Premessa: l’idea di fondo è potente. In un futuro non troppo lontano, chi uccide un animale muore nello stesso modo. La società collassa, nuove regole si instaurano, nascono poteri e resistenze. Sembra la base perfetta per una distopia intensa, disturbante, e magari anche filosofica. Ma Contrappasso, pur avendo un concept che spacca, si arena subito nel pantano del “buona la prima”.
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🧱 Mondo interessante, poi accantonato
Il worldbuilding è solido, sì. Funziona. Ma viene usato come sfondo, non come motore. Non si evolve organicamente, non si esplora davvero. Sembra esserci solo per sorreggere una trama che non osa mai davvero. E appena qualcuno chiede “Perché funziona così?”, spunta un nuovo personaggio che… ta-daaaan! Ti spiega tutto. Sì, proprio così:
“Ciao, sono entrato in scena 5 righe fa. Ora siediti, che ti racconto il mondo intero con motivazioni dubbie o particolarmente deboli.”
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🗣️ Show don’t tell? No, thanks
Il romanzo è infarcito di infodump mal mascherati da dialoghi. Ogni volta che pensi “Ora succede qualcosa”, invece succede un altro spiegone. La trama è un lungo briefing narrativo, punteggiato da qualche evento minore che non riesce a scuotere davvero le fondamenta emotive del lettore.
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🧍♂️ Personaggi con lo spessore di una cartelletta
A parte la protagonista, nessuno si distingue davvero. I personaggi non evolvono, non prendono decisioni che li trasformano, non affrontano dilemmi morali profondi. Sono funzionali, didascalici, spesso messi lì per parlare, non per vivere. E quando arriva lui, il famigerato Robert…
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💏 E qui casca il Robert
…siamo nel regno del nonsense. Due scene, giusto il tempo di dire “ciao”, e via: relazione lampo, amore della vita finale totale, con benefit narrativi. La sottotrama romantica è talmente affrettata e priva di tensione da sembrare uno scherzo. Non c’è crescita, non c’è attrito, non c’è nemmeno voglia di fingere che sia naturale. Solo una spasmodica urgenza di infilare una storia d’amore a forza, perché così vuole il mercato.
“Non importa se il mondo è crollato, l’amore deve scapparci. Subito. Anzi, già ieri.”
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❌ Niente vera tensione, niente vero payoff
I colpi di scena? Telefonati. La suspense? Dimenticata dietro una lavagna. Il finale? Vago, inconcludente, e soprattutto privo di una vera chiusura emotiva. Un romanzo che parte da una buona idea, ma non ha né il coraggio né la lucidità per spingersi oltre le premesse. Tutto resta sospeso, come se l’autrice avesse paura di sporcarsi davvero le mani con le conseguenze del proprio mondo.
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📚 In sintesi: • ✅ Concept interessante • ✅ Buon ritmo e prosa scorrevole • ❌ Personaggi piatti • ❌ Trama prevedibile • ❌ Relazione sentimentale tirata via a caso • ❌ Nessun vero twist, se non qualche scena telefonata e con scarso impatto emotivo per sua stessa costruzione
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Peccato. Aveva le carte giuste, ma ha deciso di giocare una partita già vista, con personaggi che sembrano lettori del proprio copione, non protagonisti di una storia viva.
Consigliato solo se amate le distopie soft con molto spiegato e poco sentito. Chi cerca emozione, tensione e impatto… meglio rivolgersi altrove.
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🖋️ Anacarnil, il Disilluso (e anche un po’ stufo di vedere ogni romanzo distopico sabotarsi con love story fast-food) 📚
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Una lettura molto altalenante a livello di emozioni e sensazioni. Un sali e scendi di opinioni e pensieri, momenti in cui ho pensato “ma dove vuole andare a parare”, una trama che sembrava non volersi mai sviluppare veramente e colpi di scena improvvisi. Fino al 98% volevo dare tre stelle, ma la conclusione del libro mi ha messo troppo in crisi e per questo ho dato 5 stelle.