Ho amato molto i primi film di Salvatores e adoro Io non ho paura, che considero un'opera straordinaria. Nella seconda metà degli anni '90 frequentavo assiduamente il Teatro dell'Elfo a Milano (volevo fare l'attrice), anche se Salvatores se ne era già staccato; molti degli attori, registi e spettacoli menzionati nel libro mi sono molto familiari. Gli anni '90 a Milano rappresentano la mia giovinezza, prima del trasferimento a New York, ed ero molto incuriosita di leggere questo libro.
Col tempo, però, Salvatores l'ho un po' perso di vista: molti dei suoi film successivi non li ho visti, anche se alcuni mi incuriosiscono, come L'educazione siberiana, Tutto il mio folle amore e Il ritorno di Casanova. Dal libro Salvatores emerge come un uomo sincero, onesto, un artista un po' per caso, che non sembra aver percorso una strada logica, una strada voluta; sembra infatti che le cose siano accadute per lui un po' a caso e per caso.
Nonostante abbia apprezzato il libro per le informazioni contenute, penso che avrebbe avuto bisogno di un massiccio lavoro di editing. La scrittura appare spesso superficiale, quasi un diario personale tirato fuori da un cassetto e dato alla stampa senza nemmeno rileggerlo, con numerosi refusi e, per esempio, errori di coerenza temporale (ci sono frasi in cui si passa dal passato al presente senza una logica). Inoltre, credo che un maggiore approfondimento in molte parti sarebbe stato efficace: spesso mi è sembrato che le pagine sfiorassero gli argomenti senza davvero scavare.