Fin da piccola, Nogaye si è chiesta quale fosse il suo posto. Nonostante avesse una casa, una famiglia, degli amici, si è sempre sentita in bilico tra due mondi. Nata in Italia da genitori di origine senegalese, cresciuta in un paesino di provincia, Nogaye ha assorbito tutto il pregiudizio e il rifiuto che la nostra società riserva a chi è “straniero” e ha istintivamente cercato, con tutta se stessa, di appartenere a una maggioranza che la faceva sentire diversa. Per anni ha addotto scuse per non recarsi in Senegal a conoscere la sua famiglia allargata; per anni ha sofferto per il suo aspetto “sbagliato”; per anni si è fatta chiamare con un altro nome, Noghina. Ma Noghina e Nogaye sono due anime della stessa persona, due anime che si sono sfuggite, si sono date battaglia, ma alla fine si sono abbracciate e ricomposte come tessere di un puzzle. Per arrivarci, però, c’è voluto un doloroso quanto liberatorio percorso per smantellare il razzismo interiorizzato nel un percorso fatto di letture, studi, incontri, esperienze. E, soprattutto, di due viaggi in Senegal che le hanno cambiato la vita.
Non solo Nogaye si è riappropriata della sua identità, ma ha trovato l’ispirazione e lo slancio per diventare attivista per i diritti civili e sociali, nonostante l’enorme difficoltà nell’intavolare un dialogo sul razzismo nel nostro paese. In questo libro – che fonde memoir e divulgazione – Nogaye Ndiaye ci propone lo stesso percorso di decostruzione che lei per prima ha fatto, illuminando quelle zone d’ombra che spesso fingiamo di non vedere o addirittura neghiamo.
Nogaye Ndiaye è nata in Italia da genitori di origine senegalese. Cresciuta in un paesino di provincia, ha assorbito tutto il pregiudizio che la nostra società riserva a chi è “straniero”. Laureata in giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca, Ndiaye è curatrice del profilo instagram @leregoledeldirittoperfetto, nonché attivista e divulgatrice.
Fortunatamente nera: Il risveglio di una mente colonizzata è uno scritto autobiografico che riflette su identità e razzismo nella società italiana contemporanea. Chi scrive è una giovane donna italiana di quella che viene chiamata seconda generazione.
Molti lettori ne imputano difetti nella scrittura senza tener conto che Nogaye Ndiaye non si presenta con presunzioni letterarie ma con la semplicità di chi sta aprendo il proprio cuore allo scopo di far conoscere il dolore dell’essere giudicati differenti in una nazione dove la diversità è difficilmente considerata come arricchimento.
La potenzialità di questo testo – e me ne dispiaccio per chi non sia riuscito a coglierlo- è quella di farci uscire dal guscio in cui ci rifugiamo quando si parla di razzismo. Il guscio che ci fa dire, stizziti: «Io certamente non sono razzista», l’involucro del nostro privilegio di essere bianchi. Il racconto di Nogaye Ndiaye parte dall’infanzia nell’hinterland milanese dove è nata e cresciuta ma non per questo affrancandosi da insulti, commenti o mancati riconoscimenti della sua italianità. Serviranno tante letture ma, soprattutto, i viaggi a far crescere la consapevolezza.
Prima gli Stati Uniti poi – dopo aver rifiutato per molti anni di andarci- finalmente il Senegal, ossia le radici. Ndiaye condivide con il lettore poesie e pagine di diario della sua infanzia e adolescenza. Lo fa per aiutarci a capire quanto dolore sentisse quando il messaggio che il mondo le rimandava era quello di essere sbagliata.
Una lettura che mi ha toccato molto perché considero le maglie culturali un ordito in continua lavorazione. La mia visione, il mio atteggiamento verso chi mi circonda è, per me, un laboratorio sempre aperto e letture come questa se da un lato consolidano alcuni aspetti, dall’altro, mi aiutano a perfezionare la prospettiva.
