Katarína prichádza z Prahy do Bratislavy, aby strávila Vianoce so svojimi rodičmi a bratom. Pri sviatočnom stole chýbajú dvaja dôležití ľudia: sestra Dora, ktorá sa pred rokmi odsťahovala do Ameriky, a jej český manžel Evžen. Na neprítomnosť sestry si už rodina zvykla, no absenciu manžela musí Katarína neochotne vysvetľovať. Na Slovensku stretáva aj svoje vysokoškolské kamarátky, najmä Vieru, ktorá sa vďaka štipendiu odsťahovala do Talianska a domov sa vracia nerada. Vymieňajú si skúsenosti z nešťastných vzťahov a zložitej integrácie v cudzine. Medzi ich osobnými a rodinnými spomienkami sa vynárajú obrazy z nedávnej histórie svojej rodnej krajiny – od komunistickej cenzúry a prázdnych obchodov, až po 90. roky a rozpad Česko-Slovenska.
Zamatový rozvod je príbeh o ťaživej neprítomnosti, o nevyslovených túžbach, o zrade a zložitom hľadaní vlastného ja. Slovenská autorka Jana Karšaiová si zvolila za svoj literárny jazyk taliančinu a v roku 2022 získala za románový debut nomináciu na prestížnu cenu Strega.
Anche 3.5. Ascolto molto piacevole, anche perché letto dalla stessa autrice. Probabilmente mi mancano conoscenze più approfondite sulla rivoluzione di velluto, a cui il titolo fa un pesante riferimento, ma ho trovato comunque interessante la sorta di parallelismo che viene fatto sul divorzio tra la protagonista e suo marito e tra la Repubblica Ceca e la Slovacchia. Molto interessanti anche le considerazioni sulla identità nazionale che ricorrono sia nel racconto della protagonista che in quelli delle altre donne che entrano nella storia: l’amica ormai espatriata in Italia, la madre, la sorella fuggita negli Stati Uniti. Cominciato per curiosità rispetto ai titoli nella dozzina dello strega e finito in un soffio per la scorrevolezza estrema. Non sono fan a prescindere dei libri lunghi, ma anche qui, non avrei disprezzato qualche cosina in più, nonostante non ci siano personaggi e/o storie non (a parer mio) coerentemente raccontati, se non forse la sorella.
Tanto di cappello all’autrice in grado di scrivere in una lingua per lei non natia imparata praticamente da autodidatta in maniera credibile, purtroppo però non è sufficiente per strutturare un buon romanzo.
La conformazione delle frasi e la struttura dei capitoli l’ho trovata fredda e troppo distaccata. Le tematiche importanti della scissione di un paese, la Cecoslovacchia durata meno di un secolo, e, dello strappo definitivo di un matrimonio che parallelamente riflette lo stato del paese stesso sono appena accennate e trattate con troppa leggerezza.
In definitiva forte potenziale non espresso. Sembra di leggere una storia sentita e risentita in cui l’unica differenza sono i nomi stranieri dei protagonisti e delle ambientazioni. Più un eccessivo e sospetto ammiccamento verso l’Italia e la sua cultura.
Questo romanzo narra la Storia della separazione della Repubblica Ceca dalla Slovacchia, avvenuta il 1º gennaio 1993, non solo attraverso una delle tante storie di divorzio tra uomini e donne, ma anche attraverso la separazione che tutti i migranti subiscono quando lasciano il proprio Paese.
La fine del matrimonio tra Katarína, slovacca, ed Eugen, ceco, ha in sé gli echi di quella separazione politica avvenuta in un Paese che da Uno divenne Due.
In queste storie di assenze, tradimenti, incomprensioni, c’è posto per la speranza che ha in sé anche un po’ di ineluttabilità
“l’idea di volare con quel tempo, di correre il rischio. La vita si sente di più quando si è in pericolo, quando si avverte la minaccia di perderla, la possibilità di fallire. Come con il loro matrimonio. Anche l’idea della Cecoslovacchia era fallita. Bratislava era diventata la capitale di un paese che nessuno conosceva, Praga, la magica, lusinghevole e perfida aveva attirato le folle per essere dissanguata. Ciò che non era cambiato era la posizione dei due paesi, uno a fianco dell’altro. I loro figli non avrebbero smesso di intrecciarsi, di cercarsi, specchi di loro stessi, a volte innamorati, a volte indifferenti, ma intenzionati a guadagnarsi il proprio posto nel mondo. Forse doveva andare così.”
