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L’Italia ha paura del mare: Reportage e saggi dai confini della Penisola (Élite)

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196 pages, Paperback

Published October 25, 2023

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February 11, 2024
Il libro di Francesco Maselli parte da una considerazione: l’Italia, nonostante la sua posizione geografica, allungata nel Mediterraneo, ha paura del mare. Da tale premessa comincia un racconto che si snoda per tutta la penisola, da Trieste a Cagliari, da Genova a Palermo, per comprendere le ragioni di questa paura, raccontando anche di quelle occasioni in cui è stata vinta. L’uomo ha probabilmente innata la paura di un elemento che gli è ancestralmente estraneo e che non riesce a dominare completamente. In più, Maselli ci racconta di tutti i pericoli che sono storicamente venuti dal mare: dai Cartaginesi durante la Repubblica romana, alle scorribande Arabe prima e Turche poi. Oggi l’ossessione occidentale è rivolta alle masse di persone che scappano da guerre o povertà (ma non vi aspettate un capitolo su Lampedusa) e che attraversano il Mediterraneo alla ricerca di un futuro migliore. Non vengono più con navi corsare a razziare i villaggi della costa, ma la terminologia con cui vengono descritte e il loro impatto sull'Italia le ricorda moltissimo: i migranti sono infatti accusati di rubare il lavoro agli italiani, se non addirittura di stuprare le loro donne e rimpiazzarli etnicamente, in una conquista che sembra frutto di un disegno preciso e invece non lo è affatto. Dietro a queste pressioni, reali o retoriche che siano, l’istinto porta a chiudersi verso l’entroterra, così come hanno fatto i Sardi, o a costruire sistemi di difesa giganteschi come tentarono di fare i Borboni con la costruzione delle torri “Saracene”. Così si deve intendere secondo l’autore l’evocazione del blocco navale della destra Meloniana. Maselli ci ricorda però che dal mare si possono trarre anche numerosi benefici, come insegnano la storia delle Repubbliche Marinare, e in particolare Venezia, ma anche i momenti di fasto vissuti dalle tonnare di Scopello (anche se la tonnara è descritta come un modo di pesca terrestre) o dai porti di Trieste e Genova. Usando un gioco di parole, si può dire che l’autore auspichi un cambio di rotta a livello politico tale per cui si possa affiancare alla vocazione Mittel-Europea voluta dal Nord Italia una vera politica del Mediterraneo. Bisogna vincere la paura del mare, senza con ciò dire di non averne timore, e saper trarre profitto da una posizione geografica che, nolenti o volenti, rende difficile ignorarne la presenza. Se un tale cambiamento avverrà sarà anche grazie a riflessioni come quelle contenute in questo libro.
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