«Ancora non lo sai, ma un giorno perderai la testa per me, è inevitabile.» Lui ride ma io non mi lascio scoraggiare «Colpo di fulmine a scoppio ritardato, si chiama.» «Questa poi… Cosa sarebbe? È una malattia grave?» «No, è quella sensazione che provi quando incontri la persona di cui finirai irrimediabilmente per innamorarti.» Lui sorride, divertito. «Anche tu ne soffri?» Scuoto il capo. «Io soffro di déjà-vu, è il problema opposto. Tu riconosci i segni del destino in ritardo, io un pizzico in anticipo.» fenomeno psichico che consiste nell'erronea sensazione di aver già vissuto un avvenimento o una situazione. E se non fosse così semplice? Se quella sensazione fosse più reale di quanto si crede? Elysia se lo chiede da sempre, perché è proprio con un déjà-vu che a quindici anni si è innamorata di Malik. Un’ombra misteriosa, di sera, che si allontanava, e quella sensazione… come di un qualcosa di già vissuto. Ma l’amore a quindici anni facilmente inganna, e altrettanto facilmente viene spazzato via. Il tempo di una promessa ed è già finito. Ora Elysia ha trent’anni, un lavoro da biologa in un centro di tutela della fauna marina e un’unica quel suo primo amore è stato solo una bellissima illusione, destinata a restare per sempre nel cassetto dei sogni infranti. Ciò che non immagina è che ogni sua certezza sta per essere messa in dubbio. Malik infatti è tornato. Ricco, potente, e ancora più bello di come lo ricordava. Ma qualcosa è il ragazzo gentile che le aveva promesso eterno amore non esiste più. Davanti a lei, ora, c’è un uomo imperturbabile, dallo sguardo glaciale e dai sorrisi sprezzanti. Un uomo intenzionato a fargliela pagare, per un peccato che nemmeno lei sa di aver commesso…
Baby Lady Kira - per RFS . Carissime Fenici, ho sempre amato molto il modo di scrivere di Angelica Romanin, molto scorrevole e allegro, non vi nascondo, inoltre, che alcune volte ho proprio riso mentre leggevo cosa combinavano i suoi personaggi per cui, se anche voi amate il suo classico stile di scrittura, con questo libro rimarrete sorpresi per i toni più maturi e seri. Qui, infatti, l’autrice cambia modo di narrare la storia e, personalmente, l’ho paragonata alla Ferrante o alla Perrin, non come contenuti sia chiaro, ma come descrizione degli eventi. Il romanzo è corto (circa duecentocinquantapagine), scorre via in maniera fluida e veloce ed è scritto in prima persona con pov alterni. L’autrice ci racconta l’amore di Elysia e Malik, un sentimento che dovrà affrontare un percorso difficile, pieno di sfide che sembrano insormontabili nel corso degli anni. Il racconto è molto bello, ti colpisce nel cuore anche se a volte viene difficile accettare alcune scelte dei protagonisti ma, a loro discolpa, decisioni assolutamente comprensibili. A mio parere più che un romanzo rosa, lo definirei una narrativa (lo so, le due cose sembrano simili, ma in realtà sono diverse) con un filo conduttore sentimentale. Devo ammettere che ero molto indecisa sulla valutazione, ma ho scelto di dare un quattro perchè ho molto apprezzato sia il racconto sia il metodo di scrittura. Nonostante tutto, però, preferisco il solito modo di scrivere di Angelica Romanin.
questo libro mi ha lasciato in lacrime, devastata dal finale. ammetto che non era ciò che mi aspettavo ma mi ha sorpreso piacevolmente, una storia con solo cinque, ma intensi capitoli che non dimenticherò mai. l'ho letta tutta d'un fiato, tanto avvincente che non riuscivo nemmeno a staccarmene. malik e alyssia mi hanno sconvolto la giornata: ho riso con loro, sofferto quando si lasciavano ed ero infastidita quando c'erano tutti quei colpi di scena che non li faceva mai finire insieme e infine mi sono emozionata quando sono riusciti a trovarsi, ma soprattutto ho pianto alla fine quando si è chiuso il cerchio della loro storia e della loro vita 😭 angelica romanin, una super scoperta 🫶🏽
Buongiorno care amiche lettrici! Sono in preda all’amozione più viva, sentita, reale e vera. Da pochi minuti ho ultimato questo meraviglioso romanzo e non riesco ad impedirmi di riversare qui, nella mia recensione, i mille pensieri e i numerosi ragionamenti che incessantemente si sono affacciati alla mia mente e nel mio cuore, durante il lungo percorso che mi ha vista, sempre più coinvolta in questa trama inaspettata, dai risvolti infiniti e altrettanti significati, che si sono insinuati prepotentemente dentro di me, fino ad arrivare con l’ultima riga a sconvolgermi, attraverso un’esplosione di totale incanto, turbamento, speranza, riflessione e sorpresa.
