Erstes Jahrhundert nach Christus: Der ehemalige Sklave Cäcilius Aphrodisius aus der campanischen Stadt Pompeji wird Zeuge einer geheimnisvollen Mordserie. Bei seinen Nachforschungen stößt er auf eine uralte Prophezeiung: Im achten Monat des Jahres 832 nach der Gründung Roms wird Pompeji, die samtweiche Quitte im Garten der Venus, untergehen ...Philipp Vandenberg verknüpft die historische Darstellung des Lebens in der Antike mit einer dramatischen Handlung von der Spannung eines Kriminalromans.
Deze zomer bezocht ik Pompeii, wat indruk op me maakte. Toevallig stond dit boek al op mijn boekenplank, dus het leek me hét moment om te lezen. Helaas bleek het een taai boek...
Het was mijn eerste boek van Vandenberg, en ik wist niet wat ik kon verwachten. Wat ik kreeg was een stortvloed aan namen, termen en historische details. Al na de eerste bladzijde zakte de moed me in de schoenen. Elk personage had een ingewikkelde Latijnse naam, en er kwamen er zó veel voorbij dat ik geen idee meer had wie wie was. Het boek bevat zelfs een verklarende woordenlijst.... handig (zou je denken), maar als je die op elke pagina nodig hebt, dan is het minder handig en vooral irritant.
Vandenberg weet overduidelijk ontzettend veel van Pompeii. Indrukwekkend! Maar voor iemand zoals ik, die geschiedenis redelijk interessant vindt maar niet tot in de kleinste details, was het gewoon veel te veel. Ik wilde een spannend historisch verhaal, geen college archeologie. Mijn vwo-geschiedenisboek las eerlijk gezegd makkelijker weg.
Af en toe werd het verhaal spannend, en dan zat ik er weer even in. Maar dan, werd het snel weer onderbroken door eindeloze beschrijvingen of historische uitweidingen. Dat haalde me er steeds weer uit.
Kortom: als je een geschiedenisnerd bent die álles wil weten over Pompeii, dan is dit boek misschien iets voor jou. Maar als je op zoek bent naar een meeslepend verhaal met een vleugje historie, dan raad ik het echt af. Voor mij was het helaas geen succes, vandaar 2 sterren.
Helaas was ik niet weg van dit boek. De eerste drie hoofdstukken gingen al vrij moeizaam met veel beschrijvingen (wat veel voorkwam in het boek). Uiteindelijk toch iets meer vaart in gekregen, maar ik was toch wel blij dat ik het uit heb gekregen.
Het verhaal was vrij oppervlakkig. Ik had ook niks met de personen in het boek. Het leek wel een beschrijving van een verhaal door een objectief persoon.
Verder werd er wel veel achtergrond informatie verteld over de tijd waarin het verhaal zich voordoet (ten tijde van het keizerschap van Nero en enkele Romeinse keizers erna). Dit vond ik persoonlijk geen nadeel, aangezien ik geschiedenis interessant vind, maar ik kan mij voorstellen dat mensen die een thriller willen lezen, dit erg storend kunnen vinden.
Jammer, want ik houd van historische romans die zich afspelen in de Romeinse tijd!
Read this if you like Roman history. If you don't, don't.
In all honesty, this book feels a bit as if someone had to write a story for Latin class. This story is rich in its Roman culture, and fully embraces this, going the entire way with bathing rituals, house layouts, and even full Latin proverbs (Cave Canem!). It is clear that the author is extremely knowledgeable in his field, and wants to share this with you, including mythological references and references to Roman authors such as Ovid and Horace (Ovidius and Horatius).
This does come at a price of the story. The author wants to cover so much ground (the birth of christianity, the fall of Pompei, Nero etc.) that details become vague, the names lose meaning and entire characters are forgotten (oh balls I forgot he had a son).
In short, clear love towards Roman history is shown, and although I can appreciate it, the story is lacking. What should be the main plot is largely forgotten and thus unsatisfactorily concluded. Yet still a decent read for ancient history nerds such as yours truly.
