Lasciateci perdere era il titolo provvisorio di Mediterraneo, che nel 1992 ha vinto l'Oscar per il miglior film straniero. "Lasciateci perdere" era inteso come lasciateci stare ma anche lasciate che ci perdiamo. Lasciateci viaggiare lontano, sperimentare nuove forme di conoscenza e di creatività. Lasciateci esplorare il mondo, per inventarne uno migliore. Quel "ci" è riferito a una generazione, quella di Salvatores, che è stata bambina negli anni del boom e ha raggiunto la maggiore età nel fatidico 1968 o giù di lì. Leone ascendente Cancro, nato a Napoli e cresciuto a Milano, co-fondatore del Teatro dell'Elfo e poi regista di molti film di successo da Marrakech Express a Turné, da Mediterraneo al profetico Nirvana, fino al recente Il ritorno di Casanova, Salvatores è il regista di un cinema libero, eclettico, spesso addirittura sperimentale, impossibile da incasellare. In questo libro si racconta per la prima volta in modo inedito. Apre i cassetti della memoria condividendo il personale e il politico, l'amore e l'amicizia, la passione per il cinema, la musica e il teatro. Ci parla della vita dell'uomo, con i suoi amici storici, i due grandi amori, e l'ansia che da sempre lo affianca, e condivide momenti straordinari della vita del regista, mostrando come tutto si intrecci e sovrapponga perché in fondo «il cinema è una disciplina che aiuta a vivere mentre lo fai » . Lasciateci perdere è un viaggio che attraversa il tempo, mille storie e sentimenti in cui ognuno potrà riconoscersi.
Ho amato molto i primi film di Salvatores e adoro Io non ho paura, che considero un'opera straordinaria. Nella seconda metà degli anni '90 frequentavo assiduamente il Teatro dell'Elfo a Milano (volevo fare l'attrice), anche se Salvatores se ne era già staccato; molti degli attori, registi e spettacoli menzionati nel libro mi sono molto familiari. Gli anni '90 a Milano rappresentano la mia giovinezza, prima del trasferimento a New York, ed ero molto incuriosita di leggere questo libro.
Col tempo, però, Salvatores l'ho un po' perso di vista: molti dei suoi film successivi non li ho visti, anche se alcuni mi incuriosiscono, come L'educazione siberiana, Tutto il mio folle amore e Il ritorno di Casanova. Dal libro Salvatores emerge come un uomo sincero, onesto, un artista un po' per caso, che non sembra aver percorso una strada logica, una strada voluta; sembra infatti che le cose siano accadute per lui un po' a caso e per caso.
Nonostante abbia apprezzato il libro per le informazioni contenute, penso che avrebbe avuto bisogno di un massiccio lavoro di editing. La scrittura appare spesso superficiale, quasi un diario personale tirato fuori da un cassetto e dato alla stampa senza nemmeno rileggerlo, con numerosi refusi e, per esempio, errori di coerenza temporale (ci sono frasi in cui si passa dal passato al presente senza una logica). Inoltre, credo che un maggiore approfondimento in molte parti sarebbe stato efficace: spesso mi è sembrato che le pagine sfiorassero gli argomenti senza davvero scavare.