Impossibile rimanere indifferenti. Impossibile sottrarsi all’emotività, quella che coglie in flagrante e toglie il fiato, di fronte ad una conclusione splendida, unica, assolutamente imprevedibile ed incredibilmente originale. Non mi vergogno a dire che mi sono commossa, perché è stato come assistere ad un tripudio di colori e ad un’esplosione di sentimenti contrapposti! Non è stato facile salutare Malik ed Elysia perchè sono entrati in profondità, sottopelle, negli anfratti del mio cuore, fino a scavarmi l’anima.
“Eravamo lì entrambi, da qualche parte, io cercavo lui e lui cercava me. Ma ancora non lo sapevamo.”
Merito di una storia d’amore così lunga, intensa, complessa, articolata, insidiosa, assoluta, intrigante, potente, solida ed inevitabile, ma al contempo fragile, difficile, delicata, struggente e carica di magia, così come di rimpianti, di nuovi inizi e di altrettante separazioni…e poi ancora, ancora, ancora. Déjà Vu è il racconto di due vite e di due anime che si riconoscono, si rincorrono, si cercano, si amano, si intrecciano, si fondono, si compenetrano, per poi sfuggirsi, scalfirsi, ferirsi, annientarsi, sfidarsi e disprezzarsi, fino ad arrivare all’abbandono, all’allontanamento e all’odio, per poi ritrovarsi e ricominciare tutto da capo, ripercorrendo dall’inizio ogni passo in bilico con il destino. A volte Malik ed Elysia si sono scambiati di ruolo. C’è stato chi, (vero o falso), è stato prima vittima e poi carnefice e viceversa, mentre i rispettivi sentimenti mutavano sull’onda dei pregiudizi, delle false credenze, così come per colpa di circostanze ed eventi, che si sono susseguiti incessantemente per tutto l’ampio arco temporale, in cui si è sviluppato il racconto. Nel frattempo, i luoghi sono rimasti gli stessi, così come i sentimenti veri, quelli seppelliti nei loro cuori, in fondo ai loro sguardi spenti o nei loro pensieri più nascosti. Anche in questo Malik ed Elysia si sono uniti in un tutt’uno, come lo sono le onde del mare, le folate di vento, le nubi grigie della tempesta, le gocce di pioggia e i granelli di sabbia, quelli della spiaggia del loro primo incontro, come quelli di altri mille, milioni di incontri, qui e ora, oppure altrove, per sempre o nell’eternità.
«Io sono Malik» si presenta. Poi aggiunge, come a giustificarsi di un nome tanto strambo: «Significa “re” in arabo.» Un re, proprio come Ulisse, mandato dal cielo appositamente per me. Mi illudo? Mi lascio fuorviare dalla mia incrollabile fiducia nell’universo? Può darsi di sì.”