Immedesimarsi senza falsa compassione, combattere gli stereotipi, la pornografia del dolore. il falso mito degli italiani “brava gente”. Insomma, il processo di decostruzione è un working in progress che ha bisogno di disponibilità a mettersi in discussione.
” A quelle persone che, invece, non hanno la minima idea di cosa voglia dire lottare contro se stesse in un paese che ti fa sentire costantemente fuori posto, auguro di trovare in queste pagine l’inizio di un percorso di decostruzione che, vi avviso, vi farà stare scomodi.”
Un testo dilettantesco, molto basic nelle parti narrative. Non che l’autrice non sia piena di buone intenzioni e di entusiasmo; le tematiche sono tutte perfettamente condivisibili, i punti di vista inattaccabili. È però strutturato in maniera traballante, spesso mal documentato, tutto basato su concetti letti altrove e riportati, senza dati statistici o ricerca alle spalle. In alcuni tratti proprio scritto francamente malino, e con termini utilizzati in maniera impropria (“genocidio” riferito a un singolo evento bellico, per esempio). L’alternanza di parti per così dire “saggistiche” e sezioni autobiografiche qui non funziona. Nei resoconti personali, diaristici e spesso poco rilevanti, emerge tutto l’essere acerba dell’autrice; oltre ai contenuti, mancano struttura e costruzione delle sequenze temporali. Soprattutto in queste sezioni, l’inesperienza e la mancanza di competenza letteraria (forse dovute alla giovane età?) si fanno lampanti. La parte ambientata in Senegal, poi, è troppo personale e superficiale, a tratti turistica. Il libro può avere rilevanza come testimonianza di una giovane ragazza italiana afrodiscendente, per il resoconto delle proprie esperienze con l’imperante razzismo italiano. Sull’argomento, però, va lasciato spazio ad autrici o autori più preparati, sia per quanto riguarda la forma, che per i contenuti.
Un percorso di decostruzione che a noi provilegiatə serve per comprendere ed eliminare meccanismi interiorizzati verso le persone razzializzate. Una consapevolezza sempre più chiara di ciò che accade intorno a noi, anche a causa nostra. Un abbraccio a Nogaye e a tutte quelle persone che ogni giorno lottano per i propri diritti. Per quanto in mie mani, lotto con e per voi. ❤️✊🏻
Fortunatamente nera – Nogaye Ndiaye Fortunatamente nera, purtroppo, è stata per me la dimostrazione che un libro, pur mosso da lodevoli intenzioni, pur trattando tematiche importanti e condivisibili e pur basandosi su una storia personale sofferta, può risultare niente affatto coinvolgente a causa di uno stile, a mio avviso, non efficace, ma anzi decisamente piatto e noioso: infatti, il risultato, mentre leggevo, è stato quello di farmi allontanare dai contenuti, di non farmi “immergere” nel testo, ma desiderare di abbandonarlo. Ripetitivo e poco chiaro nella struttura, sempre secondo la mia opinione, dove biografia, saggio, diario di viaggio si alternano, senza, però, funzionare, né singolarmente né insieme, risultando sempre poco approfonditi, sempre accennati senza essere risolti completamente né nella forma che nei contenuti, questo testo ha veramente messo a dura prova la mia determinazione nel voler terminare la lettura a tutti i costi. Sono arrivata in fondo rammaricata, le premesse per una lettura coinvolgente e appassionata c’erano tutte, perché l’unica emozione suscitata in me da Fortunatamente nera è stata quella di pensare non solo che avrei potuto, ma addirittura dovuto, leggere altro. Mi ha lasciato la sensazione di un testo decisamente immaturo.
