Amador milita in un gruppo di naziskin ultras del Barcellona, ma il calcio è l’ultima delle sue passioni: con i suoi picchiatori spaccia droga, estorce somme considerevoli ricorrendo alla violenza più brutale, e giusto per passatempo si scontra con bande di tifosi avversari. Il suo capo è El Cid, psicopatico senz’anima. E tra i tanti segreti inconfessabili che Amador cela agli altri, c’è il più pericoloso: l’omosessualità, e l’amore che lo ha legato al Cid. Un segreto che, nel suo ambiente, gli costerebbe sicuramente la vita, o lo costringerebbe a uccidere chiunque se ne avveda. La sordida esistenza di Amador incrocia quella silente e cupa di César, ex giocatore di rugby e killer su commissione: un sequestro, un bottino scomparso, e le due vite a perdere di Amador e César entrano in collisione… senza esclusione di colpi.
Kiko Amat (1971) nació en Sant Boi de Llobregat, en la periferia barcelonesa. Su padre era rugbista, y su madre, auxiliar del manicomio local. Abandonó los estudios a los diecisiete años para ser mod, cleptómano, disquero, cajero en McDonald’s, operario de cadena de montaje en Seat Martorell, vigilante de camping, cartero comercial y camarero de un gran hotel.
Ha publicado las novelas El día que me vaya no se lo diré a nadie (2003), Cosas que hacen BUM (2007): Rompepistas (2009), Eres el mejor, Cienfuegos (2012), Antes del huracán (2018) y Revancha (2021). También es autor de tres libros de no ficción, Mil violines (2011), Chap chap (2015) y Los enemigos (2022).
Escribe regularmente para El País y El Periódico, codirige el festival Primera Persona en el CCCB y coconduce el podcast Psycholand
"Che ti prende, imbecille? Confidare nel poter uscire dall'armadio e sopravvivere, nel tuo mondo, equivaleva ad aspettarsi un intervento divino."
Una Barcellona che, per una volta, non è il centro della movida, dei colori, del divertimento e delle spiagge affollate, ma lo sfondo di avventure torbide, che hanno come principali esponenti ragazzi e uomini che militano nella frangia neonazista dei tifosi blaugrana e anche nella malavita locale, tra spaccio di stupefacenti e pestaggi dei "nemici". Proprio di questo gruppo fa parte Amador, il protagonista del libro, che ha una sorta di venerazione per il capo dei Los Lokos, Alberto, detto El Cid. Ma Alberto è anche un amico di vecchia data: poco più grande di Amador, è proprio con lui che il protagonista ha avuto le prime esperienze sessuali, che si sono protratte fin dalla loro adolescenza. Ma ora che Alberto è il capo e che si è trovato una donna, Amador si sente abbandonato. Non gli resta che intensificare le sue azioni, sperando di riconquistare la sua attenzione. Deve però anche proteggerlo, perché nessuno nel gruppo neonazista sa che lui è gay (e men che meno sanno di Alberto). Dall'altra parte veniamo a conoscenza di Cesar, un pestatore di professione, a cui i Los Lokos fanno uno sgarro familiare: comincerà così una caccia furiosa e violenta... Kiko Amat scrive un libro violento, nero in tutti i sensi. E sa giocare benissimo con le tecniche narrative, dedicando i capitoli alternativamente ad Amador e a Cesar, narrando le vicende dell'uno in seconda persona e quelle dell'altro in terza persona. Un'alternanza, questa, che rende la storia molto avvincente.
Il movimento Skinhead nasce in Gran Bretagna verso la fine degli anni Sessanta (spirit of 69 verrà definito) per poi diffondersi nel resto di Europa. Inizialmente il movimento rimane ancorato a una base sociale (proletaria e sottoproletaria) fortemente urbanizzata, piuttosto che politica. Anche se vengono subito rappresentati come individui pericolosi e devianti rispetto alla cultura dominante, è, in realtà, solo a partire dall’inizio degli anni Ottanta il movimento Skinhead cominciò a stringere forti legami con il National Front sino alla nascita del Combat 18 all’interno del gruppo Blood & Honour, assumendone le connotazioni razziste, neofasciste e neonaziste. Dunque inizialmente il movimento Skinhead non aveva connotazioni ideologiche o politiche, né pregiudizi razziali, ma basava la propria identità su elementi legati al lavoro in fabbrica, alla musica Ska e Reggae, all’abbigliamento, alla passione per il calcio. A tutti gli effetti una subcultura nata nella working class tra persone accomunate per età, etnia, classe sociale, abbigliamento, interessi musicali o sportivi e, successivamente, politici.
IL SEGRETO DI AMADOR nasce in un simile contesto urbano, traslato nei bassifondi di Barcellona. Amador vive un’infanzia grama, ma non è che poi l’adolescenza sarà migliore. Fa parte di un gruppo skinhead legato a una frangia estrema del tifo blaugrana, con forti connotazioni neonaziste; vive ai margini tra spaccio e violenze fisiche e psicologiche, e scontri con bande rivali. Porta con sé la sua fragilità e la sua solitudine e i suoi segreti. Storie di violenze e ordinarie follie, con una discreta dose di splatter che, se vogliamo ne facilità la lettura. Al tempo stesso un libro punk se il punk, per tornare alle subculture, è individualità e ribellione contro la società conformista. Quasi una parabola sull’emarginazione e la violenza e la possibilità di essere sé stessi in una società oppressiva. Si poteva fare di meglio, ma, se non altro, un buono spunto per ripensare a cosa hanno rappresentato Skinhead e Punk.
Un libro così violento da essere respingente, il mondo degli skinheads e delle curve estreme, l'odio come strumento di affermazione, la barbarie come tentativo di comunicare al mondo la propria inadeguatezza. Due personaggi nerissimi, travolti dall'incapacita' di accettare ed accogliere le proprie vulnerabilità, che si muovono in un ambiente disperatamente nichilista. Per me un ottimo romanzo, ma solo per stomaci forti...
Una Barcellona "brutta, sporca e cattiva" quella di Kiko Amat, di gente ai margini e senza scampo che si affanna a lottare contro il destino avverso come un naufrago in mezzo ai flutti destinato a soccombere. Due storie potenti che si avvicinano con dei giri concentrici, raccontate con un linguaggio efficace e crudo senza perdere in grazia. Ho sperato fino all'ultimo in un finale diverso sapendo perfettamente che non poteva compiersi. La sensazione é che la cifra del libro sia questa. Ci puoi sperare ma certi finali nella vita sono inevitabili per quanto sforzo si faccia per evitarli, per quanto a volte si possa ancora intravedere un lampo di amore nella profonda notte di odio in cui sprofondano certe vite. Bellissimo. Da molto tempo un romanzo non mi appassionava tanto. Ha la potenza di un grande classico.