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I calcagnanti

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Timoteo è un ragazzino nato e cresciuto alla Casa della Buona Volontà, sorta di bordello in cui vivono le tante ragazze di cui è il beniamino e il cuoco fra’ Gaetano, quel che ha di più simile a un padre. Da lui Timoteo impara le storie magnifiche che costituiscono la sua principale educazione, avventure di banditi e fuorilegge – i calcagnanti – animati dalla più nobile delle combattere l’ingiustizia e i soprusi di ricchi e potenti. Sogna di diventare uno di loro, da grande, e finire sulla forca come un eroe. L’occasione non tarda ad arrivare. Timoteo scopre un cadavere nel canale. Il crudele barone Raimondo fa arrestare e condanna a morte fra’ Gaetano, accusato dell’omicidio. Timoteo, ricercato a sua volta, viene salvato dalle donne della casa, ma poi è costretto a fuggire e a unirsi alla banda dei calcagnanti. Romanzo d’avventura, romanzo di formazione e insieme fiaba anarchica, I calcagnanti ci ricorda quanto i libri, le storie condivise e gli “irregolari” che incontriamo sul nostro cammino siano importanti per crescere e imparare a opporci, né soli né disarmati, all’arroganza del potere. “Un testo scintillante di intelligenza, ironia e allusioni un viatico di speranza.” Dalla motivazione del premio Calvino

288 pages, Paperback

Published October 10, 2023

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Profile Image for Savasandir .
277 reviews
September 14, 2024
La storia del giovane orfano Timoteo, cresciuto in una grande casa piena di ragazze bellissime e abilissime narratrici di novelle fatate, allevato da un cuoco-frate-brigante a suon di racconti di ribaldi avventurieri e bombaroli, i calcagnanti del titolo, e con la testa piena delle superstizioni inculcategli dalla vecchia domestica Pia, è un romanzo di formazione fra l'avventuroso, il fiabesco e il picaresco, dove la trama, solida ma semplice, risulta quasi un pretesto per dar vita alle centinaia di storie minute che popolano queste pagine, vere protagoniste di una narrazione altamente romanzesca, in grado di mettere in scena un utopico mondo alla rovescia, una gran fiaba al contrario dove i valori sociali e morali risultano completamente sovvertiti, in cui re e principi devono essere inesorabilmente assassinati per il bene del popolo, mentre i banditi e i masnadieri, tutti mossi da principî anarco-socialisti, sono i soli veri eroi; e Timoteo non ha pertanto ambizione più grande che quella di diventare un giorno un vero calcagno e ricoprirsi di gloria e onori come i protagonisti delle storie con cui è cresciuto, nelle quali è facile cogliere l’ispirazione a racconti più antichi, alla tradizione orale dei paesi, alle fiabe, al folklore, alle leggende, giù giù sino alle ballate medievali e al Roman de Renart, che quel mondo alla rovescia lo aveva, se non inventato perché è un topos vecchio come la notte, di certo esaltato con estrema sagacia.

I contorni del mondo in cui Timoteo si muove sono nebulosi, spesso realtà e finzione si fondono; la cucina della Casa della Buona Volontà riecheggia, oltre che degli strepiti di fra' Gaetano e della vecchia Pia, degli echi ippoliteschi della cucina di Fratta, e tuttavia qui ci troviamo in un passato, probabilmente d’ispirazione lombarda, volutamente indeterminato e temporalmente indeterminabile, più metafisico che storico, quasi un passato dell'anima.

L'uso che l'Autore fa della lingua ha una duplice valenza, se da una parte utilizza una buona dose di leggerezza per trasporre tutta l’inconsapevolezza dello sguardo con cui il fanciullo Timoteo assiste e partecipa agli eventi, dall'altra presenta una qual certa originalità la scelta d'aver rispolverato e, suppongo, in parte reinventato ad hoc l'antico furbesco, la non-lingua degli esclusi dalla società che qui diventa la parlata in contrappunto di chi la società la vuole ribaltare, di quei dritti della Birba che bavardano fra loro in serpentina mentre gabbano gonzi e bracchi stando ben attenti a non finir mai in buiosa.