Il racconto inizia in una sera d’agosto del 1985. Siamo a Vathy nell’isola di Itaca, ed Elysia Kostas ha quindici anni, quando fa uno strano incontro tra i vicoli del suo paese. Una sagoma scura che scivola veloce e che sparisce nel nulla, anche se non passa inosservata e lascia nella ragazzina una strana sensazione, come se quella situazione l’avesse già vissuta. Elysia è in attesa del grande amore, quello delle favole ed è dotata di un istinto e di una maturità fuori dal comune, pertanto capisce subito che quell’incontro è un segno del destino. Al mattino in spiaggia, come richiamato dal fato, incontra l’uomo misterioso. Si tratta di un ragazzo bellissimo, dai riccioli castani e dagli occhi verdi e tristi. Malik, è un giovane ventunenne italo greco, ma con un nome arabo. È in vacanza da solo sull’isola, perché ha bisogno di ritrovare se stesso. Tra loro nasce un intesa profonda, si capiscono come se si conoscessero da sempre. Lei è intraprendete, ardita e gioiosa, più matura dei suoi anni a causa del suo vissuto, mentre Malik è in preda ad una crisi esistenziale, causata da un vuoto affettivo e dall'incapacità dei genitori di comprenderlo ed amarlo. Tra loro scatta un bacio che li legherà per sempre. L’anno dopo Malik ritorna e tra loro nasce un sentimento forte ed intenso. Ma la vita ha i suoi piani e le decisioni prese soltanto per il bene di chi si ama, in realtà si rivelano motivo di solitudine affettiva, rimpianti e tormenti interiori che non se ne andranno mai. Dopo 14 anni si rivedono. Lui ora ha 35 anni e lei 30. Sono due persone diverse, spente e diffidenti. Si sono persi ma ora, faticosamente, riescono a ricostruire la fiducia e un sentimento importante che li rende di nuovo vivi ed innamorati, come se il tempo non fosse mai passato. Ma di nuovo un’interruzione improvvisa e altri anni in cui rimangono separati, per poi ritrovarsi ancora e ancora, in un gioco infinito di incontri, di intrecci, di istanti e di attimi, che hanno il sapore del “per sempre”. Ma niente è come sembra o come appare, e potrete capire cosa intendo, soltanto leggendo!
“Ma io preferisco pensare che i grandi amori siano pianificati davvero, da qualche parte, nel grande disegno della vita. Destinati ad accadere, semplicemente. E nessuno può farci nulla se non arrendersi all’inevitabile.”
Malik e Elysia sono i protagonisti indiscussi di ogni pagina, anche se in età differenti, in altri anni, con altre canzoni, con esperienze e in momenti diversi. E poi di nuovo, ancora, ancora, ancora. Sempre loro, ancora, ancora, ancora… All’infinito e in uno scambio di attimi, di secondi, di giorni che durano un istante, di anni che sono battiti di ciglia, di decenni che si consumano in un alito di brezza. Ma questo non ha nessuna importanza, perché il tempo per loro non esiste, perché un secondo, un mese, un giorno o un secolo, ha il sapore dell’eternità, il gusto dell’infinito, il profumo dell’assoluto e il sapore del per sempre. Malik e Elysia abitano in un Universo sospeso, in una dimensione a sé, in sintonia con le loro anime, che sono essenza, pienezza e verità. Sono in una bolla in cui non esiste lo spazio, né il tempo e neppure le dimensioni, perchè l’amore è una frequenza, è una vibrazione, che scaturisce da una scintilla, quella che scocca dall’incontro di due cuori che già si conoscono, uniti al di sopra di tutto, anche di ciò che è considerato concreto e reale, seppur effimero, perché è veramente importante, soltanto ciò che è invisibile agli occhi.
“Prima di rendermene conto, la mia mente ritorna a quattordici anni fa, a quel cerchietto con il simbolo dell’infinito. Un regalo un po’ azzardato per un amore cominciato da appena pochi giorni, ma quando hai poche delusioni sulle spalle e tutta la vita davanti non costa nulla sognare.”
Malik ed Elysia si incontrano quando sono giovanissimi e la loro storia si dipana senza sosta e tra innumerevoli complessità. Per tutta una serie di circostanze, la loro realtà si complica ulteriormente strada facendo, a causa del destino, dell’inevitabilità dei fatti, degli ostacoli della vita e di nemici misteriosi. Poi ci sono le rispettive azioni e reazioni che danno il colpo di grazia, pertanto in una nebbia soffocante e in una bruma silenziosa, i rimpianti si sprecano, i segreti si svelano, l’orgoglio ferisce, mentre il pregiudizio azzanna crudelmente, anche il cuore più impavido e onesto. Ma allo stesso tempo altrettanti sono i momenti indimenticabili, quelli carichi di magia, di malinconia, di tanti nuovi inizi e altrettante separazioni, ma in positivo, perché è una storia d’amore anche pregna di speranza, di sentimentalismo, di grandezza e di un qualcosa che sa trascendere, diventando assoluto, predestinato e unico. Dopo il finale aperto che ho interpretato come un nuovo inizio, nella sua valenza più astratta, positiva e ricca di speranza, non ho avuto dubbi nell’associare le vite di Malik ed Elysia, la loro storia e il loro amore, all’Uroboro l’animale simbolico raffigurato da un serpente che si morde la coda che, nel formare il cerchio, diventa il simbolo del Cosmo, dell’infinito e dell’eternità.