Il romanzo d’esordio di Jana Karšaiová è stato presentato da Gad Lerner al Premio Strega 2022, la cui motivazione è la seguente: «Suggerisco alla giuria del Premio Strega di far suo Divorzio di velluto di Jana Karšaiová perché vi troverà inscritto il fascino del nuovo romanzo europeo. O, se preferite, la nuova Europa declinata in letteratura italiana da una scrittrice esordiente slovacca che, da autodidatta, grazie a vent’anni di studio, nella nostra lingua ha trovato il mezzo più adatto a esprimere mirabilmente la sua condizione esistenziale. Un’adolescenza vissuta nel grigiore socialista della Cecoslovacchia che il 1° gennaio 1993 si spezzerà in due, dopo aver visto cadere la cortina di ferro che da noi la separava. Non solo questo è il Divorzio di velluto. È la separazione dolorosa ma necessaria dalle proprie radici, la scelta di una libertà di esistere, di amare, di parlare anche in modo diverso rispetto a quanto sembra sancito dai confini della propria nascita. Le belle protagoniste, Katarìna, Viera, Dora, nel loro passaggio alla gioventù, nelle trame sentimentali, nei conflitti generazionali, saranno per chi legge una rivelazione. Carpa e sushi, palacinky e discoteche, in un quadrilatero romanzesco che rende vicinissime Bratislava e Praga con Verona e Bologna. Mentre sullo sfondo restano, almeno per ora, Londra e Washington. Vicenda d’Europa al femminile che la lingua italiana superbamente acquisita, e a tratti rivitalizzata, da Jana Karšaiová rende intima, universale, sorprendente.»
Divorzio di velluto offre un equilibrio raffinato tra narrazione personale e riflessione storica, intrecciando la dimensione intima e familiare con il contesto cruciale della caduta del comunismo e delle successive trasformazioni post-comuniste.
L’autrice conduce il lettore attraverso un percorso narrativo che coniuga la complessità delle vicende individuali con le profonde metamorfosi sociali e politiche dell’Europa Centrale, delineando con rigore e sensibilità un quadro autentico di un periodo di grande fermento.
Dal punto di vista stilistico, l’opera si distingue per un bilanciamento ben calibrato tra momenti di forte lirismo e un linguaggio sobrio e concreto, capace di coniugare suggestioni poetiche e metaforiche con una scrittura essenziale e precisa.
Tale approccio conferisce al testo una duplice dimensione, in cui la narrazione personale si fa veicolo di una più ampia riflessione storica. Mi è senz’altro piaciuto molto.
Táto knižka slovenskej autorky Jany Karšaiovej vyšla najprv v taliančine, neskôr v češtine a počas čítania som sa dozvedel, že čoskoro vyjde aj slovenský preklad.
Príbeh sa odvíja dvomi smermi. Striedavo cúva a napreduje. Je písaný pre talianske publikum, ale nemal som dojem, že by naše pomery boli nejako otravne a siahodlho popisované.
V konečnom dôsledku ide hlavne o vzťahovú novelu symbolicky prepojenú s rozpadom Československa.
Za mňa zaujímavý spôsob podania príbehu. Odporúčam možno skôr náročnejším čitateľom a to je pre knihu v zásade kompliment.
"Divorzio di velluto" non riguarda solo la separazione tra Cecoslovacchia e Repubblica Ceca e gli strascichi che ha lasciato nella popolazione e nei personaggi, in primis in Katarina, slovacca ed Eugen, ceco, ma è anche il divorzio di queste due figure che portano con sé i segni di ciò che è stato il loro rapporto. Il candidato alla dozzina del Premio Strega, con un stile scarno ed essenziale, guida il lettore in una storia di strappi e di separazioni. Ognuno dei personaggi vive una sorta di lacerazione dal proprio luogo di origine, a cominciare da Katarina che torna a casa, a Bratislava per festeggiare il Natale con la famiglia, sino alla sua più cara amica Viera che lavora a Verona, passando per Olga, la sorella di cui si hanno pochissime notizie. Tra presente e passato, Katarina cerca di ricomporre il puzzle della sua vita, ma anche del suo paese in una storia in cui, a volte, per inseguire la propria strada, "bisogna abbandonare e abbandonarsi", magari anche smarrirsi per ripartire.