Sotto quest'aspetto la vicenda del giovane Timoteo assume i tratti di un intrattenimento dotto e al contempo fiabesco, di conseguenza accessibile a tutti e, come ogni racconto favolistico che si rispetti, anche I calcagnanti persegue una morale: il più grande tesoro popolaresco sono i racconti della tradizione tramandati di bocca in bocca, guai a dimenticarli, perché senza di essi perderemmo parte della nostra identità.

Secondo fra’ Gaetano le streghe non esistevano, ma se esistevano erano socialiste e il problema non erano loro ma i principi, che fossero azzurri o di qualsiasi altro colore. A dire la verità non sembrava gli dispiacesse troppo quando la vecchia Pia raccontava le sue fiabe a Timoteo, anche se erano meno avvincenti di quelle della Ninetta, e sebbene bofonchiasse a volte i suoi “baggianate, baggianate da beghine” diceva anche che le storie del popolo erano più importanti di quelle che i signori scrivevano nei loro libri, e che il giorno che i padroni fossero riusciti a portare via tutte quelle storie e il popolo se le fosse dimenticate e avesse potuto solo comprarle un tanto alla pagina, sarebbe stato il giorno che i padroni avevano vinto.
Profile Image for Malacorda.
605 reviews289 followers
December 17, 2023
"...Io son d'un'altra razza - son bombarolo..."


Fra' Gaetano e Don Mercurio, quando c'era, finivano spesso per prendersi gioco di Landolfo per via del fatto che s'era lasciato impallinare come un pivello e ora andava col ramengo come un grimo; e lui, per loro delizia, ogni volta che aveva bevuto un po' s'inalberava, e rimbrottava che s'erano fatti sottane e bistolfi, rintanati come saltarelli nelle loro balzane e nelle boiacche e nei bronti, e quando parlavano così Timoteo ci capiva poco o nulla - ma a volte Landolfo chiedeva in lingua chiara che ne fosse stato dei tempi in cui con le budella dei preti ci si dovevano impiccare i re. Fra' Gaetano allora commentava: oh, gran bontà dei bombaroli antichi.

