Se avessi scritto questa recensione (meglio chiamarla riflessione di lettura), ieri mattina, dopo aver finito la lettura avrei riportato tutte le emozioni/sensazioni provate durante la lettura.
Ma adesso la mia esperienza legata a questo libro è aumentata: si è arricchita, grazie alla presentazione che si è tenuta a Firenze, alla Leopolda, nell'Arena Olivetti, durante la prima fiera dell'editoria #Testo, con Luca Briasco e Eshkol Nevo in presenza; è contaminata dalla chiacchierata che ho avuto con Eshkol Nevo durante il firmacopie.
Parto quindi dalla fine, dalla chiacchierata che ho avuto con lui.
Mi ha interrogata, per appurare se avessi davvero finito di leggere il libro prima della presentazione (è uno spasso! Lo adoro!): non riusciva a credere che io avessi già finito il libro, visto che è uscito l'altro giorno. Allora ha cominciato con il chiedermi quale fosse la mia storia preferita: senza indugio, ho risposto "La terza. Ho pianto alla fine, dopo la lettura del racconto "Buco".”
E lui: "Ma allora hai davvero letto tutto il libro? Batti il cinque, perché anche per me la terza è la mia preferita!"
E poi ho continuato con le mie preferenze: "La seconda è la mia seconda storia preferita. La prima così e così. Ma forse devo rileggerla." E lui: "Mi sa che forse la devi rileggere."
E ho negli occhi il suo sguardo divertito mentre mi scrive la dedica: "A Paola, my first italian reader".
Veniamo al libro. La struttura è simile a Tre piani, tre racconti, con delle concatenazioni tra i personaggi:
- La strada della morte
- Storia familiare
- Un uomo entra nel frutteto
La prima storia è stata scritta durante il primo lockdown, la seconda durante il secondo lockdown e poi, Nevo, si è dato da fare per scrivere la terza per scongiurare il terzo lockdown.
In ogni storia c'è qualcosa che dà un'opportinità allo sviluppo della storia: un blog, una lettera, una raccolta di racconti. E l'input arriva sempre dall'esterno: un fattore che viene dal di fuori e che stravolge la vita dei protagonisti dal di dentro, un po' come ha fatto il virus Sars-Cov-2 con la nostra vita durante pandemia (non si fa mai riferimento al virus durante tutto il romanzo, ma è una musica di sottofondo, di cui si percepiscono i rimandi, sotto forma di metafore).
L'evento scatenante punta l'obiettivo su ciò che avveniva nella vita dei protagonisti prima del punto zero (quello in cui l'evento accade): ci sono delle fratture, delle crisi sommerse, nelle vite dei protagonisti, che, per un motivo o per un altro, sono dormienti
"Chissà, forse il pianto contiene in sé tutte le cose che fino a quel momento sono rimaste nascoste. Come la dichiarazione dei redditi."
L'invito al lettore, durante tutto il libro, è quello all'ascolto. Come se Eshkol Nevo invitasse tutti ad ascoltare e ascoltarsi. Se qualcosa non va, ascolta qual è la musica che in quel momento la vita ti sta rimandando indietro: "nel minuto che resta prima della fine della canzone il solista continua ad avvicinarsi e allontanarsi, fidarsi e sospettare, finché quasi al termine alza la testa e grida verso l’alto, al cielo."
Siamo fatti di relazioni e abbiamo bisogno di relazioni, questo lo ha messo ben invedenza la pandemia. Eppure "La vita di coppia è una giungla, ho proseguito. Grovigli e bisogni s’ingarbugliano ed è difficile distinguere causa ed effetto. Incolpare l’altro è la soluzione piú facile. Ma non è giusto. La mia parte di responsabilità non è stata minore. Bisogna imparare a vivere accanto a una donna quasi sempre scontenta. Invece io mi sono allontanato, come se fosse contagiosa."
E anche se le relazioni sono complicate, perché la verità non è mai assoluta, ma è sempre contaminata dal vissuto di ciascuno e allora bisogna imparare a dirsele le cose, a non farle marcire dentro, a liberarle: "Aveva la straordinaria capacità di provare soddisfazione. Di essere sinceramente appagata. A me manca sempre qualcosa. Mi è sempre mancato qualcosa. Entro nei messaggi, esito un’ultima volta, indeciso fra diverse versioni, infine mando a Liat una sola parola: Grazie."
E quando capitano le situazioni dolorose, non occorre reprimerle, ma bisogna lasciarsi attraversare dal dolore, così come occorre imparare a lasciarsi attraversare dalle emozioni: sono aliti di vento, come arrivano così se ne vanno.
"Sapevo che alla fine della prima strofa sarebbe arrivato il ritornello che per me era pericoloso ascoltare, ma non ho spento la radio. Ho lasciato arrivare il dolore. Ho lasciato che il dolore insopportabile mi attraversasse."
Perché se il dolore buca il cuore, esso è anche un'occasione per imparare a vedere oltre.
"Buco
Nella maglietta bianca di sua moglie – la polizia gliel’ha consegnata dopo aver deciso di archiviare il caso di scomparsa per mancanza di prove – c’è un buco. Vicino al cuore. Lo strappo dev’essere stato provocato da un ramo d’albero: sua moglie non avrebbe mai indossato una maglietta bucata. Nemmeno per una passeggiata tra i frutteti il sabato mattina. Da quando l’ha notato la prima volta, non è piú riuscita a non vederlo. Se prende la maglietta dal sacchetto di plastica per sentire nostalgia, non può non vedere che manca quello che avrebbe dovuto stare dove c’è il buco. Ha impiegato anni a capire che un buco è anche qualcosa attraverso cui si può vedere."
Commento a caldo dopo l'incontro: Divorato.
Ascoltato oggi a Firenze: Eshkol Nevo è un grande!