L'unico commento che mi viene in mente per questo romanzo è l'espressione "senza infamia e senza lode". È un libro che si fa leggere (o nel mio caso, ascoltare) velocemente, ci sono alcuni elementi interessanti e sicuramente è una lettura scorrevole, ma lascia ben poco. La sensazione che ho avuto è che l'autrice abbia messo troppa carne al fuoco per così poche pagine.
Divorzio di velluto è il termine che è stato usato per indicare la separazione in due Stati della Cecoslovacchia all'inizio degli anni Novanta . Da questa storica divisione, sono nate la Repubblica Ceca e la Repubblica Slovacchia. Dal divorzio, metaforico, di cui si parla nel romanzo, non sembra nascere nulla invece. La Karšaiová costruisce una struttura ardita, cercando di far procedere di pari passi lo sgretolamento della nazione con quello del matrimonio della protagonista. A volte, però, i piani temporali non risultano chiarissimi e l'alternanza di ricordi molto vecchi, presente, ricordi meno vecchi disturba la lettura. Inoltre alcuni personaggi sono funzionali solo alla trama, ma non vengono mai approfonditi, nè diventano parte attiva inserita nella trama. La figura della madre, per citarne uno, cade nel clichè. Una buona prima prova d'esame per l'autrice che, come ho letto online, scrive in italiano per la prima volta. Chapeu.
Divorzio di velluto - Jana Karšaiová (Feltrinelli 2022).
"L'idea della Cecoslovacchia era fallita. Bratislava era diventata la capitale di un paese che nessuno conosceva, Praga, la magica, lusinghevole e perfida aveva attirato le folle per essere dissanguata. Ciò che non era cambiato era la posizione dei due paesi, uno a fianco dell'altro. I loro figli non avrebbero smesso di intrecciarsi, di cercarsi, specchi di loro stessi, a volte innamorati, a volte indifferenti, ma intenzionati a guadagnarsi il proprio posto nel mondo. Forse doveva andare così."
Romanzo d'esordio per Jana Karšaiová, nata a Bratislava, che ha scelto l'italiano come lingua d'elezione per il suo libro. Il divorzio di velluto del titolo si riferisce alla scissione tra Repubblica Ceca e Slovacchia, ma lo ritroviamo nello strappo tra Katarína e il marito Eugen, nel conflitto tra due generazioni, tra ciò che era e ciò che è, tra le proprie radici e un futuro che va oltre i confini geografici. La scrittura di Jana Karšaiová è asciutta, intima, minimalista. Il suo sguardo si posa sui dettagli, che restituisce con immagini nitide e realistiche. I dialoghi sono credibili e naturali. Sono stata bene tra queste pagine in cui ho sentito la sincerità della narrazione, un senso di verità che non ha bisogno di orpelli o ostentazioni stilistiche.
Katarina ritorna a Bratislava per festeggiare il Natale con la sua famiglia. Lei adesso vive a Praga dove si è trasferita per lavoro insieme al marito Eugen che però non è con lei. Affrontare le dinamiche della sua famiglia non è sempre facile: la madre non smette di essere dispotica e vendicativa, il padre ormai ombra di se stesso che vive nel ricordo di tempi passati e suo fratello che con la sua famiglia tenta di risollevare l'umore generale. Viera, la migliore amica di Katarina dai tempi dell'università, è anche lei in città per le festività natalizie perché vive in pianta stabile a Bologna. La scelta di trasferirsi in Italia è dovuta al fatto che durante gli studi ha vinto una borsa di studio e ha colto al volo la possibilità di allontanarsi da quella realtà che la faceva soffrire. Il loro incontro è come una cura per i loro disagi, si sostengono a vicenda trovando il modo per rinascere.