Romanzo fatto di storie, quasi una fiaba, quasi una ballata epica. In teoria sa di già visto e già sentito: un misto tra Gormenghast (questo non solo per ambientazioni e personaggi, ma anche per il tono scanzonato della narrazione), Robin Hood, Marcellino pane e vino (io Fra' Gaetano non ho potuto fare a meno di immaginarmelo con le fattezze di Fra' Pappina); senza contare che il topos dell'orfanello cresciuto in un bordello anziché in un orfanotrofio è parecchio diffuso sia in letteratura che in cinematografia; e poi ora che ci penso è stato ripreso e rielaborato anche da Baricco in Novecento, con il transatlantico al posto del bordello.
Quindi: tutto materiale già conosciuto ma che qui viene rinnovato e rielaborato con gusto, ricercatezza, freschezza, originalità, cultura, un po' di Storia e anche un po' di pazzia. Tutto questo ne fa un caleidoscopio ma non di quelli che creano fastidioso straniamento e ancor più fastidiose incoerenze, no, è un caleidoscopio di quelli in cui è piacevole lasciarsi portare ed eventualmente perdere, passando da una storia all'altra, tutte opportunamente incastrate l'una dentro l'altra.
Parte lento, apparentemente in assenza di trama, poi prende una netta svolta e un netto abbrivio.
Nota di merito anche per il linguaggio: tutta la storia è narrata dal punto di vista del ragazzino, ma ha il tono di un ragazzino ideale: un poco ingenuo ma non scemo, non piacione-gigione, mai inopportunamente più adulto della sua età.
Collocazione geografica: si menzionano più volte le risaie, un qualche vago riferimento alla Francia, io personalmente ci ho trovato una qualche frazione di Piemonte.
Quanto alla collocazione temporale ho dovuto rifletterci per un po': forse è una di quelle storie che non vogliono nemmeno averla, una collocazione geografica e/o temporale (esempio: se uno legge Gormenghast o Il Signore degli Anelli, ha poi tanta importanza stabilire se sta leggendo di un remoto passato o di un remoto futuro?). Fatto sta che Fra' Gaetano e Don Mercurio mi richiamavano, per alcuni aspetti del loro essere chierici di una certa praticità e duttilità, il mio vice prevosto di Corniglio, Giorgio Franchi, le cui cronache della prima metà del cinquecento mi sono data la briga di leggere pochi anni orsono. Ed in effetti ci avevo preso: un riferimento al sommo Raffaello colloca la storia nel Rinascimento. Ma non bisogna lasciarsi ingannare perché come più volte mi son trovata a sottolineare, mentre nelle città il Rinascimento fioriva con l'arte, il commercio e lo sviluppo nel senso più ampio, nel frattempo le campagne (per non dir della montagna...) navigavano ancora in mare aperto, nel mare magnum del medioevo, fatto di religione e superstizione e fiabe e leggende nonché miseria, e dunque ecco che torno ad elencare gli ingredienti di questo ottimo romanzo che si svolge in una corte dei miracoli "sparsa", da intendersi come controregno degli ultimi, e dove ci si esprime e ci si riconosce con un argot - qui chiamato "contrappunto" - che è un vero e proprio lasciapassare. Ed è così che le storie e le parole diventano valori, diventano tesori da accumulare e custodire. In una cosina apparentemente semplice - una favola con l'orfanello protagonista - c'è però così tanto da analizzare e rigirare e ripensare. Grazie di cuore a Messere Savasandir per avermelo consigliato.

Colonna sonora imprescindibile: Modena City Ramblers, Ninna nanna.
https://www.youtube.com/watch?app=des...
Profile Image for Maria Sole C..
13 reviews
August 10, 2025
Tutto giusto. Romanzo avvincente, delicato, dalla costruzione impeccabile e dal lessico gustosissimo; il romanzo che una parte di me ha sempre voluto leggere (la parte che si riconosce in Tom, Pippi, Matilde, Giovannino Stoppani, Cosimo Piovasco di Rondò…).
Profile Image for Albus Eugene Percival Wulfric Brian Dumbledore.
601 reviews97 followers
January 1, 2024
«Vale poco, disse poi lui, la linea della fortuna sulla mano, per chi si trova incisa in gola quella della scalogna.»

