L'America Latina è un continente senza porte, in cui le strade si trasformano in impervi sentieri che si biforcano in diramazioni labirintiche. Mappare la sua letteratura appare impresa improba, rinchiuderla in confini nazionali riduttivo, non inseguire i legami tra autori apparentemente distanti sarebbe un peccato. Per fortuna, Guerra - scrittore incaricato di redigere un saggio sulla letteratura latinoamericana - ha le chiavi d'accesso dell'Istituto, enclave onirica in cui dimorano tutti gli scrittori dell'America Latina. Nei suoi corridoi si aggirano, emaciati e con gli occhi febbricitanti, autori sconosciuti e boriosi premi Nobel, poeti disperati e scrittori visionari di racconti brevi, ma soprattutto il temibile Direttore dell'Istituto, lo scrittore più grande di tutti, padre da uccidere e spietato Tiresia. Luciano Funetta, grazie alle sue capacità narrative, ci accompagna in un vagabondaggio in cui sogno e memoria si intrecciano creando un gioco di specchi dove ogni frammento di letteratura è un crocevia di percorsi inaspettati. Una mappa letteraria unica e personale dell'America Latina, che da Julio Cortázar e Roberto Arlt arriva a Juan Rulfo e Juan Carlos Onetti, passando per Gabriel García Márquez e Rubem Fonseca, fino a Horacio Quiroga e Ricardo Piglia. Domicilio sconosciuto è un saggio dall'andamento romanzesco che strizza l'occhio alle peregrinazioni picaresche di Bolaño, ma anche alle sofisticazioni di Borges e Bioy Casares, un testo intrinsecamente latinoamericano, la chiave d'accesso perfetta alla letteratura dell'Istituto.
“BOLAÑO, ROBERTO (Santiago del Cile, 1953 - Barcellona, 2003). Romanziere, poeta, giocatore di wargame, malato di fegato.
BORGES, JORGE LUIS (Buenos Aires, 1899 - Ginevra, 1986). Cieco.
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CORTÁZAR, JULIO (Ixelles, 1914 - Parigi, 1984). Bambino di enorme statura.
RULFO, JUAN (Sayula, 1917 - Città del Messico, 1986). Fotografo e scrittore. Con un libro di racconti e una nouvelle cambiò la storia della letteratura occidentale, poi smise di pubblicare.
SÁBATO, ERNESTO (Rojas, 1911 - Santos Lugares, 2011). Fisico, pittore, saggista, romanziere. Chiuse gli occhi e quando li riaprì non era successo niente.”
Lucianone non sbaglia un colpo! Questo ibrido fra saggio e romanzo, anche se incentrato prettamente sulla letteratura sudamericana, illustra riflessioni adatte a ogni tipo di lettore, scrittore e narratore alle prese con i fantasmi, le ossessioni e una memoria che tende a rimuovere le tracce di ciò che abbiamo letto. Ma alla fine, come ho sempre pensato e come Funetta conferma, la letteratura è un’anima mundi in cui tutto confluisce in ciò che di nuovo si scrive, ma riformulato e plasmato in una forma inedita.
[…] ed ecco che la letteratura si mostra per quello che è: un sistema di specchi che invece di riflettere le immagini moltiplica le voci. / Scrivere è una pietra gettata in un pozzo profondo (C. Lispector).
Con Domicilio sconosciuto, Luciano Funetta compone un saggio brillante e originale sulla letteratura latinoamericana, ma lo fa con uno sguardo totalmente inatteso: personale, errante, attraversato da visioni, fascini e inquietudini. Non siamo di fronte a una storia della letteratura o a una rassegna critica sistematica: questo libro è un attraversamento febbrile e innamorato di un intero continente immaginativo, un viaggio letterario che diventa anche viaggio mentale, geografico, quasi psichico.
Funetta si muove tra Borges, Ocampo, Lispector, Bolaño, García Márquez, Piglia come in una genealogia sensoriale e letteraria che si fa esperienza — e forse è proprio questo il suo gesto più radicale: restituirci l’esperienza della scoperta, dello stupore, della frattura. Ma non lo fa mai da studioso esterno o da esegeta; al contrario, il suo sguardo è quello di uno scrittore che legge altri scrittori cercando nella loro voce qualcosa che gli serve per sopravvivere, per scrivere, per pensare il mondo.
Il titolo stesso, Domicilio sconosciuto, è rivelatore: è il luogo della letteratura come zona senza indirizzo, senza approdo, dove si perde la lingua madre per trovarne molte altre, dove il confine fra ciò che è reale e ciò che è possibile viene costantemente riscritto. La letteratura latinoamericana viene qui trattata non come corpo compatto o categoria da studiare, ma come un arcipelago in perenne movimento, un labirinto in cui smarrirsi è la sola via per conoscere.
Lo stile di Funetta è ipnotico, stratificato, insieme teorico e narrativo, e proprio questa ambivalenza — fra la saggistica e il romanzo d’idee, fra il diario di lettura e la meditazione filosofica — rende il libro un oggetto unico nel panorama italiano. È raro leggere un autore che parli di altri autori con tanta intensità, con tanta partecipazione emotiva, senza cedere mai al culto dell’io né a quello dell’autorità critica.
Domicilio sconosciuto è un invito a leggere — ma non nel senso accademico del termine: a leggere come si viaggia in terre sconosciute, come si ascoltano voci che non ci somigliano, come ci si lascia trasformare da ciò che è lontano. È, insomma, un atto d’amore per la letteratura che non conosce confini. E per chi ama leggere davvero, questo libro è un dono raro e prezioso.
Il libro meglio scritto dell'autore, finora. Un viaggio nella letteratura che lo appassiona di più, quella 'latinoamericana', vista da una prospettiva laterale. Mi ha colpito molto a livello di scrittura, di stile, perché si nota una crescita.