Divorzio di velluto di Jana Karsaiova edito @feltrinelli_editore è una storia di donne, di memoria, di separazione e distacchi, di mancanze e ritorni e sullo sfondo una popolazione divisa, i Cechi e gli Slovacchi, dove le differenze vengono marcate e l'identità nazionale compromessa. Allora si tenta di fuggire parlando un'altra lingua o trasferendosi all'estero, ma ciò non serve per smettere di sentirsi stranieri. Un libro essenziale e sobrio, ma che non manca di vividezza ed intensità. Un esordio notevole e vi ricordo che è stato proposto dagli amici della domenica per il @premiostrega di quest'anno.
Storia affascinante di una coppia ceco-slovacca, all’ombra del lascito della separazione dei due stati e della spinta alla modernità proveniente dall’occidente in contrasto con il sistema ed i valori culturali imposti durante il periodo sovietico. Insieme con la protagonista del libro, Katarina, scopriamo la rivalità del popolo slovacco nei confronti del popolo ceco e viceversa. L’autrice ci guida per le strade di Praga e di Bratislava, attraverso dei ricordi che si intrecciano agli eventi della storia narrati nel presente. Conosciamo alcune usanze slovacche e ceche durante il periodo natalizio.
Il titolo del libro lascia già presagire il finale della storia, ma in realtà allude ad un paragone tra il popolo ceco e quello slovacco e la coppia protagonista del racconto, anch’essa ceco-slovacca. Spero vinca il premio strega di quest’anno, specie se consideriamo che l’autrice non è madrelingua italiana ma slovacca, e che ha appreso la nostra lingua come auto didatta. Sarebbe un bel segnale di apertura da parte della giuria del Premio.
Non so cosa sia stato di questo libro a catturarmi, ma fin dalle prime righe si è immersi in un’atmosfera davvero particolare che l’autrice è in grado di creare attraverso poche immagini e dialoghi, e se ne rimane ammaliati. L’ambientazione e il contesto culturale sono estremamente interessanti, poiché, come succede in molti casi, si tratta di una realtà molto vicina a noi ma di cui conosciamo molto poco, un punto di vista che risulta nuovo e fresco. L’esperienza personale dell’autrice emerge tantissimo, le riflessioni sulla lingua e su quanto essa influenzi l’identità di una persona sono estremamente mirate e affascinanti. L’autrice cattura alla perfezione sia la sensazione di smarrimento della protagonista, ma anche, soprattutto nel finale, quel brivido di libertà che scaturisce dall’essersi persi e dover ricominciare daccapo. Uno spaccato di vita estremamente vivo, denso, dei personaggi che emergono come persone in carne ed ossa. Davvero consigliatissimo
Lo so che tre stelline per i standard di goodreads non sono moltissime (ma dipende anche da chi recensisce, commenta o assegna le stelline), ma questo romanzo mi è piaciuto.
L’ho apprezzato perché include alcune delle mie esperienze da ”donna dell’Est” (la carpa nella vasca, la neve che scricchiola sotto le scarpe, la stazione dei pullman come luogo di separazione), anche se magari questa inclusione non era intenzionale. Finalmente un po’ di autorappresentazione da parte delle dirette interessate – coff coff per certi autori italiani che si ostinano a scrivere delle badanti romene e la loro salute mentale.
Detto questo, il finale non mi è piaciuto: molta carne al fuoco (non sto a spoilerare, ma della cosa che succede a quindici pagine dalla fine ne avrei fatto volentieri a meno). Un po’ di chiusura anche per quanto riguarda le altre personagge male non avrebbe fatto, magari non tutte, ma almeno quelle più importanti. Credo che leggerei volentieri un suo futuro romanzo.
Lo sfondo appena accennato della separazione tra Cechia e Slovacchia, lo sfondo appena accennato di una famiglia con tantissimi problemi, una sorella misteriosamente scappata, l’accenno a un aborto, lo sfondo di un’altra famiglia complessa (anzi, due), un’amica lesbica, ma in modo accennato, un fratello traumatizzato, ma in modo accennato, una morte accennata, una resurrezione accennata.
Forse nelle scuole di scrittura devono smettere di insegnare a essere misteriosi, perché il mistero va saputo maneggiare.