Capitolo Primo
Ovvero come Albus scoprì questa piccola perla dove si racconta di tradizioni, di folklore, di ‘marginali’: ambulanti, vagabondi, contrabbandieri, streghe, piccoli criminali, ciarlatani di piazza e di un’educazione... “al contrario”.
Scoperto grazie ai preziosi commenti di @Malacorda e @Savasandir, che mi hanno regalato il piacere di concludere l’anno con una piacevolissima e istruttiva lettura.
Capitolo Secondo
Dove si racconta dell’Autore.
Nicolò Moscatelli nasce a Cantù nel 1985 e vive e lavora a Dresda.
In gioventù, ha frequentato Filologia moderna a Siena, laureandosi con una tesi specialistica sulla lingua di Gadda. È vissuto per sei anni a Filadelfia dove ha conseguito un dottorato in Italianistica, presso la University of Pennsylvania.
A Praga, dove ha vissuto per un breve periodo, ha conosciuto il Vodník, demone dell´acqua.
Capitolo Terzo
Ove si narra del trovatello Timoteo, della “Casa della Buona Volontà” e dei suoi maestri e compagni di avventura, i Calcagnanti.
In un tempo e un luogo imprecisati (ma che l’Autore ci aiuta ad inquadrare in una ipotetica Lombardia in una imprecisata seconda metà dell’Ottocento) Timoteo, ragazzino che forse ha già compiuto i dieci anni (o forse i dodici o i quattordici, o chissà), vive nella Casa della buona Volontà, ove non è mai detto cosa si faccia, ma il cui portone d’ingresso è sormontato da una... lanterna rossa. In cucina domina incontrastato Fra’ Tuck, no no, Fra’ Gaetano, e in casa vivono dolcissime fanciulle, frequentate dagli intrepidi e valorosissimi Calcagnanti («i compari Calcagnanti, spiriti liberi che percorrono le strade del mondo, ladri e truffatori contro i ricchi e i potenti, ma difensori dei poveri, onesti e leali tra loro»), che tra loro parlano la “lingua furbesca”.
Capitolo Quarto
Nel quale Albus spiega del suo innamoramento...
Moscatelli confeziona una bella e intrigante opera letteraria, dove confluiscono le sue letture e i suoi studi, le sue esperienze personali e i racconti dei nonni, che affondano le radici in una cultura popolare afflitta da sempre dal dominio dei ricchi e dei potenti... «diceva anche che le storie del popolo erano più importanti di quelle che i signori scrivevano nei loro libri, e che il giorno che i padroni fossero riusciti a portare via tutte quelle storie e il popolo se le fosse dimenticate e avesse potuto solo comprarle un tanto alla pagina, sarebbe stato il giorno che i padroni avevano vinto.»
Moscatelli, grazie ad un uso sapiente della “lingua furbesca”, costruisce un mondo dove sono presenti tradizioni, leggende e modi di vita di una società contadina e operaia (ah!, le filande...) e dove i ‘fuorilegge’, molto simili a nostrani Robin Hood, combattono il potere a difesa dei diseredati, insomma, rubano ai ricchi per dare ai poveri.
Seppur non in maniera troppo esplicita, dalla storia traspare evidente la lezione de Il barone rampante o dell’orfano Pin de Il sentiero dei nidi di ragno di Calvino, o dell’Ars affabulatoria di Dario Fo e del suo grammelot. Tanto per pfare qualche esempio.
Per non parlare della scelta di privilegiare diversi livelli di profondità narrativa, il primo dei quali destinato ai bambini, ma che riecheggiano le scelte di Umberto Eco per Il nome della rosa. E non è forse un caso che il libro sia stato pubblicato da La Nave di Teseo, casa editrice fondata qualche anno fa proprio da Eco ed Elisabetta Sgarbi.
Capitolo Quinto
Dove Albus cita e fa affermazioni...
Con questo racconto, Nicolò Moscatelli ha vinto il Premio Italo Calvino 2022 , premio letterario per scrittori esordienti fondato a Torino nel 1985. Giusto l’anno di nascita di Moscatelli. Quando si dice le coincidenze...
Nella interessantissima: "I calcagnanti" di Nicolò Moscatelli - analisi critica a cura del Premio”,
https://www.youtube.com/watch?v=eGwZO...
Eleni Molos, se non vado errato, afferma: «Un libro molto colto, e insieme molto divertente, si presenta nelle vesti di una favola per ragazzi, di un romanzo di avventure o cavalleresco, o meglio come una storia picaresca, senza precisa ambientazione né nello spazio né nel tempo. L’Autore la costruisce utilizzando frammenti tematici della tradizione narrativa italiana, e non solo.».
Capitolo Sesto
Dove Albus esorta...
«Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall'alto, non avere macigni sul cuore».(1)
Stupito, sono rimasto piacevolmente stupito. Alla fine, qualcuno mi ha detto: «Chiudi la bocca, che ci entrano le mosche.»....
Fatevi un regalo per il Nuovo Anno, leggetelo.

