Già quarant'anni fa il cinema italiano attraversava una crisi profonda, minato, secondo l'autore, da una politica (di sinistra) troppo invasiva e dalle pretese autoriali di gran parte dei registi.
Il libro passa in rassegna il cinema italiano degli anni Settanta e dei primi anni Ottanta senza fare sconti a nessuno, mettendo in luce i limiti dei maggiori autori dell'epoca: il ripiegarsi su formule ormai esaurite (Visconti, Fellini), l'intellettualismo didascalico (Bertolucci, Antonioni) o le contorte elucubrazioni erotico-politiche sul terrorismo (Giordana e altri).
Non vengono risparmiate nemmeno le disgustose e volgari commedie soft-porno, gli horror alla Dario Argento e i giovani emergenti di allora, come Moretti e Verdone.
A distanza di quarant'anni, la situazione del cinema italiano, a mio avviso, non è migliorata, anzi è ulteriormente peggiorata, nonostante qualche Oscar assegnato all'Italia che mi è sembrato più dettato dalle circostanze che dal reale valore delle opere.
Un libro ormai datato, ma ancora piacevole e divertente da leggere.