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Non mi è piaciuta la scrittura, troppo sincopata, poco complessa rispetto al genere. lo sfondo storico, che è citato devo dire con un certo rigore storico, sembra purtroppo messo come scenografia superflua di una storia d’amore abbastanza banale e non ben approfondita
Divorzio di velluto di Jana Karsaiova è un romanzo edito da Feltrinelli, candidato al Premio strega 2022. Voce narrante è Katarina, una giovane slovacca che da Bratislava si è trasferita anni prima a Praga, in Repubblica Ceca. Qui si è sposata precocemente con Eugen. Torna a Bratislava per le vacanze di natale da sola, senza di lui. Al suo arrivo trova una madre indisponente, la cui solitudine e frustrazione traspare dalle parole con cui le chiede dove sia Eugen, perchè sia da sola; trova un padre silenzioso, un fratello che si è realizzato nell’armonia familiare con la madre e la figlia. A Bratislava ci sono anche le amiche dell’università, tra cui Viera, tornata anche lei per le vacanze, che vive però da anni in Italia. Katarina e Viera avevano studiato l’italiano, avevano avuto un’insegnante comune, Barbara, per cui Viera si era presa una cotta che l’avrebbe portata a inseguirla e a cercare di mettere radici altrove.
Katarina poi racconta della sua relazione con Eugen, del loro matrimonio avvenuto troppo presto, della felicità dell’inizio e dell’abbandono da parte di lui poche settimane prima. Il tutto si mescola con la storia di due popoli e di due nazioni che fino all’inizio del 1993 erano stati uniti nella Cecoslovacchia; viene raccontata la decisione presa senza referendum popolare di separare i due stati, di ciò che ha significato per tanti trovarsi stranieri in casa propria, di cosa significhi vivere in un Paese e vedere come le radici possano essere sradicate in pochissimo.
Questi sentimenti si mescolano con la ricerca di un posto nel mondo in cui sentirsi a casa, ben accetti, cittadini del mondo. Katarina e Viera affrontano le delusioni, le disavventure, gli abbandoni cercando il proprio angolo di cielo, sotto cui vivere e amare ancora.
Divorzio di velluto è un romanzo che attraverso il racconto intimo di Katarina e Viera affronta tematiche universali e storiche importanti. Personalmente non conoscevo la storia della Cecoslovacchia, se non per grandi linee, è stato interessante leggerne e avere un’infarinatura che sicuramente sarà da approfondire. Il lato umano delle vicende mi ha colpito molto, ho percepito la solitudine, la ricerca di un luogo in cui sentirsi a casa, la necessità di mettersi in gioco e cambiare come cambiano le possibilità, per continuare a cercare la felicità o comunque qualcosa che le si avvicini. Jana Karsaiova ha scritto una bella storia, che si lascia leggere velocemente, con una bella scrittura e tematiche forti.
Katarina è una donna slovacca cresciuta a pane e italiano. È sposata ma il marito, Eugen, se n’è andato da poco da casa; Katarina così si ritrova a fare i conti con la solitudine del suo nido d’amore, durante il periodo delle feste natalizie. Con una madre scontrosa, un padre che vorrebbe essere più presente nella sua vita ma che per com’è il suo carattere non ci riesce e l’assenza di una sorella, Dora, partita anni prima per perseguire il suo sogno americano e le amiche di sempre, quelle della scuola italiana. Ci sono tanti flashback, soprattutto inerenti a Dora e all’amica Viera; ci sono alcuni accenni alla storia cecoslovacca (sul “Divorzio di velluto”), che avrei voluto fossero di più. Ho avuto come l’impressione, leggendo questo libro, che l’autrice avesse voluto dire di più e avrebbe potuto farlo soprattutto per quanto riguarda la divisione della Repubblica Ceca e della Slovacchia, sarebbe stato molto interessante visto che se ne è parlato poco e per me è un argomento totalmente nuovo, ma comunque mi ha stuzzicato la curiosità e mi ha dato un input per cercare qualcosa per conto mio. 4 stelline
La protagonista del libro è Katarína che si trova alle prese con la fine del suo matrimonio e con la costruzione di una nuova esistenza. Sullo sfondo della narrazione, la separazione della Repubblica Ceca dalla Slovacchia ha un ruolo importante in quanto mette in evidenza le difficoltà dei popoli di far valere la propria ideologia, l'amore per la patria e,al contempo, la voglia di allontanarsene per cercare qualcosa di diverso altrove . E questo è proprio quello che hanno fatto sia l' amica Viara, con la quale Katarína ha un legame profondissimo che sfiora quasi i confini dell'amore e della dipendenza, sia la sorella Dora, figura sopra le righe che ha lasciato tutto e tutti e si è immersa completamente nel mondo fuori,lasciando solo ricordi e rammarichi nei famigliari e nei parenti. E nel tentativo di comprendere le ragioni della fine del suo matrimonio, la protagonista trova il modo per crescere e, finalmente,il coraggio per iniziare una nuova vita. Questo testo, scritto egregiamente in lingua italiana da un'autrice slovacca, risulta essere molto curioso e avvincente; la scrittura è fluida e lineare,tale da renderne scorrevole la narrazione. Testo breve ma d'impatto.
