non devo rinnovarmi superando e rinnegando le cose che facevo prima [...] ma a realizzare compiutamente una figura di scrittore che in un dato momento ha già in sé tutte le possibilità (accidenti, non riesco a spiegarmi)” (pag. 111). Quanto comprendo e condivido quest'ultima frase tra parentesi. Accidenti, non riesco a spiegarmi. Non riesco a srotolarmi, a chiarirmi. A risolvermi. Hai proprio ragione: dovrei tornare a fare di più “le cose che facevo prima”, leggere e scrivere, che negli ultimi tempi ho trascurato un po'. Mi impegnerò, promesso.