Lo schiavo di Pompei è un thriller storico di Philipp Vandenberg, pubblicato nell’anno 1987 dalla casa editrice Sugarco Edizioni. Lo scrittore Philipp Vandenberg pseudonimo di Hans Dietrich Hartel , nato a Breslavia,il 20 settembre 1941, è uno scrittore, giornalista e studioso di storia dell’arte e di archeologia che ha al suo attivo numerose opere sull’antichità che hanno riscosso un grande successo in tutto il mondo. È autore anche di una serie di mystery archeologici. Ha esordito con il romanzo “La maledizione dei Faraoni” divenuto un best seller a livello mondiale. Altri suoi romanzi sono “Nefertiti”, “Ramsete il grande”, “Tatankhamon il faraone dimenticato”, “Avventure Archeologiche”. L’azione si svolge in un periodo storico che va dall’anno 62 d.c. (quando un violento terremoto, intorno al 5°/6° grado della scala Mercalli, causò diversi danni alle città di Pompei, Ercolano e Stabia), all’anno 79 d.c.( quando fu l’eruzione del Vesuvio a portare distruzione e morte a quelle città) ed è ambientato a Pompei (l’orgoglio campano di Venere) e a Roma. Tanti sono i protagonisti di questo romanzo. Protagonista è Afrodisio, giovane e avvenente liberto del ricchissimo banchiere Sereno, testimone del violento terremoto che nell’anno 62 d.c. devasta Pompei, a causa del quale perde i genitori, la casa, il lavoro e la vindicta, la verga con la quale il padrone compì l’atto della manumissione. Disperato vaga tra le macerie della sua città, meditando il suicidio, quando incontra Gavio uno schiavo bitino, furbo e intraprendente, che gli infonde coraggio e gli propone di andare a Roma dove Afrodisio, grazie ad incontri più o meno probabili e alle sue capacità imprenditoriali diventa molto ricco, tanto da suscitare invidie pericolose. Temendo per la propria vita, Afrodisio torna a Pompei insieme al suo fedele Gavio, al figlioletto e a Leda, una ragazza cristiana, che ha salvato dalla crocifissione e per la quale nutre un amore tormentato. Presto, però, Afrodisio si renderà conto che anche nella sua città sarà costretto a guardarsi le spalle, avendo suscitato l’odio di Eumachia, la bella, ricca e potente sacerdotessa di Apollo. Il finale, sorprendente, sarà tragico ma Afrodisio, incredibilmente, avrà modo di rallegrarsene. Protagonista è anche un misterioso pugnale dal manico rosso e leggermente ricurvo in cui Afrodisio s’imbatte, per la prima volta, quando lo vede piantato nel collo di Sereno e che lo perseguiterà negli anni a venire e fino agli ultimi istanti della sua vita quando, finalmente, scoprirà a chi appartiene la mano che lo impugna. Protagonista è il Vesuvio che incombe minaccioso, come una belva pronta a ghermire la preda, aspettando di poter realizzare la terribile profezia contenuta nei vaticini della Sibilla cumana, secondo i quali Pompei sarebbe stata distrutta dal fuoco, con uomini e animali. Protagonista massima è, però, la storia. La storia di Pompei, “la vellutata cotogna nel giardino di Venere”, ricca e superba, tanto che all’indomani del terremoto “la gente parlava di vendetta divina per l’orgoglio, l’alterigia e la sete di vita dei Pompeiani”. La storia di Roma, città piena di fermenti, politici e religiosi, dove anche un liberto che non possiede altro che le sue capacità può diventare ricco e potente, salvo poi a dover diffidare di tutti e a dover temere i nemici ma soprattutto gli amici. Roma, capitale di un impero grande come pochi al mondo, che la follia e la dissolutezza dei suoi imperatori, da Nerone in poi, trascinano inesorabilmente verso un tramonto triste e inglorioso. Gli appassionati di archeologia apprezzeranno la descrizione fedele e particolareggiata della città di Pompei, con il Foro, centro politico, religioso e commerciale, con il macellum “non un semplice mercato coperto dove i venditori che venivano dalla campagna offrivano la loro merce” ma uno spazio grande come un intero isolato sormontato da una rotonda con dodici colonne che sostenevano la cupola; con uffici commerciali, taverne, templi, come quello di Apollo, il più grande della città, ornato da un’interminabile sequenza di pitture parietali che rievocavano le scene dell’Iliade. Accurata e fedele anche la descrizione delle case dei ricchi Pompeiani, con le pareti adornate di affreschi in cui domina il colore rosso, il colore “di cui gli abitanti della città si beavano, amavano il misterioso lusso di quella tinta e lo identificavano con la morbidezza, con la crudeltà e il sesso”; con l’atrium “era un vasto locale senza mobilio, molto alto e provvisto del consueto foro circolare nel soffitto, attraverso il quale si vedeva lo stupendo cielo azzurro della Campania”; con il viridarium, il giardino interno, spesso adornato di piante esotiche; con l’impluvium, la vasca che raccoglieva l’acqua piovana, spesso usata anche da pesciera per i pesci rossi; con il tablinum, il triclinium e così via. Per finire una riflessione: Noi uomini ci crediamo padroni dell’universo, del destino e delle nostre vite ma basta un colpo di tosse della terra, un vulcano che erutta, un monte che si scrolla un po’ di polvere di dosso per porre fine a tutto ciò che siamo e che abbiamo creato. Michele Zoppardo