Un libro che mescola con lucidità e semplicità storia e vita privata, raccontando su due diversi livelli il divorzio: la separazione della Repubblica Ceca dalla Slovacchia e quella di Eugen e Katarína.
Le due diverse narrazioni si integrano bene, lasciando che i parallelismi appaiano chiari ma mai sovrastanti e dando modo ad altri temi di emergere nel racconto.
Interessante la scelta dell'autrice di scrivere in italiano, sua seconda lingua: espediente che riflette al meglio la dualità e formazione dell'identità individuale che passa anche nelle parole delle protagoniste.
Qualche pagina in più, qualche approfondimento maggiore, forse non avrebbe guastato: è tutto sommato un buon libro, in linea con le scelte della dozzina stregata.
Audiolibro. La storia di Katarina e Eugene corre parallela a quella della Repubblica Ceca con la Slovacchia. Due divorzi associati, cammini che procedono paralleli. Il libro è trapuntato di abbandoni alla ricerca di futuri migliori, fughe per evitare il clima decadente di una terra che non ha molto da offrire. Katarina tiene le redini della storia e racconta di sé disegnando la sua città natia, la vicina e insieme lontana e (per lei) poco accogliente Praga, le terre promesse per chi le è accanto: l’Italia, l’America, Londra. Breve ma concentrato per la tensione continua dei rapporti tra i personaggi, questo libro avrebbe potuto raccontare molto di più quanto già ho comunque apprezzato tra le sue righe.
Ho letto questo libro per ricordarmi anche i posti e le senzazioni che ho vissuto io a Praga e a Bratislava, Bratislava sono stata in vacanza e a Praga ho vissuto per un mese li ed è bello ricordare I posti dove si è stati con le storie dei libri. La parte iniziale è stata un pò complicata da capire perchè troppi flashback e non si capiva se parlavano del presente o del passato..parla di una storia d'amore tra Katarina (slovacca) e Eugen (ceco) al tempo della divisione dei due stati..e del vissuto dei due, amicizie, amori, espatrio.
La storia affettiva di Katarina è fatta di distacchi, di allontanamenti, apparentemente silenziosi, ma sostanzialmente traumatici, di quelli che lasciano il segno. Anche la Repubblica Ceca e la Slovacchia si sono divise, allontanate, ma forse non erano mai state unite. Katarina e Eugen sono mai stati uniti? Libro davvero interessante e scritto in maniera impeccabile pensando che l’italiano non è la lingua dell’autrice. Spero passi dalla dozzina alla cinquina dello Strega.
Indecisa tra 2 e 3 stelle. L'ho appena terminato e me lo sto già dimenticando. Questo libro è come bere un sorso di acqua fresca: veloce, piacevole al momento ma nessun aroma particolare, nessun retrogusto lasciato in bocca. E' come se avessi letto l'ambientazione di un libro ma non fossero ancora entrati i personaggi, tante possibili tematiche interessanti ma non mi sembra di essere 'entrata' in nessuna.