Un testo molto interessante in cui l’autrice racconta il suo percorso di crescita e di "risveglio della sua mente colonizzata". L’autrice è infatti una ragazza nera italiana, che vive il conflitto tra le due sue culture di appartenenza e, soprattutto, episodi di razzismo che le causano sofferenza e che la spingono sempre di più ad allontanarsi dalle sue origini senegalesi. Un viaggio nella sua terra d’origine porterà un po’ di pace in questa conflittualità e una riflessione sul significato di famiglia e di radici. Il libro risulta a metà tra un saggio e un memoir, dato che sono trattate esperienze di vita ma anche riflessioni sul privilegio bianco, sulla storia dei popoli colonizzati e su cosa significa essere o non essere riconosciutə come cittadinə della nazione in cui si è natə.
"Il mio colore non mi definiva, non mi intrappolava in stereotipi, non mi appiccicava addosso un’etichetta indelebile ma soprattutto non mi confinava"
Nogaye/Noghina è una ragazza nata in Italia da genitori senegalesi, cittadina italiana, cresciuta in un paesino della Lombardia da una nonna acquisita italiana. Per scelta dei genitori, non impara il senegalese e nemmeno il francese, lingua dei colonizzatori. Sia durante l’infanzia che durante l’adolescenza ha dovuto combattere contro il razzismo, una costante, interiorizzandolo; straniera per gli italiani, bianca per i senegalesi Nogaye ha sempre provato la sensazione di non conoscere il proprio posto nel mondo. Nel libro racconta il lungo processo di decostruzione attraverso esperienze, letture e viaggi che la ha portata a ricomporre se stessa e a diventare un’attivista per i diritti civili e sociali. Molto interessante, molto attuale!!!
⭐️⭐️⭐️⭐️ Un viaggio importante nel percorso di decostruzione della narrazione colonialista occidentale e delle discriminazioni e crimini fra passato e presente. Il racconto personale ed emotivo permette di comprendere meglio le discriminazioni quotidiane di una persona nera nella nostra società. Da apprezzare l'approccio storico adottato su alcune tematiche e il piglio divulgativo nell'affrontare i temi e concetti trattati a partire, purtroppo, da situazioni reali ed arricchiti dalla spiegazione dei concetti e degli studi inerenti gli argomenti trattati. La scrittura è scorrevole e anche piacevole nella descrizione delle sensazioni provate dall'autrice, sia in positivo che in negativo.
"Le parole della storia possono diventare il vento che gonfia le vele della trasformazione, e le azioni del presente possono essere intrecciate con le lacrime del passato per plasmare un cammino verso la giustizia." (p.175)
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Che gioia assistere al percorso di decostruzione e riscoperta di sé e delle proprie origini che Nogaye ci offre rendendoci partecipi della sua storia. Un libro necessario che spero sia precursore di una lunga serie in un Paese dove un vero e proprio dibattito sul razzismo non è veramente mai iniziato. Grazie Nogaye, continua a sfoggiare con orgoglio il tuo vero nome!
Forse 5 stelle sono poche per questo libro. Scritto in maniera semplice e diretta, racconta la rivoluzione interiore della scrittrice che piano piano, ma con molta fatica e dolore, cerca di decostruire se stessa per rinascere fiera delle sue radici. Radici che per anni lei stessa ha rigettato. Per me è stato illuminante, ho pianto e sofferto nel leggerlo e consiglio fortemente la lettura a chi vuol iniziare capire le origini del "privilegio bianco" e tutto ciò che ruota attorno ad esso.
Indescrivibile, forse NECESSARIO è l'unica parola adatta degna di un viaggio di questo calibro. Un vero e proprio risveglio, da leggere la prima volta per conoscere, la seconda per prendere appunti e la terza per capire come potersi risvegliare dalle nostre menti colonizzate.
Sono Bianca e sono privilegiata, spesso dimentico questa cosa che non è invece scontata per le persone razzializzate in questa società. Grazie Nogaye per questo libro! Mi hai fatto riflettere e farò tesoro di quanto hai scritto
L'autrice ci regala la storia della sua esperienza di afrodiscendente nata in Italia, e della faticosa comprensione di tutto ciò che la costituisce, e di come abitarlo