(1) Italo Calvino - Lezioni americane (postumo, 1988)
Profile Image for Katy Booklover.
753 reviews4 followers
October 26, 2023
I Calcagnanti è un libro avvincente che alterna momenti di quiete ad altri ricchi di adrenalina e avventura. Un libro che ti trascina nella avventure di un ragazzino desideroso di crescere e di diventare come uno degli eroi erranti, protagonisti delle storie che ama e che adora ascoltare nonostante le conosca a memoria.
Timoteo è il protagonista assoluto del romanzo, ma accanto a lui troviamo tantissimi altri personaggi che si intrecciano nella trama rendendola piena e vivace.
Timoteo è nato e cresciuto alla Casa della Buona Volontà, una specie di bordello in cui vivono tante ragazze e di cui il ragazzino è il beniamino e fra’ Gaetano, che fa il cuoco e che rappresenta per Timoteo il padre che non ha mai avuto. Trascorre le sue giornate insieme a Sansusì, il coniglio che uno delle ragazze gli ha regalato, e ascoltando i racconti di fra’ Gaetano che parlano di banditi e fuorilegge – chiamati calcagnanti – animati da nobili idee, ossia combattere l’ingiustizia e i soprusi da parte dei ricchi e dei potenti. Il suo sogno è di diventare come loro e di morire sulla forca da eroe. La sua esistenza placida cambia all’improvviso quando scopre un cadavere e dell’omicidio viene arrestato e condannato a morte fra’ Gaetano.

Ogni personaggio si muove e agisce in base alla propria natura che a volte appare sfocata e altre più nitida e definita. Insieme riempiono la narrazione e la trama rendendola più vivace e avvincente.
La trama si sviluppa in modo interessante anche se il suo ritmo cambia in base al momento. La prima parte del romanzo scorre in modo lento, quasi domestico, in cui il lettore impara a conoscere Timoteo, fra’ Gaetano e le donne vivono presso la casa. Il lettore vive e apprende gli insegnamenti che la vita impartisce a Timoteo attraverso gli occhi del ragazzino. Il ritmo cambia quando il protagonista scopre il cadavere e all’improvviso diventa tutto molto più avventuroso e avvincente.
L’ambientazione mi ha molto colpita per la sua originalità, per tutta la lettura si ha l’impressione di vivere in una sorta di fiaba ambientata in un tempo e un luogo non ben definito ma che odora di antico e saggio.
I calcagni sono, insieme a Timoteo, il fulcro di tutta la vicenda, è attraverso le storie dei fuorilegge che il ragazzino inizia il suo percorso formativo, un percorso che lo porta a desiderare di diventare come loro, di combattere per degli elevati ideali e di morire da eroe diventando lui stesso il protagonista delle storie che verranno tramandate in futuro.

Recensione completa: https://virtualkaty.blogspot.com/2023...
44 reviews1 follower
February 14, 2025
Il romanzo non è lunghissimo e risulta sempre scorrevole. Non saprei se definirlo proprio un romanzo: probabilmente è più una fiaba anarchica. La narrazione è densa di eventi, molti sono racconti del passato più o meno fantasiosi ma anche la trama di questa storia è piena di avvenimenti. Il punto forte, a mio parere, sono però i personaggi: il protagonista, Timoteo, che si trova costretto a crescere in fretta ma riesce a mantenere parte della sua innocenza; il suo migliore amico e padre putativo, fra' Gaetano, che il lettore conosce anche quando è già stato arrestato grazie alle parole e ai ricordi di Timoteo; gli altri comprimari, per i quali uso il maschile sovraesteso ma che comprendono anche alcuni personaggi femminili davvero degni di nota, piuttosto numerosi ma tutti ben delineati anche quando hanno poco spazio nella narrazione. I capitoli sono davvero lunghi, lo dico per chi deve inziarne e finirne uno. Le sottotrame, purtroppo, non vengono tutte chiuse e devo dire che questo mi ha parecchio infastidita.
1 review
November 9, 2023
Colto, multidimensionale, profondo e ben scritto.
Un libro che porta in altri mondi, passati ma non troppo, di fantasia ma non troppo, un libro che sembra leggero ma che è molto profondo sia in termini di ricerca linguistica che di riferimenti storico culturali.
Una storia che ti intriga, che ti coccola e che ti riporta a concetti e valori che stanno scomparendo.
Gran libro!
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