“Era tutto molto veloce, ma quando si arriva a un bivio, la vita sceglie e Katarina sapeva che poteva solo seguirla. Le parole non dette, le attenzioni mancate sono quelle a far maturare le decisioni. Sembrano brusche, le scelte, ma solo perché arrivano addosso sul momento: una punta dell’iceberg che finalmente si vede.”
Divorzio: dal latino separazione. Sono tre i divorzi che si sovrappongono nel romanzo di esordio di Jana Karšaiová: la separazione tra Slovacchia e Repubblica Ceca del 1993, la separazione della protagonista, Katarína, da suo marito Eugen e, infine, la separazione di Katarína dalla sua terra di origine.
Tra i dodici finalisti al Premio Strega, mi chiedo quali siano i criteri di scelta. Ammirevole il fatto che l'autrice non sia madrelingua italiana, e quindi assegno due stelline,ma è solo questo che conta?
Katarina ritorna a Bratislava dalla sua famiglia per il periodo natalizio, ma tutti si chiedono il motivo per cui il marito non sia con lei. Katarina deve così affrontare la sua separazione, sostenendo anche i dissapori familiari. In suo soccorso arriva l'amica Viera, a sua volta in crisi affettiva.
È un breve romanzo che affronta la tematica familiare del divorzio, della separazione, ma non solo... Si affrontano i temi della lontananza, della mancanza dell'affetto famigliare, l'amore omosessuale, l'aborto, problemi di alcolismo, sentimenti razzisti ed il desiderio ed il coraggio di ricominciare e di riprendere in mano la propria vita. Il tutto condito da un contesto storico reale: la scissione della Cecoslovacchia in Repubblica ceca e Slovacchia, in seguito alla rivoluzione di velluto dell'89. La scrittrice slovacca Jana Koršaiova, che ha il grande merito di aver scritto questo romanzo in italiano, dopo averlo imparato da autodidatta, pone l'accento su tutte le restrizioni della Cecoslovacchia comunista, unico punto d'unione tra Cechi e Slovacchi, che per il resto hanno sempre mostrato divisioni interne e discrepanze. Molto bello il parallelismo che la scrittrice crea tra la separazione della Cecoslovacchia e quella tra Katarina ed il marito, sottolineando il fatto che entrambi non siano mai stati del tutto amalgamati. Tuttavia ho trovato il libro un po' freddo, distaccato: vi sono frasi brevi, con pochi "fronzoli" e che sembrano presentare una serie di istantanee. Vi sono numerosi dialoghi, la trama è molto diretta. La narrazione risulta un po' caotica, in un continuo interscambio tra passato e presente, di cui la linea di demarcazione non è così evidente. Gli eventi del passato riemergono di continuo attraverso i ricordi di Katarina. Non ci sono censure alle descrizioni delle scene più bollenti. La lettura risulta scorrevole e piacevole, ma purtroppo non mi ha entusiasmata più di tanto e non ha lasciato il segno...
« Perché pensi che abbia un'altra? ». « Una settimana fa sono stata in centro per i regali di Natale. Stavo risalendo la piazza di San Venceslao per prendere la metro al Muzeum quando li ho visti. Erano seduti dietro la vetrina. Mi sono bloccata di colpo, con tutti i sacchetti e i pacchi ingombranti intorno alle gambe. Lei si è girata e mi ha visto. Sapeva, sapeva chi ero. Poi si è voltato Eugen, non l'ho guardato negli occhi e mi sono messa a correre. Dopo un po' l'ho sentito che gridava il mio nome, non mi sono fermata, sono quasi inciampata sul sacchetto ». Katarína ha alzato le spalle, tremava. Viera l'ha abbracciata.
5 ⭐️ Mi è piaciuto davvero tanto questo libro, non immaginavo. Mi aspetto un secondo, un proseguo, perché può benissimo esserci in base al finale. Mi farebbe molto piacere sapere che svolta prenderà la vita di Katarína
Oslovila ma. Pripomienka o tom, aké rôzne môžu byť rodinné osudy, malá, ale intenzívna sonda do vzťahov, záblesky nedávnej histórie a je aj sviežo krátka. A bola to pre mňa aj dobrá zmena, konečne nejakú fajn beletriu :-)