“Quello era uno che cercava qualcosa, te lo dico io. E sai perché lo so? Perché sono come lui. Sono una cercatrice anch’io. Cosa cerco? La felicità, ovvio. E l’amore. Quell’amore che dicono esista solo nelle favole ma al quale mi ostino a credere perché, dopotutto, ho solo quindici anni e tutta una vita davanti per dimostrare che si sbagliano.”
Difficile parlare di questo romanzo con leggerezza, perché sfonda la parete del semplice romance per diventare altro. Déjà Vu offre mille spunti di riflessione. Talmente tanti che mentre leggevo, mi sono ritrovata a paragonarlo per associazione di idee e per le tante sfumature che ho colto in diversi passaggi, ad un libro di narrativa, un romanzo di formazione, un trattato di filosofia, uno studio sui miti ellenici, un manuale new age, un testo di fisica quantistica, uno studio sulle discipline esoteriche e sulle religioni orientali. All'interno ho potuto cogliere perle preziose, disseminate come fiori in un giardino di verità, oppure come tante conchiglie che ora si trovano tra la sabbia di quella famosa spiaggia di Itaca, dove una moderna Penelope aspetta con infinito amore il suo Ulisse che, come un viaggiatore senza tempo, rappresenta il cercatore. In questo caso Malik è alla ricerca di se stesso e nel farlo, si interroga sulle verità e i misteri della vita. Malik è alle prese con un viaggio interiore, ed è preda di una crisi esistenziale dovuta alla mancanza di amore e di quel vuoto che non riesce a colmare. Ma in altri momenti le domande sono altre, come lo sono le risposte della madre di Elysia
«L’amore non deve essere dipendenza» mi spiega, «o finisce per soffocare»
(…) «Lascialo andare. Permettigli di trovare la sua strada, e se è vero amore, prima o poi ritornerà. E allora sarà davvero quello giusto, perché non avrà bisogno di te per sentirsi realizzato»
I significati celati nei vari discorsi sono veramente tanti, gli stessi che hanno infervorato i più illustri pensatori moderni e del passato, mentre le verità sono disseminate come conchiglie che negli anni, hanno conservato il suono del mare, esattamente come la voce di un’eco che porta con sé innumerevoli consapevolezze. Un viaggio emozionante che mi ha trascinata all'interno di una clessidra, dove la sabbia scivola via, come gli anni tra le dita. Ma la clessidra, come la sua forma ricorda, non è altro che un infinito. Sono due universi capovolti, nei quali la sabbia rappresenta il tempo che scorrendo, va a riempire la parte sottostante, che diventa essa stessa una realtà simile ma diversa, che si specchia nel suo esatto opposto e contrario. Ciò che finisce qui, inizia in un altro mondo, pertanto il tempo, come insegna la fisica quantistica, anziché essere lineare come siamo portati a pensare, in realtà è multidimensionale, pertanto assoluto. E qui mi fermo, anche se potrei riportare altre riflessioni inerenti alla matematica del caos, ma prudentemente evito, soprattutto per non confondere le idee a chi è digiuno sull’argomento…e passare per una visionaria impazzita!(risata)
«Perché cammini con la testa all’ingiù? Guarda il cielo, non la terra. Se continui a fissarti i piedi sai quante cose ti perdi?»
Déjà Vu è un romanzo che non si conclude nella maniera classica. È un ossimoro, in quanto non esiste fine, ma soltanto nuovi inizi. Angelica Romanin apre continue parentesi che non chiude mai, per raccontare un viaggio dove la speranza si fonde con un messaggio d'amore estremo, nel quale il fulcro è la ricerca, la verità e la potenza di un sentimento che sa risiedere in ogni dove e resistere a tutto. Nell’eterna scacchiera della vita, si perpetuano incastri che non decidiamo noi, per uno strano scherzo del destino e nonostante il libero arbitrio. Il gioco non vale la candela se è l'orgoglio o la cieca rabbia a guidare le nostre scelte e decisioni, perché le conseguenze possono essere il rimpianto e la perdita del tempo, la nostra ricchezza più grande. È il racconto di due vite racchiuse in una spirale di eventi, fortunate per l’amore che hanno potuto condividere, ma diversamente per le occasioni mancate. Impossibile non pensare agli infiniti messaggi nascosti in questo romanzo, perché qui, tra queste pagine piene di segni neri, di punti e virgole, di frasi e paragrafi, si cela un universo di concetti che toccano argomenti, significati, nozioni, rappresentazioni e immagini diverse. Nulla è come appare e dietro alle tante parole, emergono verità inconfutabili, mentre si aprono voragini e spirali di ragionamento che è impossibile arginare. L’evento collegato al déjà vu non è che la punta dell'iceberg rispetto a tutto ciò che contiene questo romanzo emozionante, intenso, profondo e significativo. Non so come definirlo, se non come meraviglioso, per tutto ciò che riesce ad evocare in chi si sente un “cercatore”, affascinato a tal punto da guardare oltre per lasciarsi trasportare dai significati racchiusi nell’esistenza e non solo.
«Sei felice?» le chiedo. Alla fine è tutto ciò che conta. Il suo sguardo si appanna. «No» scuote il capo. «Non come vorrei.» «Nemmeno io. Ma per un qualche caso del destino, tu compari sempre quando ne ho bisogno.»
Una lettura coinvolgente e trascinante, quasi magica, merito della creatività di Angelica Romanin e del suo stile impeccabile, elegante, efficace e finemente descrittivo. Un viaggio attraverso i paesaggi greci senza mai dimenticare di infondere carattere ai suoi protagonisti che, nel corso degli anni, cambiano radicalmente personalità. Ogni volta è una ricostruzione, è un adattamento, per renderli credibili in ogni fase della loro vita, mentre maturano e vivono esperienze che inevitabilmente li segnano profondamente, per trasformarli nella versione adulta e diversa di loro stessi. Nel frattempo tutto il loro mondo cambia, mentre subentrano nuovi personaggi che si aggiungono a quelli già presenti dall’inizio, che ognuno alla sua maniera, sono gli artefici di incastri che andranno ad alterare le varie situazioni, modificando il tracciato narrativo. Un romanzo che mi è piaciuto in ogni sua parte, per la potenza dei messaggi racchiusi, i vari significati celati, la profondità espressiva e l’estrema originalità.
Vi saluto con un ultimo e bellissimo estratto, inserito nella parte iniziale dall’autrice, che a mio giudizio risulta perfetto ed emblematico per descrivere la storia di Malik ed Elyse. È un messaggio potente che alla fine, rileggendolo, mi fa venire di nuovo gli occhi lucidi, perché racconta di amore vero, di predestinazione, di errori e di inevitabilità, firmato da Charles Bukowsky. Buona lettura e alla prossima! (Fazzoletto please!)
“Sai cosa succederà a noi due? Ci cercheremo, ancora. Ci cercheremo nelle canzoni, nelle citazioni, nei libri. Ci cercheremo tra gli sguardi della gente. Magari la sera, che ci frega sempre. Avremo voglia di scriverci, ancora. Magari nei sogni, di entrambi. Nonostante tutte le litigate, nonostante i “con te ho chiuso”, “sei fuori dalla mia vita”. Ci penseremo di nascosto e fingeremo. Fingeremo il mattino seguente di aver pensato ad altro. Ci mancheremo, eccome. E questa sarà la nostra punizione. La punizione di non aver provato a tenerci quando tutto, tra noi, stava per crollare.”
Due ragazzi che si incontrano: un'adolescente e un ragazzo poco più grande. Un amore scoccato d'improvviso, un colpo di fulmine, anche se a scoppio ritardato forse. Ma poi... Poi ci sono di mezzo incomprensioni, cose non dette che pesano come macigni e inganni che portano a fare scelte sbagliate. In questo libro si vede la crescita dei due protagonisti. Elysia passa da essere una ragazzina innamorata della vita, allegra felice e piena di speranze ad essere una donna che crede un po' meno nell'amore e ha perso un po' della sua spensieratezza. Malik passa da essere un ragazzo insicuro, ad essere felice per poi crescere come un uomo forte ma deluso dalla vita, diventare anche un po' quello che non avrebbe voluto essere. Si troveranno ad affrontarsi, scontrarsi, amarsi e odiarsi più e più volte. Ma il destino, in qualche modo, gli dà la giusta possibilità. Alcune volte non è semplicemente il destino però, qualcuno ha una mano! Come Nikos, che è uno dei mie personaggi preferiti di questo libro. Al contrario Michail non mi è mai piaciuto! Le ultime righe di questo libro mi hanno lasciata a bocca aperta, gli occhi lucidi e un colpo di scena bellissimo! A fare da sfondo a questa storia ci sono le bellissime isole greche di Itaca e Zante e un po' di Genova.